venerdì 17 maggio 2019

RECENSIONE #50/19 FURORE by JOHN STEINBECK - BOMPIANI

Furore

Formato Legatura
Pagine 15 x 21
Brossura con bandelle 
656
In libreria da
Ebook
Novembre 2013
Isbn Introduzione Traduttore
9788845274053
Luigi Sampietro
Sergio Claudio Perroni


John Steinbeck

John Steinbeck, (1902-1968) è uno dei massimi esponenti della letteratura americana e mondiale. Vincitore del National Book Award e del Premio Pulitzer per Furore nel 1940, nel 1962 venne insignito del Premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: “Per le sue scritture realistiche e immaginative, che uniscono l’umore sensibile e la percezione sociale acuta”. Nel 1964 il Presidente Lyndon B. Johnson gli conferì inoltre la Medaglia presidenziale della libertà. Le nuove edizioni di tutte le opere di John Steinbeck sono in corso di pubblicazione presso Bompiani, a cura di Luigi Sampietro. Dall’autore Premio Nobel per la letteratura 1962.

RECENSIONE
JOHN STEINBECK (1902-68) ha descritto in Furore ('39), il suo romanzo più famoso, la crisi che travolse nel 1937 migliaia di piccoli proprietari agricoli costretti dalla siccità a vendere il loro pezzo di terra e ad emigrare in cerca di lavoro, trasformati da rurali in mendicanti vagabondi, sfruttati e perseguitatidall'ostilità degli altri lavoratori  per i quali erano dei concorrenti pericolosi disposti a lavorare per una paga di fame. Essi sono i nipoti di quei coloni che nel secolo precedente avevano conquistato la prateria trasformandola in terra coltivata: l'epopea americana della conquista del West si è trasformata nell'arco di un secolo in una tragica delusione. Per il suo carattere di denuncia e per l'emozione che suscitò, si è detto che questo libro ha svolto nella società americana di questo secolo il ruolo che La capanna dello zio Tom aveva svolto nell'America del secolo precedente: mettere infatti a nudo, con una polemica accanita e spietata, una situazione di pregiudizio che coinvolge tutta la società americana, non solo le strutture del grande capitale, ma la gente comune, per cui gli Okies, i rurali dell'Oklahoma trasformati in vagabondi dalla crisi, diventano un modello negativo da opprimere e disprezzare in nome di un atteggiamento chiaramente razzista.

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