domenica 1 settembre 2019

POST #251/19 -1939 - 2019 IL 1 SETTEMBRE E' LA RICORRENZA DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

1939 - 2019 Il primo settembre di ottant'anni fa scoppiava il Secondo conflitto mondiale. 

Oggi nel 2019 ci si chiede se una <<cosa del genere potrebbe accadere di nuovo>>.  Sono stati raccolti molti pareri, tutti concordi nel concludere che <<sì, potrebbe succedere di nuovo>>. Vi sono molte <<zone calde>>, suscettibili di diventare <<punti di innesco>>, di un nuovo conflitto. L'elenco è infinito perchè, in un mondo multipolare, ogni angolo della Terra è oggetto di interessi multipli, quasi sempre opposti, e talvolta conflittuali. Se si dovessero concretizzare, questi eventi finirebbero per <<ridurre la fiducia, indebolire gli investimenti, dislocare le filiere locali e rallentare notevolmente la crescita globale>>. E' questo il pericolo più grave, l'ipotesi di una crisi economica globale, provocata da masse irresponsabili di leader ossessionati dai consensi elettorali.

POST #250/19 L'OLMO GRANDE by GIAN MARIO VILLALTA

L'olmo grande, opera letteraria di Gian Mario Villalta, poeta, scrittore e saggista friulano, da 17 anni direttore artistico del festival Pordenonelegge. Il testo inaugura la nuova collana di Aboca Edizioni <<Il bosco degli scrittori>>, nella quale è uscito anche Una notte sull'Alpe della Luna di Enrico Brizzi, su una camminata nelle immense faggete dell'Appennino; altri titoli appariranno nei prossimi mesi.

 Citaz.: <<Ci si dimentica che per guardare le radici, per essere davvero radicali, esponendo la verità (...) si deve strappare la pianta dal suolo>>. Operazione questa facile per una piantina, impossibile con un albero. O un uomo.>>

 L'OLMO GRANDE
GIAN MARIO VILLALTA
ABOCA EDIZIONI



La storia di un albero – il gigantesco olmo del titolo – ultimo protagonista di una saga famigliare in dissoluzione, rende qui evidente il legame profondo che c’è tra la vita umana e quella delle piante.

LA COLLANA <<Il bosco degli scrittori>> è una nuova collana di Aboca Editore nella quale agli autori viene chiesto di raccontare il mondo a partire da un albero. Sulla copertina di ogni volume è riprodotta la silhonette della pianta al centro della storia: dopo i due titoli già usciti, firmati da Gian Mario Villalta (olmo) e Enrico Brizzi (faggio), a settembre arriveranno i lavori di Alberto Garlini e Ferruccio Parazzoli; tra ottobre e novembre tocca a Carmine Abate mentre nel 2020 sarà la volta di Paolo Cognetti.
 
Biografia

Gian Mario Villalta ha scritto poesie (ricordiamo Vanità della mente, Premio Viareggio 2011 e Telepatia, Premio Carducci 2016). Alla poesia ha inoltre dedicato attenzione critica con numerosi interventi su rivista, nel web e nel volume Il respiro e lo sguardo. Un racconto della poesia contemporanea (Rizzoli 2005); un’esperienza importante è stata la cura del “Meridiano” Andrea Zanzotto, Le poesie e prose scelte (con Stefano Dal Bianco), e del doppio Oscar che raccoglie gli Scritti sulla letteratura del grande poeta veneto. Il suo ultimo romanzo, Bestia da latte (SEM 2017) trova in questo libro un suo inatteso compimento.

POST #249/19 LA MEMORIA DI VILLALTA - DALL'OLMO DELL'INFANZIA LEZIONI DI RADICI.

 L'olmo grande, opera letteraria di Gian Mario Villalta, poeta, scrittore e saggista friulano, da 17 anni direttore artistico del festival Pordenonelegge. Il testo inaugura la nuova collana di Aboca Edizioni <<Il bosco degli scrittori>>, nella quale è uscito anche Una notte sull'Alpe della Luna di Enrico Brizzi, su una camminata nelle immense faggete dell'Appennino; altri titoli appariranno nei prossimi mesi.

Citaz. <<Per chi passava sulla strada comunale, per gli abitanti della contrada, per chi passeggiava sull'argine (..) racconta Villalta nel libro, sognava una veduta eminente e, per molti di costoro, attesa>>.
 

La storia di un albero – il gigantesco olmo del titolo – ultimo protagonista di una saga famigliare in dissoluzione, rende qui evidente il legame profondo che c’è tra la vita umana e quella delle piante.

LA COLLANA <<Il bosco degli scrittori>> è una nuova collana di Aboca Editore nella quale agli autori viene chiesto di raccontare il mondo a partire da un albero. Sulla copertina di ogni volume è riprodotta la silhonette della pianta al centro della storia: dopo i due titoli già usciti, firmati da Gian Mario Villalta (olmo) e Enrico Brizzi (faggio), a settembre arriveranno i lavori di Alberto Garlini e Ferruccio Parazzoli; tra ottobre e novembre tocca a Carmine Abate mentre nel 2020 sarà la volta di Paolo Cognetti.

Gian Mario Villalta ha scritto poesie (ricordiamo Vanità della mente, Premio Viareggio 2011 e Telepatia, Premio Carducci 2016). Alla poesia ha inoltre dedicato attenzione critica con numerosi interventi su rivista, nel web e nel volume Il respiro e lo sguardo. Un racconto della poesia contemporanea (Rizzoli 2005); un’esperienza importante è stata la cura del “Meridiano” Andrea Zanzotto, Le poesie e prose scelte (con Stefano Dal Bianco), e del doppio Oscar che raccoglie gli Scritti sulla letteratura del grande poeta veneto. Il suo ultimo romanzo, Bestia da latte (SEM 2017) trova in questo libro un suo inatteso compimento.

RECENSIONE #94/19 - L'OLMO GRANDE by GIAN MARIO VILLALTA - ABOCA EDIZIONI


L'olmo grande

 GIAN MARIO VILLALTA 

ABOCA EDIZIONI

 Anno di pubblicazione: 2019
Pagine: 224
 14,00 € IVA inclusa 

La storia di un albero – il gigantesco olmo del titolo – ultimo protagonista di una saga famigliare in dissoluzione, rende qui evidente il legame profondo che c’è tra la vita umana e quella delle piante.

LA COLLANA <<Il bosco degli scrittori>> è una nuova collana di Aboca Editore nella quale agli autori viene chiesto di raccontare il mondo a partire da un albero. Sulla copertina di ogni volume è riprodotta la silhonette della pianta al centro della storia: dopo i due titoli già usciti, firmati da Gian Mario Villalta (olmo) e Enrico Brizzi (faggio), a settembre arriveranno i lavori di Alberto Garlini e Ferruccio Parazzoli; tra ottobre e novembre tocca a Carmine Abate mentre nel 2020 sarà la volta di Paolo Cognetti.

SINOSSI


L’industria è arrivata tardi in quella campagna friulana, dove gli alberi e le piante da frutto hanno intrecciato la loro vita a quella delle persone e delle famiglie, alla loro storia. è arrivata a cose fatte, quando già era in atto la profonda trasformazione del paesaggio. Nel giro di pochi anni tutto è cambiato.
Questo libro racconta la violenza della tecnologia che annienta un paesaggio e la persuasione delle nuove prospettive di vita che si impongono con il loro formidabile potere di attrazione. Attraverso memorie, riflessioni e racconti, Gian Mario Villalta ripercorre il senso di uno sradicamento, subito come violazione e allo stesso tempo con la contraddittoria certezza che un mondo nuovo può portare opportunità e miglioramenti.
La storia di un albero – il gigantesco olmo del titolo – ultimo protagonista di una saga famigliare in dissoluzione, rende qui evidente il legame profondo che c’è tra la vita umana e quella delle piante. Sarà infatti quest’albero secolare a dare impulso a una nuova, diversa ricerca di verità sulla relazione tra la vita e la memoria, i legami affettivi e quelli con la terra dove vivere i propri giorni.

Biografia

Gian Mario Villalta ha scritto poesie (ricordiamo Vanità della mente, Premio Viareggio 2011 e Telepatia, Premio Carducci 2016). Alla poesia ha inoltre dedicato attenzione critica con numerosi interventi su rivista, nel web e nel volume Il respiro e lo sguardo. Un racconto della poesia contemporanea (Rizzoli 2005); un’esperienza importante è stata la cura del “Meridiano” Andrea Zanzotto, Le poesie e prose scelte (con Stefano Dal Bianco), e del doppio Oscar che raccoglie gli Scritti sulla letteratura del grande poeta veneto. Il suo ultimo romanzo, Bestia da latte (SEM 2017) trova in questo libro un suo inatteso compimento.

RECENSIONE
 
L'olmo grande, opera letteraria di Gian Mario Villalta, poeta, scrittore e saggista friulano, da 17 anni direttore artistico del festival Pordenonelegge. Il testo inaugura la nuova collana di Aboca Edizioni <<Il bosco degli scrittori>>, nella quale è uscito anche Una notte sull'Alpe della Luna di Enrico Brizzi, su una camminata nelle immense faggete dell'Appennino; altri titoli appariranno nei prossimi mesi.

Narrazione, riflessione, ricordo personale, mitologia, storia sociale e materiale, sono tante le corrispondenze affettive tra l'uomo e l'albero. Villalta scrive nel romanzo: "La felicità di una chioma folta o la tristezza di rami spogli (...) Una parentela, un feeling quasi, che può arrivare alla possibilità di <<abbracciare gli alberi, con causale emotività dello spettatore>>.

L'olmo detiene ricostruzioni suggestive nell'ambito mitico-ideologico, per la mitologia germanica l'olmo <<è la prima donna apparsa sulla terra>>, l'inizio della stirpe umana; in quella greca è <<una pianta che appartiene alla luce ma ha radici nell'Ade>>. Già i Romani conoscevano le virtù dell'olmo: lodato da Columella nel De re rustica per <<la resistenza alla potature, la sua foglia commestibile (...), la sua capacità di adattamento all'ambiente>>. 
 
In età moderna e contemporanea l'olmo sarà il simbolico <<albero della libertà>> sotto cui si riuniranno i coloni americani ribelli contro il governo inglese, ma sarà anche il gigante fragile la cui caducità viene cantata da Vittorio Sereni in La malattia dell'olmo e che ha il nome scientifico di grafiosi. 

L'olmo di cui scrive Villalta nel romanzo: ha fatto parte della sua infanzia, legato al vissuto, a un'epoca. L'autore sottolinea il vero destino della pianta è un patto che lega fino alla fine scrittore e lettore. Un tempo la pianta faceva da spartiacque tra due proprietà nella campagna friulana, il campo di famiglia e la vigna di un vicino. 

Citaz. <<Per chi passava sulla strada comunale, per gli abitanti della contrada, per chi passeggiava sull'argine (..) racconta Villalta nel libro, sognava una veduta eminente e, per molti di costoro, attesa>>.
 
 L'attenzione all'olmo <<il bisogno di guardarlo>>, rappresenta per l'autore la volontà di scoprire le proprie radici. Nell'infanzia di Villalta l'albero è un confine anche temporale: segna il passaggio da una vita contadina a una in cui l'urbanizzazione segna un cambiamento radicale nel paesaggio e nella società; lo sradicamento di tradizioni legate all'Italia rurale: la festa per l'uccisione del maiale: che diventa anche un rito di passaggio per il bambino Villalta, i roghi, come quello dell'Epifania, che rinnova il ciclo delle stagioni.

Citaz.: <<Ci si dimentica che per guardare le radici, per essere davvero radicali, esponendo la verità (...) si deve strappare la pianta dal suolo>>. Operazione questa facile per una piantina, impossibile con un albero. O un uomo.>> 
 
L'olmo si offre, al Villalta scrittore come materiale prezioso per una narrazione che scava nella storia personale e affonda le radici nella sua produzione, intrecciandosi con altri lavori.





RECENSIONE #93/19 L'AMORE, LE DONNE E LA VITA by MARIO BENEDETTI - NOTTETEMPO


Mario Benedetti

L'amore, le donne e la vita

  • Poesie scelte con testo a fronte
  • traduzione: Stefania Marinoni
  • pagine: 216 
  • Data Pubblicazione: 09/05/2019
  • collana: poeti



SINOSSI 


L’amore, le donne e la vita raccoglie una scelta delle poesie d’amore scritte da Mario Benedetti nell’arco di cinquant’anni: alcune sono diventate delle canzoni di grande popolarità, molte restano imprescindibili punti di riferimento per più di una generazione. Capovolgendo il titolo spagnolo di un libro del filosofo Arthur Schopenhauer, El amor, las mujeres y la muerte, il poeta dimostra che l’amore, questa forza dirompente della vita incarnata dalle donne, è l’unica possibilità di far fronte alla morte, il suo correlativo essenziale. In versi colloquiali e apparentemente semplici, Benedetti rinnova la lingua dei sentimenti con ironia e lucidità, superando le barriere che separano l’arte dalla vita per esprimere ciò che è esperienza e patrimonio di tutti e di ciascuno.

Biografia


Mario Benedetti (1920-2009), è stato uno dei massimi narratori e poeti del Novecento. Ha cominciato a guadagnarsi la vita come commerciante, contabile, impiegato, giornalista e traduttore. È stato direttore del Centro di Ricerche Letterarie della “Casa de las Américas” all’Avana, e del Dipartimento di Letteratura Latinoamericana, dell’Università di Montevideo. Dopo il golpe militare del 1973, ha rinunciato all’incarico universitario ed è partito in esilio, durato 12 anni, prima in Argentina, poi in Perù, a Cuba e in Spagna. Nel 1999 ha ricevuto il prestigioso Premio di Poesia Reina Sofìa. Tradotti in Italia: Racconti (Multimedia, 1995), Inventario: poesie 1948-2000 (Le Lettere, 2001), Grazie per il fuoco (La Nuova Frontiera, 2011) e Fondi di caffè (La Nuova frontiera, 2013).
Chi di noi, del 1953, è il suo sorprendente romanzo d’esordio. La tregua, pubblicato da nottetempo nel 2006 e rilanciato nel 2014 con grande successo, ha ricevuto il Mix Prize 2015.

RECENSIONE
La poesia di Mario Benedetti sono legate da una lunga esperienza, il poeta e narratore uruguanaiano, ha raccolto verso la metà degli anni Novanta in una antologia, L'amore, le donne e la vita, che viene pubblicato ora dalla casa editrice Nottetempo nella traduzione di Stefania Marinoni.
Quanto è difficile mettere l'amore in versi? Si tratta infatti, di una raccolta tematica, che mette insieme poesie d'amore scritte nell'arco di un cinquantennio. Sono questi gli anni del suo sodalizio con l'amatissima Luz, che sposò nel 1946 e con cui poi rimarrà fino alla morte avvenuta nel 2006.

Luz non è la sola interlocutrice o dedicataria di queste poesie contenute nel libro, ma è di gran lunga la più importante. Molte di queste poesie, sono poesie di fedeltà, vale a dire di conoscenza, di abitudine e di sorpresa, di un amore che porta con sè tutti i segni del tempo, ma che pure - e questo davvero può sorprendere - di quegli stessi segni sembra nutrirsi acquistando via via in consapevolezza e respiro. 

Il libro porta in epigrafe una citazione di Arthur Schopenhaner: <<L'amore è la compensazione della morte, il suo essenziale correlativo>>. E questo a precisare che l'amore, per lo scrittore uruguaniano almeno, non va a braccetto con la morte, ma sta tutto dalla parte della vita. l'autore stesso lo chiarisce nella sua prefazione, forzando consapevolmente il pensiero del filosofo di Danzica. Non è forse <<l'amore>>, scrive Benedetti, <<l'unico elemento che gli serve per fronteggiare la morte? Da qui a riconoscere che l'amore e le donne sono più vicine alla vita che alla morte c'è solo un passo.

Ma la vita, non è tutta rosa e fiori. La stessa biografia di Benedetti, che è stato  non solo uno scrittore ma un uomo attivamente impegnato nella lotta politica, porta impresse le ferite che hanno segnato l'esistenza di tanti intellettuali sudamericani di quei decenni. E del resto anche l'amore, proprio come l'esistenza, è si passione, estasi, comunione, ma anche distanza, incomprensione, solitudine.

Così, se esiste un tratto dominante di queste poesie, andrà trovato nell'allegria, nel sorriso, in una parola nella benevolenza che la voce del poeta riesce a conservare malgrado e contro tutto. Qui davvero sentimento e pensiero procedono di pari passo. Anzichè lasciarsi andare alla passione (o al risentimento), come magari: ci si aspetterebbe da un autore latino, il poeta la raccorda continuamente all'intelligenza dell'occasione particolare, così da assicurarle una qualità conoscitiva.

Ma se l'amore non è qualcosa che vive fuori dal mondo, allora è inevitabilmente una realtà anche politica. <<A questo punto della mia vita / credo agli occhi e alle mani del popolo / in generale / e ai tuoi occhi e alle tue mani / in particolare>>, scrive in una delle poesie più belle della raccolta. 

Le poesie di Benedetti hanno sempre presente la distinzione tra chi ha e chi non ha. <<Amore e rivoluzione>>, come dice in un suo vaso. Forse sarebbe stato il titolo più giusto per questa raccolta.


RECENSIONE 92/19 VIAGGIO A ECHO SPRING. STORIE DI SCRITTORI E ALCOLISMO by OLIVIA LAING - IL SAGGIATORE

 
 

Viaggio a Echo Spring

Traduzione di Francesca Mastruzzo e Alessio Pugliese
Storie di scrittori e alcolismo
pagine: 320
€ 24,00
 
 
SINOSSI
 

«Il nuotatore di Cheever comprime tra le sue tenaglie tutta la vita di un alcolista. Io volevo seguire la stessa traiettoria oscura. Volevo sapere perché gli scrittori bevono e come questa miscela di spiriti si è ripercossa sull’organismo della letteratura.»

Cresciuta in una famiglia di alcolisti, Olivia Laing legge a diciassette anni La gatta sul tetto che scotta di Tennessee Williams e per la prima volta ritrova sulla pagina i comportamenti che conosce così bene, resi vivi dalle parole del drammaturgo. Da quel momento, scoprire ciò che gli scrittori hanno da dire sull’alcol diventa un’ossessione.
Viaggio a Echo Spring – citazione proprio dalla Gatta, dove Echo Spring sta per l’armadietto dei liquori – è il frutto di questa ossessione divorante, di anni spesi a studiare sei grandi scrittori americani, segnati, nella vita e nella letteratura, dal rapporto con l’alcol: Francis Scott Fitzgerald, Ernest Hemingway, Tennessee Williams, John Cheever, John Berryman e Raymond Carver.
Il risultato è un’opera metamorfica, che resiste a ogni distinzione di genere; una fusione nucleare di critica letteraria e narrazione memoriale, reportage e racconto, il cui fil rouge è una fede incrollabile nella letteratura e nel suo potere di esplorare le regioni più oscure dell’esperienza umana.
«Come gli autori di cui scrive, Olivia Laing è una scrittrice straordinaria.»  The Times
«Ho amato questo libro. È bellissimo, e mi ha influenzato in profondità.» Nick Cave
«Questo libro è un’opera d’arte, ha una voce e un’atmosfera uniche.» Nick Hornby

Olivia Laing è una scrittrice e critica letteraria inglese. Collabora con il Guardian, il New Statesman e Frieze ed è stata responsabile della sezione «Libri» dell’Observer. Ha pubblicato To the River: A Journey Beneath the Surface (2011). Il Saggiatore ha pubblicato Città sola e Viaggio a Echo Spring.

RECENSIONE
 
 Viaggio a Echo Spring. Storie di scrittori e alcolismo di Olivia Laing è un libro vitale, una sorta di viaggio tra: saggio letterario, trattato antropologico, manuale medico, diario intimo, ma anche ricognizione autobiografica. Affronta l'etilismo di una certa buona letteratura del Novecento, scrittori come: Fitzgerald, Hemingway, Tennessee Williams, Cheever, Carver - con qualche cameo di Capote, Dylan Thomas, Fanlkner. Nel romanzo Laing ha citato Lewis Hyde il quale afferma che: <<Su sei americani che hanno vinto il premio Nobel per la letteratura, quattro erano alcoolisti>>. E circa la metà dei nostri scrittori alcolisti ha finito per suicidarsi>>. 

Laing aggiunge <<ammetto di essere cresciuta io stessa in una famiglia di alcolisti. Tra gli otto e gli undici anni ho vissuto in una casa che era sotto il dominio dell'alcol e gli effetti di quel periodo mi hanno segnata>>. Così nel 2011, intraprende un viaggio attraverso gli Stati Uniti all'inseguimento degli outsider, se non altro perchè il loro mestiere è quello di osservatori e testimoni: Laing parla di Cheever: delle sue pose altolocate in contrasto con i natali umili (di cui si vergognava) e con una natura desolatamente eccentrica.

Analoga cosa può dirsi della laing, la quale degli outsider ha la libertà morale e la franchezza. Dopotutto le storie e le personalità di questi scrittori alcolisti di successo si somigliano un pò tutte. Sono biografie drammatiche, spaventosamente solitarie e errabonde, ma non per forza dagli epiloghi tragici. Nel romanzo la Laing rinnova il suo punto di vista, si vede che sa di cosa parla, che ci è cresciuta dentro. Laing afferma: <<Non sentire il male, non vedere il male, non parlare del male: la santissima trinità della famiglia alcolizzata>>. 

Parlando di Blanche Dubois, l'autore di un: Un tram chiamato desiderio, Laing scrive nel suo romanzo: <<C'è in Blanche qualcosa che ricorda una falena, un che di farinoso e ostile alla luce. Le piacciono le illusioni, le belle ombre, e le piace bere per la stessa identica ragione: per proteggersi dalla luce impietosa, dall'orrore della realtà, perchè lei è troppo delicata per sottoporla>>.

Più leggevo, e più mi sembrava di cogliere l'<<acuto senso di vergogna>>, percepivo l'acuta sintonia emotiva che lega questi spiriti tormentati e alla deriva. E' come vedere due volti della stessa persona, uno pubblico e uno privato. Ha ragione Laing allora: dev'esserci una trama nascosta che unisce l'esigenza di bere a quella di scrivere, entrambe <<legate a quel sentimento che qualcosa di prezioso è andato in pezzi e al desiderio di ricomporlo, di dargli tonicità e forma>>.

 

RECENSIONE 91/19 I TRE FRATELLI CHE NON DORMIVANO MAI by GIUSEPPE PLAZZI - IL SAGGIATORE

I tre fratelli che non dormivano mai

e altre storie di disturbi del sonno
pagine: 204
€ 20,00
 
 
 
SINOSSI
 
Nulla è più misterioso della nostra mente quando dormiamo. Accadono infatti cose che neanche la fervida fantasia di un grande scrittore saprebbe immaginare, e molte sono le domande che tutti ci facciamo, senza però trovare risposta. Com’è possibile guidare una macchina, parlare lingue misteriose o camminare per ore durante il sonno? Da dove vengono quelle inquietanti visioni di demoni, folletti e spettri che infestano la nostra stanza? Che cosa spinge i bambini a gridare terrorizzati nel cuore della notte? Perché alcune volte abbiamo l’impressione di cadere da una sedia e ci svegliamo? Il neurologo Giuseppe Plazzi ci apre le porte del suo laboratorio, dove ogni giorno pazienti con disturbi del sonno rari e affascinanti – oppure molto diffusi, come il sonnambulismo, l’insonnia, il terrore notturno e la sindrome delle gambe senza riposo – riscrivono i limiti scientifici delle nostre conoscenze e, forse, della nostra realtà.
Tre fratelli affetti da un’insonnia letale, un frate perseguitato dal diavolo, un uomo capace di volare, una donna tormentata da fantasmi col collo lungo, un giovane sonnambulo colpito da una mutazione genetica, le acrobazie sessuali di una coppia durante il sonno, un intero paese caduto in letargo: sono soltanto alcune delle molte storie raccolte in queste pagine dal dottor Plazzi, dalle quali emerge un universo notturno costellato di sogni, incubi, allucinazioni, capacità soprannaturali e imbarazzanti risvegli in cui ogni lettore, con sorpresa, non faticherà nel suo piccolo a riconoscersi.
Un’opera dal ritmo romanzesco e dalla temperatura letteraria – nel solco della tradizione di Oliver Sacks –, spaventosa a volte, altre volte divertente, grazie alla quale scoprire gli angoli più bui delle nostre notti, capire i meccanismi segreti del sonno e acquisire una consapevolezza preziosa: neanche solcando tutti i mari, guadando tutti i fiumi, attraversando tutte le terre o arrampicandoci sulle più impervie cime che punteggiano questo mondo riusciremmo a vedere tante cose quante il nostro cervello è in grado di mettere in scena in una notte.

Giuseppe Plazzi è professore di Neurologia presso l’Università di Bologna, dove dirige il Centro per i disturbi del sonno, ed è attualmente presidente dell’Associazione italiana di medicina del sonno.
 
RECENSIONE
 
Il romanzo racconta l'incredibile vicenda del Signor S., un uomo di cinquantatrè anni che un giorno si presenta nello studio di un luminare della medicina del sonno, Elio Lugaresi, affermando di ritenere d'essere affetto da qualcosa di più che una comune insonnia. Il Signor S. spiega al luminare che non dorme più da mesi, e che di quell'insonnia morirà: ne è assolutamente certo, dal momento che già entrambe le sue sorelle ne sono morte, e in pochi mesi, come per una terrificante maledizione familiare.
E' l'inizio di una storia vera, ed è il capitolo che dà il titolo al libro "I tre fratelli che non dormivano mai" (Il Saggiatore) del neurologo Giuseppe Plazzi, docente dell'Università di Bologna e direttore del Centro per i disturbi del sonno, nonchè presidente dell'Associazione italiana di medicina del sonno.

Nel libro, Plazzi racconta in tredici capitoli altrettante categorie di <<casi clinici>>nel corso della sua carriera di specialista delle <<parasonnie>> (cioè le malattie del sonno) e in quella di altri specialisti (tra cui appunto uno dei suoi maestri, Lugaresi), illustrando di pari passo perchè uomini e animali hanno bisogno di dormire. E spiegando quali sono le caratteristiche delle diverse fasi del sonno <<normale>> e quali le onde cerebrali correlate ai gradi più o meno profondi di addormentamento, ma anche quali apparati del sistema nervoso risultano coinvolti nei diversi disturbi, e con quale incredibile varietà di sintomi-alterazioni comportamentali, sofferenze del corpo e dello spirito, scatti, tic, crolli nervosi e collassi fisici.

Si passa dai disturbi comuni e lievi, alle malattie individuate e curabili, alcune patologie però sono ancora in parte sconosciute e purtroppo incurabili, ma per fortuna sono estremamente rare. Per lo più si tratta di semplici disturbi passeggeri, dovuti a stanchezza e condizioni di stress, tanto che spesso nei capitoli si incontrano frasi come questa:<<Sarà capitato a molti di voi>>. E via con i casi: la paralisi notturna accompagnata da <<visioni>> e apparizioni di mostri, creature e demoni davanti o sopra al letto, molto più comune di quanto si pensi (lo stesso Plazzi racconta il suo <<incubo>> ricorrente); il sonnambulismo che fa alzare dal letto e conduce in giro per casa con gli occhi aperti ma in stato di narcosi profonda; i vari casi in cui i pazienti accusano sintomi come le <<gambe senza riposo>>, con scatti e salti prima di dormire e durante il sonno; le apnee notturne, in cui si smette di respirare per qualche secondo. 

Accanto ai disturbi comuni, Plazzi ne descrive altri che invece sono patologici: l'uomo affetto dalla sindrome di Pickwick: che combina obesità e ipoventilazione; il gigante dall'aspetto solido e ben piantato che crolla come un fuscello perchè è affetto, senza saperlo, da narcolessia, il bambino che soffre di un sonnambulismo agitato e incoercibile che maschera in realtà un'epilessia; l'uomo che tiene armi in casa e nel sonno uccide la moglie; e via via crescendo in gravità, fino ad arrivare al caso che dà il titolo al libro, il più complesso di tutti. Perchè il Signor S., quello che non dorme da mesi, ha purtroppo ragione: quell'insonnia totale, che lo costringe a notte infernali in cui si corica senza pace, non è una semplice insonnia comune.

Anzi, racconta Plazzi, dopo pochi mesi di quella torturante condizione, il Signor S., segna la sorte delle sorelle e muore: ma nel suo cervello donato alla scienza, gli studiosi trovano qualcosa che chiarisce di quale malattia sia morto davvero. La sua è la rarissima (insonnia fatale familiare), ne sono colpite solo circa trenta famiglie (finora identificate) in tutto il mondo, e a provocarla sono proteine <<errate>>che causano una degenerazione cerebrale e hanno un nome che suona familiare, i prioni: li ricordiamo come i responsabili dell'encefalopatia spongiforme bovina, ovvero la <<mucca pazza>>, che tra gli umani diventa la fatale malattia di Crentzfeldt-Jakob.