giovedì 13 luglio 2023

RECENSIONE: L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DEL LIBRO DI MILAN KUNDERA

Attraverso il racconto delle vite dei protagonisti, che appaiono quasi un pretesto narrativo, Kundera nel suo "L'insostenibile leggerezza dell'essere", ci pone dinanzi a riflessioni profonde sul senso della vita, dell'amore, dei rapporti umani, degli ideali, delle passioni e di tutto ciò che riempie le nostre esistenze. 

"I personaggi del mio romanzo sono le mie proprie possibilità che non si sono realizzate. Per questo voglio bene a tutti allo stesso modo e tutti allo stesso modo mi spaventano: ciascuno di essi ha superato un confine che io ho solo aggirato".

Milan Kundera è nato a Brno il 1° aprile 1929, quando l'attuale Repubblica ceca si chiamava ancora Cecoslovacchia. E' uno dei più importanti scrittori contemporanei, ma non solo, è anche poeta , saggista e drammaturgo. Suo padre era un uomo influente, rettore dell'accaddemia musicale di Brno. E' da lui che ha ereditato il suo grandissimo amore per la musica classica, in particolare per il compositore Leos Janà? 

L'occupazione sovietica della Cecoslovacchia segnò l'inizio della distruzione della cultura ceca e lo stravolgimento della vita dell'intera popolazione, soprattutto di coloro che, come Kundera, si opponevano al regime. Iscritto al Partito Comunista, nel 1968 si schierò apertamente a favore della "Primavera di Praga". Viste le sue idee, venne espulso dall'università dove insegnava e anche dal partito, nonostante, fino a poco tempo prima, ne fosse stato un punto di riferimento importantissimo. Gradualmente venne privato di tutto: lavoro, assistenza, salario, passaporto. Viveva nel vuoto più totale, eppure, non ha mai smesso di scrivere e di manifestare il suo libero pensiero su quanto stava accadendo alla sua amata nazione. Nel 1971 scrisse, sotto pseudonimo, la pièce teatrale Jacques e il suo padrone. Omaggio a Denis Diderot in tre atti e,  nel 1975, seppur a malincuore, si trasferì in Francia con sua moglie Vera. Nel 1979, dopo la pubblicazione de Il libro del riso e dell'oblio, gli venne tolta la cittadinanza cecoslovacchia. Kundera ne fu profondamente ferito e amareggiato: "I russi hanno privato un ceco della sua cittadinanza". Nel 1981, con Mitterand presidente, ottenne quella francese.

Un uomo estremamente brillante, intelligente e affascinante, ironico e schivo, al punto che nessuno, o qausi, è mai riuscito a intervistarlo, fatta eccezione per una radio di Brno. Kundera non ha mai amato parlare di sè, e pur vivendo una vita piena, è sempre stato molto geloso della sua privacy. Ha sempre desiderato "scomparire" nelle sue opere, che, a suo dire, contengono tutto ciò che di lui e del suo pensiero c'è da sapere. Anzi, nel suo mondo ideale, gli scrittori dovrebbero essere costretti a scrivere mantenendo segreta la propria identità e a usare uno pseudonimo, perchè in questo modo si assisterebbe a una radicale riduzione della grafomania, dell'aggressività letteraria e, soprattutto, sarebbe impossibile interpretare biograficamente le opere letterarie, perchè l'attenzione del lettore rimarebbe focalizzata esclusivamente sull'opera, e, probabilmente, la lettura risulterebbe più "pura", vale a dire non contaminata da inutili contestualizzazioni o divagazioni di carattere personale sull'autore e sulla sua vita. 

"Un romanzo non è una confessione dell'autore, ma un'esplorazione di ciò che è la vita umana  nella trappola che il mondo è diventato."

Kundera è anche estremamente perfezionista. Ha "ripulito" tutta la sua opera. Ha tenuto l'essenziale, ciò che gli piaceva davvero, e ha fatto sparire, nelle edizioni successive, racconti o poesie che non sentiva più all'atezza della sua produzione letteraria. Ma non solo, per oltre due anni ha smesso di scrivere per dedicarsi completamente alla ritraduzione di tutti i suoi lavori della lingua ceca a quella francese. Questo perchè si era reso conto che le traduzioni fatte fino a quel momento erano imprecise, soprattutto nella scelta dei vocaboli che finivano con l'alterare il senso del suo pensiero, e anche la profondità dei contenuti. Kundera, d'altro canto, ama le parole, le sceglie sempre in modo meticoloso, perchè è consapevole del loro peso.

Così, a un certo punto, ha abbandonato il ceco e ha cominciato a scrivere in lingua francese, tant'è che oggi è considerato a tutti gli effetti uno scrittore francese, nonostante i suoi  natali e nonostante abbia scritto buona parte delle sue opere in ceco. I suoi libri sono entrati di diritto a far parte della letteratura francese e, ancora in vita, ha avuto l'onore di vedere i suoi romanzi pubblicati in due volumi nella serie Plèiadi. Il nome di Kundera compare accanto a quello di scrittori del calibro di Proust, Balzac, Goethe e Conrad.

Kundera non si è mai dimenticato delle sue origini e nemmeno della "questione Ceca". In "Un occidente prigioniero" (saggio che contiene la trascrizione di due interventi di Kundera, uno del 1967 e uno del 1983) accusava l'Europa di aver rinnegato la ropria identità nel momento in cui aveva consentito alla Russia di strappare una parte d'Europa al proprio destino Europeo, e di averla svenduta da un lato agli Stati Uniti e dall'altro all'Unione sovietica. 

E anche ne L'insostenibile leggerezza dell'essere, il libro che ha consacrato la sua fama a livello mondiale, la "questione Ceca", ritorna con prepotenza, anzi, è proprio il contesto politico in cui si muovono i protagonisti, che finirà con il condizionarne le scelte, di conseguenze, le vite. E' proprio quel contesto politico così difficile ed "estremo" che ha consentito a Kundera di tratteggiare i suoi personaggi e i esplorarne la coscienza in profondità, perchè è nei momenti più critici che l'animo umano si manifesta in tutta la sua natura, prende vita e si colora. Un libro straordinrio, al punto che lo stesso Kundera temeva che in seguito non sarebbe più stato in grado di scrivere nulla di così potente e sofisticato. Ma i fatti, o meglio, le sue opere successive, lo hanno smentito.

Kundera, con il suo pensiero critico, ha dimostrato di essere un attento osservatore dell'agire umano, della realtà, del presente e dell'evoluzione dei tempi "moderni". In più occasioni ha manifestato tutto il suo scetticismo rispetto a questo mondo che va sempre più veloce, a questa forma di alienazione che ci accompagna e che ci allontana sempre più da quella che dovrebbe essere una dimensione umana, fatta anche di lentezza, introspezione e riflessione. Critica aspramente quest'epoca in cui si tende a eccellere nell'ignoranza e in cui sembra non esserci più spazio per porsi delle domande esistenziali. Quelle stesse domande esistenziali che lui, invece, continua a porsi e a porre ai suoi lettori, senza sosta. Quelle stesse domande che rendono i suoi romanzi mtevoli, perchè a ogni lettura si rinnovano, così come si rinnovano le nostre riflessioni e le nostre risposte ai quesiti che ci vengono posti.

Io stessa posso testimoniare che i suoi libri danno la sensazione di essere in continuo movimento e di risuonare  diversi a ogni lettura. Sono passati moltissimi anni da quando ho letto per la prima volta L'insostenibile leggerezza dell'essere. Attraverso il racconto delle vite dei protagonisti, che appaiono quasi un pretesto narrativo, Kundera ci pone dinanzi a riflessioni profonde sul senso della vita, dell'amore, dei rapporti umani, degli ideali, delle passioni e di tutto ciò che riempie le nostre esistenze. Ci mostra che la realtà ha molteplici chiavi di lettura e che ogni essere umano possiede le sue peculiarità, interiori ed esteriori. L'autore, in un certo senso, ricerca la verità.

 Quella verità che va oltre le apparenze, oltre il Kitsch (concetto molto ricorrente in Kundera, che oggi potremmo associare, per semplificare, al tanto in voga politically correct o, ancora, all'omologazione, al pensiero unico, quello che non ammette che vengano poste domande o che sorgano dubbi, alla "forma" condivisa dai più). Kundera ricerca la verità esteticamente imperfetta, quella che dà fastidio e che si vorrebbe nascondere, perchè considerata colpevole.

"... tutto ciò che turba il Kitch è bandito dalla vita; ogni espressione di individualismo (perchè ogni discordanza è uno sputo in faccia alla fratellanza sorridente), ogni dubbio (perchè chi comincia a dubitare di una piccolezza finirà per dubitare della vita in quanto tale), ogni ironia (perchè nel regno del Kitsch ogni cosa deve essere presa con assoluta serietà), e inoltre la madre che ha abbandonato la famiglia o l'uomo che preferisce gli uomini alle donne, minacciando in tal modo il precetto divino: <<crescete e moltiplicatevi>>".

Riassumere la trama di questo romanzo attraverso le vite dei suoi protagonisti, Tomas (un chirurgo stimatissimo), Tereza (una fotografa), e Karin (l'amato cane) da una parte, e Franz (un professore universitario) e Sabina (una pittrice) dall'altra, affronta così tante tematiche e incastra tra loro così tanti eventi, quelli di una vita intera, con disgressioni temporali e balzi in avanti, che sarebbe davvero riduttivo scegliere di concentrarsi su qualcosa in particolare. 

Vi dirò solo che Tomas e Tereza si amano molto; che per Tomas il suo lavoro è tutto e che pur amando profondamente Tereza, non riesce a fare a meno di tradirla, nonostante il senso di colpa e nonostante sia consapevole di provocarle una grandissima sofferenza. Tomas "Non è ossessionato dale donne, ma da quello che in ciascuna di esse c'è di inimmaginabile, in altre parole è ossessionato da quel milionesimo di diversità si presenta come qualcosa di prezioso perchè è inaccessibile pubblicamente e bisogna conquistarlo".

Sabina, invece, è una delle amanti di Tomas, e Franz è uno degli amanti di Sabina. Anche Sabina e Franz, a modo loro, si amano, a dispetto della loro sostanziale diversità. Per Sabina l'amore fisico è impensabile senza violenza, mentre per Franz "l'amore significa rinuciare alla forza".

E' un libro mutevole, che apre moltissime interpretazioni. I personaggi non sembrano mai fermi, danzano e lottano senza sosta all'interno delle proprie vite. Gli ideali, e fragilità, i fraintendimenti, a difficoltà di dover scegliere, andare per poi ritornare, perdere per poi ritrovare ... Seguire il cuore, fortunatamente, esiste la ragione che può salvarci e guidarci verso decisioni più ponderate, che non siano solo il frutto della nostra emotività.

E poi, ancora, cos'è leggero? Cos'è pesante? Cos'è l'anima? Dov'è? La vertigine, la paura, la forza del cambiamento e le nuove consapevolezze che affiorano, come quelle di Tomas che, strappato alla sua professione di chirurgo, si ritrova a fare il lavavetri, lavoro di cui non gli importa assolutamente nulla, ma che, allo stesso tempo, gli fa provare piacere. Perchè può finalmente comprendere:"la felicità delle persone (per le quali fino a quel momento aveva sempre provato pietà), che svolgevano una professione a cui non erano spinte da nessun <<Es muss sein!>> interiore e che esse potevano dimenticare non appena smesso il lavoro. Mai prima di allora aveva conosciuto una simile beata indifferenza. Quando al tavolo operatorio qualcosa non andava come lui voleva, si disperava e non riusciva a dormire"; e anche quelle di Tereza, che ha imparato a sue spese che le avventure amorose non hanno nulla a che fare con l'amore. Che sono leggere e non pesano nulla. Però, hanno il potere di far riacquistare la vista all'anima.

Lasciarsi tutto alle spalle e ricomiciare, spogliarsi delle proprie infrastrutture e scoprire che possiamo essere molte più cose di quel che crediamo e che la felicità, spesso, si nasconde proprio lì dove non pensavamo di poterla trovare, lontano da quella che pensavamo fosse la nostra strada ... "Nessun uomo ha una missione. Ed è un sollievo enorme scoprire di essere liberi, di non avere una missione."

Perchè "l'uomo senza saperlo compone la propria vita secondo le leggi della bellezza persino nei momenti di più profondo smarrimento". 

martedì 4 luglio 2023

PRODOTTI INDISPENSABILI NEL BEAUTY-CASE ESTIVO?

 

Ora che il sole risplende e, con un po’ di fortuna, ci aspettano lunghe giornate in spiaggia, è il momento ideale per munirsi di Spf. Con filtro chimico oppure fisico, nutriente o ultra-light: trovare quella perfetta per il proprio tipo di pelle non è mai stato così semplice.

 La crema solare dovrebbe essere un'alleata di bellezza tutto l'anno, non solo quando le temperature si alzano e aumentano le occasioni di trascorrere un week-end all'aria aperta. Chi non l'ha ancora fatto, quindi, dovrebbe subito munirsi di un fotoprotettore adatto al proprio tipo di pelle, in grado di schermare i raggi UV regalando al tempo stesso all'epidermide un colore dorato e luminoso, in totale sicurezza. È da sfatare, infatti, il mito che un filtro elevato sia d'ostacolo alla tintarella. In realtà è tutto il contrario dato che l'epidermide, protetta da pericolose scottaure, sarà in grado di scurirsi più gradualmente, certo, ma tingendosi di un glow molto più naturale e luminoso.

Buone abitudini in spiaggia

Godersi un momento di relax è sacrosanto ma non significa abbassare la guardia sui potenziali rischi provocati dall'esposizione ai raggi UV. No al sole selvaggio, quindi. Nelle ore centrali della giornata è sempre meglio rimanere all'ombra ma la crema solare è comunque imprescindibile. Può avere filtri chimici o fisici: i primi assorbono le radiazioni, trattenendo l’energia dei raggi solari per poi rilasciarla sotto forma di calore mentre i secondi racchiudono invece particelle minerali in grado di riflettere i raggi, proteggendoci dalle radiazioni dannose proprio come uno specchio. Non venendo assorbiti dalla pelle risultano meno irritanti e sono quindi particolarmente adatti in caso di pelle sensibile. In commercio, ormai, esistono prodotti in grado di soddisfare ogni esigenza in fatto di texture, tanto che persino gli schermi fisici a base di ossido di zinco, solitamente pastosi e associati all'antipatico residuo biancastro, sono ormai leggeri e trasparenti sulla pelle.

Cosa fare dopo l’esposizione

Al termine di una giornata all'aperto, specialmente se trascorsa al mare o in piscina, l'epidermide ha un gran bisogno di recuperare idratazione ed elasticità. Per questo è necessario applicare prodotti specifici, arricchiti da ingredienti lenitivi e rinfrescanti come calendula, avena e aloe vera, veri toccasana anche in caso di rossore ed eritemi. Attenzioni extra vanno dedicate soprattutto al viso: sale, cloro e crema possono infatti rischiare di occludere i pori, motivo per cui è fondamentale per essere sicuri di aver rimosso completamente ogni traccia di impurità. Per farlo è utile ricorrere a un detergente oleoso, in grado di pulire a fondo e preparare la pelle ai soin successivi. Se la cute risulta congestionata, niente di meglio di una maschera intensiva per restituire morbidezza e comfort.

 

RECENSIONE: LE SETTE LUNE DI MAALI ALMEIDA DI SHEHAN KARUNATILAKA - FAZI EDITORE

#fazieditore #lestrade @shehankarubooks

Shehan Karunatilaka

Le sette lune di Maali Almeida

Titolo originale: The Seven Moons of Maali Almeida
Collana: Le strade
Numero collana: 543
Pagine: 472
Prezzo cartaceo: € 20
Data pubblicazione: 06-06-2023

Karunatilaka, arriva in Italia vincitore del Booker Prize 2022

In settembre a Mantova e a Torino lo scrittore dello Sri Lanka

Il libro 

Vincitore del Booker Prize 2022

L’incredibile storia di Maali Almeida si apre in circostanze a dir poco inconsuete: il giovane Maali, fotografo di guerra, giocatore d’azzardo e gay clandestino, si è appena svegliato in quello che sembra un ufficio visti celestiale. È morto, il suo corpo sta affondando nelle acque quiete del lago Beira e lui non ha idea di come ci sia finito. Siamo nel 1990, Colombo è «una città puzzolente dove le azioni rimangono impunite e i fantasmi camminano non visti» e lo Sri Lanka un paese in cui l’elenco dei sospetti è tristemente lungo e a regolare i conti sono squadroni della morte, attentatori suicidi e sicari. Nemmeno nell’aldilà, però, si può stare troppo tranquilli. Il tempo, per Maali, scorre veloce: ha a disposizione soltanto sette lune – sette notti – per contattare l’uomo e la donna che più ama e condurli alla sua scatola segreta di fotografie, una collezione di immagini altamente compromettenti che potrebbero sconvolgere lo Sri Lanka. Deve assicurarsi che non vadano perdute. Disturbato da ostacoli di ogni sorta, cerca di portare a termine la complicata missione e, nel frattempo, si sforza di rimettere ordine nei ricordi per risolvere l’enigma che lo assilla: chi l’ha ucciso?
Il commovente racconto di un amore proibito, l’avvincente indagine su un omicidio misterioso, l’appassionante epopea di un paese in crisi: Le sette lune di Maali Almeida, che ha vinto il prestigioso Booker Prize proiettando l’autore nell’olimpo della letteratura mondiale, contiene tutto questo e molto di più. Shehan Karunatilaka ha dato vita a un romanzo esuberante, narrato da una voce unica, intriso di un umorismo irresistibile e impreziosito da uno stile travolgente.

«I paragoni letterari più immediati sono quelli con il realismo magico di Salman Rushdie e Gabriel García Márquez. Ma il romanzo ricorda anche l’arguzia mordente e il surrealismo di Le anime morte di Nikolaj Gogol’ o Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov».
«The Guardian»

«Non possono esserci molti romanzi che ricordano al tempo stesso Agatha Christie, Salman Rushdie, Raymond Chandler, John le Carré e Stranger Things, ma questo lo fa. Karunatilaka rispetta le convenzioni di tutti i generi che mescola in modo davvero stravagante. Il risultato è una lettura esaltante».
«The Times»

«Come I figli della mezzanotte di Rushdie, Il tamburo di latta di Grass e Il Maestro e Margherita di Bulgakov, il libro di Karunatilaka è estremamente fiducioso nel suo anticonformismo letterario e nel suo modo di offrire dettagli stravaganti della vita quotidiana in Sri Lanka che vanno ben oltre la politica, la storia, la religione e la mitologia».
«The New York Times»

Recensione

Shehan Karunatilaka, lo scrittore dello Sri Lanka che si è aggiudicato il Booker Prize 2022 con il romanzo Le sette lune di Maali Almeida, tradotto in Italia da Fazi, sarà in Italia a settembre: il 9 a Mantova, ospite di Festivaletteratura e l'11 a Torino dove inaugurerà la stagione 2022/2023 della Fondazione Circolo dei Lettori.

    Nuovo fenomeno della letteratura mondiale, Karunatilaka racconta nel libro, tra satira politica e realismo magico, un amore proibito, un omicidio misterioso e la tormentata storia dello Sri Lanka.


    Ambientato a Colombo, nel 1990, il romanzo vede protagonista il fotografo di guerra, giocatore d'azzardo e gay clandestino Maali Almeida. Il suo corpo smembrato sta affondando nelle tranquille acque del lago Beira e lui non ha idea di chi lo abbia ucciso. 

    In un paese in cui a regolare i conti sono squadroni della morte, attentatori suicidi e sicari, l'elenco dei sospetti è tristemente lungo. Anche nell'aldilà il tempo per Maali scorre veloce: ha a disposizione sette lune - sette notti - per provare a contattare l'uomo e la donna che più ama e condurli alla sua scatola segreta di fotografie, una serie di immagini che potrebbero sconvolgere lo Sri Lanka. 

    Classe 1975, Karunatilaka attualmente vive in Sri Lanka e si è imposto sulla scena letteraria mondiale nel 2010 con il suo romanzo d'esordio, Chinaman, con il quale ha vinto il Commonwealth Book Prize, il dsc Prize for South Asian Literature e il Premio Gratiaen. Cresciuto a Colombo, ha studiato in Nuova Zelanda e ha vissuto e lavorato a Londra, Amsterdam e Singapore.     Attualmente vive in Sri Lanka. Le sue canzoni, sceneggiature e storie sono state pubblicate su Rolling Stone, GQ e National Geographic.  
   
Dopo Michael Ondaatje, che vinse nel 1992 con Il paziente inglese, Karunatilaka è il secondo autore dello Sri Lanka a vincere il Booker Prize.