sabato 28 maggio 2022

VITA DI VIVIAN MAIER. LA STORIA SCONOSCIUTA DI UNA DONNA LIBERA. EDIZ. ILLUSTRATA - UTET

UNA STORIA DI OCCHI CURIOSI E PROFONDI, MA ANCHE DI SGUARDI CELATI E RUBATI, NEW YORK E' LO SFONDO.

Caterina Giuseppa Buttitta

Vita di Vivian Maier. La storia sconosciuta di una donna libera. Ediz. illustrata

Ann Marks
pubblicato da Utet 

Editore Utet

Formato Rilegato - Pagine 380 - Euro 32,00

Pubblicato 17/05/2022

Traduttore C. Baffa

 

Il libro

Nella periferia di Los Angeles, il 17 luglio 1955, apriva per la prima volta i suoi cancelli Disneyland. Quasi trentamila persone si riversarono nei viali mai calpestati prima, un fiume in piena di bambini pronti a lasciarsi meravigliare. Lì, tra famiglie, figuranti e pupazzi, c'era Vivian Maier, una tata di origine francese da poco trasferitasi sulla West Coast in cerca di un nuovo incarico. La donna girovagava da sola tra la folla con una macchina fotografica in mano: dopo anni di scatti in bianco e nero, aveva deciso di passare al colore per immortalare gli attori travestiti da nativi americani e i castelli di cartapesta, per rendere giustizia a quell'atmosfera sognante e un po' finta. Ma conclusa la gita, quelle foto non furono viste da nessuno, come le altre decine di migliaia di immagini che Vivian Maier scattò e tenne nascoste agli occhi del mondo per decenni. La storia del loro ritrovamento è già leggendaria: montagne di rullini chiusi in scatole di cartone fino al 2007, quando per un caso fortunato John Maloof, il figlio di un rigattiere di Chicago, acquistò in blocco il contenuto di un box espropriato. All'interno trovò un archivio brulicante di autenticità e umanità, il patrimonio di una fotografa sconosciuta che in pochi anni sarebbe stata celebrata in tutto il mondo. Ma mentre le sue opere diventavano sempre più popolari, la sua biografia restava un segreto impenetrabile, perché Vivian aveva sepolto il suo talento con la stessa cura e riserbo con cui aveva protetto la sua vita. Adesso, grazie alla meticolosa ricerca investigativa di Ann Marks, che ha avuto accesso a documenti personali e fonti di primissima mano, quelle vicende personali finora oscure vengono sottratte all'oblio, al mistero e alla leggenda. "Vita di Vivian Maier" rivela in tutta la sua complessità la storia di una donna fuggita da una famiglia disfunzionale, fra illegittimità, abuso di sostanze, violenza e malattia mentale, per poter finalmente vivere alle sue condizioni. Nessuno, neanche le famiglie presso cui prestava servizio, aveva idea che quella bambinaia di provincia nascondesse uno dei maggiori talenti fotografici del periodo, in grado di ritrarre le disparità e le ingiustizie degli Stati Uniti del boom economico, le persone comuni, i bambini, la semplice vita urbana. In questo, che trabocca di foto (anche inedite), l'opera e la vita finalmente si intrecciano in un'unica storia: il ritratto che emerge è quello di una sopravvissuta, fiduciosa nel suo talento nonostante le sfide della malattia mentale, una donna socialmente consapevole, straordinariamente complessa e soprattutto libera. 

Ann Marks è stata manager in importanti aziende di New York. Ha sempre coltivato la passione per le ricerche genealogiche e il mistero. Ispirata dalla storia di Vivian Maier, si è dedicata per anni a studiarne la vita e il lavoro di fotografa, riuscendo nell’impresa di ricostruirne il background familiare e la vita vissuta lontano dalle luci della ribalta. 

RECENSIONE

Quella di Vivian Maier è una storia di anonimato in vita e di successo dopo la morte, bambinaia francese per famiglie ricche a New York e Chicago negli anni Cinquanta e oggi celebrata fotografa (di strada) in tutto il mondo. La s ua storia e le sue immagini sono diventate un caso che ha emozionato l'America. 

In lei vita e arte s'intrecciano in un racconto di passioni coltivate e represse, di solitudini, di conflitti sulle redità e di speculazioni del mercato. Si direbbe una trama da film. 

Tutto è cominciato a Chicago per l'affitto non pagato di un magazzino. Così, nel 2008, un ventiseienne che sta scrivando un libro dedicato a Chicago scopre, in un'asta, un baule ricolmo di negativi. John Maloof, questo il nome dell'ignaro e fortunato compratore, se lo porta via per pochi dollari. In seguito vi scoprirà un tesoro di immagini, negativi sviluppati e no, pellicole e filmati in super 8 e 16 millimetri. In realtà questi scatti non gli servono per il libro, ma lo affascinano per la bellezza e lo incuriosiscono tanto da metterli in rete, alla ricerca del suo autore sconosciuto.

Così il giovane Maloof scopre che l'autrice di quelle fotografie così intense, di una straordinaria qualità estetica quasi fossero il frutto di un occhio da maestro, era invece quello di una semplice <<tata>>, morta in povertà a 83 anni nell'aprile 2009. Una bambinaia che nel suo giorno di riposo inforcava la sua Rollei e fotografava l'universo a lei vicino: 

La Maier aveva uno sguardo attento alla vita sociale, talvolta ironico, ma quasi velato di malinconia. Lo si coglie guardando i provini che rivelano, come un'epifania, il suo rapporto con gli altri, con la composizione, con la ricerca dell'immagine perfetta. 

Vivian Maier fotografava davvero tutto, ma aveva una passione costante, quasi un'ossessione: se stessa. Queste fotografie non sono banali, ma un modo per raccontare su se stessa, come se alla base di tutto ci fosse una necessaria ricerca d'identità: basta pensare a questa donna divisa tra l'essere bambinaia  e la costante urgenza di fermare, in uno scatto, l'anima del mondo.

CHI ERA VIVIAN MAIER IN REALTA'?

In effetti Vivian Maier appare come un'autrice intelligene, dotata di una naturale e potente talento, arricchito da un occhio tanto attento quanto curioso. Una donna che probabilmente ogni giorno, dopo aver accudito i bambini, chissà quando e come, faceva completamente <<sua>> la storia della fotografia, ricercando i maestri, imparando dal lavoro di altri. Ma probabilmente non è così.

Vivian Maier era davvero una dilettante che aveva dentro di sè la matrice della grande fotografia, che coltivava. Colpisce la sua capacità di racconto, intimistico, talvolta sarcastico, altre volte empatico, comunque sempre nostalgico, inquieto e riflessivo sulla condizione umana. 

Emerge una vita solitaria, infelice, senza affetti. Ma per lei la fotografia appare come qualche cosa di salvifico, uno squarcio di libertà in un mondo chiuso nelle pareti di una bella casa nei quartieri bene di New York o Chicago. Ma a differenza di altri, lei non ha mai fatto vedere a nessuno le sue foto. Tutto era ossessivamente archiviato, catalogato, certificato, ma tenuto sempre gelosamente nascosto. 

Quella di Vivian Maier era una Ossessione?

Aveva una passione costante: se stessa. Mai suoi non erano banali <<selfie ante litteram>>, bensì una continua ricrca di dientità.

Chissà, forse <<l'intenzione>> più sincera di questa donna, che parlava francese e usava le poche ore di libertà non per incontrare ragazzi ma fotografare il mondo, è stata proprio quella di essere se stessa solo consegnandosi con tutto il cuore alla forza e al segreto dell'arte. 

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