giovedì 13 giugno 2019

RECENSIONE #60/19 IL CASTELLO INVISIBILE by MIZUKI TSUJIMURA - DEA PLANETA


Il castello invisibile
Una favola moderna per tutti coloro che amano i film di Miyazaki e la magia delle storie al confine tra incubo e sogno. 

Autore Mizuki Tsujimura 

Editore DeA Planeta 

Genere Narrativa 

Formato cartonato con sovraccoperta 

Pagine 416 

Data di uscita 16.04.2019

 

SINOSSI

Un fenomeno editoriale da oltre mezzo milione di copie vendute in Giappone.

A tredici anni Kokoro trascorre le giornate nella sua stanza, affidando al brusio della televisione il compito di attutire i pensieri e i rumori della vita di fuori. Da quando le cose a scuola si sono fatte troppo difficili,è così che ha deciso di rispondere al disagio e al dolore. Scomparendo. Fino al giorno in cui una luce improvvisa dentro lo specchio la rapisce per trascinarla altrove: in un castello abitato da una strana Bambina e da sei ragazzi che come lei hanno smarrito qualcosa. L’innocenza dei sogni. Le istruzioni per vivere. Il coraggio che serve per accettare se stessi. Solo raccogliendo la sfida che la Bambina dalla faccia di lupo propone loro, Kokoro e gli altri potranno scoprire che cosa li ha portati fin lì. E ritrovare ognuno a suo modo la strada del mondo. Fenomeno editoriale da oltre mezzo milione di copie vendute in Giappone, Il castello invisibile è un romanzo per tutti, toccante, avventuroso e incantevole. Che mescola realismo e magia per raccontare cosa vuol dire diventare grandi nel mondo di oggi.

Mizuki Tsujimura

Mizuki Tsujimura, nata e cresciuta a Fuefuki, sull’isola di Honshū, è un’autrice pluripremiata e divora libri fin dalla più tenera età. Grazie a Il castello invisibile ha vinto nel 2018 il Japanese Bookseller Award, ambito riconoscimento assegnato dall’associazione dei librai indipendenti.

RECENSIONE
A kokoro sembrava esagerato, che quella fosse l'atmosfera tipica delle undici del mattino. Lo aveva scoperto quando aveva smesso di frequentare la scuola. Nel parco su cui si affacciavano le finestre della sua stanza c'erano sempre giovani mamme che portavano i bambini a giocare. Allora Kokoro si alzava e scostava le tende, aggravando il suo senso di colpa. Ma presto o tardi tutto ciò che da principio le trasmetteva piacere o sollievo, presto o tardi finiva per apparirle inopportuno.

Ogni sera si riprometteva che l'indomani sarebbe ruscita a presentarsi in quell'itituto di recupero: eppure al risveglio non c'è l'aveva fatta. Il problema non era la sua mancanza di volontà: ma un <<Non ci posso andare.>>

L'istituto dove la madre l'aveva accompagnata sembrava un incrocio tra una scuola e un ospedale. Si chiamava Kokoro no kyòshitsu. Fino a qualche tempo prima Kokoro non sopettava nemmeno l'esistenza di strutture per ragazzi "problematici".

Da quando non andava più a scuola, le succedeva sempre più spesso di avere degli attacchi di sonno. Non si capacitava di non essere riuscita a presentarsi in quella nuova scuola. Temeva che non ci avrebbe messo più piede. In effetti all'inizio si era sentita disorientata. Ma non era stato quello il vero problema. 

Temeva di deludere le aspettative della madre. Ma non una tensione fortissima simile ad un rumore cupo, sordo, la coglieva ogni giorno, di cui lei non era riuscita ancora ad abituarcisi. Di recente l'arrivo di una di una sua compagna di classe Tojo Moe, si era trasferita ad abitare nella nella sua zona.

La casa nela quale abitava Moe, si trovava due case più in là rispetto alla sua. Si apriva la possibilità di diventare buone amiche in quanto vicine. Kokoro era persino andata a trovarla. La libreria di Moe era piena di libri che a Kokoro sembravano familiari e persino confortanti. Sembrava che le due ragazze avessero trovato un modo che le univa. La favola però durò poco.

Non le era stato difficile a Kokor capire che la  banda di Sanada e la sua cricca dovevano averci messo lo zampino. Quel pensiero le aveva fatto passare la voglia di aprire un dialogo con chiunque. Ma perchè avevano deciso di prendersela con lei?

Kokoro non era riuscita a superare la banda di bulli, le umiliazioni e i dispetti si erano ripetuti tanto da far ritirare Kokoro dalla scuola. kokoro aveva tanto desiderato diventare amica di Moe, per un breve periodo le cose erano andate bene, poi di punto in bianco erano precipitate. Moe si limitava a metterle gli avvisi scolastici nella cassetta delle lettere, senza neppure scomodarsi a suonare il campanello. Qualche volta Kokoro la osservava allontanarsi dalla finestra della sua camera da letto.

Un giorno Kokoro si fermò a guardarsi nello specchio a figura intera che c'era nella sua stanza. Però, ogni volta che si vedeva le pareva di avere l'aria fragile, smunta e malaticcia, e a stento riusciva a ricacciare indietro le lacrime. Ma la cosa che più la colpì fu quella di sentirsi trascinata oltre lo specchio.Una forza misteriosa la risucchiava lontano.

Voltandosi in direzione della voce vide una bambina con il muso di lupo.

 "Aveva il volto nascosto da una maschera di quelle che si vendono fuori dai templi in occasione delle festività, ma non era questa l'unica sua stranezza. Indossava un abito rosa tutto pizzi e merletti, simile a quelli che si indossano ad un matrimonio o a un saggio al pianoforte. Sembrava il vestito di una bambola."

Kokoro si sentiva come catapultata dentro un anime o su un set cinematografico. All'improvviso vide un castello, come quello delle fiabe. Kokoro pensò che fosse un sogno, e non appena riaperti gli occhi sarebbe sparito. Invece, non era così. Si apriva all'orizzonte una bella avventura meravigliosa in un mondo diverso, e Kokoro non poteva scappare. Forse potrebbe esaudire i suoi desideri se solo non si faccia vincere dalla paura.

Si chiese se a forza di restare chiusa in casa le fossero venute le allucinazioni? Kokor avrebbe voluto raccontare quello che le ra successo alla madre ma, non ci riuscì. Kokoro era rimasta molto turbata dalla storia dello specchio e della bambina-lupo.

Kokoro visitava spesso quel luogo di fantasia, dopo un pò di tempo capì che lei non era la sola a farvi visita ma, vi erano altri maschi e femmine scelti come protagonsti di una storia. Kokoro domandò: <<Se troviamo la chiave, possiamo chiedere qualunque cosa? E una forza sconosciuta, esaudirà il nostro desiderio? Se uno volesse usare la magia, o magari entrare nel mondo dei videogiochi, sarebbe possibile ottenerlo?>>

Kokoro sa di avere poche prospettive, ma non rinuncia ai suoi sogni. Anzi, li plasma adattandoli alla realtà. La generazione di gioventù che descrive il romanzo, con i sogni infranti e i desideri tarpati sul nascere eppure sono capaci d'ironia, sanno difendersi da cinismo e disfattismo, e sono determinati a ritagiarsi un posto nel mondo nonostante la società non punti su di loro, non li ascolti, li consideri un peso.

Si definiscono hikikomori letterlmente "ritiro dalla società", cioè consapevoli del vuoto di valori di cui la realtà è permeata, ma decisi a non lasciarsene sopraffare. L'autore Mizuki Tsujimura nelle pagine del romanzo dà voce a Kokoro e ai suoi amici,  alle loro scelte, specchio dei loro sentimenti, emozioni, aspirazioni, dilemmi e timori.

Leggendo il romanzo emergono pensieri e riflessioni così intensi e consapevoli da far sperare che queste menti possano scintillare in un cielo in grado di ospitarle. Perchè il domani sarà nelle loro mani. Alla società, spetta il dovere di aiutarli a realizzarsi e la responsabilità di non spegnerne le speranze.


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