venerdì 8 novembre 2019

La Biblioteca di Katia: RECENSIONE #116/19 LA VITA GIOCA CON ME by DAVID G...

La Biblioteca di Katia: RECENSIONE #116/19 LA VITA GIOCA CON ME by DAVID G...:   La vita gioca con me by ...

"Un amore spezzato. Un amore che ha costretto Nina a scelte difficili, i cui rimpianti non l'hanno mai abbandonata. Ben oltre il memoir e la cronaca di un viaggio di andata e di ritorno nel passato, La vita gioca con me è una testimonianza vibrante di emozioni."

RECENSIONE #116/19 LA VITA GIOCA CON ME by DAVID GROSSMAN - MONDADORI

 

La vita gioca con me

by David Grossman
pubblicato da Mondadori 
Traduttore A. Shomroni 
Pagine 293  
€ 21,00



SINOSSI

"Tuvia era mio nonno. Vera è mia nonna. Rafael, Rafi, mio padre, e Nina... Nina non c'è. Nina non è qui. E sempre stato questo il suo contributo particolare alla famiglia", annota Ghili nel suo quaderno. Ma per la festa dei novant'anni di Vera, Nina è tornata; ha preso tre aerei che dall'Artico l'hanno portata al kibbutz, tra l'euforia di sua madre, la rabbia di sua figlia Ghili, e la venerazione immutata di Rafi, l'uomo che ancora, nonostante tutto, quando la vede perde ogni difesa. E questa volta sembra che Nina non abbia intenzione di fuggire via; ha una cosa urgente da comunicare. E una da sapere. Vuole che sua madre le racconti finalmente cosa è successo in Iugoslavia, nella "prima parte" della sua vita, quando, giovane ebrea croata, si è caparbiamente innamorata di Milos, figlio di contadini serbi senza terra. E di quando Milos è stato sbattuto in prigione con l'accusa di essere una spia stalinista. Vuole sapere perché Vera è stata deportata nel campo di rieducazione sull'isola di Goli Otok, abbandonandola all'età di sei anni e mezzo. Di più, Nina suggerisce di partire alla volta del luogo dell'orrore che ha risucchiato Vera per tre anni e che ha segnato il suo destino e poi quello della giovane Ghili. Il viaggio di Vera, Nina, Ghili e Rafi a Goli Otok finisce per trasformarsi in una drammatica resa dei conti e rompe il silenzio, risvegliando sentimenti ed emozioni con la violenza della tempesta che si abbatte sulle scogliere dell'isola. Un viaggio catartico affidato alle riprese di una videocamera, dove memoria e oblio si confondono in un'unica testimonianza imperfetta. Con "La vita gioca con me" David Grossman ci ricorda che scegliere significa escludere e vivere è un continuo, maldestro tentativo di ricomporre. 

 RECENSIONE

Nina non vorrebbe ricordare, ma il passato è tornato a parlarle della Iugoslavia e delle sue radici, a farle sentire il profumo delle spezie e il rumore del ricordo di un amore ribelle. Da lì proviene il giovane Milos, che vuole da lei delle risposte. Nina capisce che è arrivato il momento di scendere a patti con la memoria e del perchè Vera  è stata deportata nel campo di rieducazione sull'isola di Goli Otok, abbandonandola all'età di sei anni e mezzo.

Quanto il passato può influenzare il presente? Esiste per ciascuno un proprio posto nel mondo? Nina decide di affidare alla madre la sua storia. La storia di lei ancora ragazzina, che si innamora di Milos. Un amore spezzato. Un amore che ha costretto Nina a scelte difficili, i cui rimpianti non l'hanno mai abbandonata.

Ben oltre il memoir e la cronaca di un viaggio di andata e di ritorno nel passato, La vita gioca con me è una testimonianza vibrante di emozioni.

martedì 5 novembre 2019

La Biblioteca di Katia: La Biblioteca di Katia: RECENSIONE #114/19 RITORNO...

La Biblioteca di Katia: La Biblioteca di Katia: RECENSIONE #114/19 RITORNO...: La Biblioteca di Katia: RECENSIONE #114/19 RITORNO A FRASCARY by ANNALENA ... : Annalena McAfee Ritorno a Fascaray EINAUD...

RECENSIONE #115/19 LA COSCIENZA DI ZENO by ITALO SVEVO- EINAUDI






La coscienza di Zeno

e «continuazioni»
EINAUDI
A cura di
Introduzione a cura di
Contributi di
  • Arrigo Stara
  •  
    ET Classici
    pp. 664
    € 12,00
     
    L'esplorazione dell'inconscio nel primo romanzo «moderno» del Novecento italiano.
     

    Il libro

    «È vero che la Coscienza è tutt’altra cosa dei romanzi precedenti. Ma pensi ch’è un’autobiografia e non la mia… Ci misi tre anni a scriverlo nei ritagli di tempo. E procedetti cosí: quand’ero lasciato solo cercavo di convincermi d’essere io stesso Zeno. Camminavo come lui, come lui fumavo e cacciavo nel mio passato tutte le sue avventure che possono somigliare alle mie…»

    Italo Svevo a Eugenio Montale

    ***

    Questa edizione comprende anche le prose: Un contratto; Le confessioni del vegliardo; Umbertino; Il mio ozio; Il vecchione.
     
    RECENSIONE 

    ITALO SVEVO è lo pseudonimo di Ettore Schmitz (1861-1928), ed allude alla componente culturale tedesca dello scrittore triestino che, oltre ad appartenere ad una famiglia ebrea di origine tedesca, aveva compiuto i suoi studi in Germania.

    In questo periodo Trieste poteva dirsi un centro di cultura mitteleuropea, aperta alle influenze del pensiero moderno assai più del resto d'Italia. Questa condizione periferica rispetto alla cultura ufficiale italiana se da un lato influi negativamente sul riconoscimento del valore letterario delle opere di Svevo, dall'altro consentì allo scrittore triestino di essere più libero dai modelli dominanti e di accogliere le novità provenienti dalla cultura europea: egli, ad esempio conobbe direttamente Joyce, residente a Trieste nel 1906-7 ed entrò in contatto con le ricerche freudiane sulla psicoanalisi.

    Il successo tardò molto ad arrivare, proprio a causa della novità dei temi e delle tecniche, tanto che i romanzi Una vita (1893) e Senilità (1898), pubblicati dallo scrittore a proprie spese, rimasero praticamente ignorati.

    Nel 1923 anche La coscienza di Zeno, il suo terzo romanzo, subì la stessa sorte. Scoraggiato Svevo lo inviò a Joyce, che lo fece conoscere a Parigi. Finalmente, nel 1925, giunse il tanto atteso riconoscimento da parte della critica sia italiana sia straniera: un articolo di Montale intitolato <<Omaggio a Italo Svevo>> e un numero speciale della rivista Le Navire d'Argent, ruppero il silenzio sullo scrittore, ritenuto oggi uno dei maggiori interpreti della crisi del Novecento.

    Svevo ebbe a dire di sè: <<Ho scritto in realtà sempre lo stesso romanzo>>. In effetti le sue tre opere principali, sullo sfondo di una società piccolo borghese e di una vita grigia e priva di ideali, presentano come protagonista sempre lo stesso personaggio: l'inetto, cioè un uomo senza volontà, precocemente stanco e deluso, che ha paura dell'amore e della competizione, sentendosi sconfitto in partenza.

    Anche Zeno, il protagonista dell'ultimo romanzo di Svevo, è un inetto; ma questa volta il personaggio vuole capire la ragione della sua diversità dagli altri e per guarire da quel disagio esistenziale, che egli ritiene una malattia, ricorrere alle cure della psicoanalisi. Il romanzo si configura come un libro di memorie che il protagonista scrive su consiglio dello psicoanalista, per capire le origini del proprio male.

    Ma Zeno non si abbandona al libero fluire dei ricordi, limitandosi a raccogliere il materiale che lo psicanalista dovrebbe poi interpretare: viceversa egli tende a sostituirsi al medico, interpretando lui stesso il suo passato; nel far ciò egli è animato da un sincero desiderio di conoscersi, ma a volte anche dal bisogno di giustificarsi per liberarsi dai propri sensi di colpa.

    Più che cercare la verità, allora, Zeno tende a ricostruirla e a mistificarla: ne deriva che nel suo racconto non è facile distinguere verità e menzogna. Chi è veramente Zeno? Noi non lo sappiamo con certezza: conosciamo soltanto quello che Zeno ci dice, la <<coscienza>> che egli ha di sè stesso o che acquista progressivamente nel corso della sua analisi; quello che egli pensa di sè o quello che vuole che noi pensiamo di lui. In questo modo l'unità oggettiva del personaggio si dissolve in un molteplice e contraddittorio rifrangersi nella coscienza soggettiva.

    Il racconto abbandona l'impostazione cronologica e si sviluppa per temi: anzitutto il vizio del fumo, che Zeno considera la manifestazione più immediata della sua malattia; e poi, via via andando più a fondo e allargando lo sguardo alle relazioni con gli altri, il narratore esamina il suo rapporto col padre, la storia del proprio matrimonio, la relazione con l'amante, i rapporti d'affari col cognato-rivale. Finchè, bruscamente, decide di interrompere la cura, dichiarandosi guarito, con un gesto di sfida contro il medico, di cui non aveva mai accettato sino in fondo i metodi e la diagnosi.

    Alla dissoluzione della fabula e del personaggio si accompagna la conclusione "aperta" del romanzo: Zeno, che interrompe la cura, è veramente guarito? Basta la sua persuasione di essere sano, cioè eguale agli altri, a renderlo sano davvero? Oppure, l'interruzione della cura è proprio il segno che la terapia è fallita, e Zeno non ne ha tratto alcun beneficio? La salute, che coincide con l'integrazione nel mondo borghese, è poi un valore positivo? O viceversa, la <<malattia>> di Zeno, cioè il suo disagio, la sua insoddisfazione, erano il segno di una superiorità, cioè, della sua capacità di vedere il vuoto e la falsità dell'esistenza che conduciamo? All'origine della nevrosi di Zeno ci potrebbe essere, secondo le teorie della psicoanalisi, il conflitto col padre e il senso di colpa nei suoi confronti. 

    Il secondo brano narra un momento cruciale nel rapporto fra padre e figlio. La pagina è interessante anche per misurare quanto abbia influito su Svevo la lezione freudiana. Il romanzo si apre con una breve prefazione scritta dallo psicanalista che ha avuto in cura Zeno. E questo il primo "avvertimento" al lettore di non fidarsi troppo di Zeno.

    Prefazione
    "Io sono novella - il dottor S. è personaggio immagginario, che compare direttamente solo in questa Prefazione, il protagonista del romanzo, Zeno Cosini, ne parlerà poi più volte in termini aspri; il dottor S. definisce l'opera come <<novella>> e, in seguito, come <<autobiografia>> (ma anche questa è finzione letteraria: in reaòtà si tratta di un romanzo).

    Oggi ancora la mia idea mi pare buona perchè mi ha dato dei risultati insperati, che sarebbero stati maggiori se il malato sul più bello non si fosse sottratto alla cura truffandomi (privandomi, con la sua sconsiderata interruzione della cura).

    Sappia però ch'io sono pronto di dividere con lui i lauti onorari (gli altri compensi), che ricaverò da questa pubblicazione a patto egli riprenda la cura.

    Schiaffo

    S'era dedicato molto alla medicina legale: ramo della medicina che si occupa di fatti propri della scienza medica, rilevanti in ambito legale (in cause civili, processi, ecc.).
    E per quanto fosse notoriamente un buonissimo italiano, gli venivano affidate dalle imperial regie autorità le perizie più importanti: La coscienza di Zeno.
     


 

La Biblioteca di Katia: RECENSIONE #114/19 RITORNO A FRASCARY by ANNALENA ...

La Biblioteca di Katia: RECENSIONE #114/19 RITORNO A FRASCARY by ANNALENA ...: Annalena McAfee Ritorno a Fascaray EINAUDI    Traduzione di Daniele Pe...

Tutto è periferia della vita. Dettagli di un disagio, di una
disperazione sottile ma invincibile che spiega tante cose sulla
sensibilità collettiva di questa Europa. I dettagli che la letteratura
riesce a cogliere, più e meglio di un trattato di sociologia politica.

RECENSIONE #114/19 RITORNO A FRASCARY by ANNALENA McAFEE - EINAUDI


Ritorno a Fascaray

EINAUDI 
 
Traduzione di

 
pp. 624
€ 25,00
 
 «Brulicante di vita, e di passione, e di intelligenza».
«The Herald»

«La complessità emotiva della scrittura di McAfee si rivela all'altezza del paesaggio dell'isola e del mare che la circonda».
«Literary Review»


Il libro

Sulla minuscola isola di Fascaray, a nord della Scozia, la ricercatrice canadese Mhairi McPhail si mette sulle tracce di Grigor McWatt, il grande bardo locale recentemente scomparso, con l’intento di ricostruirne la vita e l’opera per consegnarla ai posteri. L’accompagnano nella sua ricerca la curiosità fresca e vitale della figlia Agnes di nove anni, e il fantasma di un amore che si va sgretolando. Sarà il lavorio congiunto delle due protagoniste unito alla potenza del luogo, con la sua lingua e la sua storia, a restituire ciascuno a ciò che davvero andava cercando.
Su una tela geografica di minuscole proporzioni – cinque miglia per tre di erica e roccia a picco su acque turbolente – Mhairi McPhail va in cerca di ogni documento, ogni testo, ogni lettera di Grigor McWatt, il grande bardo recentemente scomparso dell’isola immaginaria di Fascaray. Di lui la ricercatrice canadese appena sbarcata da New York nella remota Scozia delle proprie origini ha in mente di scrivere la biografia; alla sua memoria gli isolani intendono allestire un museo. L’opera e la sconfinata passione con cui il Poeta ha tramandato ogni aspetto dell’amata Fascaray, dalla fauna alla flora, dalla resistenza politica alla lingua, trovano spazio tra le pagine della vita di Mhairi e innervano il percorso della sua scoperta di sé. Ad accompagnarla nelle sue ricerche, la vigile e fresca curiosità della figlia Agnes di nove anni, assai piú pronta di lei a scoprire bellezze nelle persone e le cose, a riconoscere ciò che rimane e che conta dei foschi segreti di un tempo, delle meraviglie naturali di una terra scabra e bellissima, nonché delle imposture che il mare e il vento dell’isola a poco a poco cancellano. Come la grande letteratura da sempre ci insegna, tornare a casa significa dare inizio a un lungo viaggio pericoloso dentro un inesausto desiderio di appartenenza, affrontare ostacoli e inconvenienti, arrendersi a perdere e ritrovare altro da quello che credevamo di andare cercando. Navigare le acque della propria odissea in compagnia di qualcuno, se si è fortunati. Ritorno a Fascaray è un romanzo magmatico, ambizioso, proteiforme. Sorretto da una scrittura di straordinaria intelligenza e di sorprendente ricchezza, il racconto parallelo di Mhairi McPhail e di Grigor McWatt riesce a rendere vero un mondo che vero non è, perché profondamente autentico è il sentimento che anima i suoi protagonisti.

«Trascinante, irresistibile».
«Financial Times»

«La conferma dell’idea che ogni identità è un sistema creativo, il frutto di un buon accordo tra geografia e immaginazione».
«Daily Mail»

RECENSIONE
 
Nelle pagine vengono mostrate le crepe del mondo che, da svegli veniamo avvertiti che è soltanto periferia della vita. Delusa da un matrimonio, dal cinismo della modernità sempre più scolorita e convenzionale, la protagonista del romanzo (che proviene da una famiglia scozzese trapiantata in Canada), cerca in una piccola isola della Scozia l'autenticità smarrita.

Le vicende sia pubbliche che private si intrecciano indissolubilmente, ma nel folto delle radici, si annida un'ulteriore delusione, un miscuglio di risentimenti, senso di esclusione e stanchezza. Eppure, ed è quindi il romanzo di McAfee si fa indagine, su una sensibilità collettiva che cambia. 

Una frattura si è aperta su un'autenticità ricercata ma introvabile, una sospensione tra due mondi che riproduce, quelle vissute dagli antenati che si erano messi in cammino per il mondo grande e terribile. Tutto è periferia della vita. Dettagli di un disagio, di una disperazione sottile ma invincibile che spiega tante cose sulla sensibilità collettiva di questa Europa. I dettagli che la letteratura riesce a cogliere, più e meglio di un trattato di sociologia politica.

sabato 2 novembre 2019

POST #356/19 Guide to Christmas gifts 2019

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