martedì 17 marzo 2020

RECENSIONE #36/2020 GLI ANNI INCOMPIUTI by FRANCESCO FALCONI - LA CORTE EDITORE



GLI ANNI INCOMPIUTI

Francesco Falconi

LA CORTE EDITORE

Pag: 272
17,90


Il libro


Marco e Aurora si incontrano per la prima volta il giorno del loro ottavo compleanno. Lei sfoggia un grande sorriso, in testa ha un cerchietto rosso con una farfalla argentata, mentre lui è timido e chiuso nel suo cappotto largo e marrone.
I due si parlano appena e sono convinti di non avere nulla in comune se non quella scomoda data di nascita, un compleanno che deve essere festeggiato “più degli altri”, perché il 29 febbraio esiste solo ogni quattro anni.
Sarà il giorno che segna l’inizio di un legame indissolubile.
Aurora e Marco crescono insieme e, giorno dopo giorno, diventano inseparabili. Gli anni passano e mentre Aurora sente che il loro rapporto si sta trasformando in qualcosa di più profondo, Marco, pur ricambiando i sentimenti, nasconde un segreto che non riesce a rivelare: prova attrazione anche per il suo stesso sesso.
Gli anni incompiuti è la storia di una grande amicizia e del confine, indefinibile, che c’è tra questa e l’amore. Un racconto che parla della conoscenza di se stessi, della difficoltà di crescere, della paura di diventare adulti, di invecchiare, di rimanere soli. Parla della sessualità troppo spesso chiusa in schemi rigidi che la società impone e che, inevitabilmente, si spezzano di fronte ai veri sentimenti. Narra dell’antitesi tra amore fisico e mentale.
Un romanzo su un’intera generazione che è anche uno spaccato della società italiana e degli eventi storico-politici che vanno dagli anni ’80 a oggi; la storia di due vite che a volte si intrecciano e a volte corrono parallele, nella cornice della Maremma Toscana, tra i vicoli di Siena e l’immortalità di Roma. 



Biografia

FRANCESCO FALCONI

Nato a Grosseto nel 1976, è ingegnere delle telecomunicazioni e vive a Roma. Seppur lavorando in ambito scientifico, ha sempre amato la letteratura tanto che il suo primo libro, Estasia, è stato scritto a soli 14 anni. Ha pubblicato diciassette romanzi, spaziando dal genere fantasy al mainstream e pubblicando con diverse case editrici tra cui Piemme e Mondadori. I diritti cinematografici della serie Muses sono stati opzionati da Ermanno Olmi.
Gli anni incompiuti è il suo secondo romanzo di narrativa per adulti.
Il suo sito internet è www.francescofalconi.it

RECENSIONE

Mi manchi ma questo già lo sai. Sento di vivere fuori dal tempo, di volere che la mia vita ricominci, come se questa fosse un'interruzione. Qualsiasi cosa faccia, mi sembra sempre di star ammazzando il tempo. Una volta mi hai chiesto se fosse facile vivere con o senza speranza. Non riesco a mettere assieme alcuna forma di speranza, ma mi sento calmo senza di essa. Non fu amore a prima vista: erano entrambi d'accordo su questo punto. Marco era troppo prudente per innamorarsi con tanta facilità. Ma Aurora l'aveva subito colpito. Aurora e Marco crescono insieme e, giorno dopo giorno, diventano inseparabili. Gli anni passano e mentre Aurora, sente che il loro rapporto si sta trasformando in qualcosa di più profondo, Marco pur ricambiando i sentimenti, nasconde un segreto che non riesce a rivelare: prova attrazione anche per il suo stesso sesso.

Marco ricorda anche a distanza di anni, sorride al ricordo di quel primo contatto.  Pensa attentamente prima di scegliere le parole successive: <<Non era che ci sentissimo follemente innamorati, ma c'era un'affinità profonda e permanente>>. Ci fu un momento in cui la cosa divenne chiara a entrambi. Veniamo da ambienti molto diversi. Tuttavia condividevano molti valori e interessi di base, non solo la data del loro incontro avvenuto il giorno del loro ottavo compleanno che aggiungeva fascino alla loro storia.

Ma nessuno aveva ancora scoperto tutta la verità sulla vicenda che ha cambiato per sempre la vita di Marco. Come accennato, tempo fa sono incappato nella verità e mi sono reso conto di doverla raccontare ad altri, sebbene la rabbia e la frustazione diventano un combustibile potente quanto l'amore. Non era pronto a mettere etichette e parole su ciò che stavano facendo, o sulla relazione che stavano intraprendendo, non voleva che lei credesse di sentire quelle cose da sola.

Là dove i doveri diminuiscono, la libertà cresce, il tempo favorisce i giochi. Cos'è allora, quella strana agitazione provata in presenza della giovane Aurora? Con il trascorrere degli anni, Aurora sa che lui non è come gli altri bambini e che la fedeltà che dimostra nei suoi confronti è pari solo a quello di un capitano che non abbandona la sua nave nemmeno nella disgrazia, seguendola nella buona e nella cattiva sorte. 

Da quel momento, non c'è  avventura, per quanto discutibile, in cui Marco non la affianchi. E non c'è notte in cui non vegli su di lei, come un fedele custode. Fino al giorno in cui, all'improvviso, Marco divenuto adulto, inizia a confrontarsi con la fragilità.

<<Che cosa resta quando una speranza, un'illusione vanno in frantumi? Perchè non possiamo evitare di affidarci ad altre speranze e illusioni ancora? Perchè ci è impossibile affrontare la vita senza dire e dirci menzogne?>>

Come se all'improvviso, dopo un oblio assoluto, avessi riscoperto chi ero. Ho avuto l'impressione che a guardarmi dallo specchio fosse una persona diversa. Nessuno aveva mai scoperto tutta la verità sulla vicenda che ha cambiato la vita di Marco. Come accennato,  ci fu un tempo in cui sono incappato nella verità e mi sono reso conto di doverla raccontare ad altri, sebbene la rabbia e la frustazione che da allora non ho smesso di provare fossero schiaccianti. A volte rancore e sofferenza diventano un combustibile potente quanto l'amore.

Ma è proprio in questi momenti che una tristezza disarmante gioca un ruolo importante. Aurora mi stringe a sè, come se fossi capace di cancellarla. E se non ci riuscissi? Come potrei fare per aiutarla a restituirle la felicità che merita? Il sole abbaglia la vista. Vedo due ragazzini che si stringono la mano. Si chiedono quale sarà il loro futuro. Se saranno felici, se riusciranno ad adattarsi a quella nuova vita. Le dita si intrecciano. E' la promessa di un'amicizia capace di superare ogni ostacolo.

Il suo unico punto fermo rimase Aurora, quando erano assieme le prese in giro gli scivolavano addosso. In quello stesso istante si chiede perchè ancora non aveva superato la timidezza, la vergogna, l'esitazione. Così decide di suggellare quell'amicizia con un dono. Scava ancora, nel profondo. Indietro negli anni: in quel periodo in cui ancora, era felice. Trova un libro con dentro la corolla di un fiore essiccato. E' il suggello di un'amicizia inviolabile, di un amore che distrugge la ragione e sconfigge la natura. 

"Cancellare tutti gli anni incompiuti. Esultare in quelli bisesti. In un qualsiasi Dove capita. In un modo più semplice e facile… eravamo solo due ragazzini. Del resto è sempre stato così tra noi, un’amicizia speciale che era nata con l’unico scopo di abbattere i confini di ogni emozione."

Gli anni incompiuti di Francesco Falconi, mostra la straordinaria capacità di penetrare nell'animo umano e di restituirne con precisione: fragilità e disincanto.


Citazioni del Libro


<<Vorrei un sorriso senza bugie, come il suo. E vorrei vedere la vita dagli occhi di Aurora.>>


«Hai un cielo da donare e un universo da ricevere. Vuoi davvero rinunciare a tutto questo? Abbandonati. Tutto si può combattere nella vita, tranne questo. Perché, dentro di te, c’è una rivoluzione d’amore.»


<<Ricordo però le parole che mamma mi disse tanti anni fa: le persone credono che per amare occorra trovare la persona giusta. Niente di più sbagliato: prima dobbiamo imparare ad amare e solo così incontreremo la nostra anima gemella.>>


<<Tu sei la filosofia, l’imprevedibilità dell’arte. Io sono la scienza, la sicurezza della matematica. La vita per me è sempre stata un avvicendarsi di bivi, di scelte che ne implicano subito altre. Mi hai spinto tu a considerare il mondo da una nuova prospettiva. Hai messo ordine nel caos che mi circonda aiutandomi a capire il chiaroscuro dentro la mia anima.>>


Cancellare tutti gli anni incompiuti. Esultare in quelli bisesti. In un qualsiasi Dove capita. In un modo più semplice e facile… eravamo solo due ragazzini. Del resto è sempre stato così tra noi, un’amicizia speciale che era nata con l’unico scopo di abbattere i confini di ogni emozione.

lunedì 9 marzo 2020

La Biblioteca di Katia: RECENSIONE #35/2020 CASA DI FOGLIE by MARK Z. DANI...

La Biblioteca di Katia: RECENSIONE #35/2020 CASA DI FOGLIE by MARK Z. DANI...:   Casa di foglie di ...

RECENSIONE #35/2020 CASA DI FOGLIE by MARK Z. DANIELEWSKI - 66TH AND 2ND

 

Casa di foglie

di Mark Z. Danielewski (Autore), S. Reggiani (Traduttore), L. Taiuti (Traduttore)
 Editore: 66th and 2nd; 2 edizione (7 novembre 2019)
Pagine: 760 pagine
Prezzo: € 29,00


Un grande romanzo. Un debutto fenomenale. Incredibilmente vivo, inquietante in maniera sublime, terrificante e intelligente da togliere il fiato… Immaginate Thomas Pynchon, J.G. Ballard, Stephen King e David Foster Wallace inchinati ai piedi di Danielewski, soffocati di risate, stupore, sorpresa e soggezione
Bret Easton Ellis
Casa di foglie è la mia casa dell’orrore.
Stephen King
Questo romanzo diabolicamente brillante è impossibile da ignorare, metter giù o anche decidersi a finirlo. Se ne comprate una copia potreste persino trovarmi fra le sue pagine, ridotto in miniatura come Vincent Prize ne La Mosca, intrappolato per sempre nella rete delle sue maligne, bellissime pagine.
Jonatham Lethem
Il libro
Quando la prima edizione di Casa di foglie iniziò a circolare negli Stati Uniti, affiorando a poco a poco su Internet, nessuno avrebbe potuto immaginare il seguito di appassionati che avrebbe raccolto. All’inizio tra i più giovani – musicisti, tatuatori, programmatori, ecologisti, drogati di adrenalina –, poi presso un pubblico sempre più ampio. Finché Stephen King, in una conversazione pubblicata sul «New York Times Magazine», non indicò Casa di foglie come il Moby Dick del genere horror. Un horror letterario che si tramuta in un attacco al concetto stesso di «narrazione». Qualcun altro l’ha definita una storia d’amore scritta da un semiologo, un mosaico narrativo in bilico tra la suspense e un onirico viaggio nel subconscio. O ancora: una bizzarra invenzione à la Pynchon, pervasa dall’ossessione linguistica di Nabokov e mutevole come un borgesiano labirinto dell’irrealtà. Impossibile inquadrare in una formula l’inquietante debutto di Mark Z. Danielewski, o anche solo provare a ricostruirne la trama, punteggiata di citazioni, digressioni erudite, immagini e appendici. La storia ruota intorno a un misterioso manoscritto rinvenuto in un baule dopo la morte del suo estensore, l’anziano Zampanò, e consiste nell’esplorazione di un film di culto girato nella casa stregata di Ash Tree Lane in cui viveva la famiglia del regista, Will Navidson, premio Pulitzer per la fotografia, che finirà per svelare un abisso senza fine, spalancato su una tenebra senziente e ferina, capace di inghiottire chiunque osi disturbarla.

 RECENSIONE

Casa di foglie è l'esordio di Mark Z. Danielewski. E' un romanzo di 760 pagine, emblema della letteratura ergodica contemporanea, corrente in cui ogni elemento (stile, forma, immagini), si esprimono allo stremo affinchè si provochi nel lettore affaticato l'elevazione, il disorientamento, la ricerca degli indizi e infine il dubbio sull'eventuale veridicità delle notizie contenute.
Ora questo romanzo della letteratura americana (dopo l'edizione Mondadori del 2005), ritorna nella sua forma originale finalmente, fedele ai testi e agli impianti a colori, grazie all'ottimo lavoro di 66th and 2nd, tradotto da Leonardo Taiuti e Sara Reggiani. Un'opera che va al di là di ogni canone letterario, come lo stesso Danielewski, non avvezzo ai palcoscenici mondani, ma dall'indiscusso talento per la mole biblica della sua narrativa.

Avvolto da una coltre fantasmatica, elusivo nel cedere soluzioni ai tranelli contenuti nei suoi lavori complice anche il ruolo dei suoi fan che nel tempo l'hanno insignito, tramite un passaparola virtuale, di un'aura occulta. 

<<Per avere un'idea anche solo parziale della struttura della casa dei Navidson è importante riconoscere come le leggi della fisca, associate alla tradizione mitologica dell'eco, potenziano la forza interpretativa di quest'ultima.>>

Casa di foglie racconta di Johnny Truant, giovane assistente tautatore, il quale grazie al bizzarro amico Lude, prende casa a Los Angeles, nell'appartamento di un cieco ottantenne Zampanò, morto in circostanze misteriose. Setacciando l'appartamento in disuso, Truant scopre dentro un baule un manoscritto appartenuto allo stesso ex proprietario che ha ad oggetto l'analisi dettagliata di una pellicola di culto dal titolo "La versione di Navidson", del regista premio Pulitzer Will Navidson. Da quel momento il libro ci catapulta nelle vicende del film.

La storia della pellicola amatoriale, studiata punto per punto da Zampanò, ruota attorno ai giorni dello stesso Navidson con la moglie Karen, i figli, il fratello, il collega Hallowary e la sua trouppe, nel cuore della vetusta casa di Ash Tree Lane, in Virginia. Una casa che però <<si rifiuta di sottostare alle classiche regole dell'orientamento>>, una casa infestata di cui Navidson scopre ospitare, nei corridoi, specie di buchi neri ed enormi estensione di buio. 

Visiterà e filmerà insieme ai colleghi quei tunnel nel sovrannaturali perlustrando un'oscurità non umana in cui vigono le leggi distorte della metafisica. Casa di foglie è un'analisi capillare, al di là della ragione, di un vero studioso. Prova ne sono le strutture reticolari che ingabbiano gli appunti di Zampanò, le parole scritte al contrario, l'immane trascrizione degli studi critici sulla pellicola a piè pagina, le vistose cancellature in rosso. E' anche, però, la storia secondaria di Truant e del tremendo risultato fisico e pisicologico che la letteratura del manoscritto gli provoca giorno dopo giorno. 

Con le sue annotazioni ne conosciamo infatti, i risultati nefasti attraverso l'interpretazione delle parole di Zampanò. Complice uno stile letterario a briglia sciolta, deflagrante dal punto di vista strutturale e linguistico (diversi i registri: fiuto saggio, horror, romanzo post-moderno). Casa di foglie è un'opera carnevalesca che confonde i sensi, che ha la capacità di destabilizzare e impaurire.

Le idee di vero/ falso,/ reale/ onirico, vivo/ morto non esisteranno più.

La Biblioteca di Katia: POST #31/2020 CASA DI FOGLIE by MARK Z. DANIELEWS ...

La Biblioteca di Katia: POST #31/2020 CASA DI FOGLIE by MARK Z. DANIELEWS ...: Casa di foglie by Mark Z. Danielewski racconta di un giovane che si trasferisce in un'abitazione a Los Angeles appartenuta a ...

POST #31/2020 CASA DI FOGLIE by MARK Z. DANIELEWS - 66TH AND 2ND

Casa di foglie by Mark Z. Danielewski racconta di un giovane che si trasferisce in un'abitazione a Los Angeles appartenuta a un cieco ottantenne scomparso in circostanze misteriose e di un baule trova un manoscritto altrettanto misterioso. Opera che va al di là di ogni canone, ha uno stile deflagrante che confonde i sensi e ha la capacità di destabilizzare il lettore mescolando i concetti di vero e falso, di reale e onirico.

 

 

Casa di foglie

di Mark Z. Danielewski (Autore), S. Reggiani (Traduttore), L. Taiuti (Traduttore)
 Editore: 66th and 2nd; 2 edizione (7 novembre 2019)
Pagine: 760 pagine
Prezzo: € 29,00


Un grande romanzo. Un debutto fenomenale. Incredibilmente vivo, inquietante in maniera sublime, terrificante e intelligente da togliere il fiato… Immaginate Thomas Pynchon, J.G. Ballard, Stephen King e David Foster Wallace inchinati ai piedi di Danielewski, soffocati di risate, stupore, sorpresa e soggezione
Bret Easton Ellis
Casa di foglie è la mia casa dell’orrore.
Stephen King
Questo romanzo diabolicamente brillante è impossibile da ignorare, metter giù o anche decidersi a finirlo. Se ne comprate una copia potreste persino trovarmi fra le sue pagine, ridotto in miniatura come Vincent Prize ne La Mosca, intrappolato per sempre nella rete delle sue maligne, bellissime pagine.
Jonatham Lethem


Il libro

Quando la prima edizione di Casa di foglie iniziò a circolare negli Stati Uniti, affiorando a poco a poco su Internet, nessuno avrebbe potuto immaginare il seguito di appassionati che avrebbe raccolto. All’inizio tra i più giovani – musicisti, tatuatori, programmatori, ecologisti, drogati di adrenalina –, poi presso un pubblico sempre più ampio. Finché Stephen King, in una conversazione pubblicata sul «New York Times Magazine», non indicò Casa di foglie come il Moby Dick del genere horror. Un horror letterario che si tramuta in un attacco al concetto stesso di «narrazione». Qualcun altro l’ha definita una storia d’amore scritta da un semiologo, un mosaico narrativo in bilico tra la suspense e un onirico viaggio nel subconscio. O ancora: una bizzarra invenzione à la Pynchon, pervasa dall’ossessione linguistica di Nabokov e mutevole come un borgesiano labirinto dell’irrealtà. Impossibile inquadrare in una formula l’inquietante debutto di Mark Z. Danielewski, o anche solo provare a ricostruirne la trama, punteggiata di citazioni, digressioni erudite, immagini e appendici. La storia ruota intorno a un misterioso manoscritto rinvenuto in un baule dopo la morte del suo estensore, l’anziano Zampanò, e consiste nell’esplorazione di un film di culto girato nella casa stregata di Ash Tree Lane in cui viveva la famiglia del regista, Will Navidson, premio Pulitzer per la fotografia, che finirà per svelare un abisso senza fine, spalancato su una tenebra senziente e ferina, capace di inghiottire chiunque osi disturbarla.

mercoledì 4 marzo 2020

La Biblioteca di Katia: RECENSIONE #34/2020 MEMORIE DI UN CACCIATORE by IV...

La Biblioteca di Katia: RECENSIONE #34/2020 MEMORIE DI UN CACCIATORE by IV...: Memorie di un cacciatore   IVAN IVAN SERGEEVIC TURGENEV   BUR Biblioteca Univ. Rizzoli ; 2 edizione (13 febbraio 1991) Pagine...

RECENSIONE #34/2020 MEMORIE DI UN CACCIATORE by IVAN TURGENEV - BUR Biblioteca Univ. Rizzoli



Memorie di un cacciatore 

IVAN IVAN SERGEEVIC TURGENEV  

BUR Biblioteca Univ. Rizzoli; 2 edizione (13 febbraio 1991)

Pagine:  427 

10,00



 
Il libro

Pubblicati quando la servitù della gleba era in Russia ancora una realtà, i racconti che compongono "Memorie di un cacciatore" suscitarono grande impressione nel pubblico per la loro insita carica di denuncia e di condanna sociale, messa in risalto da uno stile esente da sfumature propagandistiche o idealizzatrici, fondato su un realismo non retorico e su un linguaggio scevro da coinvolgimenti emotivi. Da questa "asciuttezza" narrativa prende vita l'anima di una terra in cui il popolo vive la tragedia della propria servitù, fatta di rassegnazione e di miseria ma non di disperazione, che è respinta da una fede autentica e radicata nell'uomo e nella giustizia.

RECENSIONE
 

Ivan Sergeevič Turgenev (1818-1883) fu, tra tutti gli scrittori russi del secondo Ottocento, quello più legato alla cultura occidentale.

L'importanza diTurgenev nella storia della letteratura russa non sta soltanto nella battaglia che, per mezzo delle sue opere, sostenne in favore della liberazione delle classi oppresse, ma soprattutto nelle sue qualità di scrittore. La sua originalità in questo campo risiede essenzialmente nella capacità di creare, intorno al personaggio protagonista, <<atmosfere>> particolari che sembrano influire sulle cose, le persone, l'ambiente circostante in modo indefinibile e misterioso, quasi magico.

Di questa sua dote tipica di un poeta più che di un novelliere o un romanziere . è esempio la recensione che riporto: si tratta dell'ultima parte d'un suo celebre racconto.

L'autore mentre tornava dalla caccia, fu sorpreso al calar della notte da un violentissimo temporale. Riparatosi in un fitto bosco, vi incontrò il guardiacaccia che si offrì di ospitarlo nella sua isba (così si chiamano in Russia le capanne dei contadini, fatte con tronchi di abete e dal tetto di paglia). Lo scrittore lo seguì. Nell'abitazione del guardiacaccia consistente in una sola stanza, bassa e debolmente illuminata, c'era una fanciulla di età tra i dieci e i dodici anni. Nel mezzo della camera dondolava una culla fissata con corde al soffitto.

Turgenev osservò attentamente il suo ospite: era Tommaso, soprannominato il Biruk (il burbero), un uomo dalla corporatura massiccia, largo di spalle. Di carattere scontroso e taciturno, facile all'ira, era il terrore dei ladri. Viveva solitario, senza amici: la moglie era fuggita con un merciaio ambulante. Il piccolo nella culla era suo figlio.

Nella violenta reazione del vecchio che si ribella con tutte le proprie forze a Biruk, pronunciando parole offensive che potrebbero costargli assai care, la scena tocca il culmine della drammaticità. L'opposizione di cui è vittima, l'ingiustizia che patisce - di cui non può comprendere l'origine ma della quale avverte bene tuttoil peso - si esprimono in una protesta che potremo definire religiosa (Il sangue cristiano, uccisore di anime, pagano). Non può, quel contadino, comprendere che Biruk è anch'egli vittima d'un sistema sociale ingiusto che opponendo l'uno all'altro i propri schiavi e mantenendoli perciò divisi, di qui trae la sua forza. Nè lo comprende il guardiacaccia. Nessuno dei due giunge, come oggi si dice con espressione moderna, alla coscienza di classe.

Eppure, ed è merito di Turgenev aver rappresentato questi uomini anche negli aspetti contraddittori del loro comportamento e delle loro reazioni, nessuno dei due resta chiuso nel proprio egoismo. Le offese del <<ladro>>sono in realtà una tragica richiesta di aiuto; il comportamento di Biruk è nobile. Non punisce il contadino, lo lascia libero.

La parte finale, assai commovente, non incrina la drammaticità della scena precedente, ma la rafforza. Non v'è a ben guardare, nessuna concessione al gratuito e coerente il proprio discorso. Tutto quello che questi poveri possono fare è di stringersi l'uno all'altro, perdonando le offese e aiutandosi come possono. 

Nella figura di Biruk che si asciuga gli occhi con la manica rimboccata e pone freno alla commozione e alla confidenza con una frase gentile e secca insieme, <<Partiamo signore>>, è raffigurato non solo il dramma sociale dei contadini russi, ma la fierezza cristiana con cui ciascuno di essi sopporta, nel segreto del proprio cuore, pene indicibili.