domenica 20 ottobre 2019

RECENSIONE #113/19 ARCHIVIO DEI BAMBINI PERDUTI by VALERIA LUISELLI - LA NUOVA FRONTIERA

  


  • RECENSIONE 



Valeria Luiselli decide di mettersi in macchina, e insieme alla sua famiglia di viaggiare, da Nord a Sud, il viaggio nella polvere della strada americana dell'Arkansas, Oklahome, Texas, New Messico. Una donna che è sempre più turbata dalle notizie dei bambini che atraversano da soli la frontiera, e da una vicenda in particolare, (anche in questo caso attinta dalla realtàa): l'amica Manuela cerca le sue ragazzine scomparse, il numero di telefono cucito sul colletto delle camicie.

E' la storia di questa e di come raccontarla prima di tutto. Sono tanti i dubbi, tanti i nodi da sciogliere: Preoccupazione politica: come può una radio documentario (oppure un romanzo), aiutare dei bambini senza documenti a trovare asilo? Problema estetico: perchè una qualsiasi forma di narrazione, del resto, dovrebbe essere concepita per il raggiungimento di un fine specifico? Preoccupazione etica: e che cosa la autorizza anche soltanto a pensare che posso o dovrei fare arte con la sofferenza altrui? Preoccupazione pragmatica: non sarebbe il caso che mi limitassi al mero documentario? Ed infine: <<Chi sono io per raccontare questa storia?>>. 

Archivio dei bambini perduti, editore La Nuova Frontiera, per la prima volta scritto in inglese e non in spagnolo, tradotto da Tommaso Pincio, è un mix: un catalogo, album fotografico, polaroid, reportage, diario assieme.

<<Innovativo>>, lo ha celebrato il <<New York Times>>; non è <<propagandistico>> ma accende <<una luce che ci rende consapevoli del buio>> per il <<Los Angeles Times>>; <<un romanzo delle Americhe>>, più che banalmente americano, nota la <<New York Review of Books>>, per i riferimenti da Nord a Sud del continente, ma anche dall'altra parte dell'oceano: <<Ambizioso, cupo, urgente>>. Bello.

Il romanzo è incentrato sulla domanda:<<Che fine fanno i bambini che attraversano la frontiera da soli? Bambini in mano a delle Bestie. Le loro voci, non sono udibili. Non ci sono, non sono mai esistiti. Chi racconterà la storia dei bambini perduti>>.

C'è qalcosa di quel che sta accadendo che l'autrice non sa come maneggiare, ma che sente indispensabile affronatre. Nel 2014 i giornali danno conto di una <<crisi>> di minori non accompagnatirinchiusi nei centri di detenzione statunitensi: ottantamila in meno in un anno. Da questa informazione in poi <<scegliere di non fare nulla>> le sembra <<inaccettabile.>> Così pensa che l'unico modo di rendere loro giustizia, se mai fosse possibile è ascoltare e registrare questa storia ancora e ancora così che possa tornare, sempre per insegnarci e farci provare vergogna.

Seduti sul sedile dell'auto, il <<maschio>> e la <<femmina>>, come vengono chiamati nel romanzo i due bambini, di dieci e cinque anni, intervengono e pongono delle domande: <<Allora mà, che vuol dire documentare? (...) Azzarda una risposta: <<documentare vuol dire semplicemente raccogliere il presente per la posterità. Posterità, ma che vuol dire? Voglio dire ... dopo.>>

Leggendo questo romanzo, viene in mente 2666 di Roberto Bolano ne <<La parte dei delitti>>, l'inventario delle donne scomparse nella città immaginaria di Santa Teresa, che corrisponde a Cindad Juàrez, frontiera tra Messico e Stati Uniti. Non a caso nel bagagliaio della macchina dei nostri protagonisti, c'è anche questo volume. Insieme a un libro, inesistente eppure efficacissimo: <<Elegie per i bambii perduti>> di Ella Camposanto.

L'autrice racconta la sua difficoltà nel non sapere come procederà la storia, ma vuole raccontare quella dei bambini scomparsi, le cui voci non possono essere più udite perchè sono andate perdute, forse per sempre.>> Le viene in mente le <<elegie>> storia nella storia, racconto di ragazzini in balia della Bestia, il treno che attraversa il confine messicano, sul quale saltare, sperando di sopravvivere. Racconto duro ma, indispensabile ad avvicinare i personaggi. 

Ed è proprio il <<maschio>> a prendere la parola, assecondando un'intuizione della mamma: <<le loro voci, non sono udibili. Lasciare che siano i coetanei a cercarli, a interpretarli, a comprenderli, forse a ritrovarli:<<Sono loro a raccontare: la storia dei bambini perduti. 


Nel romanzo si racconta anche il privato sentimentale fatto di scossono, fratture, strappi. La coppia del romanzo sta vivendo il suo dopo, fatto di separazioni, piani futuri naufragati. Anche questa volta e la voce del bambino a trovare le parole: <Mamma e papà pensavano di restare insieme, di non separarsi. Credo ci abbiano provato, forse anche tanto (...) Ma credo che alla fine sia stato imossibile per loro. Non perchè non si piacessero ma perchè avevano piani diversi.>> 

Nessun commento:

Posta un commento