mercoledì 11 settembre 2019

RECENSIONE #100/19 AGENT RUNNING IN THE FIELD by JOHN LE CARRE' - VIKING


JOHN LE CARRE'
AGENT RUNNING IN THE FIELD
VIKING
In Italia il romanzo uscirà entro la fine di Ottobre per Mondadori


AGENT RUNNING IN THE FIELD 
JOHN LE CARRE'
VIKING 
Edizione britannica
PAGINE 288
 $ 29



AGENT RUNNING IN THE FIELD 
JOHN LE CARRE'
VIKING 
Edizione americana
Pagine 288
 $ 29



'No other writer has charted - pitilessly for politicians but thrillingly for readers - the public and secret histories of his times' Guardian
________________________________

Nat, a 47 year-old veteran of Britain's Secret Intelligence Service, believes his years as an agent runner are over. He is back in London with his wife, the long-suffering Prue. But with the growing threat from Moscow Centre, the office has one more job for him. Nat is to take over The Haven, a defunct substation of London General with a rag-tag band of spies. The only bright light on the team is young Florence, who has her eye on Russia Department and a Ukrainian oligarch with a finger in the Russia pie.
Nat is not only a spy, he is a passionate badminton player. His regular Monday evening opponent is half his age: the introspective and solitary Ed. Ed hates Brexit, hates Trump and hates his job at some soulless media agency. And it is Ed, of all unlikely people, who will take Prue, Florence and Nat himself down the path of political anger that will ensnare them all. Agent Running in the Field is a chilling portrait of our time, now heartbreaking, now darkly humorous, told to us with unflagging tension by the greatest chronicler of our age.
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'John le Carré is as recognisable a writer as Dickens or Austen' Financial Times

'No writer has ever been better at turning the act of two people talking politely to each other across a desk into a blood sport' Telegraph

Biografia

JOHN LE CARRE' è nato a poole, Inghilterra, il 19 ottobre 1931. Mondadori ha pubblicato i seguenti romanzi: la talpa (1974). Una verità delicata (2013). Tiro al piccione (2016). Un passato da spia (2017).


RECENSIONE

La Guerra fredda per John le Carrè non è mai finita, ha cambiato pelle e nome. E strumento. Autore di molti romanzi: Chiamata per il morto (1961), Un delitto di classe (1962), La spia che venne dal freddo (1963), La talpa (1974). Negli anni 90 le Carrè mette a riposo George Smiley, il suo personaggio d'esordio. Nel secondo periodo i romanzi più importanti sono: Il direttore di notte (1993), Il sarto di Panama (1996), Il giardiniere tenace (2001), Amici assoluti (2003).

John Le Carrè ha pensato ad un nuovo personaggio che, gli avrebbe permesso di raccontare storie in luoghi diversi in modo più realistico. E' il classico personaggio in cui si riflettono moltissime persone. Forse perchè tutti noi siamo un pò solitari. Il fatto che sia un uomo solo gli permette di metterlo in relazione con persone nuove, storie che possono, proseguire o interrompersi.

Un buon libro deve raccontare esperienze coinvolgenti ed emozionanti, per avere una marcia in più deve esserci il rischio del pericolo fisico ma anche di quello emotivo. A distanza di tempo, oggi l'America è perfino più oscura. C'è così tanto denaro e così tanta povertà. 

Risalta dalla lettura del libro la totale sfiducia nell'attuale amministrazione del governo Trump. Il motore dietro al romanzo "Agent Running in the Field", segna diversi elementi: la vocazione dell'affresco sociale, la voglia di dire tutto di tutti, una scrittura con pochi fronzoli. 

Le Carrè aspira a raccontare l'America tutta, dagli anni immediatamente successivi alla Guerra fredda, fino all'inizio del Novecento, una sorta di caratteristica implicita, se non ciò che brucia nel cuore degli uomini e ciò che invece, deriva dai più ampi sommovimenti della storia, troverà in "Agent Running in the Field", diverse soddisfazioni.


lunedì 9 settembre 2019

RECENSIONE #99/19 LA VITA COSI', ALL'IMPROVVISO by MARCO VENTURINO - GIUNTI





LA VITA COSI' ALL'IMPROVVISO
MARCO VENTURINO
GIUNTI EDITORE
Pagine 324
€ 18,00


SINOSSI 

Sabato, domenica, lunedì. Tre giorni come tanti. Tre giorni come tanti per il professor Federico de Alessandri, chirurgo famoso e stimato professionista. Tre giorni come tanti per il giovane Claudio Improta, giovane assistente del professore, alla ricerca del proprio posto in sala operatoria e nella vita. Tre giorni come tanti anche per il dottor Ettore Rossi, medico anestesista esperto, solitario, disincantato. E per Stefania Aloisio, infermiera strumentista, dall’esistenza complicata e sentimentalmente difficile.Tre giorni diversi, invece, per Sergio, titolare delle Macellerie Gandini e instancabile lavoratore, mai un giorno di malattia. Quel lunedì, però, lo aspetta una delicata operazione: l’occasionale riscontro di un aneurisma dell’aorta ascendente lo ha improvvisamente confinato nel mondo dei malati, e di quelli gravi. Se non si opera, l’aneurisma può rompersi da un momento all’altro, e si è spacciati. Federico, Claudio, Ettore, Stefania, saranno l’équipe chirurgica destinata a Sergio. Tutti e quattro, durante l’intervento, si troveranno a lottare strenuamente per la salvezza del malato e insieme, con le loro storie diverse, con i loro sogni, speranze, insicurezze e problemi diverranno una sola cosa per la sopravvivenza del paziente, contro la paura, contro un destino avverso. Ma il destino decide per sé e il futuro non è prevedibile. Così come quella mattina le loro cinque vite convergeranno al tavolo operatorio, cinque fili stretti gli uni agli altri in un unico nodo di sutura, così torneranno a separarsi, ognuno a seguire la propria sorte. Perché, in fondo, il proprio percorso lo si compie, se non per brevi tratti, da soli. Sei anni dopo il suo ultimo romanzo, Marco Venturino torna alla narrazione e con la sua scrittura carica di umanità, precisa e chirurgica, vero e proprio bisturi per anime, ci consegna il ritratto di cinque persone ai ferri corti con la propria esistenza. Ci parla di medicina, gioia, dolore, angoscia, ambizione, luci e ombre del sistema sanitario. E ci ricorda che la vita – e la morte, sua sorella efferata e tanto, troppo negata – colpisce sempre così, all’improvviso.


Biografia



Marco Venturino

Marco Venturino (Torino, 1957) è direttore della divisione di Anestesia e rianimazione all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. Ha esordito nel 2005 con il romanzo bestseller "Cosa sognano i pesci rossi" (Mondadori). Ha poi pubblicato "Si è fatto tutto il possibile" (Mondadori, 2008), "Le possibilità della notte" (Mondadori, 2010) e "Quel sottile filo rosso" (AGA, 2013).

RECENSIONE

 Romanzo scritto da un medico realmente praticante, ovvero fisicamente in prima linea in ospedale. L'ospedale luogo descritto nel romanzo, con le sue miserie quotidiane e umane, il rapporto con il dolore, la malattia, la morte che, anche in ospedale si consumano ai piedi di chi, inerme, lotta con tutte le sue forze nella speranza di rimettersi in piedi e tornare ad avere tutto ciò che fino ad un attimo prima era riuscito a realizzare.

Marco Venturino è direttore di divisione di Anestesia e Terapia intensiva allo Ieo, l'Istituto europeo di Oncologia di Milano, fondato da Umberto Veronesi. Uno di quei dottori in prima linea, appartiene in effetti a quella categoria di camici bianchi e (verdi), che ogni giorno si confronta corpo a corpo con la malattia, la speranza, gioie e dolori.

Marco Venturino ha ottenuto un successo clamoroso con "Cosa sognano i pesci rossi (Mondadori anno 2005) ora, pubblica un romanzo nel quale rimette sotto i riflettori impietosi il tran tran dell'ospedale, nel quale è <<immerso>>ogni giorno, e del quale dice se gli si chiede perchè abbia iniziato a scrivere:<<non potrei che scrivere di ciò che so ...>>. 

Marco Venturino nel suo romanzo "La vita così, all'improvviso", assegna ad ogni capitolo un personaggio, in tutto sono cinque le creature che vi descrive: Federico, Claudio, Stefania, Ettore, Sergio. Loro vivono in un lasso di tempo piuttosto breve: dalla sveglia di sabato 23 maggio 2009 al tramonto di giovedì 28 maggio 2009. Descrivendo di ciascuno ambizioni, frustazioni, ma senza forzature. 

Il lettore si trova così a leggere e conoscere le vite disordinate dei cinque protagonisti. Uno dopo l'altro sono tutti ai ferri corti le proprie vite, ma il loro lavoro li trascina a compiere ciò che si deve, a sopportare anche l'ingiustizia, come Stefania, l'infermiera specializzata di sala operatoria che quando rientra a casa deve subire la violenza psicologica e fisica del compagno, incapace di ribellarsi <<per amore>> e che per amore invece, riesce a riscattare la sua posizione e a svoltare. 

Un giorno i cinque protagonisti si ritrovana ad essere gomito a gomito, sebbene con parti diverse, nella sala operatoria, a sfidare il destino. Qui Sergio, il malato, uno dei cinque protagonisti e disteso sul tavolo operatorio con il torace aperto, rischia di morire sotto i bisturi, su quel tavolo, varcando quella maledetta soglia tra la vita e la morte. 

Lui vincerà sulla morte, dandole il colpo di coda inatteso, con una prova magistrale del chirurgo. La morte è così sconfitta. Una <<prospettiva>>che ci permette di osservare e descrivere meglio quella realtà pregna dell'inconfondibile odore di disinfettante ed assistere alle piccole angherie, agli sgambetti, ai trucchetti, le riverenze e le adulazioni, al professore di turno che, ci capita di affrontare solo quando <<succede qualcosa>>.


RECENSIONE #98/19 IL CAMPO by ROBERT SEETHALER - NERI POZZA


IL CAMPO
ROBERT SEETHALER
NERI POZZA
Traduzione di Riccardo Cravero
Pagine 192
€16,00



SINOSSI 

C’è stato un tempo in cui il campo era un semplice fazzoletto di terra disseminato di pietre e ranuncoli velenosi, tanto che l’agricoltore a cui apparteneva era stato felice di sbarazzarsene donandolo alla comunità. Ora, al riparo di un muro sgretolato e infestato di cespugli di sambuco, tra cui cantano i merli, il campo ospita le tombe degli abitanti di Paulstadt.
L’erba è alta, l’aria pervasa dal ronzio degli insetti e nel vecchio cimitero non si reca piú nessuno, eccetto un uomo che, quasi ogni giorno, siede su una panca sotto una betulla e lascia vagare i pensieri. Le mani intrecciate sullo stomaco e il mento affondato nel petto, l’uomo pensa ai morti, a quelli che ha conosciuto di persona o incontrato almeno una volta. La maggior parte erano semplicemente abitanti di Paulstadt: artigiani, commercianti o impiegati in uno dei negozi in Marktstrasse o nelle stradine intorno.
Se qualcuno lo vedesse in quei momenti, magari uno dei giardinieri, potrebbe credere che l’uomo stia pregando. La verità è che lui è convinto di sentirli parlare, i morti. Non capisce cosa dicano, eppure ne percepisce le
voci, nitide come il cinguettio degli uccelli. A volte riesce a cogliere anche delle singole parole o dei frammenti di frase, e si domanda che cosa racconterebbero quelle voci se avessero la possibilità di essere ascoltate ancora una volta. Parlerebbero della vita, ora che se la sono lasciata alle spalle? Discuterebbero della morte, di cosa voglia dire trapassare, o forse continuerebbero a lamentarsi come facevano da vivi, a parlare di sciocchezze, di inezie, dei loro malanni?
Intimo e commovente affresco delle emozioni umane, Il campo è uno struggente romanzo corale attraversato da ventinove voci – liriche e suggestive – che mettono in scena, ora e per sempre, il grande teatro della vita e della morte, formando un diorama insuperabile di sentimenti, vizi e passioni.
Cantore delle vite comuni, Robert Seethaler, che ha dominato le classifiche dei libri piú venduti in Germania con questo romanzo, «dimostra come raffinata qualità letteraria e grande successo non si escludano affatto»
(Die Zeit).
RECENSIONE
 
Il protagonista del romanzo "Il campo" by Robert Seethaler, Neri Pozza è un uomo, un anonimo frequentatore di quel fazzoletto di terra, dove sono accadute cose terribili intorno al campo, e sono morti tutti. Eppure, intorno a quel campo regna una tranquillità impertubabile, una calma poco rassicurante velata da una totale indifferenza. L'uomo che, a sera, siede sulla panchina sotto la betulla storta nella parte più vecchia del cimitero di Paulstadt e che per un attimo immagina di poter misurare lo spazio allargando le braccia, sente, o crede di sentire, delle voci. 
 
L'austriaco Robert Seethaler lo fa uscire presto di scena, lui che resta aggrappato all'atmosfera aleggiante in tutto il romanzo. Lo osserviamo rincasare, sedersi al tavolo della cucina con la schiena rivolta alla finestra e, così, davanti a un bicchiere di vino, <<con le spalle al mondo>>, pensare fino in fondo i suoi pensieri. E' allora che uno dopo l'altro prendono la parola quelli che il mondo se lo sono lasciato definitivamente alle spalle. Nessuno di loro parla della sciagura che li avevano colpiti nel tempo delle vite mortali, sicchè il lettore resta con il cuore sospeso, catturato da un'angoscia indolore mista a una curiosità che non avrà risposta.

Citaz.: <<Che fine ha fatto Gregorina, la fioraia, rimasta distesa per oltre due settimane sul pavimento del suo negozio prima che qualcuno la trovasse addormentata per sempre tra i fiori? E che cos'ha combinato il macellaio Buxter con il veleno impastato nella carne trita? Perchè mai il parroco ha dato fuoco alla chiesa? Com'è che il terreno è franato sotto i piedi della venditrice di scarpe alla moda? E il figlioletto del postino, che malattia terribile lo affliggeva? Non ci pensare. Non pensare a casa>>, si ripete il suo papà pigiando sui pedali tra le brume del primo mattino.

Chi legge il romanzo è troppo attaccato alla vita per poterne cogliere la profonda alterità del sentire, il senso di estraneità, di originalità dei racconti di Robert Seethaler. Le storie di questi eroi sono storie brevi e semplici che, sfiorano il contatto generando una scossa un pò irritante simile a una beffa. 

Citaz.: <<La morte arriva come il vento. Ti prende con sè. Ti porta via>>, va dicendo il vecchio Lindow. <<Come lo so? Non lo so, gli fa eco la stessa voce, o quella dell'autore Seethaler, o quella dell'anonimo sopravvissuto sul campo.>> <<Adesso lo so com'è. Ma non dirò niente. La morte contiene la verità, però non la si può dire>>, sentenza misteriosa e reticente Annelie. I mostri custodiscono gelosamente il loro segreto. E colui che pretende di ascoltarli ammette di non capirci niente.

Citaz.: <<C'è qualche presentimento. Ci sono i rficordi. Tutta roba ingannevole>>, fa dire a uno dei trapassati l'autore del romanzo. Eppure, anche nel gioco della narrazione si ostina ad alzare la porta e ad azzardare una scommessa sulla verità. 
 
Il cinismo che trapela dai loro racconti, dalle frasi che fa pronunciare a coloro che sono fuori dalla partita e che non hanno più niente da perdere. Frasi sul tempo, di nessuna importanza in una casa di cura dove da nessuna parte ci sono orologi o <<troppo prezioso per contenersi in banali minuti, ore, giorni>>.

Sugli oggetti che custodiamo, <<il ciarpame delle nostre vite>>. Sui giovani: <<Li odio per la loro stupidità e bellezza. Li odio per la meraviglia che portano dentro di sè e perchè da dietro quelle lisce fronti calde non le dedicano nemmeno un pensiero>>, grida un vecchio digrignando i denti e pensare: <<Qualcuno potrebbe per favore andare da loro a dirgli di rimanere per sempre?>>.
 

venerdì 6 settembre 2019

RECENSIONE #97/19 I RAGAZZI DELLA NICKEL by COLSON WHITEHEAD - MONDADORI

I RAGAZZI DELLA NICKEL
COLSON WHITEHEAD
MONDADORI
Traduzione dall'inglese di Silvia Pareschi
Pagine 216
 € 18.50
In libreria dal 3 Settembre 2019


Primi anni Sessanta, Florida. Il movimento per i diritti civili sta prendendo piede anche a Frenchtown, il quartiere afro-americano della capitale, ed Elwood Curtis, un ragazzino cresciuto dalla nonna, si forma sugli insegnamenti di Martin Luther King. Il suo grande sogno è frequentare il college e iniziare la sua nuova vita, ma proprio il primo giorno di scuola accetta un passaggio su un'auto rubata. Pur non c'entrando nulla con il furto, Elwood viene spedito alla Nickel Academy, una scuola-riformatorio per soli maschi la cui missione è trasformare il piccolo delinquente in "un uomo rispettabile e onesto". Questo sulla carta. Perché nei fatti la Nickel Academy è un vero e proprio viaggio all'inferno.
Il nuovo romanzo di Colson Whitehead, The Nickel Boys, verrà pubblicato in Italia da Mondadori il 3 Settembre con il titolo "I ragazzi della Nickel", e la traduzione di Silvia Pareschi, è un salto indietro nel tempo, nel Sud segregazionista della metà del Novecento. Colson Whitehead, torna a riflettere sulle cicatrici del razzismo in America dopo l'opera che lo ha lanciato nella narrativa.

Dopo il successo della "Ferrovia sotterranea" (che gli è valso il Pulitzer e nation Book Award e un notevole favore di pubblico), il nuovo esperimento narrativo di Whitehead, si rivolge a un passato meno remoto dei tempi dello schiavismo e della Guerra civile, ma non meno terribile. Il romanzo dimostra come lo scrittore possa ricorrere alla storia senza per niente adagiarsi sulle soporifere convinzioni del <<romanzo storico>>.

Paradossalmente I ragazzi della Nickel (pubblicato da Mondadori), è ambientato in un'epoca, gli anni Sessanta quelli di (Jfk e Martin Luther King) che, immediatamente associano a un'idea di libertà, di diritti, di progresso. Ma l'unità di misura del romanzo è il singolo individuo e il complesso imponderabile di circostanze che forma il destino. 

Nella vicenda di Elwood Curtis, non c'è proprio traccia di progresso, ma neanche di un briciolo di giustizia e umanità. Elwood Curtis è un ragazzo nero che vive in una cittadina della Florida con la nonna, studiando e lavorando in una tabaccheria del quartiere. Fino al giorno in cui l'autostop per assistere alla sua prima lezione al college, e sale, del tutto inconsapevolmente, su una macchina rubata. Ecco come si va all'inferno, da un giorno all'altro, nell'America delle marce per i diritti civili e delle ballate di Bob Dylan.

Il riformatorio nel quale Elwood, viene spedito è una colonia penale Kafkiana, una fabbrica di abusi. Un luogo dal quale è possibile uscire, ma portandosi dietro cicatrici indelebili. Quello di Elwood e del suo amico Turner è una discesa agli inferi, un'iniziazione al contrario, un'avventura nel mondo dei mostri.

Elwood Curtis, è un ragazzino dotato di certe qualità evidenti, come la capacità di attenzioni, la fame di sapere. Più in la il suo amico e compagno di sventure alla Nickel, Turner gli attribuisce anche una capacità di resistenza per un tipo gracile, poco incline alla violenza. Entrambi i ragazzi rappresentano il ritratto dell'adolescente d'oggi. Uno utilizza l'intelligenza per reagire alla situazione in cui si è trovato; l'altro è un ragazzo di strada, abituato a forme di adattamento più istintive, esercitate con una certa dose di aggressività.

Prima di arrivare alla Nickel, Elwood ascolta di continuo un disco regalato dalla nonna, con i brani più importanti dei discorsi di Martin Kuther King. Egli ricorre spesso all'idea di rispondere alla violenza, all'ingiustizia, alla segregazione razziale con l'amore. 

Quando Elwood arriva alla Nickel si scontra con una realtà diversa. Si tratta di raccogliere la sfida e di vedere vhe cosa significa amare senza condizioni quando continua a subire la violenza del tuo oppressore. 

Leggendo "I ragazzi della Nickel", che "La ferrovia sotterranea", ho paragonato per affinità elettive continuamente Elwood e Cora. Entrambi sono alla ricerca di una vita migliore, di un luogo migliore dove viverla. 

Con I ragazzi della Nickel, Colson Whitehead, protagonista a settembre del Festivaletteratura di Mantova, prosegue questo percorso di riappropriazione dell'identità afroamericana: narrare il passato tragico per cercare di vivere in pace il presente, ricostruire <<la tradizione del nero>>, come la definiva James Baldwin, <<il nero è un colore terribile con il quale venire al mondo>>.

La storia della piccola schiava Cora, la protagonista della Ferrovia sotterranea, riconferma la dignità schiacciata come per Elwood e Turner, i ragazzi della Nickel, la cui storia riflette il desiderio dei diritti e delle libertà con cui l'America si trova ancora una volta a dover fare i conti.

POST #257/19 I RGAZZI DELLA NICKEL by COLSON WHITEHEAD - MONDADORI

Edwood Curtis è un ragazzino che finisce in un riformatorio della Florida che è un inferno per bianchi e soprattutto neri. Colson Witehead torna dopo il romanzo "La ferrovia sotterranea", con la potenza narrativa dell'archeologo: riportare alla luce cose che sono rimaste a lungo nascoste, letteralmente seppellite.

I RAGAZZI DELLA NICKEL
COLSON WITEHEAD
MONDADORI
Traduzione di Silvia Pareschi
Pagine 216
 € 18.50
In libreria dal 3 Settembre 2019


Primi anni Sessanta, Florida. Il movimento per i diritti civili sta prendendo piede anche a Frenchtown, il quartiere afro-americano della capitale, ed Elwood Curtis, un ragazzino cresciuto dalla nonna, si forma sugli insegnamenti di Martin Luther King. Il suo grande sogno è frequentare il college e iniziare la sua nuova vita, ma proprio il primo giorno di scuola accetta un passaggio su un'auto rubata. Pur non c'entrando nulla con il furto, Elwood viene spedito alla Nickel Academy, una scuola-riformatorio per soli maschi la cui missione è trasformare il piccolo delinquente in "un uomo rispettabile e onesto". Questo sulla carta. Perché nei fatti la Nickel Academy è un vero e proprio viaggio all'inferno.

 

giovedì 5 settembre 2019

RECENSIONE #96/19 LA CASA DEGLI SPECCHI by CRISTINA CARBONI - GARZANTI






La casa degli specchi 

 CRISTINA CARBONI
 

GARZANTI
€18,60
 
 
 
 
 
 
Cristina Caboni è un’autrice bestseller.
Paola Maraone, Gioia
 
Le protagoniste della Caboni sono sempre donne coraggiose.
Adelaide Barigozzi, Cosmopolitan
 
La verità è l’unica cosa che conta davvero.

La grande villa di Positano è l’unico posto che Milena riesca a chiamare casa. È cresciuta lì, insieme al nonno Michele, e ne conosce ogni angolo, a partire dal maestoso ingresso rivestito da dodici specchi con cornici d’argento intarsiate. Specchi che sembrano capaci di mettere a nudo la sua anima. Milena li ha sfiorati mille volte alla ricerca di risposte, ma un giorno trova qualcosa di inaspettato: un gancio che apre il passaggio a una stanza segreta. All’interno le pareti sono tappezzate di locandine di vecchi film. Quando Milena legge il nome di una delle interpreti non riesce a crederci. È un nome proibito in quella casa. È il nome di sua nonna che, tanti anni prima, è fuggita in America senza lasciare traccia. Frugando tra le sue carte, Milena scopre cose che non avrebbe mai immaginato. Che era un’attrice nella Roma della dolce vita. Che ha lottato per farsi strada in un mondo affascinante, ma dominato dagli uomini. Che i loro sogni sono molto simili. Anche lei vuole calcare le scene, ma ha paura di mettersi in gioco. Fino a quando non si imbatte in alcuni indizi che suggeriscono qualcosa di misterioso e non può fare a meno di chiedersi perché nessuno le abbia mai parlato di sua nonna. C’è solo una persona che può darle spiegazioni, ma Michele è restio ad affrontare l’argomento. Milena è convinta che gli specchi luccicanti che decorano l’atrio della villa abbiano assistito a eventi terribili, che nella storia della sua famiglia ci sia un segreto che nessuno vuole riportare a galla, mentre per lei è vitale far emergere la verità per capire a fondo il presente. Anche se a volte è meglio che ciò che è stato sepolto dal passare degli anni resti tale.
Cristina Caboni è la narratrice più amata dai lettori italiani. I suoi libri ricostruiscono mondi affascinanti, sempre diversi. In questo nuovo romanzo la magia di Positano incontra l’eco inesauribile dell’epoca d’oro del cinema italiano. Ed è lì che una giovane protagonista deve trovare il proprio posto nel mondo. 
 RECENSIONE 
Non c'è come un segreto di famiglia e, forse, non c'è famiglia senza un segreto, per accendere la curiosità di una scrittrice che, un giorno sente l'impulso che, prima o poi, coglie quasi tutti nella vita. Riempire gli spazi vuoti, attraverso la ricerca della memoria che, alla morte dell'adorata nonna, scopre delle carte che suggeriscono qualcosa di misterioso, perchè la nonna ha portato il segreto con sè nella tomba.
Con La casa degli specchi (Garzanti), la scrittrice Cristina Carboni pubblica il romanzo risalendo per tre generazioni, il solco di una memoria semisepolta, tra l'oggi e gli anni della dolce vita. Ricompone l'album dei fatti vissuti, negati, nascosti, rimossi dal nonno Michele. 
Michele è un'ombra quasi inafferabile. La nonna invece, è il bandolo di una matassa che conduce la nipote nei luoghi del ramo cinema italiano della sua famiglia. Ogni tappa del viaggio, un ricordo. Ogni locandina, una sorpresa. La domanda che vorrei porgere all'autrice, dopo la lettura del libro: <<Ma a che scopo rituffarsi nei pozzi profondi della memoria? Provare a ricostruire la vita di chi l'ha preceduta? A cosa serve rivangare e portare alla luce quanto è andato perduto?>>
Per i lettori italiani quella storia tra i nonni ha un risvolto di indiscreta attualità: il nome della nonna non si deve pronunciare in quella casa così, tanti anni prima è fuggita in America senza lasciare traccia. I due si separano ancor prima che Milena nascesse. La coppia tanto appassionata quanto fragile, al tramonto degli euforici anni della dolce vita, la futura attrice può aver giudicato ma non condannato, le loro intemperanze. Dentro di lei è cresciuta piuttosto la fame di informazioni, di dettagli da associare a storie, a nomi veri e improbabili sentiti in casa. 
Se voleva saperne di più, si trattava, per cominciare, di aprire la porta della stanza segreta ed anche i cassetti di casa alla ricerca di carte, diari, foto, lettere. documenti, ecc. Allora, il making of del suo romanzo, spiega che questi oggetti erano allora, i tweet di oggi. Una breve frase riassumeva un'intera situazione. Non sarà facile per i narratori dei prossimi decenni reperire altrettanto materiale nelle cantine o nelle soffitte, imprevedibili ingredienti per cucinare le loro storie. <<Le foto di Instagram, le conversazioni via Facebook, le notizie su Twitter, se li porta via il vento. Non sono fatti per restare. Ma il bisogno di riscoprire cose del passato è sempre li>>.
Sarà perchè io amo i ricordi, che adoro dialogare, intervistare e registrare gli anziani della famiglia per non perdermi i loro ricordi. La loro voce è talmente evocativa: è come musica. Sarà emozionante per i futuri successori ascoltarla un giorno>>. A volte si può apprendere anche ciò che si sarebbe preferito ignorare. Fa parte degli imprevisti di un'indagine. Si possono scoprire cattiverie e sotterfugi, bugie e tradimenti. Ma non sono gli scheletri a fermare Milena. Tantomeno la paura o il consiglio errato. 
La vita dell'autrice s'intreccia, pagina dopo pagina, con quella della sua protagonista, dimostrando che anche i destini sono consanguinei: <<Perchè si ripetono sempre gli stessi schemi familiari, comunicare con la nonna morta, capire le decisioni che aveva preso, o gli stessi errori nelle scelte sentimentali>>.
I luoghi sono comprimari. Ma il più speciale è forse quello che dà il titolo al libro: La casa degli specchi di Positano. Il paese dei balocchi per l'autrice, rimasto fermo nel tempo.
 

POST #256/19 LA CASA DEGLI SPECCHI by CRISTINA CARBONI - GARZANTI

Radici - Cristina Carboni risale indietro per tre generazioni ricostruendo le ramificazioni di una famiglia divisa tra Positano e la Roma della dolce vita. Siamo in sospensione in un territorio fra due mondi: memoir e romanzo.


La casa degli specchi 

Cristina Caboni 

 GARZANTI

€18,60

 

Acquista
Cristina Caboni è un’autrice bestseller.
Paola Maraone, Gioia
 
Le protagoniste della Caboni sono sempre donne coraggiose.
Adelaide Barigozzi, Cosmopolitan
 
La verità è l’unica cosa che conta davvero.

La grande villa di Positano è l’unico posto che Milena riesca a chiamare casa. È cresciuta lì, insieme al nonno Michele, e ne conosce ogni angolo, a partire dal maestoso ingresso rivestito da dodici specchi con cornici d’argento intarsiate. Specchi che sembrano capaci di mettere a nudo la sua anima. Milena li ha sfiorati mille volte alla ricerca di risposte, ma un giorno trova qualcosa di inaspettato: un gancio che apre il passaggio a una stanza segreta. All’interno le pareti sono tappezzate di locandine di vecchi film. Quando Milena legge il nome di una delle interpreti non riesce a crederci. È un nome proibito in quella casa. È il nome di sua nonna che, tanti anni prima, è fuggita in America senza lasciare traccia. Frugando tra le sue carte, Milena scopre cose che non avrebbe mai immaginato. Che era un’attrice nella Roma della dolce vita. Che ha lottato per farsi strada in un mondo affascinante, ma dominato dagli uomini. Che i loro sogni sono molto simili. Anche lei vuole calcare le scene, ma ha paura di mettersi in gioco. Fino a quando non si imbatte in alcuni indizi che suggeriscono qualcosa di misterioso e non può fare a meno di chiedersi perché nessuno le abbia mai parlato di sua nonna. C’è solo una persona che può darle spiegazioni, ma Michele è restio ad affrontare l’argomento. Milena è convinta che gli specchi luccicanti che decorano l’atrio della villa abbiano assistito a eventi terribili, che nella storia della sua famiglia ci sia un segreto che nessuno vuole riportare a galla, mentre per lei è vitale far emergere la verità per capire a fondo il presente. Anche se a volte è meglio che ciò che è stato sepolto dal passare degli anni resti tale.
Cristina Caboni è la narratrice più amata dai lettori italiani. I suoi libri ricostruiscono mondi affascinanti, sempre diversi. In questo nuovo romanzo la magia di Positano incontra l’eco inesauribile dell’epoca d’oro del cinema italiano. Ed è lì che una giovane protagonista deve trovare il proprio posto nel mondo.