sabato 31 luglio 2021

IL ROBOT CHE SEMBRAVA ME by ROBERT SHECKLEY - URANIA

 

IL ROBOT CHE SEMBRAVA ME

ROBERT SHECKLEY

URANIA


Il libro

Gli anni in cui esce una nuova antologia di racconti di Sheckley sono da segnarsi con una pietra bianca. Nel '68 e nel '72 ci furono "Ma che pianeta mi hai fatto?" e "Giardiniere di uomini" (Urania nn. 500 e 604) che comprendevano i racconti scritti dal '66 al '71. Ecco ora quelli dal '72 al '78. Sono dodici, sono perfetti, e non hanno bisogno di altra presentazione che l'indice.

Ma attenzione: dopo la prima lettura d'un fiato, teniamo da conto questa preziosa dozzina e prepariamoci a rileggerla con comodo. Per averne un'altra, se Sheckley continua così, dovremo aspettare da quattro a sei anni!

LA VITA E' SOGNO by PEDRO CALDERON DE LA BARCA - EINAUDI

LA VITA E' SOGNO

PEDRO CALDERON DE LA BARCA

EINAUDI

 

 

Il libro

«Calderón, rinarrando e funzionalizzando a una piú vasta struttura la fiaba orientale (è nelle Mille e una notte) del califfo che permette a un mendicante di regnare tra due sonni, ripropone qui un problema che si presenta costante nel corso della sua produzione. Si tratta del tema della cultura, della civiltà come strumento di controllo del comportamento naturale dell’uomo. Di fronte all’umana natura la filosofia di Calderón non fu meno pessimista di quanto lo sarebbe stata, a tre secoli di distanza e scavalcando un’epoca inquietata dal sospetto di una mitica bontà del dato naturale, la riflessione psicoanalitica di Freud: guidato dai suoi impulsi naturali, l’uomo si abbandona all’aggressività e alla sensualità fino a rischiare di tutto distruggere e autodistruggersi. Argine al sempre incombente pericolo è la cultura, che, difendendo l’umanità dalla natura, regola i rapporti degli uomini tra loro. Questo pessimismo, ma anche questa fiducia, tutta laica, nella civiltà, si pone a fondamento di piú di un dramma di Calderón». Dall’Introduzione di Cesare Acutis

 

IL CIRCOLO DANTE by MATTHEW PEARL - EDIZIONI MONDOLIBRI

 

IL CIRCOLO DANTE

MATTHEW PEARL

EDIZIONI MONDOLIBRI

 

Il libro

In uno scenario fatto di razzismo, problemi del dopoguerra, xenofobia, corruzione, tradizionalismo e cultura, un singolare e crudele assassino entra in azione.

Ma stavolta le armi e la determinazione dei poliziotti non bastano a scovare quell'uomo misterioso, c'è bisogno di tutt'altra abilità: una vasta conoscenza della "Divina Commedia" e del suo autore, Dante. Per questo i veri investigatori del romanzo sono un gruppo di illustri professori e letterati che si lanciano in questa pericolosa e intricata avventura contro il presunto "Lucifero" che punisce i peccatori sul modello dantesco...e a questo punto...continuare a proteggere l'antico poeta italiano e la loro traduzione della Commedia o tirare se stessi fuori dai guai lasciando il caso alla polizia? Intrighi, storia, colpi di scena e suspence...sono tutti contenuti nell'avvincente romanzo "Il Circolo Dante". Grazie ai dati accurati (e spesso storici) che l'autore ci fornisce su luoghi e personaggi, il lettore ha davvero l'impressione di vivere in prima persona nella lontana Boston del 1865, avventurandosi in loschi quartieri e pericolose missioni alla ricerca dell'omicida. La narrazione scorre sempre più veloce, senza badare troppo alle descrizioni degli ambienti o dei personaggi, soffermandosi invece sulla vita passata dei protagonisti e delle figure minori tra il rapido susseguirsi degli avvenimenti. Questa scelta dell'autore ha contribuito a creare, a mio parere, la narrazione perfetta, perchè non annoia e aiuta il lettore a capire le motivazioni dei comportamenti degli uomini, le conseguenze che ogni evento ha sul nostro futuro. L'abilità del poeta sta anche nel riuscire a farci capire ed amare Dante, che nella nostra mente si svincola totalmente dal noioso libro di scuola o dall'ingiallita pagina di enciclopedia e prende vita, diventa un uomo in cui possiamo davvero immedesimarci, un eccellente poeta che scrisse un eccellente poema. L'unico neo del romanzo è forse la parte iniziale, che risulta un po' pesante ed anche disgustosa nelle particolareggiate descrizioni del cadavere. Nonostante il mio giudizio sono certa che un esordio del genere fosse indispensabile: la noia è dovuta al fatto che l'autore ci spiega più storie contemporaneamente ed è quindi un po' difficile comprendere, ma dopo le prime 100 pagine si iniziano a chiarire le vicende; la ripugnante rappresentazione del morto è voluta, perchè anche Dante, nell'Inferno, raffigura i dannati e le pene che scontano spesso in modo crudo, creando un'atmosfera spaventosa e riprovevole. Un altro elemento che ho trovato molto interessante è lo sfondo storico in cui si svolgono i fatti. Si incontra infatti un fastidioso razzismo nei confronti dei neri, mentre molti dei grandi ricconi della società Palmese Antonella IV C si ostinano a ritenere le loro cultura e tradizioni nord-americane perfette e intoccabili e accusano gli stranieri di contaminarle, dimenticandosi delle loro giovani e straniere origini. Ciò avviene in particolare nell'università di Harvard, dove i fellows si chiudono nelle loro idee, scartando a priori quelle nuove. Quanto conservatorismo! Leggendo di simili comportamenti, avrei voluto che all'improvviso spuntasse un professor Keating (L'attimo fuggente) che cambiasse le cose, magari non nella scuola o nel mondo,ma perlomeno negli animi degli studenti! Gli ideali culturali e religiosi però, non sempre erano (e ancora sono) tali per un fatto di veri pensieri personali, e spesso erano la conseguenza di qualcosa che aveva ostacolato i propri fini o vantaggi ("Nessuno dei ministri unitariani aveva perdonato il comportamento degli operai bostoniani colpevoli di aver appiccato il fuoco a un convento cattolico dopo che, secondo i testimoni, alcune ragazze protestanti erano state rapite e rinchiuse in prigioni sotterranee per essere costrette a prendere il velo. I ribelli avevano scritto con il gesso: "all'inferno il papa!" sulle macerie. Quelle parole non erano tanto un messaggio di disapprovazione nei confronti del Vaticano, quanto un avvertimento agli irlandesi che, sempre più spesso, rubavano loro i posti di lavoro."). Poi viene un aspetto ancora tanto vivo ai giorni nostri: la corruzione. Le persone che agiscono per denaro, e finalizzano le proprie azioni ai propri interessi calpestando onore e fedeltà, sono sparse davvero in ogni parte del romanzo. Ed infine il vero male, la causa di tutto. La guerra. La narrazione delle battaglie dal punto di vista di Galvin, l'assassino, ci fa vivere il conflitto tra nordisti e sudisti da dentro, non dall'esterno come l'avevano vissuto gran parte dei ricchi. Definirei questa una delle parti più belle del libro. Vediamo con i nostri occhi le atrocità dei soldati che sparavano senza pietà, uccidevano nei modi più crudeli, lasciando distese di cadaveri in via di putrefazione. La guerra aveva portato alla pazzia, qualcosa a cui pochi soldati, di quei già pochi sopravvissuti, sarebbero riusciti a sottrarsi. Scomparivano emozioni come odori, sapori e rumori secondo Galvin, e tutto diventava confuso, quasi fosse un incubo, non combatteva per una parte,combatteva e basta. Tutto il romanzo si incentra sulla ricerca dell'assassino...davanti all'orrore della guerra, allora,ci si chiede come innumerevoli e simili (per crudeltà) omicidi potessero restare impuniti, mentre Galvin era considerato un pazzo. Eppure lui non aveva fatto nulla di nuovo: quelle punizioni "le aveva viste tutte,in misura maggiore o minore, a Boston e sui campi di battaglia di tutta la nazione". Ecco perchè ho scorto nella guerra il vero colpevole, non nel singolo uomo. "Il Circolo Dante" è un thriller che non solo diverte, ma insegna,stupisce, fa riflettere...ed è adatto a tutti, anche al meno esperto conoscitore di Dante, poiché tutto viene raccontato senza niente di implicito, anche se una discreta conoscenza del poeta e delle sue opere aiuta ad avvicinare alla storia il lettore che può cercare di comprendere qualcosa anche da sé prima che venga svelata!

MAI TOCCATO DA MANI UMANE by ROBERT SHECKLEY - CLASSICI URANIA


MAI TOCCATO DA MANI UMANE

ROBERT SHECKLEY

CLASSICI URANIA


 Il libro

"L'Abito Protex è fornito di tasca a molla, una importantissima conquista nel campo della protezione personale: una lieve pressione sul bottone invisibile e avrete in mano la rivoltella, pallottola in canna, sicura alzata. Richiedetelo oggi stesso al più vicino concessionario Protex...". "Norme per l'uso dell'alienometro JM-14. La Cahill & Thomas Manifacturing Co. , dopo anni di esperienze, vi presenta il suo nuovo alienometro. Elegante e di poco ingombro, questo moderno apparecchio..." Questi annunci pubblicitari aprono i due racconti forse più famosi e sconvolgenti di tutta la fantascienza: "La Settima Vittima" (da cui il film) e "L'Accademia". La loro pubblicazione su URANIA, insieme agli altri di questa antologia, risale a quindici anni fa. Ma oggi il loro tragico, terrificante impatto è aumentato a un punto tale, che anche chi li avesse letti allora deve assolutamente rileggerli e meditarli riga per riga. Non parliamo poi di chi non li avesse letti mai.

IL SOGNO DELLO SCRIBA by GRACIELA MONTES, EMA WOLF - RIZZOLI EDITORE


Il sogno dello scriba

Graciela Montes,Ema Wolf

 RIZZOLI EDITORE


Il libro

1298: Rustichello da Pisa - "bibliotecario, lettore e calligrafo di eccezionale valore", nonché "traduttore, adattatore, romanziere" - è imprigionato da quattordici anni a Genova. Costretto a ricopiare gli atti della dogana del porto, Rustichello fantastica sulla propria libertà lasciando che l'immaginazione corra tra sogni e ricordi lontani. Finché, dopo la battaglia di Curzola vinta dai genovesi, nel porto di Genova approda un'ondata di marinai veneziani, e un mercante viene messo nella cella. Il suo nome è Marco Polo. Il nuovo, prigioniero comincia a raccontare i suoi viaggi nelle meravigliose terre d'Oriente, e il pisano, stregato da popoli, luoghi e animali sconosciuti, si offre di mettere per iscritto le sue memorie.

ACQUA DI MARE by CHARLES SIMMONS - BUR RIZZOLI

 Una piccola saga dell'adolescenza, una gemma dal taglio perfetto.
Kirkus Reviews


Acqua di mare

Charles Simmons

BUR RIZZOLI 


Il libro

Nell'estate del 1963, sull'isola atlantica di Bone Point, il sedicenne Michael si innamora per la prima volta. Ma anche il padre del ragazzo è incantato da Zina, ed è lui il prescelto. Commedia dolceamara di attrazioni asimmetriche, dove ogni personaggio desidera chi non può avere, Acqua di mare è soprattutto la storia d'amore tra un ragazzo e suo padre, eroe imperfetto e fascinoso. Con lui Michael nuota, va a pesca, affronta i primi discorsi importanti di un'estate che segnerà il suo destino. E tra padre e figlio si gioca lo scioglimento, drammatico e ineludibile, sullo sfondo di un mare che ha lo stesso sapore delle lacrime.

TU CHE MI ASCOLTI by ALBERTO BEVILACQUA - MONDADORI


 TU CHE MI ASCOLTI

ALBERTO BEVILACQUA

MONDADORI

 

 

Il libro

La figura della madre, Lisa, spicca già nella narrazione "Lettera alla madre sulla felicità", apparsa nel 1995. In quell'opera lo scrittore, fatto oggetto di persecuzioni per le sue scoperte sul mostro di Firenze, si rivolgeva alla madre, con lettere mai spedite, per salvarsi psicologicamente. Lisa muore un anno e mezzo fa. Per lo scrittore il senso di sradicamento è assoluto, insopportabile. Bevilacqua torna a rivolgersi alla madre, sicuro che lei possa ascoltarlo, da oltre il confine ultimo della vita. Queste pagine ripercorrono i momenti di un'umana avventura che vide madre e figlio sempre complici, legati da un amore appassionato e scabroso, drammatico e dolcissimo.

LA FIAMMA DEL PECCATO by JAMES CAIN - GARZANTI

 

LA FIAMMA DEL PECCATO

JAMES CAIN

GARZANTI

 

La fiamma del peccato fu il titolo della prima edizione italiana, e divenne quello della rinomata versione cinematografica diretta da Billy Wilder. Il libro è ispirato a un reale caso di cronaca nera del 1927, l'omicidio di Albert Snyder ad opera della moglie Ruth Snyder e dell'amante di lei, Henry Judd Gray.

Nel corso dei decenni l'opera letteraria fu oggetto di nuove trasposizioni filmiche, più o meno fedeli allo scritto originale. Tra queste vi è l'intrigante ed erotico Brivido Caldo, lungometraggio del 1981 diretto da Lawrence Kasdan, che rese celebre l'allora sconosciuta e bellissima Kathleen Turner facendola immediatamente diventare una stella del cinema. 

 SINOSSI:

Hollywood, fine anni Trenta. Il cinico agente assicurativo Walter Huff si invaghisce di Phyllis, moglie di Nirdlinger, uno dei suoi clienti. Tra i due nasce una torbida relazione: con la complicità dell'amante, Walter ordisce un piano per far sottoscrivere a Nirdlinger una polizza sulla vita; poi organizza un incidente simulato, facendo credere che l'uomo sia accidentalmente caduto da un treno in corsa. La tipologia del sinistro è talmente infrequente da garantire ai beneficiari una "doppia indennità" (da cui il titolo originale del romanzo).

Nonostante il piano sia stato congegnato fin nei minimi dettagli, subito dopo l'omicidio le cose iniziano a complicarsi. Mentre polizia e agenti assicurativi indagano sul caso, non del tutto convinti sulle circostanze della morte di Nirdlinger, il sentimento tra Walter e Phyllis svanisce abbastanza rapidamente. Ben presto l'uomo comprende che la donna si è abilmente servita di lui fin dall'inizio. Walter ha creduto di essere la mente del piano, ma in realtà è stato lui stesso una pedina nel diabolico progetto della donna.

 

 

ANIME ALLA DERIVA by RICHARD NASON - SUPER ET EIUNAUDI

La storia di un sentimento fragile e potente, di un'amicizia tradita, di gelosie portate all'estremo.

«Ci voleva un giovane autore di buon carattere, di buona lingua e di buoni sentimenti, per farci capire che forse la gente ha voglia di ripensare ai grandi temi della vita, l'amore puro e quello colpevole, il peccato e il perdono, la vendetta e la giustizia, la colpa e l'espiazione».
Natalia Aspesi, «la Repubblica»


ANIME ALLA DERIVA

RICHARD MASON

SUPER ET - EINAUDI 

 

Il libro

Il sole sta tramontando su un mare in tempesta, e James Farrell lo osserva da una finestra di Seton Castle, la residenza in Cornovaglia che, per piú di quarant’anni, ha condiviso con sua moglie Sarah. Ma Sarah è morta, ed è stato James ad ammazzarla, appena ventiquattr’ore prima. Perché? Perché un uomo pacifico ha ucciso la sua compagna, dopo mezzo secolo di felice convivenza? Le risposte non sono facili da affrontare, ma James sa di doverlo fare, e sa che, per farlo, deve ricostruire il proprio passato: deve tornare all’epoca in cui, rampollo dell’alta società londinese, aveva conosciuto Ella, la cugina di Sarah, e l’aveva amata appassionatamente, contro tutti e contro tutto… Con questo suo primo romanzo, che è diventato un bestseller internazionale tradotto in tutto il mondo, Richard Mason ci racconta, attraverso un abile scavo psicologico, perché a tutti è mancato il coraggio della verità, perché tutti hanno tradito – e perché il destino è un signore cinico e severo che non risparmia nessuno.



 

IL TEMPO DELLE FOGLIE NUOVE by ZAROULIS NANCY - BOMPIANI

Buongiorno. Romanzo a sfondo sociale.

Il tempo delle foglie nuove

di Nancy Zaroulis

  •  SINOSSI:

    Sabra Palfrey è la figlia sedicenne di un predicatore itinerante, e si trova con il padre, ospiti nella dimora di un Pastore, quando questi muore per una grave e rapida malattia. Priva della madre dall'età di sei anni, sola al mondo, la ragazza rifiuta di rimanere presso la famiglia ospitante e si avvia verso la città di Lowell, con una lettera per un illustre personaggio del luogo.

    Giunta a destinazione, si presenta al signor Josiah Bradshaw, agente responsabile del più antico e prestigioso cotonificio locale. L'uomo potrebbe trovarle un posto in fabbrica, tuttavia preferisce condurla in casa sua, come compagna delle tre figlie. Ma la figlia maggiore, Rachel, ammiratrice dell'abolizionista William Lloyd Garrison, coinvolge Sabra in un'avventura molto pericolosa e considerata criminale: l'aiuto a due schiavi fuggiaschi verso il Canada. La scoperta del fatto porta all'allontanamento di Rachel e alla collocazione di Sabra nella fabbrica diretta da Bradshaw. La ragazza viene alloggiata presso il pensionato delle operaie.

    La brutta esperienza ha convinto Sabra a lavorare sodo per essere un giorno indipendente. ma l'apparire di un giovane conosciuto in casa Bradshaw, Silas Blood, la fa deviare dai suoi propositi. Rifiutando una ricca posizione, Silas è dalla parte dei diseredati e convince Sabra che in questo consiste lo scopo della vita. Così egli accetta il denaro della fanciulla, le chiede di risparmiare per una comunità modello, si unisce a lei in un matrimonio privo di legalità e quindi riparte.

    Rimasta incinta, Sabra deve lasciare la fabbrica. Il temporaneo ritorno di Silas la pone di fronte all'irresponsabilità di lui, che del resto ripartirà per non tornare. Egli vuole cambiare il mondo, ma non sa neppure amare la figlioletta nata dalla loro unione, la piccola Clara. Perciò Sabra, nuovamente sola, trovata una sistemazione per la piccola, torna in fabbrica e constata il deterioramento delle condizioni lavorative.

    Negli anni successivi Sabra si trascina in una vita sempre più misera, dove solo raramente un aiuto giungerà ad alleviare i suoi pesi. L'amore per la figlia sarà il suo sostegno. Quando la sorte sembra raddrizzarsi, Sabra apprende che Silas è morto e che neppure nell'ultima ora ha avuto una parola per lei o Clara. Negli anni trascorsi, Sabra ha avuto altre occasioni con uomini migliori di Silas, tuttavia ha sempre anteposto il suo dovere verso Clara e in questo ha meritato persino il rispetto del padre di Silas che, pur cacciandola all'inizio, lascia alla bimba una somma ingente nel testamento.

    E finalmente Clara cresce e decide con un'amica di mettersi a lavorare in fabbrica. Non a Lowell, ma a Lawrence, alla Pemberton Mill. Si trova al lavoro quando, il 18 gennaio 1860, avviene il disastro della Pemberton Mill. Clara, tra tanti morti e mutilati, è apparentemente illesa, ma la sua mente ha vacillato e la fanciulla rimane priva di parola e di sguardo. Accudita in tutto dalla madre, Clara ritroverà un sorriso dopo lungo tempo.

     
     

martedì 27 luglio 2021

Bompiani- Libri acquistati e recensiti - Luglio 2021


CANDIDATO PREMIO STREGA 2018 
YARI SELVETELLA 
LE STANZE DELL'ADDIO
BOMPIANI 

La caduta di Gondolin

BOMPIANI









L'orologiaio di Filigree Street: 1by Natasha Pulley - BOMPIANI














La luna è tramontata by John Steinbeck -

M IL FIGLIO DEL SECOLO by ANTONIO SCURATI

BOMPIANI












CHI HA UCCISO MIO PADRE by EDOUARD LOUIS

BOMPIANI




GOTICO AMERICANO by ARIANNA FARINELLI - BOMPIANI














La strada verde

L’acqua del lago non è mai dolce


martedì 20 luglio 2021

DUE VITE DI EMANUELE TREVI - NERI POZZA

 

Il premio Strega a Emanuele Trevi

Con 187 voti trionfa il libro “Due vite” edito da Neri Pozza, al secondo posto Donatella Di Pietrantonio con “Borgo Sud” per i tipi di Einaudi

Romano, classe '64, già autore de “I cani del nulla” (Einaudi, 2003) e “Il libro della gioia perpetua” (Rizzoli, 2010), Trevi — che sfiorò il riconoscimento nel 2012 con “Qualcosa di scritto” (Ponte alle Grazie, 2012) — era dato per favorito dopo l'esclusione dalla finale di Teresa Ciabatti con “Sembrava bellezza” (Mondadori).

“Due vite”

“Due vite” è un elegante memoir dedicato all'incrocio biografico di due amici scrittori, Rocco Carbone (1962-2008) e Pia Pera (1956-2016), in qualche modo legati dall'ineffabile, marmorea dedizione alla letteratura, nonostante il diverso temperamento: tetraedrico e aggrovigliato l'uno, gentile e coraggiosa l'altra. Il romanzo appartiene al genere della ritrattistica letteraria (di scuola francese) ed è stato premiato proprio per la limpida audacia con cui Trevi costruisce e interseca i due destini, prematuramente scomparsi, raccolti tra la «fobìa dell'ornamento» e la «timida sfrontatezza».

È anche il segno di adesione — commosso, privo d'infingimenti — da parte dell'autore a un preciso messaggio poetico, a un vivido testamento di letteratura come vita che si rifà allo «stile dell'unicità», al Singolo kierkegaardiano, cercando di mantenere sempre il punto di vista privilegiato di chi può osservare alla «distanza giusta». Questo perché «più ti avvicini a un individuo, più assomiglia a un quadro impressionista, o a un muro scorticato dal tempo e dalle intemperie: diventa insomma un coagulo di macchie insensate, di grumi, di tracce indecifrabili. Ti allontani, viceversa, e quello stesso individuo comincia ad assomigliare troppo agli altri». È necessario allora re-cordare, ricondurre al cuore attraverso illuminazioni, riflessioni, sottili analisi stilistiche e psicologiche per allungare la memoria nell'eterno. Scrivere è riportarsi al valore delle persone conosciute: un atto di riparazione e di amore.

 

EMANUELE TREVI

DUE VITE

NERI POZZA

Collana: Bloom

Pagine: 128

Prezzo:16,00

 

 

 

 

 

 

Il libro

«L’unica cosa importante in questo tipo di ritratti scritti è cercare la distanza giusta, che è lo stile dell’unicità». Cosí scrive Emanuele Trevi in un brano di questo libro che, all’apparenza, si presenta come il racconto di due vite, quella di Rocco Carbone e Pia Pera, scrittori prematuramente scomparsi qualche tempo fa e legati, durante la loro breve esistenza, da profonda amicizia. Trevi ne delinea le differenti nature: incline a infliggere colpi quella di Rocco Carbone per le Furie che lo braccavano senza tregua; incline a riceverli quella di Pia Pera, per la sua anima prensile e sensibile, cosí propensa alle illusioni. Ne ridisegna i tratti: la fisionomia spigolosa, i lineamenti marcati del primo; l’aspetto da incantevole signorina inglese della seconda, cosí seducente da non suggerire alcun rimpianto per la bellezza che le mancava. Ne mostra anche le differenti condotte: l’ossessione della semplificazione di Rocco Carbone, impigliato nel groviglio di segni generato dalle sue Furie; la timida sfrontatezza di Pia Pera che, negli anni della malattia, si muta in coraggio e pulizia interiore.
Tuttavia, la distanza giusta, lo stile dell’unicità di questo libro non stanno nell’impossibile tentativo di restituire esistenze che gli anni trasformano in muri scrostati dal tempo e dalle intemperie. Stanno attorno a uno di quegli eventi ineffabili attorno a cui ruota la letteratura: l’amicizia.
Nutrendo ossessioni diverse e inconciliabili, Rocco Carbone e Pia Pera appaiono, in queste pagine, come uniti da un legame fino all’ultimo trasparente e felice, quel legame che accade quando «Eros, quell’ozioso infame, non ci mette lo zampino».

RECENSIONI

«Questo di Trevi è un libro pervaso dalla luce dell’amicizia, dalla forza quieta e granitica del suo sentimento».
Lisa Ginzburg, Avvenire

«Una “autobiografia per interposta persona”, in cui la letteratura, l’amicizia, la vita, vengono intrecciate da una scrittura limpida e lucida».
Cristina Taglietti, Sette

«La capacità di stenografare in pochi segni un destino e di tracciare d’acchito una parabola esistenziale si confermano tratti elettivi della scrittura di Trevi, anche nei momenti di pathos e di nera malinconia che si accampano in Due vite».
Massimo Raffeli, il manifesto

«In Due vite si avverte la forza di un racconto che probabilmente da anni premeva nelle intenzioni e sul cuore, e che cuore e intelletto abbiano trovato la strada di pagine talmente essenziali e vere da lasciare i lettori a lungo senza fiato, commossi, coinvolti, perturbati».
Sandra Petrignani, Il Foglio

«Uno dei libri che ho amato di piú in questi ultimi anni».
Marco Missiroli

«Un libro che in queste settimane ho desiderato imparare a memoria, incorporare le parole come fossero mie».
Concita De Gregorio, D, La Repubblica

«Questo Due vite è un gioiello di disvelamenti psicologici, sul sadismo e il masochismo degli affetti, sull’influenza del ceto familiare nei destini individuali e sul volersi bene come cura e condanna. E unico è ormai lo stile di Trevi, di prosa d’arte umanissima, quasi prosa d’anima».
Luca Mastrantonio, Sette

 

lunedì 19 luglio 2021

RECENSIONE "LA NOIA" by ALBERTO MORAVIA - BOMPIANI

 

ALBERTO MORAVIA

LA NOIA

BOMPIANI

Pagine 336

Euro 14,00

 

 

 

 

 

 

 

Il libro

Considerato come il cardine di un'ideale trilogia iniziata con ''Gli indifferenti'' e conclusa con ''La vita interiore'', ''La noia'' (1960) ci offre un ritratto profondo e spietato di un individuo senza strutture, senza appoggi, alienato dalla vita sociale. E' la storia del pittore borghese e sfaccendato Dino, assalito dalla noia verso tutto ciò che lo circonda, una storia di crisi, di fallimenti, di delusioni. Dal conflitto con la madre, di cui disprezza i valori borghesi, al mancato sollievo che spera di trovare nella pittura, fino alla relazione con la giovane modella Cecilia, che vuole avere, dominare, svalutare, per poterla afferrare, Dino viene descritto nei suoi tre aspetti di artista, di uomo, di amante, finendo per scontrarsi inevitabilmente con la realtà, una realtà che cerca di superare ed evitare e che allo stesso tempo in modo tautologico gli si nega, come una coperta troppo corta. Una volta abbandonata l'arte, il sesso ed il denaro rimangono gli unici strumenti per entrare in contatto con il mondo, finché il sospetto di un tradimento non fa sprofondare Dino in una spirale di lucida follia.   

 

Alberto Moravia


RECENSIONE 

Nel lungo arco di svolgimento dela sua attività narrativa ALBERTO MORAVIA ha saputo cogliere con attenzione i problemi umani che via via si venivano proponendo nel nostro paese. La pubblicazione del romanzo La noia (1961), di cui è qui presentata la premessa, coincide con i primi tempi della trasformazione industriale e del boom economico, e vuole indicare attraverso la vicenda del protagonista i sintomi di una nuova malattia morale propria delle società del benessere, il senso di inutilità e di indifferenza verso la realtà esterna come conseguenza della crisi di valori e dell'incapacità di dare un significato alla vita: è la crisi morale che già dal primo libro, Gli indifferenti, Moravia aveva colto in certi gruppi della borghesia italiana, e che nella Noia assume un rilievo ed una dimensione nettamente riferibili ad ampie zone della nostra società.

I protagonisti sono Dino, la cui condotta simboleggia la crisi dell'intellettuale borghese, e Cecilia, una ragazza di origini umili, anc'essa creatura indifferente, priva di interessi reali: la loro relazione, priva di vere ragioni sentimentali, raggiungerà punte morbose per l'uomo, mentre nella ragazza assumerà la forma di accettazione passiva che non ne intaccherà affatto la condotta puramente istintiva ed amorfa. 

Hai già sicuramente notato che nei racconti di Alberto Moravia sono presenti alcuni tratti riferibili al Neorealismo, movimento cui sembrano appartenere anche le tematiche soprattutto dei romanzi La romana (1947) e La Ciociara (1947). Esistono però altre zone della produzione di Moravia, come Agostino, La disubbidienza, Il conformista, in cui la tematica essenziale è quella dell'esperienza dei rapporti umani e, in particolare, di quelli sessuali, in bilico tra normalità e anormalità, dove quest'ultima non viene presentata come pura negatività quanto piuttosto come contrappunto dell'ipocrisia e dello squallore presenti in esistenze "normali". 

Del resto, già nel romanzo Gli indifferenti (1929) il tema era proprio quello dell'incapacità di trovare, da parte della borghesia intellettuale, delle valide ragioni per vivere, amare e lottare.

Nel 1960 con La noia Moravia mette a fuoco in maniera esplicità fin dal titolo il problema fondamentale dell'uomo contemporaneo. Dino, il protagonista, simboleggia la condizione di alienazione prevalente nella nostra società: incapace di trovare interesse per il lavoro, non ha amici perchè in realtà non ha voglia di farsene, non partecipa ad alcuna attività. Nel testo Dino fa una lucida analisi di questa sua condizione, Cecilia invece, la protagonista femminile del romanzo, non sta ad autoanalizzarsi e non è consapevole della sua condizione, ma non è affatto diversa da Dino, senza radici e assolutamente ferma alla superficie di ogni rapporto.

L'incontro tra i due, però, fa scattare nell'uomo il desiderio di un possesso che non potrà, viste le caratteristiche di Cecilia, essere mai completo e profondo: nella società industriale, insomma, Moravia vede un'ulteriore riprova della mancanzadi idealità e della riduzione dell'umanità a rapporti mercificati e basati unicamente sulla logica del possesso.

Queste considerazioni costituiscono il fondamento degli anni '60 di un filone culturale importante che si manifesterà anche nel cinema (comr alcuni film di Michelangelo Antonioni come L'avventura, L'ecclissi e più tardi Deserto rosso basati sulla tematica della "incomunicabilità" e che, qualunque sia il giudizio sul valore letterario delle prove moraviane, testimonia di un disagio diffuso nella coscienza degli intellettuali italiani di fronte alle nuove questioni poste dall'organizzazione di una società industriale avanzata.

giovedì 15 luglio 2021

RECENSIONE DEI ROMANZI DI JOE ABERCROMBIE "UN PICCOLO ODIO", "IL PROBLEMA DELLA PACE" - MONADORI

Un piccolo odio - Joe Abercrombie | Libri MondadoriIl problema della pace - Joe Abercrombie | Libri Mondadori

Un piccolo odio                        Il problema della pace

Joe Abercrombie                               Joe Abercrombie
edito da Mondadori, 2019                 edito da Mondadori, 2021

 

Il peso del potere, il fardello della corona. 

Si possono vincere mille battaglie ma, un buon bugiardo incolla la verità dove può. Orso non aveva mai voluto essere re. Gli piaceva ancor meno che essere principe coronato, se possibile. Ma adesso che era re, era deciso a farlo bene.

Nel Consiglio Chiuso non si era mai ottenuto nulla di buono. Ma se non qui, dove? L'unione è una potenza in declino. Si capiva a colpo d'occhio che Orso, era un perdente nella vita. Mentre blaterava, Lei perlustrava il fiume di conversazioni che l circondava alla caccia di opportunità. Ma Orso, era un uomo determinato, difficile da spezzare.

Ma tutto si spezza se si stringe abbastanza forte. I suoi occhi, brillavano nella memoria delle glorie passate. Conoscere la verità nella sua interezza raramente rende felici, raramente rende felici gli uomini. Crede nell'Unione. Sono stato costretto a riccorrere all'arte del compromesso. 

Non sarei mai durato tanto a lungo nella politica del Regno restando troppo attaccato a un'unica serie di principi. <<I principi sono come i vestiti.>> <<Propri così. A tempo debito, forse potremo discutere, il mio prezzo per indossare una certa gamma di colori o l'altra, no? Ma serebbe una follia scegliere da che parte stare troppo presto.

Potrei schierarmi con la frazione perdente: <<Allora, dovremmo parlare di nuovo. Mentre il futuro prende forma.>> Ma non può ottenere una grande crescita senza qualche travaglio. L'industria dell'Unione è l'invidia del mondo.Il Regno si taglierebbe fuori dal posto che le spetta in futuro. 

Ad Orso mancava qualcuno che una "Lei", avrebbe potuto toccare. Come la guardava quando le diceva che doveva aiutare le persone e Lei diceva che dovevano aiutare se stessi. Quel senso di giustizia dilaniato. Perchè il ricatto e il tradimento erano l'unica professione in cui avesse mai eccelso. 

Non ci aveva nemmeno pensato. Non aveva valutato i rischi e le conseguenze. Non avevo nemmeno pensato a dove colpirlo, o a come fare in modo che non potesse reagire. Se fosse stato un uomo più forte, le cose sarebbero potute finire molto male. <<Voterete come vogliamo noi, capito?>> <<Voterete a modo nostro, o vi schiacceremo come una zecca. 

Ci sono romanzi, come questi che valgono come piccole radiografie esistenziali di un preciso stato d'animo.

 

 

mercoledì 7 luglio 2021

RECENSIONE - TRE GOCCE D'ACQUA by VALENTINA D'URBANO - MONDADORI

La vita intera a cercare di stare al passo, di afferrare quei due che amavo e che continuamente mi sfuggivano. In questa vita niente e nessuno ci appartiene davvero, e arriva il momento in cui ognuno di noi deve restituire qualcosa al mondo. Io ho scelto un altro ricordo. Uno scolorito e imperfetto dove non ci sopportiamo.»
 

Tre gocce d'acqua

Valentina D'Urbano
pubblicato da Mondadori 

Pagine 372

Euro 19,00

 

 

 

 

 

 

Il libro

Celeste e Nadir non sono fratelli, non sono nemmeno parenti, non hanno una goccia di sangue in comune, eppure sono i due punti estremi di un'equazione che li lega indissolubilmente. A tenerli uniti è Pietro, fratello dell'una da parte di padre e dell'altro da parte di madre. Pietro, più grande di loro di quasi dieci anni, si divide tra le due famiglie ed entrambi i fratellini stravedono per lui. Celeste è con lui quando cade per la prima volta e, con un innocuo saltello dallo scivolo, si frattura un piede. Pochi mesi dopo è la volta di due dita, e poi di un polso. A otto anni scopre così di avere una rara malattia genetica che rende le sue ossa fragili come vetro: un piccolo urto, uno spigolo, persino un abbraccio troppo stretto sono sufficienti a spezzarla. Ma a sconvolgere la sua infanzia sta per arrivare una seconda calamità: l'incontro con Nadir, il fratello di suo fratello, che finora per lei è stato solo un nome, uno sconosciuto. Nadir è brutto, ruvido, indomabile, ha durezze che sembrano fatte apposta per ferirla. Tra i due bambini si scatena una gelosia feroce, una gara selvaggia per conquistare l'amore del fratello, che preso com'è dai suoi studi e dalla politica riserva loro un affetto distratto. Celeste capisce subito che Nadir è una minaccia, ma non può immaginare che quell'ostilità, crescendo, si trasformerà in una strana forma di attrazione e dipendenza reciproca, un legame vischioso e inconfessabile che dominerà le loro vite per i venticinque anni successivi. E quando Pietro, il loro primo amore, l'asse attorno a cui le loro vite continuano a ruotare, parte per uno dei suoi viaggi in Siria e scompare, la precaria architettura del loro rapporto rischia di crollare una volta per tutte. Al suo settimo romanzo, Valentina D'Urbano si conferma un talento capace di calare i suoi personaggi in un'attualità complessa e contraddittoria, di indagare la fragilità e la resilienza dei corpi e l'invincibilità di certi legami, talmente speciali e clandestini da sfuggire a ogni definizione. Come quello tra Celeste e Nadir, che per la lingua italiana non sono niente, eppure in questa storia sono tutto.

RECENSIONE 

«Che non eravamo fratelli.
Che non si sapeva cosa fossimo, non c’era un grado di parentela per descriverci.
Non era certo una cosa che capitava a chiunque.»
Guardo i miei nove anni impressi sulla pellicola dalla macchina fotografica di Lucrezia. Ho un piede scalzo, i capelli scorciati male e un paio di pantaloncini di cotone rosa a righe bianche. Una serie di lividi scuri affiora sulle gambe nude, a guardarli da qui sembrano una costellazione. Dall’altra parte, Nadir tiene le braccia conserte. Ha un aspetto scontento, anonimo, antipatico, di ragazzino viziato. Proprio come me. In mezzo a noi c’è Pietro. Pietro che posa le mani sulle nostre spalle, come se fosse in procinto di stringerci a sé. In realtà stava cercando di separarci, di sedare l’ennesima zuffa, almeno il tempo necessario per scattare la foto. Lucrezia ci aveva sfiancati per farci mettere in posa, ma di sorridere proprio non se ne parlava. Era il 1994. Era la nostra prima vacanza tutti insieme. Non facemmo altro che litigare.
Con un senso di vertigine pensai che lo conoscevo meglio di quanto pensassi. Che a forza di stare vicini, pur senza parlare , lo avevo osservato così tanto e lui aveva osservato così tanto me che avevamo finito per sapere tutto l’uno dell’altro. Voce, sguardo, linguaggio del corpo. Nadir era una mappa che conoscevo.
Noi sappiamo cos’era Pietro, la materia insopprimibile e misteriosa che lo animava da dentro. È la nostra stessa radice. Eravamo gelosi l'uno dell'altra, e ogni inezia si trasformava in una gara per impressionare nostro fratello Pietro. Pietro forse lo intuiva. Il fratello maggiore è l'oggetto del desiderio di entrambi: belli, brillanti negli studi e pieno di ideali.
«Siamo di nuovo noi tre?» Mi rassegnai a quella galera, a quell’ergastolo.
«Siamo di nuovo noi tre.»
La vita intera a cercare di stare al passo, di afferrare quei due che amavo e che continuamente mi sfuggivano. Le parole creano recinti, corde, un cappio che non stringe ma resta a segarti il collo per tutta la vita. Allora meglio così, dimenticarsene, lasciar perdere, semplificare le cose e fingerci normali.
In questa vita niente e nessuno ci appartiene davvero, e arriva il momento in cui ognuno di noi deve restituire qualcosa al mondo.  
«Quelle le ha volute Nadir. Io ho scelto un altro ricordo. Uno scolorito e imperfetto dove non ci sopportiamo.»
Il romanzo è una ruvida confessione sulla relazione extraconiugali che, tre fratelli affrontano. Il rapporto dei tre ragazzi è il perno narrativo dell'opera di Valentina D'Urbano. La sua scrittura si esprime nella forma di un'invettiva esistenziale intorno, alla terribile trasformazione del tempo, del sentimento, delle malattie e delle mete da raggiungere.

 

lunedì 5 luglio 2021

RECENSIONE: IL SENTIERO DEI NIDI DI RAGNO by ITALO CALVINO - EINAUDI 1964 I Edizione

 

ITALO CALVINO

IL SENTIERO DEI NIDI DI RAGNO

EINAUDI 1964 - I Edizione

EURO 30,00







RECENSIONE

Italo  Calvino aveva vent'anni appena all'indomani dell'8 settembre 1943, giorno in cui il governo italiano presieduto dal generale Badoglio annunciò il termine della guerra contro gli anglo-americani e i tedeschi occuparono militarmente tutta l'Italia centro-settentrionale.

Condivise così l'esperienza di molti suoi coetanei partecipando direttamente alla Resistenza sia sul piano militare sia sul piano politico aderendo al Partito Comunista, che gli apparve il più coerentemente antifascista e il più determinato a battersi per una profonda riforma istituzionale e sociale.

Pubblicati i primi racconti su Il Politecnico, Calvino entrò in contatto con le forze intellettuali più vive dell'epoca, divenendo amico di Elio Vittorini, Cesare Pavese, Beppe Fenoglio. Nel 1947 diede alle stampe il suo primo romanzo, appunto Il sentiero dei nidi di ragno, in cui narra di come il ragazzo Pin viva i grandi eventi della guerra antifascista. Invano il commissario politico della brigata partigiana tenta di istruire e sensibilizzare politicamente Pin giacchè questi, <<naturalmente>> anarchico, sa già istintivamente quanto pesi la violenza nella vita degli uomini e quanto sia giusto combatterla. Attraverso la guerra partigiana, il ragazzo diventerà adulto, ma non perderà la sua voglia di indipendenza e tensione morale contro il male.

Nel libro di mio possesso: nella Prefazione del 1964 e rappresentata, a movimento neorealista ormai esaurito, una sorta di bilancio di quella esperienza e di chiarimento delle sue ragioni più profonde. Italo Calvino difende appassionatamente quella scelta pur vedendone tutti i limiti e riconoscendone il tramonto. Il Neorealismo fu una grande esperienza collettiva, una speranza non realizzata, un bisogno di fare letteratura in maniera nuova e se i risultati non furono sempre all'altezza delle intenzioni, va recuperata ed attualizzata la grande spinta ideale di quella generazione militante.

Per poter presentare il testo della recensione e confrontarlo con quello di Vittorini sulla cultura: resta tuttavia di non facile comprensione per via del suo carattere peculiare, a mezza strada tra il saggio critico e la confessione di un protagonista.

Citazioni del libro

Quello di cui ci sentivamo depositari era un senso della vita come qualcosa che può ricominciare da zero, un rovello problematico generale, amche una nostra capacità di vivere lo strazio e lo sbaraglio; ma l'accento che vi mettevamo era quello d'una spavalda allegria. Molte cose nacquero da quel clima, e anche il pigli dei miei primi racconti e del primo romanzo. 

La rinata libertà di parlare fu per la gente al principio smania di raccontare il grigiore delle vite quotidiane sembrava cosa d'altre epoche, ci muovevamo in un multicolore universo di storie.

Chi cominciò a scrivere allora si trovò così a trattare la medesima materia dell'anonimo narratore orale: alle storie che avevamo vissuto di persona o di cui eravamo stati spettatori s'aggiungevano quelle che ci erano arrivate già come racconti, con una voce, una cadenza, un'espressione mimica.

Noi stessi, il sapore aspro della vita che avevamo appreso allora allora, tante cose che si credeva di sapere o di essere, e forse veramente in quel momento sapevamo ed eravamo. Personaggi, paesaggi, spari, didascalie politiche, voci gergali, parolacce, lirismi, armi ed amplessi non erano che colori della tavolozza, note del pentagramma, sapevamo fin troppo bene che quel che contava era la musica e non il libretto, mai si videro formalisti così accaniti come quei contenutisti che eravamo, mai lirici così effusivi come quegli oggettivi che passavamo per essere (...)

Perchè chi oggi ricorda il <<neorealismo>> soprattutto come una contaminazione o coartazione subita dalla letteratura da parte di ragioni extraletterarie, sposta i termini della questione: in realtà gli elementi extraletterari stavano lì tanto massicci e indiscutibili che parevano un dato di narura; tutto il problema ci sembrava fosse di poetica, come trasformare in opera letteraria quel mondo che era per noi il mondo.

Il <<neorealismo>> non fu una scuola. Fu un insieme di voci, in gran parte periferiche, una molteplice scoperta delle diverse Italie. Senza la varietà di Italie sconosciute l'una all'altra - o che si supponevano sconosciute, senza la varietà dei dialetti e dei gerghi da far lievitare e impastare nella lingua letteraria, non ci sarebbe stato <<neorealismo>>. (...)