sabato 11 marzo 2023

RECENSIONE "LA CERIMINIA DELLA VITA" DI SAYAKA MURATA - EDIZIONI E/O

 

Murata Sayaka

La cerimonia della vita

Edizioni e/o
Traduzione: Gianluca Coci
Area geografica: Letteratura giapponese 

.febbraio 2023, pp. 256 - Euro 19,00.





 
Il libro

Dall’autrice del bestseller internazionale La ragazza del convenience store arriva una raccolta di racconti: bizzarra e diversa da tutto ciò che avete letto finora.

«Per Murata Sayaka l’anticonformismo è un pendio scivoloso [...]. Rievocando alcuni eccellenti racconti popolari, la prosa sobria è il marchio di fabbrica di Murata [...]. La forza della sua voce risiede nella lente finto-naïf attraverso la quale filtra la sua cupa visione dell’umanità: noi terrestri siamo robot tristi e tronchi, che si trascinano per il mondo in un sogno di confusione».
The New York Times Book Review

«Murata prende un’idea infantile e vi si aggrappa con fervore fantasioso, esponendo brillantemente l’ottusità e l’arbitrarietà delle convenzioni».
The New Yorker

«Ancora una volta, la scrittrice bestseller internazionale Murata Sayaka affronta argomenti indicibili con calma quotidiana, una logica sorprendentemente convincente e un umorismo inquietante, in dodici racconti che sfidano i cliché di genere. Le groupie di Murata apprezzeranno un assaggio dei personaggi dei Terrestri, mentre i lettori che cercano l’indefinibile ameranno immensamente questi racconti».
Terry Hong, Booklist

In questi dodici racconti, Murata Sayaka miscela un insolito cocktail di umorismo e orrore per ritrarre sia i solitari che gli emarginati, capovolgendo completamente le norme e le abitudini sociali per metterle meglio in discussione. Se le storie hanno luogo nel Giappone moderno, nel futuro o in una realtà alternativa è lasciato all’interpretazione del lettore, i personaggi spesso sembrano strani nella loro normalità in un mondo spaventosamente anormale. Lo stupefacente racconto che dà il titolo alla raccolta, in perfetto stile Murata Sayaka, offre un nuovo significato alla vita, alla morte e al sesso, attraverso il ribaltamento delle convenzioni sociali ed esplorando con attitudine visionaria il tema delle distopie riproduttive.

In “Materiale di prima qualità”, Nana e Naoki sono felicemente fidanzati ma Naoki non sopporta la consuetudine di utilizzare i corpi dei morti per creare vestiti, accessori e mobili; una lite rischia di far deragliare il giorno del loro perfetto matrimonio. “Gli amanti del vento” è raccontato dalla prospettiva di una tenda che guarda gelosamente Naoko mentre in camera da letto dà il primo bacio a un ragazzo della sua classe. “Mangiando la città” esplora delle strane norme intorno al cibo e al foraggiamento, mentre “La schiusa” chiude la raccolta con una straordinaria rappresentazione della fragile personalità di qualcuno che si sforza troppo di essere accettato.

L'autrice

Murata Sayaka
Murata Sayaka è nata nel 1979 nella prefettura di Chiba. Debutta come scrittrice nel 2003 con il racconto Ju’nyū (L’allattamento) che riceve il Premio Gunzō. Nel 2009 si aggiudica il Premio Noma con Gin iro no uta (La canzone d’argento) e nel 2013 il Premio Mishima con Shiro iro no machi no, sono hone no taion no (Il bianco della città, delle ossa e della temperatura corporea). Nel 2016 attira a sé le luci dei riflettori con il brillante La ragazza del convenience store (Edizioni E/O 2018), vincitore del Premio Akatugawa. Nel 2021 le nostre edizioni hanno pubblicato I terrestri e nel 2023 La cerimonia della vita.

Recensioni

RECENSIONE

Umorismo e orrore in un insolito cocktail animano 'La cerimonia della vita', la raccolta di dodici racconti della scrittrice giapponese Sayaka Murata, che uscirà in Italia il 22 febbraio per le Edizioni e/o nella traduzione dal giapponese di Gianluca Coci.


    In queste storie tenere e sconvolgenti la Sayaka capovolge le norme e le abitudini sociali per metterle meglio in discussione con un risultato imprevedibile come l'autrice. Emarginati, solitari i personaggi si muovono in un territorio non definito che potrebbe essere il Giappone moderno, il futuro o una realtà alternativa. I protagonisti sembrano spesso strani nella loro normalità in un mondo spaventosamente anormale. Così in "Materiale di prima qualità" troviamo Nina e Naoki felicemente fidanzati, ma Naoki non sopporta la consuetudine di utilizzare i corpi dei morti per creare vestiti, accessori e mobili finché una lite rischia di far deragliare il giorno del loro perfetto matrimonio. "Gli amanti del vento" è tutto raccontato dalla prospettiva di una tenda, nella camera da letto di un bambino che guarda con gelosia la giovane Naoko mentre dà il suo primo bacio a un bambino della sua classe. "Mangiando la città" esplora delle strane norme intorno al cibo e al foraggiamento.
    Chiude la raccolta "Incubazione" con la rappresentazione della fragile personalità di qualcuno che si sforza troppo di essere accettato.
    Nata nel 1979 nella prefettura di Chiba, la Murata ha debuttato come scrittrice nel 2003 con il racconto Ju'nyū (L'allattamento) che ha ricevuto il Premio Gunzō. Nel 2009 si è aggiudicata il Premio Noma con Gin iro no uta (La canzone d'argento). Nel 2016 si è fatta notare con "La ragazza del convenience store" (2018), vincitore del Premio Akutagawa e "I terrestri" (2021), entrambi pubblicati da e/o.

venerdì 10 marzo 2023

RECENSIONE DI: "IL PRIMO CAFFE' DELLA GIORNATA" DI TOSHIKAZU KAWAGUCHI - GARZANTI -- "BASTA UN CAFFE' PER ESSERE FELICI" DI TOSHIKAZU KAWAGUCHI - GARZANTI -- "FINCHE' IL CAFFE' E' CALDO" DI TOSHIKAZU KAWAGUCHI - GARZANTI

UNA STORIA SUL POTERE DELLE EMOZIONI CHE SCALDERA' IL CUORE.

SENTIRSI AMATI E PROTETTI E' LA COSA PIU' BELLA CHE CI SIA.

CONVIVERE CON GLI ALTRI E SCOPRIRE IL MONDO SCONOSCIUTO DELLE EMOZIONI. 

EPPURE GIORNO DOPO GIORNO, SCOPRI NUOVI AMICI UN PO' SPECIALI. PERCHE' IN  FONDO IL RITUALE DEL CAFFE' E' UNA CELEBRAZIONE DEL SENSO DELLA VITA. UN'EMOZIONE CHE CI ABBRACCIA.

mercoledì 8 marzo 2023

RECENSIONE "CIELI IN FIAMME" DI MATTIA INSOLIA - MONDADORI


Cieli in fiamme

Mattia Insolia
pubblicato da Mondadori

 

 

 

 

 

Il libro

Chi è la persona che ogni mattina incontriamo allo specchio? Quanto ci riconosciamo nel nostro sguardo e quanto ci vorremmo diversi da come siamo? Nel 2019 Niccolò ha diciotto anni e una storia famigliare complicata, per lui è impossibile non scorgere sul proprio volto le tracce del passato dei genitori. L'arroganza e la crudeltà con cui agisce lo aiutano a sentirsi libero, ma forse non fanno che spingerlo sempre più in un destino già scritto: quello del padre, Riccardo. Riccardo ha trentasei anni ed è un uomo al capolinea, che vorrebbe il perdono del figlio. In auto, i due andranno verso Sud, verso Camporotondo, dove tutto ha avuto inizio diciannove anni prima. Lungo la strada Niccolò cercherà il significato del proprio passato, Riccardo la redenzione. Estate 2000: Teresa è un'adolescente che vive male, soffocata tra una madre incattivita dall'infelicità, un padre depresso e coetanee alle quali crede di doversi uniformare pur sentendosi lontana dai loro interessi e desideri. Quando, in vacanza a Camporotondo coi genitori, incontra Riccardo, diciottenne bellissimo e feroce, capisce che lui sarà il suo salvatore e insieme il suo carnefice.

RECENSIONE 

Camporotondo, estate 2000. È qui che ci viene incontro Teresa, il primo personaggio nato dalla penna di Mattia Insolia nel suo nuovo romanzo Cieli in fiamme, edito da Mondadori e da oggi 7 febbraio 2023 in libreria.

Teresa ha solo 16 anni, osserva la vita da dietro le quinte, con il piglio di chi non si merita di sedere alla stessa tavola del resto del mondo. La cortina di ferro tra lei e la realtà l’ha costruita sua madre, capace di ferire con uno sguardo, “un monumento alla collera”, che agisce indisturbata nel minare l’autostima della figlia sedicenne, sotto lo sguardo inerme di un padre che ha mollato le redini della famiglia da tempo immemore.
Teresa si appresta a iniziare un’estate che sembra come le altre, nello stesso luogo di sempre, nella villetta scalcinata di famiglia, soffocata da un’emotività infantile, alibi delle sue insicurezze, che la confina in quella comfort zone giusta per proteggerla dagli insulti della madre e per fornirle le scuse per non buttarsi nella mischia.

Tutto cambia quando l’esistenza di Teresa intercetta quella di Riccardo, che al contrario rappresenta l’arroganza di chi si prende ciò che vuole in un mondo dove gli altri fanno da sfondo ai suoi capricci.
In Teresa qualcosa comincia a pulsare nelle vene e allora la voglia di riscatto, di poter dire sono uguale agli altri, comincia ad affacciarsi tra i suoi pensieri e così anche quelle pulsioni inconfessabili ma solo bisbigliate nei bagni delle scuole dalle coetanee.
L’intersezione di queste vite, come due convogli che deragliano, porterà a conseguenze irreversibili.

Paloma, inverno 2019. In questo salto temporale, in una città anonima guidata dall’inerzia, incontriamo Niccolò, un giovane dotato di una bellezza magnetica quanto spietata, una figura animata da una rabbia perpetua, mossa da qualcosa di invisibile, ma che c’è sempre stato. Un rancore pronto a esplodere con un niente, come dei nuvoloni che si preparano a esplodere in scrosci di forza incontrollata.
Niccolò scorre nella vita di tutti i giorni tollerando a stento sua madre, Teresa e il suo nuovo marito. Come se non bastasse, periodicamente deve subire gli appuntamenti col padre. È proprio quando lo rivede, suo malgrado, dopo tanto tempo che Niccolò viene coinvolto dal genitore in un viaggio non previsto, verso una meta precisa, dove tutto è cominciato, dove Niccolò potrebbe finalmente ricongiungersi con la parte nera di sé, con quei demoni che sa che ci sono ma non sa il perché, con quell’alone scuro che forse è frutto di un dna scomodo, ereditato dal padre, e decidere di diventare altro.
In un viaggio on the road fatto con una figura paterna, da sempre assente ma che pesa come un macigno e di una somiglianza insanabile, Niccolò alterna senso di rivalsa e volontà di scoprire, scavando sotto la corazza arrugginita del padre, quella figura di riferimento che è sempre mancata.

Con questo romanzo, Mattia Insolia, che abbiamo conosciuto grazie al suo romanzo d’esordio Gli Affamati, conferma quel dono speciale che ha di dare vita a quelle anime oppresse da un dolore che nasce con loro e che le tiene in quella gabbia che porta all’autosabotaggio, alla preclusione di una vita normale, perché animate da un dolore primordiale e senza nome, si fanno artefici di un destino che non lascia spiraglio alla luce. Attraverso l’espediente narrativo del salto temporale tra un capitolo e l’altro, Insolia ci porta a conoscere l’intreccio delle vite di cui narra, ci conduce nel dolore che accomuna Teresa e Niccolò, respinto dai protagonisti stessi, incapaci di descriverlo, ma assolutamente palpabile in ogni singola sillaba del romanzo. L’autore mostra una capacità narrativa profonda, che trasporta negli inferi della mente umana, feroce e asciutta, e una voce narrativa senza giudizio, ma dal retrogusto amaro, che lascia il lettore sotto cieli di piombo.

RECENSIONE "ATENE. IL RACCONTO DI UNA CITTA' DI IERANO'" - EINAUDI


Atene, luogo dello spirito

Un libro per chi vuole andare oltre la Grecia da cartolina: un arabesco di narrazioni storiche e mitologiche che delinea il ritratto di una città impareggiabile.

Atene 
Il 'racconto di una città di Ieranò
 
Einaudi
2022
Piccola Biblioteca Einaudi Ns
pp. 240 - € 21,00

Una Guida può rendere agevole la conoscenza di una città, la visione dei suoi monumenti, la fruizione delle specialità, la scoperta dei suoi luoghi meno battuti.

 Ma 'raccontare' una città è tutt'altra cosa: significa descrivere l'intera 'mela' e non soltanto gli spicchi che la compongono.

Naturalmente può essere la 'propria' interpretazione della mela, ma Ieranò - che insegna Letteratura greca all'Università di Trento - centra l'obiettivo e offre nel suo libro un'efficace descrizione di una "città che non è come le altre". Elevata (non a torto) a "luogo dello spirito" ed onnipresente "culla della democrazia", oltrechè genitrice del teatro e della filosofia, Atene potrebbe rappresentare una irraggiungibile 'mela', frutto inafferrabile tale da lasciare ai suoi ospiti solo le parti e mai l'intero. 
 
Quasi ognuno potrebbe - con ragione e conoscenza - parlare dell'Acropoli e del Partenone, delle Cariatidi, del Pireo, della Plaka. Diverso dunque afferrare il filo che unisce tutto. "Perennemente in bilico tra il suo presente di cemento armato e il suo passato di marmi levigati, tra l'animazione della capitale balcanica e l'immobilità solenne delle glorie antiche, Atene - scrive l'autore - è come un palinsesto, un manoscritto cancellato e riscritto più volte". Perchè la storia della città - aggiunge - non appartiene solo ai greci antichi. E non può che essere così: su quei 'marmi levigati' sono transitati con passo pesante prima i romani, poi i bizantini e quindi gli ottomani. 
 
Una lunga dominazione quest'ultima da cui ci si è liberati con "la tumultuosa riscoperta, se non addirittura reivenzione, di una identità moderna greca". Senza dimenticare che Atene, come città moderna, è stata disegnata dagli architetti tedeschi e nordeuropei arrivati al seguito di Ottone Wittelsbach, figlio del re di Baviera Ludovico I. E' lui che - grazie ad un faticoso accordo tra le potenze occidentali - sale sul trono della neonata nazione greca il 6 febbraio del 1833 e costringe gli ultimi giannizzeri turchi a lasciare pochi mesi dopo la città. Il neoclassicismo di Atene - e Ieranò ne traccia una mappa interessante - nasce in quegli anni, a cominciare da quello che oggi è il Parlamento e che allora era Palazzo reale, disegnato dall'architetto bavarese Friedrich von Gartner. Ma la stella del neoclassicismo in città - e nel resto della Grecia - è il sassone Ernst Ziller: architetto della casa ateniese di Heinrich Schliemann, lo scopritore di Troia. 
 
Palazzina in stile, perfettamente aderente alla megalomania del suo proprietario, all'epoca fece scandalo a causa delle 24 statue, copie di celebri sculture antiche, che ne ornavano il tetto sui quattro lati e che erano completamente nude. Oggi non ci sono più e il luogo è la sede del Museo numismatico nazionale ma il fascino è intatto. Ma Schliemann scelse bene anche la sua ultima dimora: il Cimitero Monumentale della città. Tuttavia il vero luogo cult che racchiude forse l'interezza di Atene - suggerisce Ieranò - è il Ceramico, sito archeologico tra i meno conosciuti della città eppure magnifico. Ci sono sepolti personaggi antichi come Dexileos morto a 20 anni combattendo gli Spartani. Una 'Spoon river' di oltre 2mila anni fa che contiene il tutto.

 

RECENSIONE: "CIRCE" DI MADELINE MILLER - MARSILIO --- RECENSIONE "LA CANZONE DI ACHILLE" DI MADELINE MILLER - MARSILIO

 

Ci sembra di sapere tutto della storia di Circe, la maga raccontata da Omero, che ama Odisseo e trasforma i suoi compagni in maiali.

Eppure esistono un prima e un dopo nella vita di questa figura, che ne fanno uno dei personaggi femminili più fascinosi e complessi della tradizione classica.

Circe è figlia di Elios, dio del sole, e della ninfa Perseide, ma è tanto diversa dai genitori e dai fratelli divini: ha un aspetto fosco, un carattere difficile, un temperamento indipendente; è perfino sensibile al dolore del mondo e preferisce la compagnia dei mortali a quella degli dèi. Quando, a causa di queste sue eccentricità, finisce esiliata sull’isola di Eea, non si perde d’animo, studia le virtù delle piante, impara a addomesticare le bestie selvatiche, affina le arti magiche. Ma Circe è soprattutto una donna di passioni: amore, amicizia, rivalità, paura, rabbia, nostalgia accompagnano gli incontri che le riserva il

Madeline Miller ci ha regalato una nuova prospettiva per leggere l’epica.

Studiosa di testi antichi e del loro adattamento teatrale, ci conduce in un mondo meraviglioso fatto di miti e leggende in una veste straordinariamente moderna e vicina, pur rispettando l’originale in ogni intreccio, dettaglio e sfumatura. È così che ritroviamo gli eroi studiati a scuola e le loro appassionanti vicende come se fossero vecchi amici.

È il caso di Circe, che conosciamo come una breve parentesi all’interno dell’Odissea, poco più di qualche pagina, un paio d’anni scarsi nel lungo viaggio di Ulisse per tornare a casa.

Ma Circe è una dea, e quindi immortale: nella sua millenaria vita incontra ogni genere di personaggi, dei e mortali, che conosciamo poco o tanto: visto da qui, è l’incontro con Ulisse a essere la breve parentesi della vita straordinaria di una dea che prima di essere la maga dell’isola di Eea è una donna che vive sola con se stessa.

Circe vive la sua vita intensamente nonostante la sua immortalità: è da sempre strana, diversa, nell’aspetto nella voce e nel carattere indomito e indipendente e per questo emarginata dagli altri dei nonostante sia la figlia di Elios, dio della luce e del fuoco. La Miller ci racconta le vicende che la porteranno all’esilio, attraverso miti che non abbiamo mai collegato tra loro, in un grandioso intreccio che collega tutti i punti portando alla luce una trama sorprendente. Poi la vediamo alle prese con la sua solitudine, e come nei migliori romanzi di formazione, assistiamo alla splendida rinascita di una protagonista che ci insegna a conoscerci nel profondo, a scoprire le nostre capacità, ad amare e rispettare sempre la nostra natura: l’unico cammino in grado di portarci, come lei, alla felicità.

Nella stessa cornice piena di fascino e suggestione, spostandoci nell’universo maschile, ritroviamo uno dei personaggi che meglio conosciamo, su cui sono state scritte migliaia e migliaia di righe: Achille.

L’eroe per eccellenza, il migliore dei greci, l’uomo senza il quale vincere la guerra di Troia sarebbe stato impossibile. Ma anche in questo caso quello che sappiamo è poco, perché la Miller ci presenta il ragazzo oltre il guerriero in un romanzo colmo di tenerezza e gentilezza. Mai potremmo associare questi sentimenti al guerriero di ogni battaglia dell’Iliade, eppure conosciamo un Achille fanciullo, incantevole e meraviglioso non solo nell’aspetto e nelle abilità.

A raccontarci le sue vicende è un narratore che nella guerra rimane sempre in secondo piano, mentre nella vita del nostro protagonista ha un ruolo centrale. È Patroclo, esiliato a Ftia (il regno del padre di Achille) poco più che ragazzo, che col passare dei giorni scopre di non poter più rinunciare a quell’amico che più che un cugino è un amore destinato a restare eterno. Con la stessa naturalezza e libertà degli antichi greci la nostra autrice ci racconta lo splendido amore di due ragazzi tenero e appassionato. Sappiamo come finisce la guerra di Troia, ma sappiamo anche che nella mitologia la morte non è mai la fine di tutto.

La capacità narrativa di Madeline Miller è straordinaria ed è difficile tornare alla vita reale dopo questa immersione quasi fiabesca, in compagnia di personaggi tanto straordinari, che ci restano nel cuore anche dopo aver chiuso il libro. Non resta che sperare che ne arrivi presto un altro!

RECENSIONE "COME D'ARIA" DI ADA D'ADAMO - ELLIOT


ADA D'ADAMO

COME D'ARIA 

ELLIOT 

pp.134 - 15,00 euro


 
 
 
 
 
 
 
 
Il libro 

Daria è la figlia, il cui destino è segnato sin dalla nascita da una mancata diagnosi. Ada è la madre, che sulla soglia dei cinquant’anni scopre di essersi ammalata. Questa scoperta diventa occasione per lei di rivolgersi direttamente alla figlia e raccontarle la loro storia. Tutto passa attraverso i corpi di Ada e Daria: fatiche quotidiane, rabbia, segreti, ma anche gioie inaspettate e momenti di infinita tenerezza. Le parole attraversano il tempo, in un costante intreccio tra passato e presente. Un racconto di straordinaria forza e verità, in cui ogni istante vissuto è offerto al lettore come dono.

ADA D’ADAMO. Nata a Ortona, vive e lavora a Roma, dove è diplomata all’Accademia Nazionale di Danza e laureata in Discipline dello Spettacolo. Ha trascorso molto tempo a osservare il corpo e le sue declinazioni sulla scena contemporanea, e lo ha scritto in diversi saggi sulla danza e il teatro.

RASSEGNA STAMPA
La Stampa
Tagadà – La7
Internazionale
La Repubblica
Lipperatura.it
Il Foglio
Il Libraio
Ora Daria – Radio Capital
La sfida per la solidarietà – Rai Gr Parlamento
Fahrenheit – Radio 3
Review – Il Foglio
davideorecchio.it
il manifesto
Grazia
Pangea
letteraturaecinema.com
Rai Cultura
Robinson – La Repubblica
Ansa


 RECENSIONE
 
L'autrice li chiama libri con dentro ''storie di malattia e di lutto, storie di sofferenza e di dolore'' in cui sono le parole liberatorie e magari il ricatto dei sentimenti di chi quelle vicende le ha vissute, ma questo suo, che di quel gruppo fa inevitabilmente parte, si distingue subito per una sua luminosità, per un'apertura al mondo e la vita che continua, per la verità di un amore che, evitando così ogni egotismo, viene qui raccontato proprio al soggetto di questo sentimento, a Daria nata con grave disbilità, che non vede e non è minimamente autonoma. Si parla molto di corpo, che è ovviamente al centro di tutto e di cui l'autrice, da danzatrice, ''per anni ha ricercato la grazia del gesto'', abituata a tenere sotto controllo anche ''la posizione di un mignolo'' e si ritrova alle prese con ''un corpo completamente fuori controllo, con scatti epilettici, una schiena e una testa incapaci di stare dritte'' e alla fine anche con i danni al proprio corpo, per un grave tumore al seno, di cui riappropriarsi dopo i guasti della chemioterapia, con fatica, impegno e dialogo: ''Ti voglio bene, voglimi bene pure tu'', anche perché ''per avere un figlio disabile ci vuole, innanzitutto, il fisico'', è impegnativo e faticoso. Eppure non è il corpo la sostanza di questa narrazione sempre vigile e lucida, che narra cedimenti e paure, ma anche il coraggio e la volontà e la forza come elementi naturali dell'accettare la vita, di soffrirla e gioirne imparando ogni giorno qualcosa con amore, quello che si dà e quello che si riceve. In questo caso c'è la fortuna di essere sempre in tre, riuniti con le inziali proprio nel suo nome, Ada, che contiene al centro Daria e poi Alfredo, il compagno e papà, perché la malattia può distruggere ma anche ''moltiplicare l'amore'' e vincere quei momenti in cui la normalità degli altri, la loro vita che scorre come prima, che non è cambiata, scava dentro la tua intima solitudine, e tu ti chiedi come hai fatto a non crollare. Ed è in questo contesto, grazie a questo, che il corpo si trasforma, sembra perdere peso come quando si è in acqua e l'autrice riconosce quella ''incorporazione'' teorizzata dal coreografo Steve Paxton, ''il passaggio da corpo a corpo di informazioni, pratiche e tecniche, quindi la capacità del corpo di creare conoscenza'', sentendo i limiti del corpo di Daria, che ''prima conoscevo attraverso te, poi ho cominciato via via a incorporarli'' in uno scambio quasi simbiotico. Per questo il libro inizia il suo percorso affermando: ''Sei Daria. Sei d'aria'' e finisce annotando ''Sono Ada, Sarò d'aria''. E l'aria, la leggerezza del mettersi a nudo con semplicità, con naturalezza, guidano il lettore e lo coinvolgono in questo tenero racconto affettuosissimo di accettazione dell'altro e della sua alterità che una madre fa alla figlia (pur essendo capace di dire che, adorando la sua figlia imperfetta, se non avessero sbagliato i risultati dell'amniocentesi, allora avrebbe abortito) intrecciando continuamente passato e presente e, spiegando tutto a lei, spiega a se stessa (e a noi) cosa è accaduto nell'arco dei primi sedici anni di vita di Daria, compreso l'ultimo in cui la mamma è stata piegata, ma non spezzata, dalla malattia.