martedì 30 novembre 2021

RECENSIONE DI: SEIOBO E' DISCESA QUAGGIU' by LASZLO KRASZNAHORKAI - BOMPIANI


 LASZLO KRASZNAHIRKAI

SEIOBO E' DISCESA QUAGGIU'

BOMPIANI

Pagine 516

In libreria da Ottobre 2021

Traduttore: Dóra Várnai

Euro 25,00 




Il libro

Nel giardino della dea Seiobo ci sono alberi di pesco che fioriscono una volta ogni tremila anni, ma chi riesce ad assaporarne i frutti riceve in dono l’immortalità. Un airone è colto come simbolo di fugace, eterna bellezza mentre, immobile, aspetta di afferrare la sua preda nelle acque di un fiume giapponese. Un uomo stanco si arrampica sull’Acropoli per l’appuntamento con il Partenone che ha rimandato per tutta la vita. E ancora maschere del teatro No, quadri famosi, quadri dimenticati, icone russe: attraverso le storie di oggetti preziosi e monumenti visitati con occhi nuovi, passando dalla Kyoto contemporanea all’antica Persia, dalla Firenze del Perugino alla Scuola Grande di San Rocco a Venezia, Krasznahorkai si interroga sull’arte, la creazione, la ricerca del sacro in una raccolta di racconti finora inedita in Italia. Luminoso e malinconico, Seiobo è discesa quaggiùè un invito a esplorare il nostro innato desiderio di bellezza e a fare tesoro del tempo che dedichiamo alla contemplazione del sublime nelle sue forme più sorprendenti.

László Krasznahorkai

László Krasznahorkai è nato a Gyula, in Ungheria, nel 1954. Ha vinto numerosi premi internazionali e le sue opere sono state pubblicate in molti paesi. È considerato dalla critica il più importante scrittore ungherese vivente, è autore di sette romanzi e cinque raccolte di racconti. Nel 2015 ha vinto l’International Man Booker Prize. Bompiani ha pubblicato nel 2016 Satantango, finalista al Premio Gregor Von Rezzori e al Premio Strega Europeo 2017, Melancolia della resistenza e Il Ritorno del Barone Wenckheim, vincitore del National Book Award for Translated Literature nel 2019. 

RECENSIONE

E' una raccolta di quadri narrativi dello scrittore ungherese, dove la Bellezza è indicata come messaggera di salvezza. Chi sa la bellezza sa che la sparizione di una foresta o di una specie animale sono conseguenza della perdita originarie.

Guerra e guerra - La storia di Korin, oscuro archivista che rinviene un fascicolo che scopre essere un manoscritto di incomparabile bellezza e lascia tutto, lavoro, famiglia, nazione, per raggiungere New York e svolgere la misteriosa missione di cui si sente investito è esemplare e favolosa.

New York, una Babele contemporanea, e un uomo investito dal sacro e dal sublime: è Leitmotiv del flusso del linguaggio.

I quadri/racconti raccolti in polittico/libro sono 17 e sono numerati secondo la successione Fibonacci. Non è un vezzo: la successione Fibonacci ha rapporto con la sezione aurea, tanto da esser detta "successione aurea": al tempo della Bellezza erano i numeri in armonia.

Ora la strategia dello scrittore è quella di adottare un flusso narrativo continuo e avvolgente, con paragrafi che durano pagine prima di trovare un punto fermo. (Memorabile la New York babelica e neo-balcanica di "Guerra e guerra".

Nel romanzo "Seibo è discesa quaggiù", l'incipit deò romanzo/quadro /racconto: <<Intorno a lui tutto si muove, tutto fluisce, come se per una volta soltanto, da un mondo lontanop, in qualche misteriosa maniera sconfiggendo ogni più assurdo ostacolo, forse trascinato da una corrente profonda del fiume, giunto fin qui il messaggio di Oshitosagi l'aitone maggiore bianco, immobile e in piedi nell'acqua del fiume Kamo, in attesa di quell'unico istante in cui fulmineo il suo becco farà la sua parte:<< E' questo che sta lì immobile in un tempo ch non può essere misurato dal suo scorrere (...) ed è contro una tale forza che la sua immobilità deve imporsi e mantenersi>>. Voilà il lavoro dell'artista/uomo: rimanere fermo impassibile mentre intorno il flusso idiotico di immagini riprodotte e <<pura narrativa>> scorre e ottunde, in attesa del momento sublime e inavvertito in cui il becco scatta e trova il giusto.

Il terzo punto riguarda: attenzione, Bellezza, sublime. Lo Oshirosagi bianco è:<<L'artista che con un'estetica senza pari di perfetta immobilità, compimento artistico dell'attenzione assoluta, trascende al contempo tuto ciò a cui altrimenti dà senso, trascende e si eleva al di sopra della folla cavalcata delle cose che lo circondano. Non si potrebbe dir meglio.

Ciascun racconto di  KRASZNAHIRKAI - è  il quadro di un pittore visionario tra Anselm Kiefer e  un ignoto, in cerca dell'istante <<di cui niente può superare e nemmeno ugualiare la durata>>: l'istante della rivelazione di una forma e così della sostanza, di cui non si può dire. La si può indicare in forma di colore (parole).

Nel quadro/racconto: <<In cima all'Acropoli>>, un turista (forse) ungherese, raggiunge Atene con lo scopo di vedere l'Acropoli, l'unico atto che ha sempre voluto e vuole compiere. Raggiunge il luogo non senza inciampi e quando sale lungo i Propilei e raggiunge il recinto sacro non riersce a aprire gli occhi per via della lòuce abbagliante, l'istante negato: cecità. Il sublime non è alla portata della nostra volontà e visione.

In "Passione privata", un architetto che non realòizzerà mai un'architettura un giorno ha ascoltato dalla radio uno degli oratori di Caldara, la "Santa Francesca Romana", ed è stata la rivelazione della bellezza assoluta: la musica barocca, poi soprattutto Johan Sebastian Bac: non avrà bisogno d'altro, nella vita. Non potevo immaginarlo.

"La vita e l'arte del maestro Ivone Kazuyuki": è il quadro/racconto centrale del polittico di Laszlo KrasznahorKai. Nell'incipit, in prima persona singolare, la dea Seibo, dice di aver dovuto scendere in forma terrena da quel mondo <<ove la forma risplende, sgorga, fluisce, e così il nulla riempie ogni cosa>>, deve farlo ancora una volta, <<entrare nell'istante, di cui niente può superare, e neppure eguagliare, la durata>>, l'istante in cui è contenuto lo splendore da cui duscende, e apparire lungo il corridoio del palcoscenico del Kanze Kaikan di Tokyo, <<nel nobile splendore del Kimono Karaori>>, per raggiungere il principe Zhon, il sovrano pacificatore e così meritevole, per fargli dono dei semi della pianta immortale e poi tornare nel regno che è della Luce e incomprensibile: <<E' qui che posso rimettere la mia corona sulla testa, è qui che posso pensare che Seibo è stata laggiù>>.

Un tentativo è il maestro ci dice il fastidio del maestro Kayuzuki grande interprete del teatro Nò: vorrebbe rimanere solo, conservare intatta <<l'infinita gioia e calma>> dell'esecuzione, invece non è così, gli assistenti lo pressano, lo aiutano a togliere gli abiti di scena, deve andare al ricevimento e ricevere e offrire messaggi. Il Tempo è il suo rumore di fondo. Il maestro vorrebbe rimanere solo e non può farlo. Lui sa quel che conta e lo sa attraverso il Nò: tutto accade in un unico tempo e in unico luogo come deve accadere: ogni giorno è un giorno intero, completo, eterno. L'istante. Prima dello spettacolo il maestro per restare solo, recita la preghiera, si rifugia in bagno: in ginocchio sulla pietra, ringrazia il Cielo per la pace e il silenzio del cesso. Preme il pulsante per lo sciacquone, poi si avvia a indossare il vestito e la maschera di Seibo, in modo che la dea possa apparire dentro di lui e sul palco. Oggi è sempre. Ecco la strategia: un colpo di sciacquone e poi il palco.

 

 

 

mercoledì 24 novembre 2021

PRESENTAZIONE "SEIOBO E' DISCESA QUAGGIU' by LASZLO KRASZNAHIRKAI - BOMPIANI

 

Il personaggio di Seiobo , per la cui creazione l'autore ha dichiarato di essersi ispirato al giardino della dea Seiobo. Il lettore lo segue e il mondo della dea, bello e fantastico,  diventa anche il suo.  La sua immagine racconta della civiltà, fuori dalla logica dell'evoluzione classica. Una specie che non conosce la violenza ma, solo il conforto e forse, l'immortalità. Quella stessa che l'autore, per sè e i suoi compagni, corteggia scrivendo le sue memorie.


 LASZLO KRASZNAHIRKAI

SEIOBO E' DISCESA QUAGGIU'

BOMPIANI

Pagine 516

In libreria da Ottobre 2021

Traduttore: Dóra Várnai

Euro 25,00

 

 

 

 

 Il libro

Nel giardino della dea Seiobo ci sono alberi di pesco che fioriscono una volta ogni tremila anni, ma chi riesce ad assaporarne i frutti riceve in dono l’immortalità. Un airone è colto come simbolo di fugace, eterna bellezza mentre, immobile, aspetta di afferrare la sua preda nelle acque di un fiume giapponese. Un uomo stanco si arrampica sull’Acropoli per l’appuntamento con il Partenone che ha rimandato per tutta la vita. E ancora maschere del teatro No, quadri famosi, quadri dimenticati, icone russe: attraverso le storie di oggetti preziosi e monumenti visitati con occhi nuovi, passando dalla Kyoto contemporanea all’antica Persia, dalla Firenze del Perugino alla Scuola Grande di San Rocco a Venezia, Krasznahorkai si interroga sull’arte, la creazione, la ricerca del sacro in una raccolta di racconti finora inedita in Italia. Luminoso e malinconico, Seiobo è discesa quaggiù è un invito a esplorare il nostro innato desiderio di bellezza e a fare tesoro del tempo che dedichiamo alla contemplazione del sublime nelle sue forme più sorprendenti. 

László Krasznahorkai

László Krasznahorkai è nato a Gyula, in Ungheria, nel 1954. Ha vinto numerosi premi internazionali e le sue opere sono state pubblicate in molti paesi. È considerato dalla critica il più importante scrittore ungherese vivente, è autore di sette romanzi e cinque raccolte di racconti. Nel 2015 ha vinto l’International Man Booker Prize. Bompiani ha pubblicato nel 2016 Satantango, finalista al Premio Gregor Von Rezzori e al Premio Strega Europeo 2017, Melancolia della resistenza e Il Ritorno del Barone Wenckheim, vincitore del National Book Award for Translated Literature nel 2019.

 

venerdì 19 novembre 2021

RECENSIONE: LE PICCOLE VIRTU' DI NATALIA GINZBURG - EINAUDI - ET SCRITTORI

 Undici testi tra autobiografia e saggio. Undici modi di "sentire" fatti, cose, gesti, voci.

Le piccole virtú

2015
ET Scrittori
pp. XLVIII - 160
€ 11,00

A cura di
Prefazione a cura di
 
 

Il libro

“In ogni pagina di questo libro c’è il modo di essere donna [di Natalia Ginzburg]: un modo spesso dolente ma sempre pratico e quasi brusco, in mezzo ai dolori e alle gioie della vita… Tra i capitoli del volume si ricorda Ritratto d’un amico, certo la piú bella cosa che sia stata scritta sull’uomo Cesare Pavese. E le pagine scritte subito dopo la guerra, che riportano con una forza piú che mai struggente il senso dell’esperienza d’anni terribili (e sanno pur farlo, serbando, come Le scarpe rotte, un quasi miracoloso senso del comico). Poi, le prove (come Silenzio e Le piccole virtú) d’una Natalia Ginzburg moralista, dove una partecipazione acuta ai mali del secolo sembra nascere dalla matrice d’un calore familiare. E soprattutto, perfetto capitolo d’una autobiografia in chiave obiettiva e ironica, Lui e io, in cui la contrapposizione dei caratteri si trasforma, da spunto di commedia, nel piú affettuoso poema della vita coniugale”.

Italo Calvino

***

L’edizione è corredata dal saggio di Domenico Scarpa Le strade di Natalia Ginzburg e da un apparato comprendente le Notizie sul testo, un’antologia della critica, una bibliografia e una cronologia della vita e delle opere.

 

Natalia Ginzburg
è nata a Palermo nel 1916 e ha vissuto a Torino, a Londra e a Roma, dove è morta nel 1991. Di lei Einaudi ha pubblicato La strada che va in città; È stato cosí; Tutti i nostri ieri; Valentino; Le voci della sera; Le piccole virtú; Lessico famigliare; Cinque romanzi brevi; Ti ho sposato per allegria; Sagittario; Famiglia; La famiglia Manzoni; La città e la casa; Mai devi domandarmi; Serena Cruz o la vera giustizia; Caro Michele; È difficile parlare di sé. Conversazione a piú voci condotta da Marino Sinibaldi; Non possiamo saperlo. Saggi 1973-1990; Tutto il teatro; L'intervista. Commedia in tre atti; Un'assenza. Racconti, memorie, cronache 1933-1988 e Vita immaginaria.
 
 

RECENSIONE
 
<<L'Inghilterra è bella e malinconica ... >>: così con nitidezza e semplicità Natalia Ginzburg, reduce da un soggiorno inglese, comincia a scrivere le sue impressioni. Quel paese le ispira fascino e tristezza. Davanti ad ogni sua immagine c'è di che inebriarsi ma anche di che dolersi. Nell'ambiente inglese ella vede grazia, distinzione, bellezza, rispetto e civiltà, ma anche monotonia, grigiore, ingenuità, tristezza. La scrittrice torinese non prende posizione pro e contro: osserva, annota, riferisce, non senza una leggera punta di stupore, ma con compèostezza, senza acrimonie o esaltazioni faziose.

Nel suo Elogio e compianto dell'Inghilterra, virtù e limiti non si elidono: sembrano quasi compenetrarsi. Come Londra appare alla Ginzburg una città <<mostruosamente immensa di cui però non si avverte la grandezza>>, così gli inglesi le sembrano talmente conformisti e privi di fantasia da lasciarsi affascinare da ogni manifestazione bizzarra, anche inelegante e vistosa, quasi per contrasto.

E sono talmente nutriti di rispetto e tolleranza per gli altri, che temono quasi il contatto col prossimo. Ma dietro la maschera di una estrema difficoltà di relazioni umane, la scrittrice intravede la forza austera di virtù civili che sono radicate nella tradizione inglese; e per questo ella dedica all'Inghilterra e agli inglesi un saggio innamorato e malinconico.
 
NOTE
Esaminando la storia inglese: credi di trovare una conferma all'acuta osservazione conclusiva della Ginzburg: il popolo inglese ... appare perennemente ansioso di andarsene via. Vive qui come in un eterno esilio, sognando altri cieli?
 
 
 
 

Domanda del giorno 20/11/2021

 Buongiorno. 

Nel Novecento la politica ha soprattutto costruito visioni di rinascita. Oggi sembra avere smarrito le tensioni ideali, riducendosi a governo dell'esistente. Allo stesso modo pare essersi arenata la filosofia?

giovedì 18 novembre 2021

Domanda del 19/11/2021

Quanto pesa il presente (la sua dittatura) nella riflessione di chi - per vocazione o ambizione - mestiere, dovrebbe immaginare scenari alternativi e modi migliori?

mercoledì 17 novembre 2021

Domanda del 18/11/2021

 

 

Buongiorno. Ci interessa ancora l'umanità nella complessità e varietà delle sue forme? Oppure viviamo una sorta di <<fine dell'umanità>>, una crisi profonda del progetto umanistico che sfocia, non a caso, nel risorgere di ideologie e prospettive razziste o comunque particolaristiche? Quanto incide la mancanza di curiosità e di strumenti per conoscere le varie umanità nella crescita di quello tsunami di odio verso l'altro a cui assistiamo attoniti ogni giorno?

RECENSIONE: L'ALEPH by jORGE LUIS BORGES - ADELPHI


L' aleph

Adelphi, 1998
pp. 171, € 16,00
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il libro
 
Per molti lettori degli ultimi decenni L’Aleph è il libro dove scoprirono non solo un nuovo grande scrittore ma un nuovo modo di essere della letteratura. Fu una specie di folgorazione, che poi si trasmise al resto dell’opera di Borges. Intanto, i titoli di alcuni di questi racconti – dallo Zahir a Deutsches Requiem, dalla Ricerca di Averroè all’Immortale –... 
 

 
RECENSIONE 
 
L'argentino Jorge Luis Borges è l'autore in cui meglio si fondono le influenze della tradizione europea, a cui egli si sente molto legato, e gli echi delle usanze e della mentalità degli indios americani in cui si esprimono i residui di un'antica ed autonoma tradizione culturale.
 
Nella sua opera, molto complessa e spesso intellettualistica, ogni esperienza viene interpretata come apologo e metafora che coinvolge il significato universale dell'esistenza.
 
In questo racconto ritroviamo le sue due anime, i ricordi della tradizione del vecchio mondo e l'attenzione alle forme di vita della sua patria: un destino comune egli intravede al di sotto di due storie apparentemente dissimili, quella del lontano guerriero barbaro che sente profondamente il fascino della civiltà latina e quella della donna inglese che, prigioniera degli indios, aderisce fino in fondo alla nuova situazione perchè incosciamente vi sente il richiamo di lontane primigenie esperienze della sua razza di cui conserva l'istinto profondo. 
 
Al di là della realtà, sembra dire lo scrittore, esistono in ciascuno di noi richiami segreti che portano il segno di suggestioni che la logica razionale non riesce a comprendere e definire. 

lunedì 15 novembre 2021

Domanda del 16/11/2021

 

 

 

 

Buongiorno. Il capitalismo della sorveglianza. Aziende come Google, Facebook,

Twitter ... E' questa la società in cui ci piace vivere? In cui ci piacerà vivere?

giovedì 11 novembre 2021

PRESENTAZIONE: I FRATELLI KARAMAZOV DI FEDOR DOSTOEVSKIJ - EINAUDI SUPERCORALLI 2021

I Fratelli Karamazov (1879-80) complessa storia di una famiglia nella quale ha grande rilievo lo scavo psicologico delle contrastanti personalità dei personaggi, sconvolti, da tremende passioni e da insostenibili tensioni spirituali che li porteranno al delitto o alla pazzia; l'unico a salvarsi è l'ingenuo e puro Alessa, un'anima candidamente e sinceramente religiosa, ma anch'egli deve essere considerato un fallito non essendo riuscito a evitare la rovina della famiglia.

 

2021
Supercoralli
pp. 1080
€ 32,00
Traduzione di

 

 

«I romanzi di Dostoevskij sono vortici in ebollizione, turbinose tempeste di sabbia, getti d'acqua che sibilano e ribollono e ci risucchiano. Consistono essenzialmente e completamente della materia di cui è fatta l'anima. Contro la nostra volontà, ci troviamo risucchiati al loro interno, costretti a roteare, accecati, soffocati e nello stesso tempo in preda a un vertiginoso rapimento. Tolto Shakespeare, non esiste lettura piú elettrizzante».
Virginia Woolf

«Sto leggendo I fratelli Karamazov di Dostoevskij. È la cosa piú stupefacente che mi sia mai capitata fra le mani».
Albert Einstein

«I fratelli Karamazov mi ha colpito profondamente. Chiamiamola pure follia, ma proprio in questo potrebbe risiedere il segreto del suo genio. Io preferisco la parola esaltazione, esaltazione che travalica nella follia, magari. Di fatto tutti i grandi uomini ne hanno una vena; è la fonte della loro grandezza; l'uomo ragionevole non approda a nulla».
James Joyce

«I fratelli Karamazov sono il romanzo piú grandioso che mai sia stato scritto, l'episodio del Grande Inquisitore è uno dei vertici della letteratura universale, un capitolo di bellezza inestimabile...»
Sigmund Freud

 

Il libro

«Sto per terminare i Karamazov», scrive Dostoevskij il 16 agosto del 1880. «Quest’ultima parte, lo vedo e lo sento da me, è cosí originale e diversa da come scrivono gli altri, che non mi aspetto alcuna approvazione dalla critica. Il pubblico, i lettori sono un’altra storia: mi hanno sempre sostenuto». A un secolo e mezzo dalla sua comparsa, dapprima sulla rivista «Russkij vestnik» (Il messaggero russo) e poi in un’edizione in due volumi che andò esaurita nel giro di qualche settimana, questa scrittura diversa e originale, «madre della prosa moderna e che ha portato alla sua intensità attuale » (James Joyce), questi «vortici in ebollizione, turbinose tempeste di sabbia, getti d’acqua che sibilano e ribollono e ci risucchiano » dentro pagine composte «essenzialmente e completamente della materia di cui è fatta l’anima» (Virginia Woolf), questa «vetta della letteratura di ogni tempo » (Albert Einstein), questo «libro che può insegnarti tutto quello che serve sapere sulla vita» (Kurt Vonnegut), questo autore «che sovrasta con la sua statura le nostre letterature e la nostra storia» e che «oggi ancora ci aiuta a vivere e sperare» (Albert Camus), questa lettura «nevrotica » (Vladimir Nabokov) ma umanissima del cristianesimo, non ha perso nulla della sua potenza letteraria. E ancora oggi, mentre assistiamo al parricidio piú famoso delle lettere moderne e ne seguiamo l’esaltante iter giudiziario, siamo costretti a scendere con Ivan, Dmitrij e Alëša Karamazov nelle profondità piú scomode dell’animo umano, a interrogarci sugli istinti peggiori dell’individuo e della società, a incidere come un patologo le cancrene della nostra coscienza, in un percorso in cui realtà e incubo non sempre hanno contorni netti, in cui la tragedia si accompagna alla farsa, e la disperazione si danna per alimentare una pur esile fiammella di speranza. I fratelli Karamazov è il testamento letterario, e non solo, di Dostoevskij, il romanzo di chi guarda al sublime da una pozza di fango, delle idee che prendono fuoco, di coloro che «non respirano mai tranquillamente né mai si riposano (…), di chi vive nella febbre, nella convulsione, nello spasimo» (Stefan Zweig).

 

mercoledì 10 novembre 2021

La Biblioteca di Katia: RECENSIONE: ALDILA' by ANDREA MORSTABILINI - IL SA...

La Biblioteca di Katia: RECENSIONE: ALDILA' by ANDREA MORSTABILINI - IL SA...:  Il gotico narra una strana vacanza tra gli spiriti della villa villa padana. Caterina Buttitta   Andrea Morstabilini ...

RECENSIONE: ALDILA' by ANDREA MORSTABILINI - IL SAGGIATORE

 Il gotico narra una strana vacanza tra gli spiriti della villa villa padana.

Caterina Buttitta

 


Andrea Morstabilini

Aldilà

IL SAGGIATORE
pagine: 304
€ 20,00
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il libro

C’è una pianura immobile e silenziosa, attraversata da un  fiume pigro, in cui sorge una casa inquietante e solitaria: la villa che uno scrittore ha scelto come suo ritiro, come luogo per isolarsi dal mondo e scrivere un racconto dell’orrore. Ben presto si accorge che tra i vecchi mobili, nelle stanze abitate dalla polvere, si nasconde qualcosa che si riesce distintamente a percepire, ma che rifiuta di farsi spiegare: una presenza, un’ombra, forse un fantasma. Lo scrittore viene attratto, come da una forza invisibile, verso la misteriosa soffitta, che è resa inaccessibile da un’inferriata e che inizia a ossessionarlo. Cosa nasconde il custode della villa nelle fosse che scava ogni giorno in giardino? E con chi parla la domestica mentre è assorta nel suo lavoro? Di cosa si occupa l’enigmatico istituto che ha sede nelle stanze al pianterreno?

Ambientato in una Pianura Padana gotica e oscura, dietro un velo che con uno squarcio potrebbe spalancare l’abisso nero della morte, Aldilà è un romanzo infestato; ma gli spiriti che ne hanno preso possesso non sono solo quelli dei defunti, evocati in raggelanti sedute medianiche, bensì anche gli spettri della grande letteratura dell’orrore: H.P. Lovecraft ed Edgar Allan Poe su tutti. Tra antiche formule annotate ai margini di pesanti volumi, riti funebri risalenti alle popolazioni galliche, simboli arcani e feticci mortiferi, Aldilà tenta l’esorcismo estremo: tenere a bada, rimpicciolire, forse addirittura annullare, attraverso la parola, il vuoto di senso da cui tutti siamo attanagliati. Il demone a cui per tutta la vita cerchiamo di sfuggire.


Andrea Morstabilini (1983) è editor e traduttore. Per il Saggiatore ha curato la nuova edizione di Le montagne della follia di H.P. Lovecraft (2018) e pubblicato il romanzo Il demone meridiano (2016).


RECENSIONE

 

L'anonimo scrittore di Villa Malnati, sceglie di ritornare nei luoghi in cui è cresciuto perchè gli sembrano essere il luogo ideale per il suo nuovo romanzo.

Una casa abbandonata e dall'architettura bizzarra, dove l'atmosfera gotica influenza i desideri, incluso quello della scrittura. L'io narrante si trova, fin dalla prima sera del suo arrivo nella casa, prova <<un desiderio smaniante di oltrepassare quella soglia sbarrata. Attirato da un <<rumore>> sinistro, una specie di <<raschio sordo e strascicato>>, <<uno stridio ovattato>>.

Da qui la scrittura dell'ignoto si unisce alla ricerca della precisione del mistero, attraendo su di sè una serie di vicende e personaggi. Tra questi:  il custode che porta inquietanti pentole piene di latte, il signor M.  che in visita svela la tragica storia dei proprietari della villa, i Malnati, nome inquietante che avrà un ruolo chiave nel finale.

La stessa villa Malnati è un personaggio a sè, sede di un curioso circolo che si trova in una stanza dell'edificio. Si tratta della Sala Sedute dell'Istituto di Psicolalia Applicata e, da un contratto di locazione della villa, si evince che l'inquilino scrittore non può impedirne le riuniioni, ma può parteciparvi. 

E qui che si sviluppa il romanzo, due capitoli dei sei - La seduta e La pianura - in bilico tra ironia e il racconto di un culto segreto alla Pianura Padana. A coordinare la seduta, cui partecipano gli altri personaggi, è il direttore, in costume indiano, che si definisce <<medium parlante>>, e che accoglie le voci degli spiriti. Se ne presentano diversi, il più affascinante dei quali è il Conte Spavento, unico vivente a sostare da secoli nel regno dei morti il cui accesso segreto è adiacente.

E' qui che nel romanzo si apre il disegno visionario del medium di conquistare <<un'America insospettata>> che porrebbe fine alla lunga guerra tra vivi e morti, e dall'altro si scopre il regno di Mutterkorn: 

<<La madre di ogni grano, una segale cornuta mostruosa, alta quanto una piramide. Le sue radici corrono per tutta la pianura>>.

A Mutterkorn si praticano sacrifici umani e la sua religione sembra figlia di H.P. Lovecraft, di cui Morstabilini ha curato, Le montagne della follia (Il Saggiatore, 2018). 

<<La painura è come noi che ci abitiamo: schiava, riservata>>, un territorio in cui la nebbia nasconde le cose, confonde i confini, fa di tutto un segreto e un sussurro>>.

Vi sono altri momenti spiritici nel romanzo come: l'esperimento con l'amico Emiliano che dà voce a una donna della villa che uccise il proprio figlio nel flusso di coscienza del capitolo citato nella: La confessione.

Nel romanzo nulla accade per caso, lo stesso narratore precisa che  la sua vacanza maledetta dirà in una affermazione: <<Io mi meritavo il mio fantasma>>. Come nel precedente romanzo Il demone meridiano (Il Saggiatore, 2016), Mostarbilini, gioca con i codici e riattiva nuove inquietudini.

martedì 9 novembre 2021

PRESENTAZIONE: "ALDILA'" by ANDREA MORSTABILINI - IL SAGGIATORE

 Che cosa rende omaggio ai codici per scrivere di un genere gotico?

Caterina Buttitta


Andrea Morstabilini

Aldilà

IL SAGGIATORE
pagine: 304
€ 20,00

 

 

 

 

 

Il libro

C’è una pianura immobile e silenziosa, attraversata da un  fiume pigro, in cui sorge una casa inquietante e solitaria: la villa che uno scrittore ha scelto come suo ritiro, come luogo per isolarsi dal mondo e scrivere un racconto dell’orrore. Ben presto si accorge che tra i vecchi mobili, nelle stanze abitate dalla polvere, si nasconde qualcosa che si riesce distintamente a percepire, ma che rifiuta di farsi spiegare: una presenza, un’ombra, forse un fantasma. Lo scrittore viene attratto, come da una forza invisibile, verso la misteriosa soffitta, che è resa inaccessibile da un’inferriata e che inizia a ossessionarlo. Cosa nasconde il custode della villa nelle fosse che scava ogni giorno in giardino? E con chi parla la domestica mentre è assorta nel suo lavoro? Di cosa si occupa l’enigmatico istituto che ha sede nelle stanze al pianterreno?

Ambientato in una Pianura Padana gotica e oscura, dietro un velo che con uno squarcio potrebbe spalancare l’abisso nero della morte, Aldilà è un romanzo infestato; ma gli spiriti che ne hanno preso possesso non sono solo quelli dei defunti, evocati in raggelanti sedute medianiche, bensì anche gli spettri della grande letteratura dell’orrore: H.P. Lovecraft ed Edgar Allan Poe su tutti. Tra antiche formule annotate ai margini di pesanti volumi, riti funebri risalenti alle popolazioni galliche, simboli arcani e feticci mortiferi, Aldilà tenta l’esorcismo estremo: tenere a bada, rimpicciolire, forse addirittura annullare, attraverso la parola, il vuoto di senso da cui tutti siamo attanagliati. Il demone a cui per tutta la vita cerchiamo di sfuggire.


Andrea Morstabilini (1983) è editor e traduttore. Per il Saggiatore ha curato la nuova edizione di Le montagne della follia di H.P. Lovecraft (2018) e pubblicato il romanzo Il demone meridiano (2016).

sabato 6 novembre 2021

PRESENTAZIONE: LA FOGLIA DI FICO by ANTONIO PASCALE - EINAUDI - SUPERCORALLI

 La legge di natura è un ciclo. E qui l'uomo ha l'umiltà di rispettare il ciclo: non un insieme di alberi, individui ma, una comunità. L'età veneranda di una pianta ha un senso solo con una pianta giovane accanto, pronta a prendersi il pezzo di cielo che sarà liberato.

Caterina Buttitta

La foglia di fico

Storie di alberi, donne, uomini
 
 
2021
Supercoralli
pp. 296
€ 20,00
Illustrazioni di Stefano Faravelli
 
 «Negli anni ho cominciato a pensare che qualunque strada si possa intraprendere per la felicità, questa debba necessariamente passare per una pineta. Una pineta da attraversare e un mare da raggiungere».
 
 
 
Il libro 

C’è in questo libro l’invenzione di una forma, felicissima e leggera: il racconto in fiore, dove ogni uomo si staglia come un albero, a braccia aperte sotto il cielo. Una ramificazione di storie, intrecciate come l’edera, antiche come il grano, contorte e nodose e belle come i tronchi di olivo. Imparando a leggere le piante forse si scorgono le donne e gli uomini cosí come sono, nel ciclo spontaneo della loro natura, contraddittoria e vitale. Entrate sotto l’ombra dei rami in fiore: qui ci siete voi.

Cosa racconta questo libro? Di un uomo che piú vive piú dimentica, piú desidera piú si abbatte, piú legge e apprende, piú si ritrova confuso e impaurito: un po’ come tutti. Per questo cerca qualcosa di stabile, dei punti di orientamento ben visibili. Solo che lui, a differenza di tanti, si rivolge alle piante, costruendo una sorta di romanzo atipico, in cui ogni puntata è come un viaggio (nell’infanzia, nel tempo, con le donne). In fondo, queste magnifiche creature sono qui da molto prima di noi e saranno le ultime a morire. Le piante sono dei fari, racchiudono simboli millenari, essenziali, nitidi. Riescono a sfidare le avversità e quindi ci offrono un modello di resistenza, perché con tenacia mettono in mostra la potenza delle contraddizioni: il desiderio di vivere e amare (espresso dal ciliegio) che può procurare frustrazione e insicurezza; la forza (della quercia) che ci può abbandonare all’istante, buttandoci nello sconforto; la democrazia come processo di adattamento tra profondità e superficie (l’olivo); la necessità di un rito di passaggio (grano), di un viaggio che comprenda una morte per rinascere. Questo libro è un oroscopo, un sismografo, una macchina del tempo, oltre che una sorta di botanica dei sentimenti. D’altra parte le piante sono uno strumento d’eccezione per affrontare la nostra misteriosa, divertente, intricata natura: somigliano a noi piú di quanto avremmo mai creduto. Al mondo esistono gli esperti di piante ed esistono gli scrittori: poi esiste Antonio Pascale, appassionato conoscitore della natura, uno dei narratori piú apprezzati della sua generazione. Come nessun altro sa interrogare gli alberi, ascoltandone la storia e l’intrinseca bellezza.

 

venerdì 5 novembre 2021

Presentazione: NOVA by Fabio Baca - Adelphi

Nella nostra società ultracompetitiva l'ossessione della performance finisce per contaminare anche la sfera intima.

Caterina Buttitta


FABIO BACA

NOVA

ADELPHI

Fabula, 371
2021, pp. 279
Temi: Letteratura italiana
 
Autore di: Benevolenza Cosmica 


Autore di: Benevolenza cosmica







 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il libro

Del cervello umano, Davide sa quanto ha imparato all’università, e usa nel suo mestiere di neurochirurgo. Finora gli è bastato a neutralizzare i fastidiosi rumori di fondo e le modeste minacce della vita non elettrizzante che conduce nella Lucca suburbana: l’estremismo vegano di sua moglie, ad esempio, o l’inspiegabile atterraggio in giardino di un boomerang aborigeno in arrivo dal nulla. Ma in quei suoni familiari e sedati si nasconde una vibrazione più sinistra, che all’improvviso un pretesto qualsiasi – una discussione al semaforo, una bega di decibel con un vicino di casa – rischia di rendere insopportabile. È quello che tenta di far capire a Davide il suo nuovo, enigmatico maestro, Diego: a contare, e spesso a esplodere nel modo più feroce, è quanto del cervello, qualunque cosa sia, non si sa. O si preferisce non sapere.

PRESENTAZIONE: ISOLE DI GRAZIA by ROSE TREMAIN - EINAUDI - 2021 SUPERCORALLI

 Uno spaccato della società inglese della seconda metà dell’Ottocento, divisa tra una classe nobiliare arroccata sui propri privilegi e una borghesia in piena ascesa.  Il sesso, la violenza, l’adulterio, la follia e la morte sono trattati con un’audacia che all’epoca fece molto scalpore, scandalizzando la stampa benpensante e deliziando il pubblico.

Rose Tremain
Isole di grazia
Einaudi
2021
Supercoralli
pp. 456
€ 22,00

Traduzione di
 Nel raffinato scenario della Bath vittoriana, Jane Adeane, anche nota come l'«Angelo delle Terme», si sente destinata a grandi imprese. Solo quando si trova divisa tra una pericolosa relazione con la spregiudicata Julietta e la promessa di una vita rispettabile come moglie di un medico, Jane si rende conto della portata delle sue decisioni. Dai salotti della bohème londinese alla giungla inesplorata del Borneo, un romanzo storico vivido da una maestra indiscussa del genere.

«Da molto tempo Tremain è una delle nostre migliori romanziere, e questo libro ne è l'ulteriore conferma».
«The Observer»

Il libro

Quasi un metro e novanta di altezza, abiti rigorosamente bianchi e un tocco che ha fama di essere taumaturgico, la statuaria infermiera Jane Adeane giorno dopo giorno offre conforto e guarigione ai malati in cura da suo padre, medico nella Bath del 1865. A dispetto del soprannome che cosí si guadagna, l’«Angelo delle Terme» ha passioni e ambizioni umanissime, e non ha paura di sconvolgere i benpensanti. Jane nutre infatti l’intima convinzione di essere destinata a grandi imprese. Quali non è ancora dato saperlo, anche se di certo il piano che il fato ha in serbo per lei non contempla il matrimonio con l’irruento Vincent Ross, giovane collega di suo padre. Perciò, quando nella sala da tè dell’intraprendente Clorinda Morrissey il dottor Ross le chiede la mano, lei sfugge alle convenzioni che la vorrebbero sposa di un uomo facoltoso e affermato e si rifugia a Londra dall’amata zia Emmeline, unico vero spirito libero della famiglia, grande artista nonché modello di vita per la giovane nipote. È proprio qui, durante un ricevimento, che Jane incontra Julietta Sims, moglie di un importante editore londinese dotata di rara bellezza e celebre per le sue molte amanti. Tra le due scatta il colpo di fulmine, e Jane, alle prime esperienze amorose, è risucchiata nel turbine di emozioni di una relazione che, se venisse alla luce, esporrebbe entrambe le donne allo scandalo e forse anche a conseguenze penali. Frattanto, a Bath, il deluso dottor Ross riceve una lettera da cui apprende che suo fratello minore Edmund, partito già da tempo per andare a studiare fauna e flora dell’arcipelago malese, ha contratto una grave forma di malaria. Rischierebbe di morire, se non venisse salvato in extremis da Sir Ralph Savage, una sorta di eccentrico rajah locale, che lo ospita nella sua magione e lo cura. Procedendo su questo triplo scacchiere – l’elegante Bath, la Londra bohémienne e il selvaggio Borneo – la trama si fa sempre piú incalzante fra matrimoni, morti e passioni, mentre ciascuno dei personaggi va alla ricerca della propria isola di grazia in un luogo diverso del mondo.

 

lunedì 1 novembre 2021

RECENSIONI DI: L'IRIS SELVATICO E DI AVERNO by LOUISE GLUCK - IL SAGGIATORE



LOUISE GLUCK

L'IRIS SELVATICO

IL SAGGIATORE

pagine: 176
€ 14,00
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il libro

È il tramonto e noi, a occhi aperti, guardiamo un giardino, verde e rigoglioso. Ascoltiamo il suono del vento che agita un campo di margherite. Osserviamo le foglie rosse di un acero: cadono persino in agosto, nel primo buio. Guardiamo laggiù: un bocciolo di rosa selvatica comincia a schiudersi, come un cuore protetto. Nel New England di Louise Glück, l’estate è breve e ogni  ore ha la sua voce, dolce e discreta; la stessa della poetessa, che qui canta caducità ed eternità, bellezza e morte, cura e indifferenza: il  flusso del tempo che scorre, il  flusso delle emozioni che scorrono sulla nostra pelle, in ogni giorno, in ogni attimo sfuggente della nostra vita.


Louise Glück è autrice di dodici libri di poesie e due raccolte di saggi. Ha vinto il premio Nobel per la Letteratura nel 2020 «per la sua inconfondibile voce poetica che con austera bellezza rende universale l’esistenza dell’individuo». Tra gli altri premi ricordiamo la National Humanities Medal, il premio Pulitzer, il National Book Award, il premio Bollingen, il Wallace Stevens Award conferito dall’Academy of American Poets e la Gold Medal for Poetry dell’American Academy of Arts and Letters. Insegna a Yale e Stanford e vive a Cambridge, nel Massachusett.


 


Louise Glück

Averno

IL SAGGIATORE

pagine: 196
€ 14,00
 
 

 

 

 

Il libro

È di nuovo inverno, è di nuovo freddo. Il lago Averno, dove gli antichi credevano si trovasse la porta dell’aldilà, è scuro come il cielo sopra le nostre teste. Ad aguzzare gli occhi, riusciamo appena a distinguere la migrazione notturna di uno stormo di uccelli. All’alba, le colline brillano di fuoco, ma non è più il sole di agosto: i nostri corpi non sono stati salvati, non sono sicuri.

In Averno, Louise Glück canta la solitudine e il terrore per l’ignoto, lo splendore della notte e l’amore, il desiderio: perché, sembra dirci, anche quando tutto è muto e spento, capita a volte di sentire musica da una  finestra aperta, in una mattina di neve, e allora il mondo ci richiama a sé, e la sua bellezza è un invito.


Louise Glück è autrice di dodici libri di poesie e due raccolte di saggi. Ha vinto il premio Nobel per la Letteratura nel 2020 «per la sua inconfondibile voce poetica che con austera bellezza rende universale l’esistenza dell’individuo». Tra gli altri premi ricordiamo la National Humanities Medal, il premio Pulitzer, il National Book Award, il premio Bollingen, il Wallace Stevens Award conferito dall’Academy of American Poets e la Gold Medal for Poetry dell’American Academy of Arts and Letters. Insegna a Yale e Stanford e vive a Cambridge, nel Massachusett.

 

RECENSIONE 

I due libri qui proposti nella recensione sono accomunati dalla capacità di fare conti con l'esistenza, mettendo a nudo una intimità vulnerabile. Louise Gluck è la vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura.

Entrambi i volumi sono raccolte di poesie. I due libri sono: L'iris selvatico e Averno, pubblicati entrambi dal Saggiatore nella traduzione di Massimo Bacigalupo. A partire da queste raccolte ci si chiede quale siano i principi riconosciuti di questa poetessa e quali i tratti distintivi in rapporto alla contemporanea poesia nordamericana, in cui non mancano sicuramente le eccellenze.

Si delinea nelle poesie della Gluck la durezza della visione della vita e dell'umano destino, a cui subito si affianca un'integrità, una fortezza morale, una capacità di comprensione e di giudizio, che tengono lontana la sua voce, pur così intima, così introspettiva, da qualsiasi autocompiacimento. Per la Gluck la parola deve passare per l'esperienza personale, dunque per i rovelli, i traumi, gli snodi più delicati di una vicenda privata incisa nella psiche come nel corpo.

Li tratta, appunto, di una confessione che viene messa in scena, della confidenza più esclusiva fatta però in pubblico. Si tratta del diario lirico, di un soggiorno in una casa del New England, più precisamente del Vermunt, tra la primavera inoltrata e l'incedere della stagione estiva.

Tra la personalità della dizione poetica e l'universalità dei temi trattati: quali il marito John e il figlio Noah, le tante piante e soprattutto i fiori del suo giardino, il bucaneve, il giglio, il papavero rosso, il trifoglio, le margherite, e accanto a loro, Dio in persona.

Non si deve pensare che questo poema sia solamente una scrittura naturalistica, in realtà, è un contrasto di voci, una sorta di poema in cui sono in gioco il diritto e la dignità della creazione stessa, la giustizia o l'inpunità del ciclo di morte e rinascita, la possibilità della condivisione, dell'amore, della felicità. 

Il giardino è in realtà lo specchio della nostra vita. Dopo 25 anni di distanza, Averno riprende i canoni o meglio il filo dell'Iris selvatico, anche se la situazione appare molto diversa. Alla pluralità delle voci, si intravede un territorio aspro e desertificato. Diverso è l'andamento descritto, non più il giardino, ma bensì, l'aridità del lago vulcanico, non la stagione estiva ma la sterilità invernale, non la vita che morde nel passato, il confronto con le proprie ombre.

Averno è appunto il lago presso Napoli in cui secondo gli antichi si trova l'ingresso nell'oltretomba. E' una raccolta di pezzi sulla <<storia di Persefone>>. Lo schema narrativo raccoglie, i passaggi decisivi della propria esistenza: l'infanzia, il rapporto con i genitori, l'amicizia, l'amore, il sesso e tant'altro. Rispetto a L'Iris Selvatico, Averno è un libro ossessivo, cupo, univoco.