lunedì 12 aprile 2021

SCUOLA SENZ'ARTE.

 

Scuola senz’arte. L’arte si vendica. La cultura visiva resta cenerentola dei programmi. Mentre le mostre vengono snobbate ed i libri riempiono le vetrine dedicati alle arti figurative. Se c’è una prova dell’inutilità della scuola come fucina dei moderni consumi culturali, è questa. Perché la storia dell’arte continua a essere la grande negletta nei programmi scolastici, un riempitivo più che un impegno autentico. E le file alle mostre sono la sua vendetta. Deborda l’immancabile retorica sull’immenso patrimonio di cui l’Italia sarebbe custode ma, nella scuola, la storia dell’arte, che dovrebbe fornirci le chiavi culturali per decifrarne il significato, stazione stabilmente nell’irrilevanza. Persino la venerabile e antiquata riforma ormai, obsoleta Gentile, che pure consacrava le materie umanistiche come cuore pulsante nella formazione della classe dirigente, ha relegato la storia dell’arte nella desolazione degli orari di nicchia. A scuola la parola scritta ha sempre goduto di un’indiscussa supremazia sull’immagine, sulle forme delle arti visive, sui colori, sulle geometrie espressive. Interminabili discussioni sulla permanenza dell’insegnamento del latino, proteste per la condizione di ignoranza inflitta agli studenti nei confronti della storia più recente, ma sul triste destino della storia dell’arte siamo sempre fiacchi e svogliati. Gli studenti di chissà quante generazioni: conservano memoria dell’ora di storia dell’arte come di una parentesi quasi vacanziera, la coda rilassante di una faticosa mattinata, possibilmente da disertare, come l’ora di religione o di ginnastica. La storia dell’arte viene vissuta come l’ultima ruota del carro, collocata nel gradino più basso delle materie umanistiche. Oggi, la condizione miserevole in cui a scuola versa la storia dell’arte è identica.

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