venerdì 5 febbraio 2021

RECENSIONE "IL VENTO SELVAGGIO CHE PASSA" by RICHARD YATES - MINIMUN FAX

Il vento selvaggio che passa

Richard Yates

MINIMUM FAX
Titolo originale: Young Hearts Crying
Traduzione: Andreina Lombardi Bom
Pagine: 508
Pubblicazione: feb 2020
Euro 19 
 
 
 
 
 
 
Il libro
 
Michael Davenport è un poeta ambizioso, convinto che il proprio talento lo porterà alla fama, e insegue un'idea di arte lontana da ogni compromesso. Nonostante abbia scoperto, appena dopo le nozze, di aver sposato una ricchissima ereditiera, accetta un modesto impiego in una visita di second'ordine in attesa di una svolta nella sua carriera di scrittore.
La giovane moglie Lucy non capisce perché Michael si rifiuti con tanta ostinazione di sfruttare un benessere economico che è a portata di mano, ma si adatta al nuovo tenore di vita e anzi resta ammaliata dall'ambiente bohémien fatto di giovani artisti di successo e ragazze affascinanti. Però di una cosa Lucy è certa: tutte le persone che frequenta e che ha intorno sembrano più felici di lei.
Penultimo romanzo di Richard Yates, pubblicato negli Stati Uniti nel 1984 e rimasto inedito in Italia fino a oggiIl vento selvaggio che passa torna, a distanza di più di vent’anni, a esplorare i grandi temi che erano stati al centro di Revolutionary Road: la vita coniugale come trappola in cui si accumulano tensioni, il contrasto tra gli slanci dell’ambizione e la realtà crudele della vita, le aspirazioni e i compromessi. Concentrandosi sul conflitto tra talento e mercato rende omaggio con rara intensità a Francis Scott Fitzgerald: per Yates, l’unico maestro e modello. 
 
RECENSIONE 
 
Come il vento selvaggio che passa, fu pubblicato per la prima volta in Italia dalla Minimum fax con la traduzione di Andreina Lombardi Bom, è questo romanzo il penultimo romanzo di Richard Yates, è uscì con il titolo di Young Hearts Crying, nel 1984. A distanza di vent'anni dall'esordio di Revolutionary Road, acclamato come capolavoro da Tennessee Williams e Kurt Vonnegut, Richard Yates tornò a scrivere la storia di una giovane coppia con aspirazioni artistiche che si sgretolano via via con lo sgretolarsi della vita coniugale, sotto i colpi della prosa quotidiana e delle delusioni della vita adulta.
 
Rispetto ai Wheleer, protagonisti di  Revolutionary Road i Davenport, Michael e Lucy, di "Il vento selvaggio che passa", sono però destinati ad una fine assai meno tragica e all'attraversamento della giovinezza fino alla maturità.
 
Durante la metà degli anni Ottanta, Yates era uno scrittore Sessantenne molto apprezzatro dai colleghi e dalla critica ma non era mai riuscito a vendere abbastanza libri da poterci vivere, transitava da un college all'altro degli Stati Uniti insegnando corsi di scrittura creativa, inseguendo fellowship e grant che gli consentissero di portare a termine il romanzo successivo. La coincidenza fra arte e vita, nonchè la possibilità di vivere di arte dovevano apparirgli allora sotto una luce beffarda e Yates, che in ciascuna delle proprie opere ha disseminato frammenti di autobiografia, la riflette non solo nella copia di personaggi: Lucy e Michael ma, in ciascuno dei suoi personaggi del romanzo.
 
Siamo all'inizio del romanzo, e assistiamo alla scena che il protagonista Michael, Yates veterano della Seconda Guerra Mondiae, apprende da un istruttore di tiro, in un campo di addestramento in Texas: <<Cercate di ricordarvelo, uomini. Ciò che distingue un professionista in qualunque campo - e intendo in qualunque campo - è che riesce a far sembrare facile quello che è difficile>>.
 
Come dicevo, siamo all'inizio del romanzo, quando Michael non ha ancora chiaro davanti a sè nulla della propria vita professionale e sentimentale e, dissimulato fra gli ordini burberi della vita militare, troviamo un precetto che risale nella sua originaria formulazione al Cortegiano di Baldassarre Castiglione: la vera arte,  anche quella di vivere da signori, è la disinvoltura con cui vengono superate e nascoste le difficoltà. La cultura umanistica italiana ha coniato un termine specifico per questo atteggiamento, è la sprezzatura, la si può notare nelle vite dei pittori, quanto nella musica e nelle regole di comportamento.

L'intento è di riuscire a far sembrare facile ciò che è difficile, è l'ideale e il demone che governa buona parte del romanzo di Yates: Michel che accetta un modesto lavoro di pubblicista mentre nel tempo libero scrive drammi e poesie, tormentandosi con l'idea di non essere mai nel posto giusto, ritiene che questo ideale sia incarnato da Tom Nelson, un pittore arrivato presto al successo e alla fama eppure descritto come inconsapevole, infantile, mette in scena imponenti battaglie di soldatini di latta nel cortile, sottilmente cinico e forse nemmeno così bravo; Lucy invece, ammira Diana Maitland, sorella di un altro aspirante pittore, segretamente desiderata dal marito, per i suoi modi pieni di nonchalance, desidera essere come lei sofisticata e spontanea, mentre si sente una perenne ragazzina perbene, trascurata dai genitori troppo ricchi. 

Lucy e Michael, finito il loro matrimonio, cercano dei nuovi amanti, creano con il loro comportamento quello che l'autore definisce con il termine di <<Il mondo dell'arte>>. Perchè? Ciò che Yates vuole raccontarci non è solo il contrasto fra il desiderio di una vita spesa fra alti ideali e piacevolezze mondane con la prevedibilità borghese urbana e suburbana della middle uper class americana ma anche l'enorme difficoltà di una generazione a trovare una propria identità nella vita adulta in un momento storico di cambio di valori e di modelli sociali come fu il dopoguerra.

Cosa impedisce a Lucy, che gode di una grande fortuna di rendita, di fare una vita agiata e dedicarsi a ciò che ama? Il problema è che Lucy non ha una vera e propria passione, s'innamora di Michael perchè lo vede colto e pieno di parole che sembrano svelare il senso della vita, ma presto il ruolo di moglie accomodante e umbratile le sta stretto, vuole emanciparsi e lo fa sia dal punto di vista sessuale sia da quello intellettuale; per amore e per mettere alla prova sè stessa tenta di fare l'attrice, la scrittrice, la pittrice, scoprendo di volta in volta quanto sia esiguo lo spazio riservato all'affermazione femminile, e quanto mediocri e meschini possano rivelarsi gli uomini di cui si dice che abbiano la stoffa, infine quanta frustazione ci sia nell'essere sempre una dilettante.

Michael, viceversa, conosce meglio i propri desideri, avere una bella ragazza, possibilmente intelligente al proprio fianco, e diventare un poeta riconosciuto; ma non riesce mai a trasformarli in un coerente progetto di vita, rifiuta di vivere con il denaro di Lucy, si avvilisce con un lavoro insignificante, si gingilla a tal punto con la propria autocommiserazione e con l'alcol da venire internato in un ospedale psichiatrico per due volte.

Yates raffigura nel personaggio di Michael Davenport un uomo che fatica a crescere, che nella guerra, anche intesa come scambio di pugni fra amici sbronzi a una festa, trova ancora l'unico solido contrappeso a una vita altrimenti priva di credibilità. E' un adolescente che non è mai cresciuto che deve fare i conti con il fatto di non sapere gestire il proprio talento, il riconoscimento per le poesie pubblicate non è mai abbastanza, non sapere mantenere una relazione amorosa oltre il tempo fisiologico della reciproca scoperta, di non riuscire nemmeno a immaginarsi padre di un figlio maschio, destinato a sostituirlo, prima o poi, mentre la figlia avuta con Lucy, rimarrà per lui l'eterna bambina-ragazza che compiace il suo narcisismo.

Nelle pagine del romanzo seguiamo la vita di Luy e Michael nell'affrontare, attraverso vite separate, tutto quello che nel dopoguerra ha sconvolto le convenzioni sociali: il femminismo, la diffusione della psicanalisi, la rivoluzione sessuale, le droghe, il movimento hippie e quello camp. Nell'arco di tempo che va dal 1947 alla fine degli anni Settanta, Lucy e Michael, da adorabili sognatori, e novelli sposi, diventano disillusi ex coniugi. Si ritrovano a Cambridge dove si erano conosciuti e, in una cena dove tutta l'arte del dialogo di Yates brilla al suo massimo fulgore, riescono a confessarsi senza mai nominarli i reciproci fallimenti, la caduta delle molte chimere inseguite, il tramonto definitivo di un'ideale di vita artistico; nessuno dei due ci crede più. Ma noi che li abbiamo seguiti fin lì, sappiamo quanta nostalgia, quante lacrime ingoiate ci siano in questo abbandono che non è di due ex amanti, ma della giovinezza e del sogno (molto americano), di poter essere artisti della propria esistenza.
 



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