lunedì 31 ottobre 2022

RECENSIONE "LA RESISTENZA DELLE DONNE" DI BENEDETTA TOBAGI - EINAUDI

Vite ritrovate di donne che sono le nostre

Caterina Giuseppa Buttitta  

 Pochi attimi in cui la memoria si azzera e lascia il posto a personaggi femminili attraverso i secoli. Per Benedetta Tobagi, voce narrante nel suo nuovo romanzo La resistenza delle donne (Einaudi), occasione di incontro con donne in apparenza vittime, in realtà autentiche eroine che lottano per sè, per i propri cari, per le donne a venire, il cui pianto secolare si riverbera, carico di frutti, fino ai nostri giorni. 

   Quando la memoria ritorna, riportare alla luce la loro storia si fa imperativo categorico, fra le poche notizie ufficiali scovate con certosina pazienza e la fantasia e il cuore a riempire le lacune. In una riuscita oscillazione tra passato e presente, il risultato è un'indagine sulla natura e sulla condizione femminile condotta di pari passo con una riflessione sul proprio vissuto, perchè quelle vicende apparentemente vicine nel nome di una sorelanza di genere fatta di corpi, contraddizioni, pensieri e anime che oltrepassa il tempo e le forme e resiste, granitica, fino a chi scrive.

Intanto la storia scorre parallela, fra i grandi eventi del passato e quelli del presente, e trova nella scrittura sostanza, redenzione e memoria in un romanzo che è anche una dichiarazione d'amore e di fiducia nei confronti della letteratura, capace di raccontare e aiutare a capire. Nella sua sostanza generatrice e introspettiva, la scrittura è:<<Scrivere di altri per scrivere di sè>>, alla luce di quelle vite che non sono la sua, ma alla sua indissolubilmente legate, Benedetta Tobagi s affaccia fra gli spazi della memoria in La resistenza delle donne, la propria con stile lucido e senza concessioni all'autocompiacimento.



Benedetta Tobagi
La Resistenza delle donne
Einaudi
2022 Frontiere
pp. 376 € 22,00 
 
Le donne furono protagoniste della Resistenza: prestando assistenza, combattendo in prima persona, rischiando la vita. Una «metà della Storia» a lungo silenziata a cui Benedetta Tobagi ridà voce e volto, a partire dalle fotografie raccolte in decine di archivi. Ne viene fuori un inedito album di famiglia della Repubblica, in cui sono rimesse al loro posto le pagine strappate, o sminuite: le pagine che vedono protagoniste le donne.
La Resistenza delle donne è dedicato «A tutte le antenate»: se fosse una mappa, alla fine ci sarebbe un grosso «Voi siete qui». Insieme alle domande: E tu, ora, cosa farai? Come raccoglierai questa eredità?

Il libro 

La storia delle donne italiane ha nella Resistenza e nell’esperienza della guerra partigiana uno dei suoi punti nodali, forse il piú importante.

Benedetta Tobagi la ricostruisce facendo ricorso a tutti i suoi talenti: quello di storica, di intellettuale civile, di scrittrice. La Resistenza delle donne è prima di tutto un libro di storie, di traiettorie esistenziali, di tragedie, di speranze e rinascite, di vite. Da quella della «brava moglie» che decide di imbracciare le armi per affermare un’identità che vada oltre le etichette, alla ragazza che cerca (e trova) il riscatto da un’esistenza di miseria e violenza, da chi nell’aiuto ai combattenti vive una sorta di inedita maternità, a chi nella guerra cerca vendetta e chi invece si sente impegnata in una «guerra alla guerra», dalle studentesse che si imbarcano in una grande avventura (inclusa un’inedita libertà nel vivere il proprio corpo e a volte persino il sesso), alle lavoratrici per cui la lotta al fascismo è la naturale prosecuzione della lotta di classe.
Tobagi racconta queste storie facendo parlare le fotografie che ha incontrato in decine di archivi storici. Ne viene fuori quasi un album di famiglia della Repubblica, ma in cui sono rimesse al loro posto le pagine strappate, o sminuite: le pagine che vedono protagoniste le donne.
Un libro che possiede il rigore della ricostruzione storica, ma anche una straordinaria passione civile che fa muovere le vicende raccontate sullo sfondo dei problemi di oggi: qual è il ruolo delle donne, come affermare la propria identità in una società patriarcale, qual è l’intersezione tra libertà politiche, di classe e di genere, qual è il rapporto tra resistenza civile e armata, tra la scelta, o la necessità, di combattere e il desiderio di pace?


Benedetta Tobagi

Benedetta Tobagi è nata a Milano nel 1977. Laureata in filosofia, Ph.D in storia presso l'Università di Bristol, continua a lavorare sulla storia dello stragismo con una borsa di ricerca all'Università di Pavia. È stata conduttrice radiofonica per la Rai e collabora con «la Repubblica». Dal 2012 al 2015 è stata membro del consiglio di amministrazione della Rai. Si occupa di progetti didattici e formazione docenti sulla storia del terrorismo con la Rete degli archivi per non dimenticare. Per Einaudi ha pubblicato Come mi batte forte il tuo cuore. Storia di mio padre (2009 e 2011), Una stella incoronata di buio. Storia di una strage impunita (2013 e 2019), Piazza Fontana. Il processo impossibile (2019) e La Resistenza delle donne (2022).

 

 

 

IL MUSEO DEL MONDO DI MELANIA G. MAZZUCCO - EINAUDI

La sensualità dell'arte, l'eros, là dove osano le artiste donne. La cura delle donne ribalta il mito dell'artista che ha percepito un diverso modo di intendere il ruolo femminile.

 Caterina Giuseppa Buttitta

Melania G. Mazzucco
Il museo del mondo
Einaudi
2017 Super ET
pp. 248 - Euro 17,00

Cinquantadue capolavori per cinquantadue storie: un museo sempre aperto, rigoroso e anarchico insieme, al quale Melania Mazzucco aggiunge valore con il suo modo di raccontare l'arte, nuovo e originale, dimostrando che i capolavori hanno bisogno della grande letteratura per continuare a vivere ancora.
 
 
 
 
 
 
Il libro

Ogni quadro, ogni opera, che sia stata vista in una chiesa, in un museo o esposta in una mostra, lascia qualcosa a chi la guarda. E ogni incontro fortuito può tramutarsi in una vera e propria passione, in un dialogo nel tempo, in una scoperta o riscoperta. In ogni caso è l’inizio di un’avventura. Create per fede o per soldi, per mestiere o per amore, le opere d’arte che Melania Mazzucco non è mai riuscita a dimenticare abbracciano cinque continenti, dall’antichità ai giorni nostri. Concepite come amuleti, preghiere o bestemmie, da uomini e donne, cacciatori e stregoni, assassini e santi, illetterati e intellettuali, nessun museo reale riuscirebbe mai a contenerle. Da Ad Parnassum di Paul Klee a Susanna e i vecchioni di Artemisia Gentileschi, da Lirica di Vasilij Kandinskij al Cane di Francisco Goya, dalla Lattaia di Vermeer alle Cattive madri di Segantini, dalle Aringhe affumicate di Vincent Van Gogh alla Madonna dei Pellegrini di Caravaggio, e via via attraverso Beato Angelico, Burne-Jones, Bacon, Monet, e altri. Fino ad arrivare ai piedi della scala, dai gradini luccicanti d’oro, della Presentazione di Maria al Tempio di Tintoretto. Una selezione «crudele» (senza seguire un ordine cronologico, né geografico, né tantomeno un inutile canone) che offre al lettore la possibilità di incontrare quelle opere che diventano presenza, specchio di un pensiero, indelebile emozione, scintilla di significato del mondo.

«Tutti i musei in cui sono stata, le gallerie, le esposizioni, le chiese, le cripte, i gabinetti di disegni e stampe, i siti archeologici, le caverne, le regge, le rovine, mi hanno lasciato qualcosa. A volte un ricordo molto concreto. Per molto tempo, ho scattato la foto oppure comprato la cartolina dell’opera che aveva dato un senso alla penosa fila in strada magari sotto la pioggia, alla fatica di aver attraversato cento stanze di un museo sterminato, al viaggio stesso che mi aveva condotto, che so, ad Algeri, a Teheran, a Washington, alla Chaise-Dieu… Con gli anni, quel mucchio disordinato – eppure non casuale – è diventato alto come una colonna. Poi è franato, e ha cominciato a vagare per la mia casa, di scatola in scatola, tracimando sul pavimento. Ogni tanto lo frugo alla ricerca di un’immagine. I miei gusti sono cambiati, le mie conoscenze si sono arricchite. Eppure, ogni cartolina ormai sbiadita racconta una folgorazione, un innamoramento, talvolta una rivelazione. O anche l’inizio di un’avventura durata anni e anni e destinata a orientare la mia stessa vita».

 
 

domenica 30 ottobre 2022

TASMANIA DI PAOLO GIORDANO - EINAUDI (POST N.2)

E' un romanzo sul futuro che temiamo e desideriamo, quello che non avremo, che possiamo cambiare, che stiamo costruendo.
    Giordano ci racconta in Tasmania, dove troviamo il fantasma della bomba atomica, la paura e la sorpresa di perdere il controllo che sono il sentimento del nostro tempo. Lo scrittore ci dice che ognuno cerca la sua Tasmania: un luogo in cui, semplicemente, sia possibile salvarsi. Il protagonista è un giovane uomo che pensava che la scienza gli avrebbe fornito tutte le risposte, ma si ritrova davanti un muro di domande. Con lui ci sono Lorenza che sa aspettare, Novelli che studia la forma delle nuvole, Karol che ha trovato Dio dove non lo stava cercando, Curzia che smania, Giulio che non sa come parlare a suo figlio.

Palo Giordano

Tasmania

Einaudi

2022 Supercoralli
pp. 272 € 19,50
 
«Se proprio dovessi, sceglierei la Tasmania. Ha buone riserve di acqua dolce, si trova in uno stato democratico e non ospita predatori per l'uomo. Non è troppo piccola ma è comunque un'isola, quindi facile da difendere. Perché ci sarà da difendersi, mi creda».

Tasmania è un romanzo sul futuro. Il futuro che temiamo e desideriamo, quello che non avremo, che possiamo cambiare, che stiamo costruendo. La paura e la sorpresa di perdere il controllo sono il sentimento del nostro tempo, e la voce calda di Paolo Giordano sa raccontarlo come nessun'altra. Ci ritroviamo tutti in questo romanzo sensibilissimo, vivo, contemporaneo. Perché ognuno cerca la sua Tasmania: un luogo in cui, semplicemente, sia possibile salvarsi.
 
Il libro 
 
Ci sono momenti in cui tutto cambia. Succede una cosa, scatta un clic, e il fiume in cui siamo immersi da sempre prende a scorrere in un’altra direzione. La chiamiamo crisi. Il protagonista di questo romanzo è un giovane uomo attento e vibratile, pensava che la scienza gli avrebbe fornito tutte le risposte ma si ritrova davanti un muro di domande. Con lui ci sono Lorenza che sa aspettare, Novelli che studia la forma delle nuvole, Karol che ha trovato Dio dove non lo stava cercando, Curzia che smania, Giulio che non sa come parlare a suo figlio. La crisi di cui racconta questo romanzo non è solo quella di una coppia, forse è quella di una generazione, sicuramente la crisi del mondo che conosciamo – e del nostro pianeta. La magia di Tasmania, la forza con cui ci chiama a ogni pagina, è la rifrazione naturale fra ciò che accade fuori e dentro di noi. Cosí persino il fantasma della bomba atomica, che il protagonista studia e ricostruisce, diventa un esorcismo: l’apocalisse è in questo nostro dibattersi, e nei movimenti incontrollabili del cuore. Raccogliendo il testimone dei grandi scrittori scienziati del Novecento italiano, Paolo Giordano si spinge nei territori piú interessanti del romanzo europeo di questi anni, per approdare con felicità e leggerezza in un luogo tutto suo, dove poter giocare con i nascondimenti e la rivelazione di sé, scendere a patti con i propri demoni e attraversare la paura.

 

 

POESIA DEL 30 OTTOBRE 2022


Buongiorno. Poesia del 30 ottobre 2022
 
C'è gente che ci passa la vita
che smania di ferire: 
quasi con metodo
sordi, caparbi.
Sapessero
che disarmato è il cuore 
dove più la corazza è alta
che sopravvive 
in un'era di rampe e di scossa.

sabato 29 ottobre 2022

POESIA DEL 29 OTTOBRE 2022

Buongiorno. Poesia del  29 Ottobre 2022

Addio mia corrotta città!

Secolo mio strappato e squarciato,

disonorato, sgualcito e mandato al macero.

Addio al mio mondo,

mai più strappi, si ricuciranno!

Sono un estraneo, e però,

faccio il mio dovere,

là, dove la gente non mi vuole?

Ma dove fnirò i miei giorni

mi è del tutto indiffrente.

Addio, aria mia,

addio, Città!

Sarò un'inutile maceria

fra le tue rovine. 


                                    

giovedì 27 ottobre 2022

POESIA DEL 28 OTTOBRE 2022

Buongiorno. Poesia del 27 Ottobre 2022

Sarà una notte come questa che

nel caso ti avvicini e ascolti vita mia, 

raggiungimi sul fare del buio

vieni qui a ricordare un canto

se tu questa canzone riconosci a memoria

e se il mio nome infine, ancora ti ricordi.

Ti aspetto senza limiti di tempo

chiamami dove sei

e avanza dritto fino a me.

Sentirò la tua voce.

Una notte in cui tanta sarà la luce.

Da far tremare i fiocchi di neve.

Tutt'intorno: stelle prese di sorpresa.

ACQUISTOLIBRO "PASSIONE SEMPLICE" DI ANNIE ERNAUX - BUR RIZZOLI

 

 Immagine

POST DEL 27 OTTOBRE 2022

 

Buongiorno. Post del 27 Ottobre 2022


Twin Crowns

Duologia “Twin Crowns” – Volume 1

Autrici: Catherine Doyle e Katherine Webber

Editore: Mondadori

Non aveva mai desiderato così tanto qualcuno. Stava quasi per perdere il controllo distesa là sull’erba sotto di lui. Ma era stato solo un attimo di debolezza. Un brevissimo istante che avrebbe potuto essere il preludio di un bacio e che il mattino seguente avrebbe già dimenticato.

mercoledì 26 ottobre 2022

L'ORA DEL CAFFE' DI GIANRICO CAROFIGLIO, GIORGIA CAROFIGLIO - EINAUDI

Genitori e figli: chi salva chi? Mistero.
Caterina Giuseppa Buttitta 

Gianrico Carofiglio, Giorgia Carofiglio
L’ora del caffè
EINAUDI

2022 Stile Libero Big
pp. 144 € 16,00
 
Manuale di conversazione per generazioni incompatibili
 
«È tempo di sospendere le nostre certezze e di iniziare un viaggio negli universi stravaganti degli altri».

 

 

Il libro

Possiamo passare una vita a discutere senza mai capirci, in particolare quando apparteniamo a generazioni diverse. Quasi sempre è un problema di coordinate: ognuno ha le sue e rifiuta di abbandonarle, anche solo un po’. Essere figlia e padre non semplifica le cose. Stanchi di «conversare a vuoto», Giorgia e Gianrico Carofiglio si sono seduti a un tavolo e hanno affrontato con occhi nuovi alcuni degli argomenti che piú li hanno divisi. Questioni che riguardano ciascuno di noi come il clima, il femminismo, il cibo. La politica. Non hanno eliminato tutte le loro divergenze, ma hanno elaborato una serie di ragionamenti – veri e propri saggi brevi, tessere di un mosaico sorprendente – in cui si combinano entrambi i punti di vista. Una scommessa audace e allegra sulle possibilità di un linguaggio comune, di un’idea condivisa del mondo e del futuro.

«Abbiamo smontato e rimontato discussioni del passato che spesso erano finite male. O anche molto male. Questa volta con uno spirito di curiosità e sperimentazione. Con la convinzione che non conta trovare risposte precise e univoche, ma un modo diverso di costruire le domande».

TASMANIA, ESCE IL NUOVO ROMANZO DI PAOLO GIORDANO CONTESO ALLA FIERA DI FRANCOFORTE

25 ottobre per Einaudi, diritti venduti già in 10 Paesi

Sarà in libreria il 25 ottobre per Einaudi 'Tasmania', il nuovo romanzo di Paolo Giordano tra i libri più attesi e contesi alla Fiera di Francoforte.

Già dieci i paesi che si sono assicurati la pubblicazione, in alcuni casi dopo aste molto agguerrite.

Una su tutte quella che ha visto protagonista la casa editrice tedesca Suhrkamp, che ha acquisito i diritti per due titoli dello scrittore. 


 I diritti di 'Tasmania' (MalaTesta Literary Agency) sono stati venduti in Germania, Paesi Bassi, Francia, Spagna, Repubblica Ceca, Slovacchia, Brasile, Thailandia e Slovenia, e sono in corso trattative per Cina, Giappone, Lituania e per la lingua inglese.

 E' un romanzo sul futuro che temiamo e desideriamo, quello che non avremo, che possiamo cambiare, che stiamo costruendo.
    Giordano ci racconta in Tasmania, dove troviamo il fantasma della bomba atomica, la paura e la sorpresa di perdere il controllo che sono il sentimento del nostro tempo. Lo scrittore ci dice che ognuno cerca la sua Tasmania: un luogo in cui, semplicemente, sia possibile salvarsi. Il protagonista è un giovane uomo che pensava che la scienza gli avrebbe fornito tutte le risposte, ma si ritrova davanti un muro di domande. Con lui ci sono Lorenza che sa aspettare, Novelli che studia la forma delle nuvole, Karol che ha trovato Dio dove non lo stava cercando, Curzia che smania, Giulio che non sa come parlare a suo figlio.


Paolo Giordano
Tasmania
Einaudi
 
2022 Supercoralli
pp. 272 € 19,50
 
«Se proprio dovessi, sceglierei la Tasmania. Ha buone riserve di acqua dolce, si trova in uno stato democratico e non ospita predatori per l'uomo. Non è troppo piccola ma è comunque un'isola, quindi facile da difendere. Perché ci sarà da difendersi, mi creda».

Tasmania è un romanzo sul futuro. Il futuro che temiamo e desideriamo, quello che non avremo, che possiamo cambiare, che stiamo costruendo. La paura e la sorpresa di perdere il controllo sono il sentimento del nostro tempo, e la voce calda di Paolo Giordano sa raccontarlo come nessun'altra. Ci ritroviamo tutti in questo romanzo sensibilissimo, vivo, contemporaneo. Perché ognuno cerca la sua Tasmania: un luogo in cui, semplicemente, sia possibile salvarsi.
 
Il libro
 
Ci sono momenti in cui tutto cambia. Succede una cosa, scatta un clic, e il fiume in cui siamo immersi da sempre prende a scorrere in un’altra direzione. La chiamiamo crisi. Il protagonista di questo romanzo è un giovane uomo attento e vibratile, pensava che la scienza gli avrebbe fornito tutte le risposte ma si ritrova davanti un muro di domande. Con lui ci sono Lorenza che sa aspettare, Novelli che studia la forma delle nuvole, Karol che ha trovato Dio dove non lo stava cercando, Curzia che smania, Giulio che non sa come parlare a suo figlio. La crisi di cui racconta questo romanzo non è solo quella di una coppia, forse è quella di una generazione, sicuramente la crisi del mondo che conosciamo – e del nostro pianeta. La magia di Tasmania, la forza con cui ci chiama a ogni pagina, è la rifrazione naturale fra ciò che accade fuori e dentro di noi. Cosí persino il fantasma della bomba atomica, che il protagonista studia e ricostruisce, diventa un esorcismo: l’apocalisse è in questo nostro dibattersi, e nei movimenti incontrollabili del cuore. Raccogliendo il testimone dei grandi scrittori scienziati del Novecento italiano, Paolo Giordano si spinge nei territori piú interessanti del romanzo europeo di questi anni, per approdare con felicità e leggerezza in un luogo tutto suo, dove poter giocare con i nascondimenti e la rivelazione di sé, scendere a patti con i propri demoni e attraversare la paura.
 

RECENSIONE N. 2 - GIOVENTU' DI TOVE DITLEVSEN - FAZI EDITORE

 Buongiono. Recensione n. 2 -  Gioventù di Tove Ditlevsen - Fazi Editore

«Comincio ad anelare a quell’intimità tra esseri umani che viene comunemente chiamata amore. Bramo l’amore senza neppure sapere cos’è. Credo che lo conoscerò quando non abiterò più con i miei». «Gioventù», Tove Ditlevsen fazieditore.it/catalogo-libri

«L’uomo che amerò sarà diverso da tutti gli altri. Non occorre nemmeno che sia giovane o particolarmente bello. Però deve amare la poesia». «Gioventù», Tove Ditlevsen fazieditore.it/catalogo-libri

«Non conosco la gente famosa, perché non apro quasi mai il giornale e ho letto solo autori morti e sepolti». «Gioventù», Tove Ditlevsen fazieditore.it/catalogo-libri 

«Mio padre ha sempre voluto proteggerci dalle delusioni. È necessario, stando alla sua esperienza, non aspettarsi mai nulla dalla vita, così si evitano le frustrazioni». «Gioventù», Tove Ditlevsen fazieditore.it/catalogo-libri 

«Davanti a tutte queste cose permanenti e invariabili, mi rendo conto di detestare i mutamenti. È difficile restare tutti d’un pezzo, quando le cose che si hanno intorno cambiano faccia». «Gioventù», Tove Ditlevsen fazieditore.it/catalogo-libri

«Mi stringo tra le mie stesse braccia e gioisco della mia giovinezza e della mia salute. A parte questo, i miei anni verdi non sono altro che una carenza, un impedimento, del quale non sarà mai troppo presto per sbarazzarmi». «Gioventù», Tove Ditlevsen fazieditore.it/catalogo-libri

Tove Ditlevsen sta per tornare: dopo il successo di #Infanzia ecco #Gioventù, il secondo capitolo della trilogia di Copenaghen, grande classico della letteratura danese oggi riscoperto e acclamato a livello internazionale.
 

Tove Ditlevsen

Gioventù

Titolo originale: Ungdom
Collana: Le strade
Numero collana: 520
Pagine: 168
Prezzo cartaceo: € 15
Data pubblicazione: 04-10-2022 
Traduzione di Alessandro Storti
 

RECENSIONE N. 1 - GIOVENTU' DI TOVE DITLEVSEN - FAZI EDITORE

 Dopo «Infanzia» di Tove Ditlevsen continua la pubblicazione della trilogia di Copenaghen, con  «Gioventù» grande classico della letteratura danese riscoperto e acclamato a livello internazionale.

«Non bisogna per forza sapere tutto sulle persone. Ricordatelo. Altrimenti finisce il divertimento». «Gioventù», Tove Ditlevsen fazieditore.it/catalogo-libri

«Comincio ad anelare a quell’intimità tra esseri umani che viene comunemente chiamata amore. Bramo l’amore senza neppure sapere cos’è. Credo che lo conoscerò quando non abiterò più con i miei». «Gioventù», Tove Ditlevsen fazieditore.it/catalogo-libri

«Non riesco a dimenticare che in un’occasione mio padre mi ha detto che le femmine non possono fare le poetesse. Io non gli ho creduto, ma le sue parole mi sono rimaste impresse». «Gioventù», Tove Ditlevsen fazieditore.it/catalogo-libri

«Ho patito per i miei ideali, e non vedo l’ora di raccontarlo a mio padre. Mi sento una Giovanna d’Arco, una Carlotta Corday, una giovane donna il cui nome resterà scritto nella storia mondiale». «Gioventù», Tove Ditlevsen fazieditore.it/catalogo-libri 

«Finché abito qui, sono condannata alla solitudine e all’anonimato. Il mondo non avrà mai alcuna considerazione di me, e ogni volta che ne afferrerò un brandello, mi scivolerà via di mano». «Gioventù», Tove Ditlevsen fazieditore.it/catalogo-libri

«Ho smesso di comporre versi, perché nella mia quotidianità non c’è nulla che m’ispiri a farlo. Non vado neppure in biblioteca». «Gioventù», Tove Ditlevsen fazieditore.it/catalogo-libri

«Non bisogna per forza sapere tutto sulle persone. Ricordatelo. Altrimenti finisce il divertimento». «Gioventù», Tove Ditlevsen fazieditore.it/catalogo-libri 

«Mentre salgo le scale del palazzo, mi sento assalire dalla paura di non riuscire mai ad affrancarmi da questo luogo in cui sono nata. All’improvviso non mi piace più, e ogni ricordo legato a esso mi appare cupo e squallido». «Gioventù», Tove Ditlevsen fazieditore.it/catalogo-libri 

«Comincio ad anelare a quell’intimità tra esseri umani che viene comunemente chiamata amore. Bramo l’amore senza neppure sapere cos’è. Credo che lo conoscerò quando non abiterò più con i miei». «Gioventù», Tove Ditlevsen fazieditore.it/catalogo-libri

«L’uomo che amerò sarà diverso da tutti gli altri. Non occorre nemmeno che sia giovane o particolarmente bello. Però deve amare la poesia». «Gioventù», Tove Ditlevsen fazieditore.it/catalogo-libri

«Non conosco la gente famosa, perché non apro quasi mai il giornale e ho letto solo autori morti e sepolti». «Gioventù», Tove Ditlevsen fazieditore.it/catalogo-libri 

«Mio padre ha sempre voluto proteggerci dalle delusioni. È necessario, stando alla sua esperienza, non aspettarsi mai nulla dalla vita, così si evitano le frustrazioni». «Gioventù», Tove Ditlevsen fazieditore.it/catalogo-libri 

«Davanti a tutte queste cose permanenti e invariabili, mi rendo conto di detestare i mutamenti. È difficile restare tutti d’un pezzo, quando le cose che si hanno intorno cambiano faccia». «Gioventù», Tove Ditlevsen fazieditore.it/catalogo-libri

«Mi stringo tra le mie stesse braccia e gioisco della mia giovinezza e della mia salute. A parte questo, i miei anni verdi non sono altro che una carenza, un impedimento, del quale non sarà mai troppo presto per sbarazzarmi». «Gioventù», Tove Ditlevsen fazieditore.it/catalogo-libri

Tove Ditlevsen sta per tornare: dopo il successo di #Infanzia ecco #Gioventù, il secondo capitolo della trilogia di Copenaghen, grande classico della letteratura danese oggi riscoperto e acclamato a livello internazionale.

Tove Ditlevsen

Gioventù

Titolo originale: Ungdom
Collana: Le strade
Numero collana: 520
Pagine: 168
Prezzo cartaceo: € 15
Data pubblicazione: 04-10-2022 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Traduzione di Alessandro Storti

Dopo Infanzia, il secondo capitolo della trilogia di Copenaghen, grande classico della letteratura danese oggi riscoperto e acclamato a livello internazionale.

La piccola Tove è cresciuta in fretta: costretta ad abbandonare la scuola molto presto, a quattordici anni compie i primi passi nel mondo del lavoro. Indossato il vestito buono e infilato il grembiule in cartella, di prima mattina si presenta a casa della signora Olfertsen, che l’ha assunta come domestica. Durerà soltanto un giorno, e sarà la prima di una serie di esperienze mortificanti. Lasciata l’abitazione dei genitori, la ragazza si sistema in una stanzetta fatiscente; la notte dorme col cappotto addosso e deve sottostare a una padrona di casa nazista, ma quei pochi metri quadrati sono solo suoi. Insieme all’emancipazione arrivano nuove amicizie, vita notturna, e la scoperta degli uomini, con cui vive degli incontri maldestri e mai veramente desiderati. Lei ha fame d’altro: di poesia, di amore, di vita vera. Mentre l’Europa scivola nella guerra Tove, determinata nel perseguire la sua vocazione poetica, va per la sua strada, lungo il difficile cammino verso l’indipendenza. Uno sguardo sempre più affilato, una personalità sempre più definita: costantemente in bilico tra una libertà appena conquistata e lo spaesamento che questa comporta, comincia a delinearsi il tipo di adulta che diventerà.
Gioventù è il ritratto straordinariamente onesto e coinvolgente di una fase cruciale della vita, e Tove Ditlevsen, ancora una volta, ha un grande merito: nel raccontarci di sé ci rivela qualcosa su tutti noi.

«Prima ancora di Joan Didion e di Annie Ernaux, la scrittrice danese trasforma la propria esistenza in opera d’arte: è a partire dalle vicende personali che Ditlevsen raggiunge l’universale; è raccontando la propria storia che riesce a narrare la vita di ognuno di noi. E lo fa con una lingua perfetta».
Michela Marzano, «TTL – La Stampa»

«Queste memorie scritte in uno stato di trance, quasi di autoipnosi, che anticipano di molti anni l’autofiction, appaiono sorprendentemente fresche».
Livia Manera, «La Lettura – Corriere della Sera»

«Oggi possiamo godere anche noi della trilogia di Copenaghen, in cui Ditlevsen passa in rassegna la sua vita – dalle origini proletarie all’affermazione letteraria fino alla dipendenza dall’alcol – con uno stile asciutto ed evocativo insieme».
Veronica Raimo, «D – la Repubblica»

«Ditlevsen, l’Ernaux danese del Novecento, viene finalmente riscoperta».
Carlotta Vissani, «Il Fatto Quotidiano»

 

 

POESIA DEL 26 OTTOBRE 2022

 Buongiorno. Poesia del 26 Ottobre 2022

Sussulto _ e giù dal cuore il peso,

tutta nell'alto _ l'anima!

Lasciami cantare del girotondo di svendite, scambi, cessioni!

Ancora una volta confondo

i corpi, le labbra, le mani,

nel folto di vane vanità

che turbano il sonno.

Perchè nei versi

tu non tramonti.

Perchè nel petto

non ti cancelli

la pioggia dei secoli.

Perchè tu _ corpo

tra corpi _ mio disastro 

remoto_ non marcisca

sotto la scritta: ignoto!

 


lunedì 24 ottobre 2022

POESIA DEL 24 OTTOBRE 2022

Buongiorno. Poesia del 24 Ottobre 2022

E se l'alba di un destino di un sogno

morde questo universo in due.

Guarda, stiamo per uscire

da tanto essser tu, esser io.

Vivere in un mondo prenatale

dove stare insieme sia 

un immenso esser perduti

l'un nell'altro, indivisibili.




domenica 23 ottobre 2022

RECENSIONE "I MIEI STUPIDI INTENTI" DI BERNARDO ZANNONI - SELLERIO EDITORE

"Tutta la mia rabbia era sbiadita insieme allo sconforto. Il mio viaggio era diventato un ricordo leggero, una storia terribile ma antica. Stringendo i fogli nella zampa, avvertii il loro peso, era cambiato per sempre. Avevo intrappolato la mia prigione nella carta."

La storia di un animale, di una faina che scopre il mondo, le sue verità e le sue menzogne. Come fosse un personaggio strappato a Camus, e al tempo stesso a un film della Pixar. Un esordio sorprendente.

 Sangue, violenza, ferocia sono normali componenti di una esistenza bestiale, che non prevede un’etica umana. Ma quando questa si insinua diventa dirompente.

Vincitore del Premio Campiello, del Bagutta Opera prima e del Premio Salerno Libro d’Europa, Zannoni ha esordito al meglio.

Bernardo Zannoni

I miei stupidi intenti

Sellerio Editore

2021

Il contesto n. 123

252 pagine . Euro 16,00

La storia di un animale, di una faina che scopre il mondo, le sue verità e le sue menzogne. Come fosse un personaggio strappato a Camus, e al tempo stesso a un film della Pixar. Un esordio sorprendente.

«Esistono vari modi di strillare un libro magnifico. Ma solo un modo è giusto per I miei stupidi intenti: leggetelo, leggete questo romanzo in stato di grazia».

Marco Missiroli

 Il libro

Questa è la lunga vita di una faina, raccontata di suo pugno. Fra gli alberi dei boschi, le colline erbose, le tane sotterranee e la campagna soggiogata dall’uomo, si svela la storia di un animale diverso da tutti. Archy nasce una notte d’inverno, assieme ai suoi fratelli: alla madre hanno ucciso il compagno, e si ritrova a doverli crescere da sola.
Gli animali in questo libro parlano, usano i piatti per il cibo, stoviglie, tavoli, letti, accendono fuochi, ma il loro mondo rimane una lotta per la sopravvivenza, dura e spietata, come d’altronde è la natura. Sono mossi dalle necessità e dall’istinto, il più forte domina e chi perde deve arrangiarsi. È proprio intuendo la debolezza del figlio che la madre baratta Archy per una gallina e mezzo. Il suo nuovo padrone si chiama Solomon, ed è una vecchia volpe piena di segreti, che vive in cima a una collina. Questi cambiamenti sconvolgeranno la vita di Archy: gli amori rubati, la crudeltà quotidiana del vivere, il tempo presente e quello passato si manifesteranno ai suoi occhi con incredibile forza. Fra terrore e meraviglia, con il passare implacabile delle stagioni e il pungolo di nuovi desideri, si schiuderanno fra le sue zampe misteri e segreti. Archy sarà sempre meno animale, un miracolo silenzioso fra le foreste, un’anomalia. A contraltare, tra le pagine di questo libro, il miracolo di una narrazione trascinante, che accompagna il lettore in una dimensione non più umana, proprio quando lo pone di fronte alle domande essenziali del nostro essere uomini e donne.
I miei stupidi intenti è un romanzo ambizioso e limpido, ed è stato scritto da un ragazzo di soli venticinque anni. Come un segno di speranza, di futuro, per chi vive di libri.

RECENSIONE  

E' un libro che parla di storie, a partire da quella del narratore protagonista, una faina di nome Archy che, rimasta zoppa, viene ceduta dalla madre in cambio di una gallina e mezzo all'usuraio Solomon, una volpe, che da aguzzino diventerà il suo maestro e mentore, perchè insegnerà ad Archy a leggere e a scrivere.  Il romanzo di Zannoni si colloca nel solco della tradizione favolistica, poichè tutti i personaggi del romanzo sono animali. 

La similitudine fra uomo ed animale ed il loro accostamento nel bene e nel male è uno dei principali filoni di lettura del romanzo I miei stupidi intenti di Bernardo Zannoni che, a soli 27 anni, e con questo primo libro, si classifica nellacinquina di uno degli agoni letterari più noti d'Italia. 

Zannoni ha già ricevuto molte recensioni positive fra le quali quella dello scrittore Marco Missiroli. Viene da pensare che come nelle favole di Esopo, che hanno come protagonisti gli animali, I miei stupidi intenti,  edito Sellerio, contenga delle verità morali, ma che al contrario di esse non si lascino facilmente districare o meglio permettano diverse interpretazioni. I fatti, spesso quando sono cruenti, squarciano il velo di false menzogne e la faina Archy, o anche la volpe Solomon, sembrano a volte, e con fatica, strappare il bozzolo che ancora li racchiude per diventare uomini e come essi ragionare. Solomon è stato un terribile bandito ed Archy è, all'inizio, un giovane maschio di faina zoppo.

Mille avventure dentro una natura che può essere ostile, ma anche occasione di fortuna. Animali che come gli uomini usano le stoviglie, ma conservano spesso, ma non tutti, senza differenze di specie, un forte istinto. Lacrime scorrono sui loro musi che sembrano così più simili a uomini sensibili che non hanno perso nella corsa quotidiana della vita il sapore inconfondibile dell'umanità che non uccide, ma ama, che aiuta dimenticando anche il proprio interesse. Miseria e fame rendono tutti meno buoni nel bosco, fra le colline e nella campagna.  E poi scopriamo la tenerezza, alcuni gesti rivelatori, gli odori dell'universo e di noi ... che questo mondo popolato di animali racchiude.

L'esordio di Zannoni è un grande elogio alla solitudine, molti personaggi del libro appaiono anime salve, e lo sono per statuto Archy e Solomon, il cui rapporto vive di silenzi e parole silenziose. Solomon e Archy, il maestro e l'allievo (e Archy da anziano, diventerà a sua volta maestro, dell'istrice Klaus): <<La vecchia volpe decise di insegnarmi tutto quello che sapeva. (...) e siccome ero diventato suo apprendista, disse di non chiamarlo più signore, ma solo Solomon.

I miei stupidi intenti è anche il libro delle domande:<< I miei stupidi intenti sono veramente tali?>>. Non satira politica come "La Fattoria degli Animali" di George Orwell, il romanzo penetra nelle profonde radici della natura dei vizi e delle virtù. Quale sarà la condizione più desiderabile per vivere bene? Essere bestie o umani?

<<Riuscii a fermare quell'impeto alla gola, a sopprimerlo con un tremito, abbassai lo sguardo. Una profonda tristezza mi avvilì. Non mi sentivo più un animale; avevo barattato i miei istinti per dubbi e domande, per esercitare la ragione, per contraffare la mia natura. Solomon avrebbe detto che era un sentimento stupido, un amore fittizio, e a quello avevo pensato. Pensai anche a Dio, e alla maledizione di averlo trovato, e a Louise>>.

A mio parere però, in questa strabiliante presa di coscienza, c'è n punto di profonda ambiguità: l'avvicinamento a temi assoluti corre il rischio di confondere, portando il lettore (e forse, lo stesso autore) in un limbo di quesiti più grandi di lui. Sto parlando, in particolare delle conseguenze  di tale consapevolezza: esse non migliorano affatto la vitadella giovane faina, rendendola complessa e dolorosa, a tal punto da decidere di non divulgarla a terzik. Anche nel momento in cui il suo ruolo diventa quello di maestro del goffo istrice Klaus, egli omette tutti quei dilemmi che in giovinezza l'avevano afflitto:

<<Dopo un primo momento d'incertezza mi venne facile insegnargli a leggere e a scrivere. Non parlai mai di Dio, nè della morte; decisi di salvare la sua vita dai grandi dilemmi che mi avevano allitto, di lasciargli un'esistenza da animale. Dio sarebbe stato più contento, perchè nella sua ignoranza già faceva quello per cui era stato creato. Leggemmo insieme il libro di Solomon, tranne alcune parti che ebbi l'accortezza di togliere, perchè parlavano di cose che non doveva sapere>>.

Negli ultimi due atti del romanzo però, Archy decide di trascrivere le sue memorie per donarle a Klaus, nel tentativo ultimo di sconfiggere, con l'essenza atemporale della scrittura, la morte.

<<Mi ha guardato sbigottito, ancora sicuro che andassi da lui>>.

<<Tienili sempre con te, sono un tesoro. Ti diranno tanta verità, ti faranno male, ma non potranno mai ingannarti su quello che sei, su quello che siamo>>.

<<L'istrice allora ha capito, e ha fatto un mugolio strozzato, afferrandomi il pelo>>.

<<Insegnali ai tuoi figli, digli come raccontarli agli altri, come io ho fatto con te>>.

E' dunque giusto chiedersi, in ultima battuta, cosa I miei stupidi intenti, abbia voluto dirci realmente: è forse un rimpianto per tutto ciò che la conoscenza gli ha sottratto? Oppure è un omaggio all'essenza stessa dello scrivere? E soprattutto, che ruolo ha la figura di Dio nell'immaginario complessivo della storia?

Zannoni lascia aperte davanti a sè diverse strade da percorrere. Non resta che attendere quali.

 

sabato 22 ottobre 2022

POESIA DEL 22/10/2022

Buongiorno. Poesia del 22/10/20222

Non so se sto sognando, ma in sottofondo s'ode un ritornello infantile. Un coro di voci bianche portate da un colpo di vento che agita il gioco dei primi tempi. Ha una durata imprevedibile, sembra doversi rinnovare ogni giorno.


giovedì 20 ottobre 2022

POST DEL 21 OTTOBRE 2022

Buongiorno. Post del 21 Ottobre 2022.

La coppia feliice che si riconosce nell'amore sfida l'universo e il tempo; è sufficiente a se stessa, realizza l'assoluto.

Simone De Beauvoir

 Avere tutto - Marco Missiroli - copertina

mercoledì 19 ottobre 2022

RECENSIONE "LACRIME BIANCHE/FERITE SCURE. FEMMINISMO E SUPREMAZIA BIANCA" DI RUBY HAMAD - THON EDIZIONI

 Il volume "Lacrime bianche/ferite scure", di Ruby Hamad nasce da un suo articolo apparso sul <<Guardian Australia>>, che riguardava le modalità con le quali le femministe manifestano la supremazia bianca nei confronti delle donne afrodiscendenti nere e brown.

Lacrime bianche / ferite scure. Femminismo e supremazia bianca

Ruby Hamad
pubblicato da Tlon

Pagine 322  - Euro 19,00  

Traduttore D. Theodoli

 

 

 

Il libro

Quando Ruby Hamad denuncia sul «Guardian» il vittimismo che le donne bianche spesso usano come arma quando una donna di colore le mette di fronte al loro razzismo, si rende conto di aver toccato un nervo scoperto. Nonostante la reazione violenta e incontrollata di molte persone all'articolo, l'autrice decide di non tirarsi indietro. Nasce così "Lacrime bianche / ferite scure", che ci mette di fronte a una scomoda verità: dalla schiavitù e il colonialismo fino alla contemporaneità, le donne bianche sono state complici della supremazia razzista, ed è giunta l'ora che il loro femminismo faccia finalmente i conti con il proprio privilegio per essere davvero intersezionale. Come scrive Nadeesha Uyangoda nella sua prefazione, «I movimenti femministi occidentali non potranno mai né rispondere alle esigenze di tutte le donne né tanto meno porsi come lotte con un impatto globale, se prima non riflettono sulla responsabilità che hanno avuto e che continuano ad avere nell'oppressione sistematica delle donne di colore».   

RECENSIONE 

Ruby Hamad, giornalista, scrittrice, accademica australiana, è una donna che sa pesare le parole. Ogni parola può essere un'arma o una corazza, afferma Hamad. Può essere fraintesa o diventare parte della propria identità. Una parola può uccidere, ma anche aiutarci a risorgere. Consapevole di questo, Hamad apre il suo libro "Lacrime bianche/ferite scure. Femminismo e supremazia bianca".(2020, uscito in Italia quest'anno per Thon Edizioni, nella traduzione di Dorotea Theodoli, pp. 322, euro 19). Lo si può definire saggio, ma è qualcosa che vive fra la sua intimità e il suo attivismo.

Addentrarsi attraverso le appartenenze sentite o percepite non è mai facile. Infatti, Hamad afferma:<<Scrivere di razza, come anche di genere è impegnativo>>. Quale termine usare quindi? Nel testo Ruby Hamad sceglie di usare nero per gli afrodiscendenti neri e brown, (è stato lasciato tale perchè non è stato trovato un corrispettivo), <<sia come licenza poetica, usando una parola che rappresentasse tutte quelle persone che non si identificano come bianche, sia per indicare dove mi colloco io stessa - dice Hamad - in un contesto razzializzato>>. E così entra nel testo anche il termine razza che l'autrice non usa mai nel suo significatoi scientifico, biologico, ampiamente confutato dalla storia, ma con il suo significato politico, di oppressione, in quanto generatoere di razzismo. E naturalmente un'altra parola chiave nel testo non poteva che essere bianco, che non è un colore, ma indica il privilegio razziale.

E' di fronte a queste parole che a volte uccidono come una pistola, come un pugno,  che Hamad, a deciso di prendere una penna in mano e scrivere. L'autrice ha già una carriera avviata quando nel 2018 pubblica un articolo, da cui poi nascerà "Lacrime bianche/ferite scure", per il <<Guardian Australia>> dal titolo:<<How White Women Use Strategic Thears to Silence Women of Colors. C'era qualcosa di molto personale in quell'articolo, qualcosa per lei doloroso. Ovvero come la propria sofferenza di donnarealizzata non solo non veniva capita, ma messa ai margini, alle colleghe o dalle compagne di lotta bianca. E come inevitabilmente ogni discussione tra donne, all'interno del mondo femminista e non solo, finiva con lacrime bianche, usate per tronacare sul nascere ogni discussione di razza, mettendosi così in secondo piano le ferite scure, la paura, la rabbia, lo sconcerto che le donne razzializzate vivevano.

L'articolo in seguito alla pubblicazione divenne virale. Ripreso anche dal <<Guardian>> nazionale e sui social. All'inizio Ruby Hamad ebbe molta paura di questa reazione pubblica, frammista anche a odio sociale, haters e commenti aggressivi. Il suo primissimo istinto fu quello di fuggire via, di chiedere al giornale di ritirare tutto. Ma in seguito per fortuna decise non solo di resistere, ma di cercare di approfondire tutto quello che stava succedendo intorno a lei. In fondo aveva fatto qualcosa di semplice, cioè raccontare una veritàuniverdsalmente nota nel mondo delle persone nere e divulgarlo all'esterno, su un mezzo di comunicazione accessibile al mondo liberal e bianco come il <<Guardian>>.

Dopo è stato tutto una scoperta per lei. Donne che le confessavano micro-aggressioni subite sul posto di lavoro oaddirittura licenziate perchè avevano affrontato a viso aperto quelle lacrime bianche.

E' da qui che Ruby Hamad ha deciso di fare un'indagine storica. Analizzare per esempio il ruolo delle donne bianche nella costruizione della colonia e nell'inferiorizzazione dell'altra donna, al scura. Come la <<purezza>> delle donne bianche ha aperto il via, anche con il, loro consenso, alla violazione dei corpi razzializzati costantemente torturati e violentati in quelle realtà del potere chepotevano essere la piantagione o la colonia. E come tutto questo con la sua tossicità si riverbera ancora nel mondo di oggi, dagli uffici fino alle produzioni mainstream delle major del cinema e del videogame.

Un libro, quello di Ruby Hamad, che non fa sconti alla realtà. E che comne dice nella sua introduzione Nadeesha Uyangoda, introduzione scritta all'indomani del brutale assassinio di Alika Orgorchukwu a Civitavecchia marche, è un libro necessario in un Paese come l'Italia che sta solo adesso iniziando un ragionamento serio sulla razza.

 

POESIA DEL GIORNO 19 OTTOBRE 2022

 Buongiorno. Poesia del giorno 19 Ottobre 2022

Una donna

aveva il cuore pieno di cicatrici.

Ci vivevano dentro ammucchiati come sardine...

E il gelo,

la carcassa del passato.

Quel gelo adulto che non puoi comprendere.

Tutto si tiene.

Non so come stremata tu resisti

in questo mare

d'indifferenza ch'è il tuo cuore.

POST DEL GIORNO 19 OTTOBRE 2022


Buongiorno. Io ho sempre un libro sul comodino e voi? 
"Non c’è nessun amico più leale di un libro".