domenica 16 luglio 2023

PER YOUTUBE 16/07/2023. Luglio 2023:Libri da non perdere.

 


Nella tempesta del futuro.

Il mondo del futuro richiede capacità mentali nuove: quali sono e come allenarle?

Le capacità mentali che l'avvenire ci richiede narrate attraverso  il cervello ci dimostrano che l'autocontrollo è allenabile sino ai limiti impensabili. La ricerca è circondata da un'aura che dovrebbe essere leggibile per documentare l'impatto devastante sul nostro stress dell'incertezza, ma anche, che possiamo imparare a gestirla. Inoltre ci insegna, che il futuro appartiene a chi sa sviluppare un pensiero indipendente dal gregge. L'allenamento delle capacità mentali ci mostrano che per rappacificarsi con il mondo bisogna accettare i propri limiti e ridimensionare l'ego. La mia speranza è quella di far uscire dalla sua proibitiva torre d'avorio chi sostiene scomode verità: il mondo sta radicalmente cambiando. E' sempre più incerto e richiede nuove capacità mentali per essere affrontato. Basandosi sulla ricerca neuroscientifica più recente e sull'analisi di casi reali, il futuro va conquistato, non temuto, e non dobbiamo mai perdere la memoria degli anni in cui eravamo più poveri ed esporre le capacità mentali per il futuro e le metodologie per svilupparle.

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Libri presentati in questo video:

Antonella Lattanzi, <<Cose che non si raccontano>>, Einaudi.

Cormac McCarthy, «Il passeggero», Einaudi.

Shehan Karunatilak,  <<Le sette lune di Maali Almeida>>, Fazi Editore.

 

Copertina del libro Cose che non si raccontano di Antonella LattanziCopertina del libro Il passeggero di Cormac McCarthy



Video su Youtube Luglio 2023: Libri da non perdere.

sabato 15 luglio 2023

RECENSIONE: "AURORA" DI GIORGIO NISINI - HARPERCOLLINS ITALIA


La bella addormentata oggi di Giorgio Nisini

'viaggio nel bosco' dei genitori di Aurora, colta da gran sonno

Aurora 

Aurora

di Giorgio Nisini

HARPERCOLLINS ITALIA

Pagine: 314 - Prezzo: €19.00


 Il libro

Stefano, ultimo discendente dell'antica famiglia aristocratica degli Orsini Gianotti, dirige con successo e da lungo tempo la Fulgor, la fabbrica di lampadine fondata dal celebrato nonno Umberto negli anni Venti del Novecento. Ha una moglie, Carola, e una figlia sedicenne, Aurora, venuta al mondo come un miracolo, dopo anni di tentativi disperati e infruttuosi.

La telefonata notturna di una sconosciuta, con cui si apre il romanzo, lascia in Stefano un vago senso di paura e sgomento: la donna allude, infatti, a questioni del passato che lui nemmeno ricorda, parlando con tono sibillino di una promessa fatta quando sua figlia era ancora una bambina, quasi esprimendo una velata minaccia. Poche ore dopo, durante un rapporto sessuale, Aurora cade in un sonno comatoso di cui nessun medico riesce a comprendere la ragione. Si apre così un periodo di crisi, in cui i due genitori cercano di rispondere in modo diverso a quest’evento inspiegabile e doloroso, alla ricerca di una soluzione sempre più disperata: Carola si abbandona a una vita di preghiera e riti superstiziosi, mentre Stefano cerca di reagire e inizia a indagare sulla telefonata ricevuta nel cuore della notte, sui misteri della sua famiglia e sull’ipotesi che una maledizione gravi sulle fondamenta della Fulgor... Ma è davvero così?

Giorgio Nisini architetta una rielaborazione in chiave contemporanea della Bella addormentata nel bosco, in una versione che fonde il tono classico delle favole di Perrault e dei fratelli Grimm con le tradizioni più nere del Perceforest e di Giambattista Basile. Il risultato è un romanzo avvincente e sorprendente, che gioca con la tradizione trasportandola nel presente e nel futuro, aprendo squarci di senso sul mondo contemporaneo e ricordando il valore eterno delle grandi storie.

Giorgio Nisini è nato a Viterbo nel 1974. Scrittore e saggista, insegna Letteratura italiana contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. È autore dei romanzi La demolizione del Mammut (Perrone, 2008, Premio Corrado Alvaro Opera Prima e finalista Premio Tondelli), La città di Adamo (Fazi, 2011, selezione Premio Strega), La lottatrice di sumo (Fazi, 2015) e Il tempo umano (HarperCollins, 2020).

RECENSIONE

''Lui non lo sapeva, ma era appena entrato nel bosco'' si legge all'inizio del romanzo, quando quello che ne è in fondo il protagonista, Stefano Orsini Gianotti, riesce a riaddormentarsi dopo essere stato svegliato nel cuore della notte, in albergo all'estero, da una misteriosa telefonata anonima augurale e minacciosa assieme, relativa al compleanno, il giorno dopo, della figlia Aurora. 
 
Narra appunto l'attraversamento di questo bosco metaforico, psicologico e esistenziale, questo ultimo libro di tutto misteri e suspance di Giorgio Nisini, in cui, a partire dal titolo e nome della ragazza, Aurora, alla fabbrica di lampadine Fulgor fondata dal nonno dell'attuale titolare Stefano Orsini Gianotti, sembra esservi un messaggio di luce che, dopo una sorta di lunga notte popolata di fantasmi, angosce e inquietudini, alla fine parla di un risveglio alla vita che sembra per coincidere simbolicamente con l'illuminazione e il restauro del rudere della fabbrica primigenia, spenta e abbandonata da tempo. 
 
Una storia di sonni, sogni, presentimenti, fantasie che si rifà del resto dichiaratamente alla fiaba de ''La bella addormentata', su suggestione, più che della celebre versione di Perrault, di versioni anteriori, da quella anonima trecentesca narrata nel Perceforest a quella seicentesca di Basile, più ricche di sentimenti e incantesimi, di ombre e premonizioni. 
 
Accade così che Carola, nel giorno del suo compleanno, appena conosciuto l'amore, si senta attratta e precipiti in un sonno profondo del quale i medici saranno incapaci di capire la ragione, non trovando nulla di alterato o infetto o malato nel suo corpo, così che vanno a tentoni provando una terapia o un'altra per la misteriosa narcosi, che sembra protrarsi senza fine. 
 
A monte di questa sorta di fattura c'è la chiamata notturna che finirà per angosciare il padre, Stefano, e il contemporaneo risvegliarsi improvviso a casa di Carola, la madre, che non ne capisce il perché fino a quando non vede ai piedi del letto la figlia, smarrita e assente come in stato sonnambolico. Anche loro, non lo si ripete, ma stanno entrando nel bosco. Un bosco buio fitto, di cui sembra non vedersi l'uscita, una luce appunto, in cui cominciano a agitarsi pensieri strani, sensi di colpa che prendono corpo nelle forme più varie, presagi, fantasmi e paure che, mentre si crea una ''necrosi verbale'' e un allontanarsi uno dall'altra dei due genitori, spingono la donna verso una sua forma di fede e speranza che va dall'interrogare un sensitivo che le parla di streghe nordiche dette Norne al creare in casa un altarino con una Madonna per pregare, mentre lui ossessionato da presentimenti e suggestioni più varie è alla caccia dell'autrice della misteriosa telefonata, che forse coincide con una vecchia che lanciò larvate minacce una sera di festa pcoco dopo la nascita di Aurora e può essere abbia a che fare col passato della Fulgor. 
 
Nisini così, creando situazioni e suspance, giocando su colpi di scena e una piccola vera e propria indagine poliziesca, facendo luce sulla storia della fabbrica, legata anche alle morti drammatiche e premature sia del nonno che del padre di Stefano, introducendo altri personaggi, gioca sempre a osservare e raccontare con sottigliezza analitica di scrittura pensieri, intonazioni, piccoli movimenti, sensazioni, fantasie negative, presentimenti non ben definibili, fisici e psichici dei personaggi principali che diventano la vera sostanza, la materia di cui è fatta tutta la avvolgente e un po' onirica vicenda.

 

RECENSIONE: "LE SETTE LUNE DI MAALI ALMEIDA" DI SHEHAN KARUNATILAKA - FAZI EDITORE

 

Vincitore del Booker Prize 2022

Shehan Karunatilaka

Le sette lune di Maali Almeida

Fazi Editore

Titolo originale: The Seven Moons of Maali Almeida
Collana: Le strade
Numero collana: 543
Pagine: 472 - Prezzo cartaceo: € 20
Data pubblicazione: 06-06-2023 
 

 

Traduzione di Silvia Castoldi

Vincitore del Booker Prize 2022

Il libro

L’incredibile storia di Maali Almeida si apre in circostanze a dir poco inconsuete: il giovane Maali, fotografo di guerra, giocatore d’azzardo e gay clandestino, si è appena svegliato in quello che sembra un ufficio visti celestiale. È morto, il suo corpo sta affondando nelle acque quiete del lago Beira e lui non ha idea di come ci sia finito. Siamo nel 1990, Colombo è «una città puzzolente dove le azioni rimangono impunite e i fantasmi camminano non visti» e lo Sri Lanka un paese in cui l’elenco dei sospetti è tristemente lungo e a regolare i conti sono squadroni della morte, attentatori suicidi e sicari. Nemmeno nell’aldilà, però, si può stare troppo tranquilli. Il tempo, per Maali, scorre veloce: ha a disposizione soltanto sette lune – sette notti – per contattare l’uomo e la donna che più ama e condurli alla sua scatola segreta di fotografie, una collezione di immagini altamente compromettenti che potrebbero sconvolgere lo Sri Lanka. Deve assicurarsi che non vadano perdute. Disturbato da ostacoli di ogni sorta, cerca di portare a termine la complicata missione e, nel frattempo, si sforza di rimettere ordine nei ricordi per risolvere l’enigma che lo assilla: chi l’ha ucciso?
Il commovente racconto di un amore proibito, l’avvincente indagine su un omicidio misterioso, l’appassionante epopea di un paese in crisi: Le sette lune di Maali Almeida, che ha vinto il prestigioso Booker Prize proiettando l’autore nell’olimpo della letteratura mondiale, contiene tutto questo e molto di più. Shehan Karunatilaka ha dato vita a un romanzo esuberante, narrato da una voce unica, intriso di un umorismo irresistibile e impreziosito da uno stile travolgente.

«I paragoni letterari più immediati sono quelli con il realismo magico di Salman Rushdie e Gabriel García Márquez. Ma il romanzo ricorda anche l’arguzia mordente e il surrealismo di Le anime morte di Nikolaj Gogol’ o Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov».
«The Guardian»

«Non possono esserci molti romanzi che ricordano al tempo stesso Agatha Christie, Salman Rushdie, Raymond Chandler, John le Carré e Stranger Things, ma questo lo fa. Karunatilaka rispetta le convenzioni di tutti i generi che mescola in modo davvero stravagante. Il risultato è una lettura esaltante».
«The Times»

«Come I figli della mezzanotte di Rushdie, Il tamburo di latta di Grass e Il Maestro e Margherita di Bulgakov, il libro di Karunatilaka è estremamente fiducioso nel suo anticonformismo letterario e nel suo modo di offrire dettagli stravaganti della vita quotidiana in Sri Lanka che vanno ben oltre la politica, la storia, la religione e la mitologia».
«The New York Times»

Recensione 

Vincitore del Booker Prize 2022. Il protagonista del romanzo ormai confinato in una specie di "Limbo", in cui è approdato dopo la morte - è stato trucidato nel 1990 in Sri Lanka, durante la guerra civile tra il Governo e la Tigri Tamil, guerra che è iniziata nel 1983 e finita nel 2009. Con spietato coraggio Maali si racconta per quello che è stato: un uomo ai limiti della società perchè omosessuale non dichiarato, nonchè promiscuo, ma anche report che ha compiuto operazioni in zone di guerra e, infine, assiduo giocatore d'azzardo.

Con una certa ironia Karunatilaka tratteggia l'aldilà>>, come luogo "non luogo" più simile ad un CUP d'ospedale o di una Agenzia delle Entrate. Luogo, per altro, dove non sembra esserci pace per nessuno: nel "Limbo", infatti, Maali deve guardarsi dai diavoli. (Altro che la snervante attesa de "Il castello di Kafka!) A Maali e agli altri spiriti, oltre che narrare la propria vita, è dato il compito di sistemare le cose lasciate in sospeso. Ognuno di loro, infatti, ha una settimana - le sette lune, del titolo, stanno a significare proprio questo - per mettere ordine a ciò che rimane . 

In questo tempo limitato Maali deve scoprire chi l'ha ucciso e mettere in salvo le fotografie che denunciano gli orribili reati del potere. I suoi coinquilini, una ragazza innamorata di lui Jaki e il cugino di lei, DD di cui Maali è amante, devono trovare e diffondere le foto, da lui nascoste in un luogo segreto per far cadere il governo.

Nel romanzo di Karunatilaka non c'è distinzione tra vivi e morti, entrambi convivono, pur senza vedersi o toccarsi, perchè se <<gli unici che sanno la verità sulla guerra civile dello Sri Lanka sono i morti, allora tanto vale lasciarli raccontare la loro storia>>. 

E' un romanzo che contiene molti generi: perchè mescola horror, splatter, giallo, narrazione di guerra, storie di fantasmi, satira politica e avventure gay, senza per questo perdere la componente di denuncia: la violenza, la guerra civile tra tamil e cingalesi, gli interessi geopolitici di Gran Bretagna, Usa e India.

Una nostalgia pervade il lettore anche grazie all'uso della seconda persona singolare, che permettono di rendere concreto non solo il distacco del protagonista dai fatti (la guerra, la violenza), ma anche il senso di lontananza, che lo separa ormai, dalla <<vita>>. E' proprio tramite questo "tu" che si comprende come Maali sia un uomo scisso: il suo corpo giace smembrato in un luogo, mentre il suo "io" è più che mai "alterità". 

Proprio questo racconto di "aldilà e attualità" si avvicina "I versetti satanici di Salman Rushidie" a Le sette lune di Maali Almeida di Karunatilaka. Gli srilankesi hanno riconosciuto in Maali Almeida il noto giornalista Richard De Zoysa, attivista assassinato, dopo essere stato rapito, a soli 31 anni nel 1990.

Nel romanzo Karunatilaka, il giovane giornalista è un reporter: sempre pronto con la macchina fotografica a denunciare anche nell'aldilà perchè: per lui non esistono posti sbagliati>>. I 7 giorni  a sua disposizione per far conoscere gli orrori della guerra civile rimandano al tempo troppo breve che corre tra la memoria e l'oblio a cui sono destinati: morti, tra il fatto e l'amnesia storica, <<A ogni anima vengono concesse sette lune. Per ricordare le vite passate. E poi dimenticare>>. 

A un lettore attento il compito di scoprire se Maali potrà raggiungere la luce o rinascere in un'altra forma dell'esistenza.

 

 

giovedì 13 luglio 2023

RECENSIONE: "IL GIOCO DELL'ANIMA" DI JAVIER CASTILLO - SALANI


Dall'autore del bestseller La ragazza di neve

Torna Javier Castillo con Il gioco dell'anima

Autore bestseller de La ragazza di neve diventata serie Netflix

JAVIER CASTILLO

IL GIOCO DELL'ANIMA 

SALANI

pp. 384, Euro 19,90

Il libro

New York, 2011. Una ragazza di quindici anni viene trovata crocifissa in un quartiere di periferia. Poco dopo Miren Triggs, una giovane giornalista investigativa del Manhattan Press, riceve una strana busta. Dentro trova la polaroid sfocata di un’altra adolescente imbavagliata, con una sola annotazione: «GINA PEBBLES, 2002». Sulla busta, in una grafia irregolare, c’è scritto: ‘VUOI GIOCARE?’ Un invito inquietante che Miren accetta immergendosi senza riserve nell’indagine sulla scomparsa della ragazza, con l’aiuto del suo ex professore di giornalismo, Jim Schmoer. Gina è ancora viva? Che legame c'è con l'altro macabro omicidio? Ma soprattutto: chi sono i Corvi di Dio? Difficile stabilire il confine tra un gruppo di adolescenti annoiati e una setta di pericolosi fanatici, tra una sfida provocatoria e un rito sanguinario. Dopo il successo della Ragazza di neve, da cui è stata tratta la serie Netflix, Javier Castillo torna con un thriller mozzafiato che trascina il lettore in un gioco fatale, in cui si lanciano i dadi della fede, della passione e dell'inganno. In palio un oscuro segreto che, se scoperto, può cambiare tutto.


Dello stesso autore


La ragazza di neve

Javier Castillo



 

 

 

 

 

Recensione

Torna Miren Triggs, la giovane giornalista investigativa creata dallo scrittore bestseller Javier Castillo e questa volta viene trascinata in un gioco fatale tra fanatismo religioso, inganni e un gruppo di adolescenti annoiati.

Nel nuovo thriller Il gioco dell'anima, in libreria per Salani, una ragazza di 15 anni viene trovata crocifissa in un quartiere di periferia a New York, nel 2011. 

    Miren riceve poco dopo una strana busta con dentro la polaroid di un'adolescente imbavagliata con la scritta Gina Pebbles, 2022 e sulla busta l'inquietante invito Vuoi giocare? La giornalista investigativa lo accetta e si immerge nell'indagine aiutata dal suo ex professore di giornalismo Schmoer. 

    Le cose si complicano rispetto al primo romanzo La ragazza di neve, diventato una serie Netflix di successo, in cui l'indagine era concentrata sulla scomparsa di una bambina. "Nel primo libro Miren si era sentita completamente attratta dal sentimento e dalla necessità di cercare una bambina che si era persa perché le ricordava il suo essersi persa. Ne "Il gioco dell'anima" la giornalista è obbligata a confrontarsi con questo nuovo caso quando riceve la busta con la fotografia ed è spinta a giocare un gioco che metterà in pericolo la sua vita" dice  Castillo che è cresciuto a Malaga e con i suoi romanzi ha venduto oltre un milione e 300mila copie. 

    Ma c'è un legame tra i due romanzi? "Il personaggio di Mirren ha le stesse ferite nel primo e nel secondo libro ma le affronta in modo diverso. Ne Il gioco dell'anima è più matura e ha una situazione professionale diversa. Nel primo romanzo il mistero si protrae per molti anni, invece ora ci troviamo difronte a una storia che viene risolta nel giro di tre giorni. Abbiamo un mistero più denso, più fosco, più enigmatico rispetto al primo romanzo". 

    Quanti volumi avrà questa serie con protagonista Miren? "Tre e il terzo spero possa vedere la luce il prossimo anno. Miren è un personaggio forte che in realtà potrebbe fornire materiale per quindici o venti libri, ma ormai ho costruito la sua struttura emotiva. Il terzo, che sto scrivendo, penso che sarà il più spettacolare ed esplosivo. Riguarderà il mistero della scomparsa del figlio di Ben Miller, il poliziotto dell'Fbi" annuncia Castillo. 

    Ma cosa lo ha ispirato nel creare questa figura di giovane giornalista investigativa che diventa una vera e propria detective? "Per me Mirren doveva incarnare la critica a un certo tipo di giornalismo segnato da un grande sensazionalismo e dall'utilizzo della stampa come auto parlante propagandistico della politica. Ma poiché Miren è piena di ferite comincia a superare alcuni confini, alcune linee rosse del giornalismo, facendo a volte scelte discutibili e per questo ritroviamo questa sensazione di bisogno di un risarcimento nella sua ricerca della verità". 

    Si è ispirato alla cronaca per questo caso? "La fonte di ispirazione sono tanti casi reali. La storia è frutto della mia fantasia. Ne Il gioco dell'anima ho parlato del dolore che porta lo sfruttamento del fanatismo religioso" dice lo scrittore che da supervisore è diventato consulente delle sceneggiature e della trama della serie Netflix. 

    Ci sono adolescenti e giovani nei suoi libri, cosa pensa dei ragazzi e delle ragazze di oggi? "Sono ottimista che le nuove generazioni troveranno delle soluzioni a quello che stiamo lasciando loro in eredità. I giovani sono preoccupati per tematiche che noi adulti non siamo stati in grado di risolvere, dalla a guerra alle conseguenze del cambiamento climatico".

 

RECENSIONE: "UN POSTO SOTTO QUESTO CIELO" DI DANIELE SCALISE - LONGANESI


DA QUESTA INCREDIBILE STORIA IL FILM RAPITO DI MARCO BELLOCCHIO A CANNES 2023

 Il caso Mortara, dal saggio al romanzo

Scalise scrive la storia di Edgardo che ha ispirato Bellocchio


DANIELE SCALISE

UN POSTO SOTTO QUESTO CIELO

 Longanesi

pp.256, euro 16,90

 

 

 

 

 

Il libro 

Bologna, 23 giugno 1858. Due guardie pontificie si presentano alla porta di Momolo e Marianna Mortara con un mandato della Santa Inquisizione. Da quel momento l’esistenza di una famiglia di modesti mercanti ebrei è destinata a essere per sempre sconvolta: le guardie hanno infatti l’ordine di portar via il sesto dei figli, Edgardo, di non ancora sette anni. I genitori, attoniti, chiedono invano spiegazioni, protestano, si disperano ma alla fine sono costretti a cedere ai gendarmi che trascinano via il figlioletto. È l’inizio brutale di una vicenda via via sempre più cruenta e destinata a punteggiare malamente la storia del nascente Stato italiano e della ormai fatale estinzione di quello pontificio. A nulla valgono gli appelli al papa di capi di Stato come Napoleone III, l’imperatore d’Austria e il presidente degli Stati Uniti né le voci di protesta di uomini di cultura e le suppliche di quelli di ogni fede. Pio IX è irriducibile: Edgardo Mortara, pur nato ebreo, appartiene alla Chiesa cattolica visto che una fantesca ha giurato di averlo battezzato di nascosto quand’era nella culla ritenendolo moribondo per via di un attacco di febbre. Vittima di un’epoca tempestosa, ­Edgardo vivrà tutta la vita all’interno dell’istituzione ecclesiastica, prima ragazzo confuso e solitario, poi sacerdote inquieto e disperato. Fino alla sua morte in un convento nei pressi di Liegi tre mesi prima che i nazisti invadano il Belgio, sarà pedina innocente sulla scacchiera di un potere spietato.


Daniele Scalise

Daniele Scalise (Roma, 1952) è un giornalista e scrittore italiano. Ha collaborato con la Rai, è stato corrispondente in zone di guerra, ha lavorato per l’Espresso, Panorama e Il Foglio ed è stato redattore di Prima Comunicazione. È autore di saggi di carattere sociale e di inchieste sull’antisemitismo. Un posto sotto questo cielo è il suo primo romanzo.

 

 

Recensione

Il suo saggio, in cui 26 anni fa ricostruiva la storia di Edgardo Mortara, il bambino strappato a forza, nel 1858, dalla sua famiglia ebrea per affidarlo alle 'cure della Chiesa cattolica, ha liberamente ispirato Marco Bellocchio nella genesi del film Rapito.

Ora Daniele Scalise, in una felice quanto casuale concomitanza di tempi, porta nelle librerie il romanzo della "storia tragica, infame di questo sopruso, di questa violenza". Perché dice in un'intervista all'ANSA, "non c'è altro aggettivo per definire l'orrore di questa vicenda".

"Il film di Bellocchio l'ho visto e condivido quello che dice il Guardian: è appena uscito ma è già un classico della cinematografia. Bellocchio ha una potenza visiva, una capacità di racconto e racchiude una coincidenza di meraviglie, dalla recitazione al montaggio, alla luce, ai costumi. Un vero gioiello che ti lascia senza fiato" dice Scalise, per nulla geloso della paternità della scoperta. E d'altra parte Bellocchio "lo scrive nei titoli del film di essersi liberamente ispirato al mio saggio: e dico liberamente con grande gioia ed orgoglio".

La vicenda era stata scoperta da Scalise, giornalista e scrittore, autore di saggi e di inchieste sull'antisemitismo, incuriosito da una piccola nota scovata ne La storia degli ebrei in Italia di Attilio Milano. "Decisi di prendermi un anno sabatico e di partire per andare a cercare documenti su questa vicenda. Aiutato dalle fonti raccolte nel mondo, negli archivi del Vaticano, nelle biblioteche ebraiche negli Stati Uniti e a Roma, ho ricostruito la storia ed il contesto che era quello del precipitare del potere temporale della Chiesa". Perché, osserva, "c'è una stretta connessione tra la storia di Edgardo e il contesto: Pio IX aveva utilizzato questa vicenda non solo perché era abituato a gesti prepotenti e arroganti nei confronti delle comunità ebraiche, ma perché sentiva che la terra gli crollava sotto i pedi e voleva dare un segno della sua potenza. Lui ha vinto una battaglia, ma perso una guerra". Poi con il romanzo "ho mantenuto il racconto storico e introdotto personaggi di invenzione. Mi interessava molto esplorare l'animo e la psiche di questo povero bambino, ragazzo ed uomo, la cui esistenza è stata maciullata da questa storia". E anche qui non è invenzione: "Ho trovato i piccoli diari che Edgardo aveva scritto nel convento in cui è cresciuto". La cosa importante, odesso, è che "dopo 165 anni il caso Mortara è esploso" e ora che è deflagrato ci interroga tutti: "la vera questione della religione cattolica è quella dell'antisemitismo".

E per fare un parallelo con le questioni di violenza che affliggono il mondo femminile, "io penso che così come nel primo caso ci sia un problema che i maschi si devono intestare per risolverlo, nel caso dell'antisemitismo il problema per risolverlo è nelle mani dei non ebrei". 

RECENSIONE: "PERICOLO SULLE CIME" DI GARY SNYDER - ELEMENTO 115

 

GARY SNYDER

PERICOLO SULLE CIME (DANGER ON PEAKS) 

a cura di Paolo Allegrezza

edita da Elemento115 

pp. 232 - Euro 12,00

 

 

 

 

 

 

Il libro

Questo libro di poesie, pubblicato nel 2004 a venti anni dall’ultima raccolta, inizia con l’ascesa al Mt. St. Helens compiuta dall’autore nell’agosto 1945. Al ritorno, venuto a conoscenza delle bombe su Hiroshima e Nagasaki, giura di combattere per il resto della sua vita un potere «tanto crudele e devastante». Praticando una sorprendente varietà di stili, Danger on Peaks costruisce un ponte tra quelle giovanili esperienze e le poesie successive concernenti quella che lo stesso autore definisce una dimensione di vita «immediata, intima, di piccoli fatti e intuizioni». Ne scaturisce la raccolta più personale di Gary Snyder e l’esempio di come la poesia si possa coniugare ad una spinta di liberazione, non solo individuale.

Con testo a fronte, questa è la prima traduzione italiana.


Gary Snyder (San Francisco, 1930) è l’ultimo superstite della Beat Generation. A lui è ispirato Japhy Ryder, il personaggio ne I vagabondi del Dharma di Jack Kerouac. Studioso di lingue e culture orientali, ha soggiornato dal 1956 al 1968 in Giappone studiando il buddhismo zen e vivendo in monasteri e comunità. Dagli anni ’70, Snyder è divenuto un punto di riferimento per il suo impegno nella difesa dell’ambiente. Teorico dell’ecologia profonda, docente e attivista, è considerato una delle voci più rilevanti della poesia americana (Premio Pulitzer, 1975). Vive in California, nella Sierra Nevada.

 Recensione

Dopo la morte di Ferlinghetti, scomparso nel 2021 a 102 anni, Gary Snyder è considerato l'ultimo della beat generation che ancor fa sentire la sua voce, pur avendo compiuto, l'8 maggio, 93 anni, essendo di qualche anno più giovane delle voci storiche, da Ginsberg a Kerouk, il quale lo ritrasse nel protagonista Japhy Ryder dei ''Vagabondi del Dharma'', col suo rigore, la sua cultura buddista e l'amore per la montagna.

Legata alla San Francisco reinassence, la sua è una voce particolare che è stata l'anima ambientalista del movimento, anche lui affascinato dalla cultura orientale e dal buddismo, essendo vissuto in Giappone per dodici anni dal 1956 al 1968, dopo aver studiato lingue orientali a Berkley, legando l'anelito a un'armonia generale alla convinzione che questa dovesse partire innanzitutto da un buon rapporto con la natura. 


    In Italia ha avuto meno fortuna, pur essendo usciti una decina di volumi con suoi versi, a partire dal 1974 con ''Il vulcano Kyushu e altre poesie'', edito da Mondadori, e ora, per iniziativa e a cura di Paolo Allegrezza, viene proposta a omaggiare questo novantenne una sua raccolta molto lodata e significativa del 2004, ''Pericolo sulle cime'' (Danger on peaks) edita da Elemento115 (pp. 230 - 12,00 euro), divisa in cinque sezioni con testi scritti in circa 40 anni. Il volume è un po' un ponte tra le esperienze giovanili e la vita successiva, tra un sentire più collettivo e impegnato (il primo componimento è l'ascesa al monte St, Helens nell'agosto del '45, con, al ritorno, l'arrivo della notizia delle bombe di Hiroshima e Nakasaki e gli ultimi sono sulla distruzione dei Budda di Bamyan a opera dei talebani) e una dimensione di vita ''immediata, intima, di piccoli fatti e intuizioni'' in cui la pace si compenetra con l'armonia. 

 ''Questa doppia dimensione, contemplativa e attiva, ascetica e anti intellettualistica, è la cifra di del lavoro poetico di Snyder'', scrive Allegrezza, che ricostruisce la nascita della beat generation, partendo dai primi incontri nel 1943 per arrivare alla nascita della City Lights Books e poi al reading della Six Gllery nel 1955, che è un po' la nascita ufficiale del movimento, cui Snyder partecipa. 


    Nato a San Francisco nel 1930, Snyder cresce poi in realtà al nord, nello stato di Washington dove vita quotidiana e ambiente sono strettamente intrecciati e in particolare lo sono per la cultura degli indiani Salish, con cui entrerà in contatto, scoprendone l'intatto spirito originario. 


    Inizia a scrivere poesie attorno ai venti anni, ma le prime escono in volume nel 1959 col titolo ''Riprap e poemi delle Cold Mountain, legati alla sua esperienza di lavoro al Yosemite Park.
    Sono versi che risentono della sua formazione, degli incontri che hanno segnato la sua crescita. Il tono è quello affabulatorio, colloquiale nel verso libero e senza rime, con echi della poesia orale e dello stile diretto di William Carlos William, ma con più libertà e influenze visionarie e immaginifiche che qualcuno ha accostato ai caratteri di molti canti tribali degli indiani d'America.

 La sua ultima raccolta è del 2015, ''The present moment'', mentre l'edizione di tutti i suoi versi ''Collcted poems'' è dello scorso anno. Con ''Tartle island'' nel 1975 vinse il Premio Pulitzer, portando avanti la sua idea per cui gli americani solo con un profondo contatto con la natura possono abbandonare il ruolo di distruttori delle culture indiane e dell'ambiente e riuscire da essere davvero nativi americani. La sua poesia indica sempre un percorso, una liberazione, un recupero, e si potrebbe considerare come ''una manifestazione in versi della pratica, una sorta di piccolo passo sulla via del Dharma, l'anima del cosmo'', come annota Allegrezza. 


    Quanto alle poesie appena edite in italiano, ''la struttura sintattica è ridotta la minimo, così pure l'uso dei connettivi, ai quali sono preferiti i segni d'interpunzione o il distanziamento grafico. Sono estranee a Snyder modalità com e il ritmo cantilenato, il monologo fiume, l'invettiva, il racconto visionario, praticate da Ginsberg, Corso e Ferlinghetti''. la sua è una scrittura ''argomentativa e ,a suo modo, filosofica, in questo senso ascrivibile all'avanguardia'', con echi della amata e studiata poesia giapponese.

RECENSIONE: "BUCANEVE" DI MELISSA DA COSTA, RIZZOLI

 

Melissa Da Costa, rinascere è possibile? Bucaneve "avrà un seguito che uscirà l'anno prossimo" annuncia.

Tra i dieci autori più venduti in Francia, esce Bucaneve

MELISSA DA COSTA

BUCANEVE 

RIZZOLI

pp 480, Euro 19

 

 

 

 

Il libro

Ambre ha vent’anni e la vita davanti a sé, ma non la vede. Da un anno è l’amante ragazzina di un quarantenne, Philippe, professionista affermato, padre di famiglia. Vive nell’appartamento che lui le ha messo a disposizione, ma è un amore asfissiato che si nutre di scampoli di tempo. Quando Ambre, sopraffatta dal vuoto, tenta di farla finita, Philippe è già distante da quell’amore nuovo e salva il proprio imbarazzo offrendole una via di fuga: le trova una sistemazione ad Arvieux, un paesino delle Alte Alpi francesi, come cameriera stagionale in un albergo. In questa valle azzurra, dove la montagna si presenta allo stato puro e le vetrine dei bar sono appannate dai fumi della cioccolata, Ambre scopre un micromondo di sogni, fragilità, entusiasmi, delusioni. Le persone che incontra hanno, come lei, dolori che pesano e solitudini schierate come scudi. Persone come Tim, l’aiuto cuoco, ventiduenne gay rifiutato dalla sua famiglia; come Rosalie, madre single di una bambina di quattro mesi, che soffre di fobia dell’abbandono. Come Wilson, che preferisce il rumore del vento tra i pini alla compagnia degli uomini. Giorno dopo giorno, tra un turno in sala e una ciaspolata nei boschi di larici, tra incomprensioni e risate leggere, Ambre mette piede nei loro silenzi ed esce dal suo. Come accade quando, sulla superficie di neve invernale, protettiva e muta, riaffiora la vita nei petali di un bucaneve. Racconto delicato e sincero sull’amicizia, sulle seconde possibilità, sulle intermittenze del cuore, immerso in un paesaggio potente e benefico, Bucaneve è, soprattutto, un inno al coraggio di ricominciare.

Recensione

La possibilità di ricominciare, sempre.

E' un tema che torna in tutti i libri di Melissa Da Costa, tra i dieci autori più venduti in Francia negli ultimi anni. In Bucaneve, uscito per Rizzoli nella traduzione di Elena Cappellini, che la scrittrice, 32 anni, è venuta a presentare in Italia, la ventenne Ambre ritrova se stessa in un paesino delle Alte Alpi francesi dove si immerge in un micromondo di sogni e delusioni e le persone che incontra hanno come lei dolori che pesano.
    "Ho dovuto scrivere quattro libri per capire che in ogni mio romanzo c'è un dramma che porta a un nuovo inizio. Ci sono migliaia di persone che decidono di fare una vita altrove, di andarsene. Si può fare questa scelta ed è un diritto" racconta Da Costa della quale Rizzoli ha pubblicato nel 2021 I quaderni botanici di Madame Lucie e nel 2022 Tutto il blu del cielo.
    "Il cambiamento geografico, dell'ambiente che ci circonda, delle persone e degli amici ci consente di mettere da parte i nostri demoni, tutte quelle parti di noi che non amiamo.
    Coincide con questo desiderio il momento in cui si decide di fuggire. C'è la possibilità di reinventarsi, di creare una nuova immagine" spiega.
    Racconto sull'amicizia e sulle seconde possibilità, dove il paesaggio ha una forza potente e benefica, Bucaneve è un romanzo a cui la Da Costa è molto legata, il primo che ha scritto. "Avevo più o meno l'età della protagonista e mi ponevo lo stesso tipo di domande. Quando lo ho ripreso in mano, dieci anni dopo, mi ha fatto un certo effetto. Ci ho lavorato oltre un anno, ho modificato e aggiunto alcune parti, ma l'anima della storia è rimasta la stessa" dice la scrittrice. Ambre per un anno è stata l'amante ragazzina di Philippe, un quarantenne, professionista affermato e padre di famiglia.
    Sopraffatta da quell'amore che le offre pochi scampoli di intimità e dal vuoto che porta con se, tenta di farla finita.
    Philippe, già distante da lei, le offre una via di fuga trovandole una sistemazione ad Arvieux, sulle Alte Alpi francesi, come cameriera stagionale in un albergo. E' qui che conoscerà Tim, aiuto cuoco gay che la famiglia rifiuta; Rosalie, giovane madre single che soffre di fobia dell'abbandono e Wilson che preferisce la natura agli umani. Con loro Ambre riuscirà, come un bucaneve che esce dalle superfici innevate, a uscire dalla sua solitudine e rinascere.
    "Ho iniziato a immaginarmi, a figurarmi come vivono le persone che lavorano come stagionali, che di sei mesi in sei mesi cambiano tutto e non hanno sicurezze. Sono arrivata a scegliere di fingere di essere in quel modo. Ero tentata di cambiare alcune cose del comportamento di Ambre, ma poi ho pensato che rispondevano in modo più veritiero ai sentimenti di una giovane donna di quell'età" dice la scrittrice che durante la pandemia, per un anno, non è riuscita a scrivere. "Mi sembrava di soffocare" afferma.
    Bucaneve "avrà un seguito che uscirà l'anno prossimo" annuncia.

 

RECENSIONE: L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DEL LIBRO DI MILAN KUNDERA

Attraverso il racconto delle vite dei protagonisti, che appaiono quasi un pretesto narrativo, Kundera nel suo "L'insostenibile leggerezza dell'essere", ci pone dinanzi a riflessioni profonde sul senso della vita, dell'amore, dei rapporti umani, degli ideali, delle passioni e di tutto ciò che riempie le nostre esistenze. 

"I personaggi del mio romanzo sono le mie proprie possibilità che non si sono realizzate. Per questo voglio bene a tutti allo stesso modo e tutti allo stesso modo mi spaventano: ciascuno di essi ha superato un confine che io ho solo aggirato".

Milan Kundera è nato a Brno il 1° aprile 1929, quando l'attuale Repubblica ceca si chiamava ancora Cecoslovacchia. E' uno dei più importanti scrittori contemporanei, ma non solo, è anche poeta , saggista e drammaturgo. Suo padre era un uomo influente, rettore dell'accaddemia musicale di Brno. E' da lui che ha ereditato il suo grandissimo amore per la musica classica, in particolare per il compositore Leos Janà? 

L'occupazione sovietica della Cecoslovacchia segnò l'inizio della distruzione della cultura ceca e lo stravolgimento della vita dell'intera popolazione, soprattutto di coloro che, come Kundera, si opponevano al regime. Iscritto al Partito Comunista, nel 1968 si schierò apertamente a favore della "Primavera di Praga". Viste le sue idee, venne espulso dall'università dove insegnava e anche dal partito, nonostante, fino a poco tempo prima, ne fosse stato un punto di riferimento importantissimo. Gradualmente venne privato di tutto: lavoro, assistenza, salario, passaporto. Viveva nel vuoto più totale, eppure, non ha mai smesso di scrivere e di manifestare il suo libero pensiero su quanto stava accadendo alla sua amata nazione. Nel 1971 scrisse, sotto pseudonimo, la pièce teatrale Jacques e il suo padrone. Omaggio a Denis Diderot in tre atti e,  nel 1975, seppur a malincuore, si trasferì in Francia con sua moglie Vera. Nel 1979, dopo la pubblicazione de Il libro del riso e dell'oblio, gli venne tolta la cittadinanza cecoslovacchia. Kundera ne fu profondamente ferito e amareggiato: "I russi hanno privato un ceco della sua cittadinanza". Nel 1981, con Mitterand presidente, ottenne quella francese.

Un uomo estremamente brillante, intelligente e affascinante, ironico e schivo, al punto che nessuno, o qausi, è mai riuscito a intervistarlo, fatta eccezione per una radio di Brno. Kundera non ha mai amato parlare di sè, e pur vivendo una vita piena, è sempre stato molto geloso della sua privacy. Ha sempre desiderato "scomparire" nelle sue opere, che, a suo dire, contengono tutto ciò che di lui e del suo pensiero c'è da sapere. Anzi, nel suo mondo ideale, gli scrittori dovrebbero essere costretti a scrivere mantenendo segreta la propria identità e a usare uno pseudonimo, perchè in questo modo si assisterebbe a una radicale riduzione della grafomania, dell'aggressività letteraria e, soprattutto, sarebbe impossibile interpretare biograficamente le opere letterarie, perchè l'attenzione del lettore rimarebbe focalizzata esclusivamente sull'opera, e, probabilmente, la lettura risulterebbe più "pura", vale a dire non contaminata da inutili contestualizzazioni o divagazioni di carattere personale sull'autore e sulla sua vita. 

"Un romanzo non è una confessione dell'autore, ma un'esplorazione di ciò che è la vita umana  nella trappola che il mondo è diventato."

Kundera è anche estremamente perfezionista. Ha "ripulito" tutta la sua opera. Ha tenuto l'essenziale, ciò che gli piaceva davvero, e ha fatto sparire, nelle edizioni successive, racconti o poesie che non sentiva più all'atezza della sua produzione letteraria. Ma non solo, per oltre due anni ha smesso di scrivere per dedicarsi completamente alla ritraduzione di tutti i suoi lavori della lingua ceca a quella francese. Questo perchè si era reso conto che le traduzioni fatte fino a quel momento erano imprecise, soprattutto nella scelta dei vocaboli che finivano con l'alterare il senso del suo pensiero, e anche la profondità dei contenuti. Kundera, d'altro canto, ama le parole, le sceglie sempre in modo meticoloso, perchè è consapevole del loro peso.

Così, a un certo punto, ha abbandonato il ceco e ha cominciato a scrivere in lingua francese, tant'è che oggi è considerato a tutti gli effetti uno scrittore francese, nonostante i suoi  natali e nonostante abbia scritto buona parte delle sue opere in ceco. I suoi libri sono entrati di diritto a far parte della letteratura francese e, ancora in vita, ha avuto l'onore di vedere i suoi romanzi pubblicati in due volumi nella serie Plèiadi. Il nome di Kundera compare accanto a quello di scrittori del calibro di Proust, Balzac, Goethe e Conrad.

Kundera non si è mai dimenticato delle sue origini e nemmeno della "questione Ceca". In "Un occidente prigioniero" (saggio che contiene la trascrizione di due interventi di Kundera, uno del 1967 e uno del 1983) accusava l'Europa di aver rinnegato la ropria identità nel momento in cui aveva consentito alla Russia di strappare una parte d'Europa al proprio destino Europeo, e di averla svenduta da un lato agli Stati Uniti e dall'altro all'Unione sovietica. 

E anche ne L'insostenibile leggerezza dell'essere, il libro che ha consacrato la sua fama a livello mondiale, la "questione Ceca", ritorna con prepotenza, anzi, è proprio il contesto politico in cui si muovono i protagonisti, che finirà con il condizionarne le scelte, di conseguenze, le vite. E' proprio quel contesto politico così difficile ed "estremo" che ha consentito a Kundera di tratteggiare i suoi personaggi e i esplorarne la coscienza in profondità, perchè è nei momenti più critici che l'animo umano si manifesta in tutta la sua natura, prende vita e si colora. Un libro straordinrio, al punto che lo stesso Kundera temeva che in seguito non sarebbe più stato in grado di scrivere nulla di così potente e sofisticato. Ma i fatti, o meglio, le sue opere successive, lo hanno smentito.

Kundera, con il suo pensiero critico, ha dimostrato di essere un attento osservatore dell'agire umano, della realtà, del presente e dell'evoluzione dei tempi "moderni". In più occasioni ha manifestato tutto il suo scetticismo rispetto a questo mondo che va sempre più veloce, a questa forma di alienazione che ci accompagna e che ci allontana sempre più da quella che dovrebbe essere una dimensione umana, fatta anche di lentezza, introspezione e riflessione. Critica aspramente quest'epoca in cui si tende a eccellere nell'ignoranza e in cui sembra non esserci più spazio per porsi delle domande esistenziali. Quelle stesse domande esistenziali che lui, invece, continua a porsi e a porre ai suoi lettori, senza sosta. Quelle stesse domande che rendono i suoi romanzi mtevoli, perchè a ogni lettura si rinnovano, così come si rinnovano le nostre riflessioni e le nostre risposte ai quesiti che ci vengono posti.

Io stessa posso testimoniare che i suoi libri danno la sensazione di essere in continuo movimento e di risuonare  diversi a ogni lettura. Sono passati moltissimi anni da quando ho letto per la prima volta L'insostenibile leggerezza dell'essere. Attraverso il racconto delle vite dei protagonisti, che appaiono quasi un pretesto narrativo, Kundera ci pone dinanzi a riflessioni profonde sul senso della vita, dell'amore, dei rapporti umani, degli ideali, delle passioni e di tutto ciò che riempie le nostre esistenze. Ci mostra che la realtà ha molteplici chiavi di lettura e che ogni essere umano possiede le sue peculiarità, interiori ed esteriori. L'autore, in un certo senso, ricerca la verità.

 Quella verità che va oltre le apparenze, oltre il Kitsch (concetto molto ricorrente in Kundera, che oggi potremmo associare, per semplificare, al tanto in voga politically correct o, ancora, all'omologazione, al pensiero unico, quello che non ammette che vengano poste domande o che sorgano dubbi, alla "forma" condivisa dai più). Kundera ricerca la verità esteticamente imperfetta, quella che dà fastidio e che si vorrebbe nascondere, perchè considerata colpevole.

"... tutto ciò che turba il Kitch è bandito dalla vita; ogni espressione di individualismo (perchè ogni discordanza è uno sputo in faccia alla fratellanza sorridente), ogni dubbio (perchè chi comincia a dubitare di una piccolezza finirà per dubitare della vita in quanto tale), ogni ironia (perchè nel regno del Kitsch ogni cosa deve essere presa con assoluta serietà), e inoltre la madre che ha abbandonato la famiglia o l'uomo che preferisce gli uomini alle donne, minacciando in tal modo il precetto divino: <<crescete e moltiplicatevi>>".

Riassumere la trama di questo romanzo attraverso le vite dei suoi protagonisti, Tomas (un chirurgo stimatissimo), Tereza (una fotografa), e Karin (l'amato cane) da una parte, e Franz (un professore universitario) e Sabina (una pittrice) dall'altra, affronta così tante tematiche e incastra tra loro così tanti eventi, quelli di una vita intera, con disgressioni temporali e balzi in avanti, che sarebbe davvero riduttivo scegliere di concentrarsi su qualcosa in particolare. 

Vi dirò solo che Tomas e Tereza si amano molto; che per Tomas il suo lavoro è tutto e che pur amando profondamente Tereza, non riesce a fare a meno di tradirla, nonostante il senso di colpa e nonostante sia consapevole di provocarle una grandissima sofferenza. Tomas "Non è ossessionato dale donne, ma da quello che in ciascuna di esse c'è di inimmaginabile, in altre parole è ossessionato da quel milionesimo di diversità si presenta come qualcosa di prezioso perchè è inaccessibile pubblicamente e bisogna conquistarlo".

Sabina, invece, è una delle amanti di Tomas, e Franz è uno degli amanti di Sabina. Anche Sabina e Franz, a modo loro, si amano, a dispetto della loro sostanziale diversità. Per Sabina l'amore fisico è impensabile senza violenza, mentre per Franz "l'amore significa rinuciare alla forza".

E' un libro mutevole, che apre moltissime interpretazioni. I personaggi non sembrano mai fermi, danzano e lottano senza sosta all'interno delle proprie vite. Gli ideali, e fragilità, i fraintendimenti, a difficoltà di dover scegliere, andare per poi ritornare, perdere per poi ritrovare ... Seguire il cuore, fortunatamente, esiste la ragione che può salvarci e guidarci verso decisioni più ponderate, che non siano solo il frutto della nostra emotività.

E poi, ancora, cos'è leggero? Cos'è pesante? Cos'è l'anima? Dov'è? La vertigine, la paura, la forza del cambiamento e le nuove consapevolezze che affiorano, come quelle di Tomas che, strappato alla sua professione di chirurgo, si ritrova a fare il lavavetri, lavoro di cui non gli importa assolutamente nulla, ma che, allo stesso tempo, gli fa provare piacere. Perchè può finalmente comprendere:"la felicità delle persone (per le quali fino a quel momento aveva sempre provato pietà), che svolgevano una professione a cui non erano spinte da nessun <<Es muss sein!>> interiore e che esse potevano dimenticare non appena smesso il lavoro. Mai prima di allora aveva conosciuto una simile beata indifferenza. Quando al tavolo operatorio qualcosa non andava come lui voleva, si disperava e non riusciva a dormire"; e anche quelle di Tereza, che ha imparato a sue spese che le avventure amorose non hanno nulla a che fare con l'amore. Che sono leggere e non pesano nulla. Però, hanno il potere di far riacquistare la vista all'anima.

Lasciarsi tutto alle spalle e ricomiciare, spogliarsi delle proprie infrastrutture e scoprire che possiamo essere molte più cose di quel che crediamo e che la felicità, spesso, si nasconde proprio lì dove non pensavamo di poterla trovare, lontano da quella che pensavamo fosse la nostra strada ... "Nessun uomo ha una missione. Ed è un sollievo enorme scoprire di essere liberi, di non avere una missione."

Perchè "l'uomo senza saperlo compone la propria vita secondo le leggi della bellezza persino nei momenti di più profondo smarrimento". 

martedì 4 luglio 2023

PRODOTTI INDISPENSABILI NEL BEAUTY-CASE ESTIVO?

 

Ora che il sole risplende e, con un po’ di fortuna, ci aspettano lunghe giornate in spiaggia, è il momento ideale per munirsi di Spf. Con filtro chimico oppure fisico, nutriente o ultra-light: trovare quella perfetta per il proprio tipo di pelle non è mai stato così semplice.

 La crema solare dovrebbe essere un'alleata di bellezza tutto l'anno, non solo quando le temperature si alzano e aumentano le occasioni di trascorrere un week-end all'aria aperta. Chi non l'ha ancora fatto, quindi, dovrebbe subito munirsi di un fotoprotettore adatto al proprio tipo di pelle, in grado di schermare i raggi UV regalando al tempo stesso all'epidermide un colore dorato e luminoso, in totale sicurezza. È da sfatare, infatti, il mito che un filtro elevato sia d'ostacolo alla tintarella. In realtà è tutto il contrario dato che l'epidermide, protetta da pericolose scottaure, sarà in grado di scurirsi più gradualmente, certo, ma tingendosi di un glow molto più naturale e luminoso.

Buone abitudini in spiaggia

Godersi un momento di relax è sacrosanto ma non significa abbassare la guardia sui potenziali rischi provocati dall'esposizione ai raggi UV. No al sole selvaggio, quindi. Nelle ore centrali della giornata è sempre meglio rimanere all'ombra ma la crema solare è comunque imprescindibile. Può avere filtri chimici o fisici: i primi assorbono le radiazioni, trattenendo l’energia dei raggi solari per poi rilasciarla sotto forma di calore mentre i secondi racchiudono invece particelle minerali in grado di riflettere i raggi, proteggendoci dalle radiazioni dannose proprio come uno specchio. Non venendo assorbiti dalla pelle risultano meno irritanti e sono quindi particolarmente adatti in caso di pelle sensibile. In commercio, ormai, esistono prodotti in grado di soddisfare ogni esigenza in fatto di texture, tanto che persino gli schermi fisici a base di ossido di zinco, solitamente pastosi e associati all'antipatico residuo biancastro, sono ormai leggeri e trasparenti sulla pelle.

Cosa fare dopo l’esposizione

Al termine di una giornata all'aperto, specialmente se trascorsa al mare o in piscina, l'epidermide ha un gran bisogno di recuperare idratazione ed elasticità. Per questo è necessario applicare prodotti specifici, arricchiti da ingredienti lenitivi e rinfrescanti come calendula, avena e aloe vera, veri toccasana anche in caso di rossore ed eritemi. Attenzioni extra vanno dedicate soprattutto al viso: sale, cloro e crema possono infatti rischiare di occludere i pori, motivo per cui è fondamentale per essere sicuri di aver rimosso completamente ogni traccia di impurità. Per farlo è utile ricorrere a un detergente oleoso, in grado di pulire a fondo e preparare la pelle ai soin successivi. Se la cute risulta congestionata, niente di meglio di una maschera intensiva per restituire morbidezza e comfort.

 

RECENSIONE: LE SETTE LUNE DI MAALI ALMEIDA DI SHEHAN KARUNATILAKA - FAZI EDITORE

#fazieditore #lestrade @shehankarubooks

Shehan Karunatilaka

Le sette lune di Maali Almeida

Titolo originale: The Seven Moons of Maali Almeida
Collana: Le strade
Numero collana: 543
Pagine: 472
Prezzo cartaceo: € 20
Data pubblicazione: 06-06-2023

Karunatilaka, arriva in Italia vincitore del Booker Prize 2022

In settembre a Mantova e a Torino lo scrittore dello Sri Lanka

Il libro 

Vincitore del Booker Prize 2022

L’incredibile storia di Maali Almeida si apre in circostanze a dir poco inconsuete: il giovane Maali, fotografo di guerra, giocatore d’azzardo e gay clandestino, si è appena svegliato in quello che sembra un ufficio visti celestiale. È morto, il suo corpo sta affondando nelle acque quiete del lago Beira e lui non ha idea di come ci sia finito. Siamo nel 1990, Colombo è «una città puzzolente dove le azioni rimangono impunite e i fantasmi camminano non visti» e lo Sri Lanka un paese in cui l’elenco dei sospetti è tristemente lungo e a regolare i conti sono squadroni della morte, attentatori suicidi e sicari. Nemmeno nell’aldilà, però, si può stare troppo tranquilli. Il tempo, per Maali, scorre veloce: ha a disposizione soltanto sette lune – sette notti – per contattare l’uomo e la donna che più ama e condurli alla sua scatola segreta di fotografie, una collezione di immagini altamente compromettenti che potrebbero sconvolgere lo Sri Lanka. Deve assicurarsi che non vadano perdute. Disturbato da ostacoli di ogni sorta, cerca di portare a termine la complicata missione e, nel frattempo, si sforza di rimettere ordine nei ricordi per risolvere l’enigma che lo assilla: chi l’ha ucciso?
Il commovente racconto di un amore proibito, l’avvincente indagine su un omicidio misterioso, l’appassionante epopea di un paese in crisi: Le sette lune di Maali Almeida, che ha vinto il prestigioso Booker Prize proiettando l’autore nell’olimpo della letteratura mondiale, contiene tutto questo e molto di più. Shehan Karunatilaka ha dato vita a un romanzo esuberante, narrato da una voce unica, intriso di un umorismo irresistibile e impreziosito da uno stile travolgente.

«I paragoni letterari più immediati sono quelli con il realismo magico di Salman Rushdie e Gabriel García Márquez. Ma il romanzo ricorda anche l’arguzia mordente e il surrealismo di Le anime morte di Nikolaj Gogol’ o Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov».
«The Guardian»

«Non possono esserci molti romanzi che ricordano al tempo stesso Agatha Christie, Salman Rushdie, Raymond Chandler, John le Carré e Stranger Things, ma questo lo fa. Karunatilaka rispetta le convenzioni di tutti i generi che mescola in modo davvero stravagante. Il risultato è una lettura esaltante».
«The Times»

«Come I figli della mezzanotte di Rushdie, Il tamburo di latta di Grass e Il Maestro e Margherita di Bulgakov, il libro di Karunatilaka è estremamente fiducioso nel suo anticonformismo letterario e nel suo modo di offrire dettagli stravaganti della vita quotidiana in Sri Lanka che vanno ben oltre la politica, la storia, la religione e la mitologia».
«The New York Times»

Recensione

Shehan Karunatilaka, lo scrittore dello Sri Lanka che si è aggiudicato il Booker Prize 2022 con il romanzo Le sette lune di Maali Almeida, tradotto in Italia da Fazi, sarà in Italia a settembre: il 9 a Mantova, ospite di Festivaletteratura e l'11 a Torino dove inaugurerà la stagione 2022/2023 della Fondazione Circolo dei Lettori.

    Nuovo fenomeno della letteratura mondiale, Karunatilaka racconta nel libro, tra satira politica e realismo magico, un amore proibito, un omicidio misterioso e la tormentata storia dello Sri Lanka.


    Ambientato a Colombo, nel 1990, il romanzo vede protagonista il fotografo di guerra, giocatore d'azzardo e gay clandestino Maali Almeida. Il suo corpo smembrato sta affondando nelle tranquille acque del lago Beira e lui non ha idea di chi lo abbia ucciso. 

    In un paese in cui a regolare i conti sono squadroni della morte, attentatori suicidi e sicari, l'elenco dei sospetti è tristemente lungo. Anche nell'aldilà il tempo per Maali scorre veloce: ha a disposizione sette lune - sette notti - per provare a contattare l'uomo e la donna che più ama e condurli alla sua scatola segreta di fotografie, una serie di immagini che potrebbero sconvolgere lo Sri Lanka. 

    Classe 1975, Karunatilaka attualmente vive in Sri Lanka e si è imposto sulla scena letteraria mondiale nel 2010 con il suo romanzo d'esordio, Chinaman, con il quale ha vinto il Commonwealth Book Prize, il dsc Prize for South Asian Literature e il Premio Gratiaen. Cresciuto a Colombo, ha studiato in Nuova Zelanda e ha vissuto e lavorato a Londra, Amsterdam e Singapore.     Attualmente vive in Sri Lanka. Le sue canzoni, sceneggiature e storie sono state pubblicate su Rolling Stone, GQ e National Geographic.  
   
Dopo Michael Ondaatje, che vinse nel 1992 con Il paziente inglese, Karunatilaka è il secondo autore dello Sri Lanka a vincere il Booker Prize.