mercoledì 10 marzo 2021

RISPONDO ALLE VOSTRE - MARZO 2021.

 


Buongiorno. Mi sono state poste delle domande alle quali ho risposto in un video su Youtube e del quale allego video.

Le domande che mi sono state poste con le mie risposte: 

1- Le lingue <<nazionali>>, di forte è consolidata tradizione scritta e colta nei diversi campi del sapere e dell'agire, sono strumenti insostituibili per la vita organizzata delle comunità sociali, grandissime, grandi o piccole che siano?

Si fa spesso appello alla <<coesione sociale>> si ripete: <<Tutti insieme ce la faremo>> e alla consapevolezza di tutti: ma quando si parla di comportamenti nell'intero corpo sociale, lo strumento per raggiungere quei risultati è la lingua chiara completa e condivisa da tutti. La lingua prima, vissuta e debitamente studiata da tutti. Ogni individuo, poi, si dota degli strumenti linguistici necessari per attrezzarsi nel proprio lavoro, allargare il proprio orizzonte culturale, pianificare gli ulteriori sviluppi della propria vita.

 

2- Quali sono le qualità che hanno determinato un cambiamento nell'autobiografia femminile?

Secondo me sono due. La volontà riguarda il bisogno di chiarire il passato, da cima a fondo, fino all'esaurimento del vero. Lo scrupolo quello del testimone teso a una verifica continua. Il tono colloquiale delle donne è profondamente mutato. Gli ingredienti consueti sono venuti meno. Mancano molte cose. L'amore per l'uomo, vissuto come valore che informa l'intera esistenza: mito, necessità, ossessione, meta. I segni della dipendenza femminile: bisbigli, sgfuardi furtivi, rossori, parole sotterranee. Gli esercizi della sensitività: complicati timori infidi. Oggi, le donne affrontano il passato con determinazione e temerarietà. 

3- Perchè secondo te la figura dell'uomo (padre, marito, fidanzato, convivente) oggi, è in crisi?

Penso che ad essere in crisi oggi, sia la società tutta. E che l'uomo abbia perso il suo ruolo: gli viene chiesto di soddisfare desideri contingenti: di dare, dare, dare. Il sistema di logiche, di regole, all'interno del quale oggi viviamo non gli permette di essere un punto di riferimento, è come se il mondo e la velocità con cui esso corre fossero qualcosa rispetto al quale l'uomo arranca, rispetto a cui resta sempre un passo indietro. L'uomo non può essere colui che dà solo qualcosa da consumare. Credo che i padri debbano riappropriarsi della possibilità di negare. Non è facile, non è una delle prerogative paterne. Senza <<no>>non c'è èiù autorevolezza, non ci sono più limiti. Mi sto riferendo ai bambini con i cellulari in mano: ne vedo troppi, adesso, che lo tengono in mano con una padronanza incredibile.

4- L'uomo peggiore  (padre, marito, fidanzato, convivente), che hai incontrato nei libri?

Il vecchio Capuleti, il padre di Giulietta- Un genitore che non sa fare altro che opporsi all'amore della figlia, insensibile alle ragioni del cuore. Che la tratta come una <<cosa>> di cui disporre. Penso anche al libro Lettera al padre di Frank Kafka. Ossessivo, onnipresente, o castrante è il padre di Gregor Sansa ne La metamorfosi. Quando lessi il libro, avevo 19 anni, ma l'impressione che mi fece allora, è la stessa di oggi. Non riesco a pensare a nessuno peggiore.

5- Tra paure, speranze e isolamento, la specie umana vive una tempesta emotiva. In particolare, siamo una specie che ha puntato tutto sull'evoluzione culturale. Però non mi convince l'idea che empatia e cooperazione siano alla base del senso morale umano?

Per me l'emon è nè buona nè cattiva. La moralità umana poggia su alcuni mattoni essenziali che abbiamo ereditato in quanto primati: il senso di cooperazione e di giustizia. Non puoi sviluppare un senso morale se non hai interesse per gli altri, se non hai empatia. Però le emozioni non bastano, perchè la moralità è fatta anche di norme, di giustificazioni, di ragionamenti sulle regole che adottiamo, quindi è più complessa dell'empatia animale in sè.

6- Molti libri affrontano il tema della droga, nonostante la sua diffusione, se ne parla ancora poco?

Parlare di una cosa nel modo giusto è meglio che non parlarne. La droga esiste non c'è da nasconderlo nè da sbandierarlo. L'iter che segue un drogato ha traiettorie diverse. <<Ho sempre pensato che andare all'inferno per tornare con una storia da raccontare potesse dare un senso a tutto il dolore. Dopo molti si ravvedono è cercano la rivincita di chi ha toccato il fondo e può ancora raccontarlo.

Nessun commento:

Posta un commento