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domenica 16 luglio 2023
sabato 15 luglio 2023
RECENSIONE: "AURORA" DI GIORGIO NISINI - HARPERCOLLINS ITALIA
La bella addormentata oggi di Giorgio Nisini
'viaggio nel bosco' dei genitori di Aurora, colta da gran sonno
Il libro
Stefano, ultimo discendente dell'antica famiglia aristocratica degli Orsini Gianotti, dirige con successo e da lungo tempo la Fulgor, la fabbrica di lampadine fondata dal celebrato nonno Umberto negli anni Venti del Novecento. Ha una moglie, Carola, e una figlia sedicenne, Aurora, venuta al mondo come un miracolo, dopo anni di tentativi disperati e infruttuosi.
La telefonata notturna di una sconosciuta, con cui si apre il romanzo, lascia in Stefano un vago senso di paura e sgomento: la donna allude, infatti, a questioni del passato che lui nemmeno ricorda, parlando con tono sibillino di una promessa fatta quando sua figlia era ancora una bambina, quasi esprimendo una velata minaccia. Poche ore dopo, durante un rapporto sessuale, Aurora cade in un sonno comatoso di cui nessun medico riesce a comprendere la ragione. Si apre così un periodo di crisi, in cui i due genitori cercano di rispondere in modo diverso a quest’evento inspiegabile e doloroso, alla ricerca di una soluzione sempre più disperata: Carola si abbandona a una vita di preghiera e riti superstiziosi, mentre Stefano cerca di reagire e inizia a indagare sulla telefonata ricevuta nel cuore della notte, sui misteri della sua famiglia e sull’ipotesi che una maledizione gravi sulle fondamenta della Fulgor... Ma è davvero così?
Giorgio Nisini architetta una rielaborazione in chiave contemporanea della Bella addormentata nel bosco, in una versione che fonde il tono classico delle favole di Perrault e dei fratelli Grimm con le tradizioni più nere del Perceforest e di Giambattista Basile. Il risultato è un romanzo avvincente e sorprendente, che gioca con la tradizione trasportandola nel presente e nel futuro, aprendo squarci di senso sul mondo contemporaneo e ricordando il valore eterno delle grandi storie.
Giorgio Nisini è nato a Viterbo nel 1974. Scrittore e saggista, insegna Letteratura italiana contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. È autore dei romanzi La demolizione del Mammut (Perrone, 2008, Premio Corrado Alvaro Opera Prima e finalista Premio Tondelli), La città di Adamo (Fazi, 2011, selezione Premio Strega), La lottatrice di sumo (Fazi, 2015) e Il tempo umano (HarperCollins, 2020).
RECENSIONE
RECENSIONE: "LE SETTE LUNE DI MAALI ALMEIDA" DI SHEHAN KARUNATILAKA - FAZI EDITORE
Vincitore del Booker Prize 2022
Shehan Karunatilaka
Le sette lune di Maali Almeida
Fazi Editore
Traduzione di Silvia Castoldi
Vincitore del Booker Prize 2022
Il libro
L’incredibile storia di Maali Almeida si
apre in circostanze a dir poco inconsuete: il giovane Maali, fotografo
di guerra, giocatore d’azzardo e gay clandestino, si è appena svegliato
in quello che sembra un ufficio visti celestiale. È morto, il suo corpo
sta affondando nelle acque quiete del lago Beira e lui non ha idea di
come ci sia finito. Siamo nel 1990, Colombo è «una città puzzolente dove
le azioni rimangono impunite e i fantasmi camminano non visti» e lo Sri
Lanka un paese in cui l’elenco dei sospetti è tristemente lungo e a
regolare i conti sono squadroni della morte, attentatori suicidi e
sicari. Nemmeno nell’aldilà, però, si può stare troppo tranquilli. Il
tempo, per Maali, scorre veloce: ha a disposizione soltanto sette lune –
sette notti – per contattare l’uomo e la donna che più ama e condurli
alla sua scatola segreta di fotografie, una collezione di immagini
altamente compromettenti che potrebbero sconvolgere lo Sri Lanka. Deve
assicurarsi che non vadano perdute. Disturbato da ostacoli di ogni
sorta, cerca di portare a termine la complicata missione e, nel
frattempo, si sforza di rimettere ordine nei ricordi per risolvere
l’enigma che lo assilla: chi l’ha ucciso?
Il commovente racconto di un amore proibito, l’avvincente indagine su un
omicidio misterioso, l’appassionante epopea di un paese in crisi: Le sette lune di Maali Almeida,
che ha vinto il prestigioso Booker Prize proiettando l’autore
nell’olimpo della letteratura mondiale, contiene tutto questo e molto di
più. Shehan Karunatilaka ha dato vita a un romanzo esuberante, narrato
da una voce unica, intriso di un umorismo irresistibile e impreziosito
da uno stile travolgente.
«I paragoni letterari più
immediati sono quelli con il realismo magico di Salman Rushdie e Gabriel
García Márquez. Ma il romanzo ricorda anche l’arguzia mordente e il
surrealismo di Le anime morte di Nikolaj Gogol’ o Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov».
«The Guardian»
«Non possono esserci molti
romanzi che ricordano al tempo stesso Agatha Christie, Salman Rushdie,
Raymond Chandler, John le Carré e Stranger Things, ma questo lo
fa. Karunatilaka rispetta le convenzioni di tutti i generi che mescola
in modo davvero stravagante. Il risultato è una lettura esaltante».
«The Times»
«Come I figli della mezzanotte di Rushdie, Il tamburo di latta di Grass e Il Maestro e Margherita
di Bulgakov, il libro di Karunatilaka è estremamente fiducioso nel suo
anticonformismo letterario e nel suo modo di offrire dettagli
stravaganti della vita quotidiana in Sri Lanka che vanno ben oltre la
politica, la storia, la religione e la mitologia».
«The New York Times»
Recensione
Vincitore del Booker Prize 2022. Il protagonista del romanzo ormai confinato in una specie di "Limbo", in cui è approdato dopo la morte - è stato trucidato nel 1990 in Sri Lanka, durante la guerra civile tra il Governo e la Tigri Tamil, guerra che è iniziata nel 1983 e finita nel 2009. Con spietato coraggio Maali si racconta per quello che è stato: un uomo ai limiti della società perchè omosessuale non dichiarato, nonchè promiscuo, ma anche report che ha compiuto operazioni in zone di guerra e, infine, assiduo giocatore d'azzardo.
Con una certa ironia Karunatilaka tratteggia l'aldilà>>, come luogo "non luogo" più simile ad un CUP d'ospedale o di una Agenzia delle Entrate. Luogo, per altro, dove non sembra esserci pace per nessuno: nel "Limbo", infatti, Maali deve guardarsi dai diavoli. (Altro che la snervante attesa de "Il castello di Kafka!) A Maali e agli altri spiriti, oltre che narrare la propria vita, è dato il compito di sistemare le cose lasciate in sospeso. Ognuno di loro, infatti, ha una settimana - le sette lune, del titolo, stanno a significare proprio questo - per mettere ordine a ciò che rimane .
In questo tempo limitato Maali deve scoprire chi l'ha ucciso e mettere in salvo le fotografie che denunciano gli orribili reati del potere. I suoi coinquilini, una ragazza innamorata di lui Jaki e il cugino di lei, DD di cui Maali è amante, devono trovare e diffondere le foto, da lui nascoste in un luogo segreto per far cadere il governo.
Nel romanzo di Karunatilaka non c'è distinzione tra vivi e morti, entrambi convivono, pur senza vedersi o toccarsi, perchè se <<gli unici che sanno la verità sulla guerra civile dello Sri Lanka sono i morti, allora tanto vale lasciarli raccontare la loro storia>>.
E' un romanzo che contiene molti generi: perchè mescola horror, splatter, giallo, narrazione di guerra, storie di fantasmi, satira politica e avventure gay, senza per questo perdere la componente di denuncia: la violenza, la guerra civile tra tamil e cingalesi, gli interessi geopolitici di Gran Bretagna, Usa e India.
Una nostalgia pervade il lettore anche grazie all'uso della seconda persona singolare, che permettono di rendere concreto non solo il distacco del protagonista dai fatti (la guerra, la violenza), ma anche il senso di lontananza, che lo separa ormai, dalla <<vita>>. E' proprio tramite questo "tu" che si comprende come Maali sia un uomo scisso: il suo corpo giace smembrato in un luogo, mentre il suo "io" è più che mai "alterità".
Proprio questo racconto di "aldilà e attualità" si avvicina "I versetti satanici di Salman Rushidie" a Le sette lune di Maali Almeida di Karunatilaka. Gli srilankesi hanno riconosciuto in Maali Almeida il noto giornalista Richard De Zoysa, attivista assassinato, dopo essere stato rapito, a soli 31 anni nel 1990.
Nel romanzo Karunatilaka, il giovane giornalista è un reporter: sempre pronto con la macchina fotografica a denunciare anche nell'aldilà perchè: per lui non esistono posti sbagliati>>. I 7 giorni a sua disposizione per far conoscere gli orrori della guerra civile rimandano al tempo troppo breve che corre tra la memoria e l'oblio a cui sono destinati: morti, tra il fatto e l'amnesia storica, <<A ogni anima vengono concesse sette lune. Per ricordare le vite passate. E poi dimenticare>>.
A un lettore attento il compito di scoprire se Maali potrà raggiungere la luce o rinascere in un'altra forma dell'esistenza.
giovedì 13 luglio 2023
RECENSIONE: "IL GIOCO DELL'ANIMA" DI JAVIER CASTILLO - SALANI
Dall'autore del bestseller La ragazza di neve
Torna Javier Castillo con Il gioco dell'anima
Autore bestseller de La ragazza di neve diventata serie Netflix
JAVIER CASTILLO
IL GIOCO DELL'ANIMA
SALANI
pp. 384, Euro 19,90
Il libro
New
York, 2011. Una ragazza di quindici anni viene trovata crocifissa in un
quartiere di periferia. Poco dopo Miren Triggs, una giovane giornalista
investigativa del Manhattan Press, riceve una strana busta.
Dentro trova la polaroid sfocata di un’altra adolescente imbavagliata,
con una sola annotazione: «GINA PEBBLES, 2002». Sulla busta, in una
grafia irregolare, c’è scritto: ‘VUOI GIOCARE?’ Un invito inquietante
che Miren accetta immergendosi senza riserve nell’indagine sulla
scomparsa della ragazza, con l’aiuto del suo ex professore di
giornalismo, Jim Schmoer. Gina è ancora viva? Che legame c'è con l'altro
macabro omicidio? Ma soprattutto: chi sono i Corvi di Dio? Difficile
stabilire il confine tra un gruppo di adolescenti annoiati e una setta
di pericolosi fanatici, tra una sfida provocatoria e un rito
sanguinario. Dopo il successo della Ragazza di neve, da cui è
stata tratta la serie Netflix, Javier Castillo torna con un thriller
mozzafiato che trascina il lettore in un gioco fatale, in cui si
lanciano i dadi della fede, della passione e dell'inganno. In palio un
oscuro segreto che, se scoperto, può cambiare tutto.
Recensione
Torna Miren Triggs, la giovane giornalista investigativa creata dallo scrittore bestseller Javier Castillo e questa volta viene trascinata in un gioco fatale tra fanatismo religioso, inganni e un gruppo di adolescenti annoiati.
Miren riceve poco dopo una strana busta con dentro la polaroid di un'adolescente imbavagliata con la scritta Gina Pebbles, 2022 e sulla busta l'inquietante invito Vuoi giocare? La giornalista investigativa lo accetta e si immerge nell'indagine aiutata dal suo ex professore di giornalismo Schmoer.
Le cose si complicano rispetto al primo romanzo La ragazza di neve, diventato una serie Netflix di successo, in cui l'indagine era concentrata sulla scomparsa di una bambina. "Nel primo libro Miren si era sentita completamente attratta dal sentimento e dalla necessità di cercare una bambina che si era persa perché le ricordava il suo essersi persa. Ne "Il gioco dell'anima" la giornalista è obbligata a confrontarsi con questo nuovo caso quando riceve la busta con la fotografia ed è spinta a giocare un gioco che metterà in pericolo la sua vita" dice Castillo che è cresciuto a Malaga e con i suoi romanzi ha venduto oltre un milione e 300mila copie.
Ma c'è un legame tra i due romanzi? "Il personaggio di Mirren ha le stesse ferite nel primo e nel secondo libro ma le affronta in modo diverso. Ne Il gioco dell'anima è più matura e ha una situazione professionale diversa. Nel primo romanzo il mistero si protrae per molti anni, invece ora ci troviamo difronte a una storia che viene risolta nel giro di tre giorni. Abbiamo un mistero più denso, più fosco, più enigmatico rispetto al primo romanzo".
Quanti volumi avrà questa serie con protagonista Miren? "Tre e il terzo spero possa vedere la luce il prossimo anno. Miren è un personaggio forte che in realtà potrebbe fornire materiale per quindici o venti libri, ma ormai ho costruito la sua struttura emotiva. Il terzo, che sto scrivendo, penso che sarà il più spettacolare ed esplosivo. Riguarderà il mistero della scomparsa del figlio di Ben Miller, il poliziotto dell'Fbi" annuncia Castillo.
Ma cosa lo ha ispirato nel creare questa figura di giovane giornalista investigativa che diventa una vera e propria detective? "Per me Mirren doveva incarnare la critica a un certo tipo di giornalismo segnato da un grande sensazionalismo e dall'utilizzo della stampa come auto parlante propagandistico della politica. Ma poiché Miren è piena di ferite comincia a superare alcuni confini, alcune linee rosse del giornalismo, facendo a volte scelte discutibili e per questo ritroviamo questa sensazione di bisogno di un risarcimento nella sua ricerca della verità".
Si è ispirato alla cronaca per questo caso? "La fonte di ispirazione sono tanti casi reali. La storia è frutto della mia fantasia. Ne Il gioco dell'anima ho parlato del dolore che porta lo sfruttamento del fanatismo religioso" dice lo scrittore che da supervisore è diventato consulente delle sceneggiature e della trama della serie Netflix.
Ci sono adolescenti e giovani nei suoi libri, cosa pensa dei ragazzi e delle ragazze di oggi? "Sono ottimista che le nuove generazioni troveranno delle soluzioni a quello che stiamo lasciando loro in eredità. I giovani sono preoccupati per tematiche che noi adulti non siamo stati in grado di risolvere, dalla a guerra alle conseguenze del cambiamento climatico".
RECENSIONE: "UN POSTO SOTTO QUESTO CIELO" DI DANIELE SCALISE - LONGANESI
DA QUESTA INCREDIBILE STORIA IL FILM RAPITO DI MARCO BELLOCCHIO A CANNES 2023
Il caso Mortara, dal saggio al romanzo
Scalise scrive la storia di Edgardo che ha ispirato Bellocchio
DANIELE SCALISE
UN POSTO SOTTO QUESTO CIELO
Longanesi
pp.256, euro 16,90
Il libro
Bologna, 23 giugno 1858. Due guardie pontificie si presentano alla porta di Momolo e Marianna Mortara con un mandato della Santa Inquisizione. Da quel momento l’esistenza di una famiglia di modesti mercanti ebrei è destinata a essere per sempre sconvolta: le guardie hanno infatti l’ordine di portar via il sesto dei figli, Edgardo, di non ancora sette anni. I genitori, attoniti, chiedono invano spiegazioni, protestano, si disperano ma alla fine sono costretti a cedere ai gendarmi che trascinano via il figlioletto. È l’inizio brutale di una vicenda via via sempre più cruenta e destinata a punteggiare malamente la storia del nascente Stato italiano e della ormai fatale estinzione di quello pontificio. A nulla valgono gli appelli al papa di capi di Stato come Napoleone III, l’imperatore d’Austria e il presidente degli Stati Uniti né le voci di protesta di uomini di cultura e le suppliche di quelli di ogni fede. Pio IX è irriducibile: Edgardo Mortara, pur nato ebreo, appartiene alla Chiesa cattolica visto che una fantesca ha giurato di averlo battezzato di nascosto quand’era nella culla ritenendolo moribondo per via di un attacco di febbre. Vittima di un’epoca tempestosa, Edgardo vivrà tutta la vita all’interno dell’istituzione ecclesiastica, prima ragazzo confuso e solitario, poi sacerdote inquieto e disperato. Fino alla sua morte in un convento nei pressi di Liegi tre mesi prima che i nazisti invadano il Belgio, sarà pedina innocente sulla scacchiera di un potere spietato.
Daniele Scalise
Daniele Scalise (Roma, 1952) è un giornalista e scrittore italiano. Ha collaborato con la Rai, è stato corrispondente in zone di guerra, ha lavorato per l’Espresso, Panorama e Il Foglio ed è stato redattore di Prima Comunicazione. È autore di saggi di carattere sociale e di inchieste sull’antisemitismo. Un posto sotto questo cielo è il suo primo romanzo.
Recensione
Il suo saggio, in cui 26 anni fa ricostruiva la storia di Edgardo Mortara, il bambino strappato a forza, nel 1858, dalla sua famiglia ebrea per affidarlo alle 'cure della Chiesa cattolica, ha liberamente ispirato Marco Bellocchio nella genesi del film Rapito.
Ora Daniele Scalise, in una felice quanto casuale concomitanza di tempi, porta nelle librerie il romanzo della "storia tragica, infame di questo sopruso, di questa violenza". Perché dice in un'intervista all'ANSA, "non c'è altro aggettivo per definire l'orrore di questa vicenda".
"Il film di Bellocchio l'ho visto e condivido quello che dice il Guardian: è appena uscito ma è già un classico della cinematografia. Bellocchio ha una potenza visiva, una capacità di racconto e racchiude una coincidenza di meraviglie, dalla recitazione al montaggio, alla luce, ai costumi. Un vero gioiello che ti lascia senza fiato" dice Scalise, per nulla geloso della paternità della scoperta. E d'altra parte Bellocchio "lo scrive nei titoli del film di essersi liberamente ispirato al mio saggio: e dico liberamente con grande gioia ed orgoglio".
La vicenda era stata scoperta da Scalise, giornalista e scrittore, autore di saggi e di inchieste sull'antisemitismo, incuriosito da una piccola nota scovata ne La storia degli ebrei in Italia di Attilio Milano. "Decisi di prendermi un anno sabatico e di partire per andare a cercare documenti su questa vicenda. Aiutato dalle fonti raccolte nel mondo, negli archivi del Vaticano, nelle biblioteche ebraiche negli Stati Uniti e a Roma, ho ricostruito la storia ed il contesto che era quello del precipitare del potere temporale della Chiesa". Perché, osserva, "c'è una stretta connessione tra la storia di Edgardo e il contesto: Pio IX aveva utilizzato questa vicenda non solo perché era abituato a gesti prepotenti e arroganti nei confronti delle comunità ebraiche, ma perché sentiva che la terra gli crollava sotto i pedi e voleva dare un segno della sua potenza. Lui ha vinto una battaglia, ma perso una guerra". Poi con il romanzo "ho mantenuto il racconto storico e introdotto personaggi di invenzione. Mi interessava molto esplorare l'animo e la psiche di questo povero bambino, ragazzo ed uomo, la cui esistenza è stata maciullata da questa storia". E anche qui non è invenzione: "Ho trovato i piccoli diari che Edgardo aveva scritto nel convento in cui è cresciuto". La cosa importante, odesso, è che "dopo 165 anni il caso Mortara è esploso" e ora che è deflagrato ci interroga tutti: "la vera questione della religione cattolica è quella dell'antisemitismo".
E per fare un parallelo con le questioni di violenza che affliggono il mondo femminile, "io penso che così come nel primo caso ci sia un problema che i maschi si devono intestare per risolverlo, nel caso dell'antisemitismo il problema per risolverlo è nelle mani dei non ebrei".
RECENSIONE: "PERICOLO SULLE CIME" DI GARY SNYDER - ELEMENTO 115
GARY SNYDER
PERICOLO SULLE CIME (DANGER ON PEAKS)
a cura di Paolo Allegrezza
edita da Elemento115
pp. 232 - Euro 12,00
Il libro
Questo libro di poesie, pubblicato nel 2004 a venti anni dall’ultima raccolta, inizia con l’ascesa al Mt. St. Helens compiuta dall’autore nell’agosto 1945. Al ritorno, venuto a conoscenza delle bombe su Hiroshima e Nagasaki, giura di combattere per il resto della sua vita un potere «tanto crudele e devastante». Praticando una sorprendente varietà di stili, Danger on Peaks costruisce un ponte tra quelle giovanili esperienze e le poesie successive concernenti quella che lo stesso autore definisce una dimensione di vita «immediata, intima, di piccoli fatti e intuizioni». Ne scaturisce la raccolta più personale di Gary Snyder e l’esempio di come la poesia si possa coniugare ad una spinta di liberazione, non solo individuale.
Con testo a fronte, questa è la prima traduzione italiana.
Gary Snyder (San Francisco, 1930) è l’ultimo superstite della Beat Generation. A lui è ispirato Japhy Ryder, il personaggio ne I vagabondi del Dharma
di Jack Kerouac. Studioso di lingue e culture orientali, ha soggiornato
dal 1956 al 1968 in Giappone studiando il buddhismo zen e vivendo in
monasteri e comunità. Dagli anni ’70, Snyder è divenuto un punto di
riferimento per il suo impegno nella difesa dell’ambiente. Teorico
dell’ecologia profonda, docente e attivista, è considerato una delle
voci più rilevanti della poesia americana (Premio Pulitzer, 1975). Vive
in California, nella Sierra Nevada.
Recensione
Dopo la morte di Ferlinghetti, scomparso nel 2021 a 102 anni, Gary Snyder è considerato l'ultimo della beat generation che ancor fa sentire la sua voce, pur avendo compiuto, l'8 maggio, 93 anni, essendo di qualche anno più giovane delle voci storiche, da Ginsberg a Kerouk, il quale lo ritrasse nel protagonista Japhy Ryder dei ''Vagabondi del Dharma'', col suo rigore, la sua cultura buddista e l'amore per la montagna.
Legata alla San Francisco reinassence, la sua è una voce particolare che è stata l'anima ambientalista del movimento, anche lui affascinato dalla cultura orientale e dal buddismo, essendo vissuto in Giappone per dodici anni dal 1956 al 1968, dopo aver studiato lingue orientali a Berkley, legando l'anelito a un'armonia generale alla convinzione che questa dovesse partire innanzitutto da un buon rapporto con la natura.
In Italia ha avuto meno fortuna, pur essendo
usciti una decina di volumi con suoi versi, a partire dal 1974 con ''Il
vulcano Kyushu e altre poesie'', edito da Mondadori, e ora, per
iniziativa e a cura di Paolo Allegrezza, viene proposta a omaggiare
questo novantenne una sua raccolta molto lodata e significativa del
2004, ''Pericolo sulle cime'' (Danger on peaks) edita da Elemento115
(pp. 230 - 12,00 euro), divisa in cinque sezioni con testi scritti in
circa 40 anni. Il volume è un po' un ponte tra le esperienze giovanili e
la vita successiva, tra un sentire più collettivo e impegnato (il primo
componimento è l'ascesa al monte St, Helens nell'agosto del '45, con,
al ritorno, l'arrivo della notizia delle bombe di Hiroshima e Nakasaki e
gli ultimi sono sulla distruzione dei Budda di Bamyan a opera dei
talebani) e una dimensione di vita ''immediata, intima, di piccoli fatti
e intuizioni'' in cui la pace si compenetra con l'armonia.
''Questa doppia dimensione, contemplativa e attiva, ascetica e anti intellettualistica, è la cifra di del lavoro poetico di Snyder'', scrive Allegrezza, che ricostruisce la nascita della beat generation, partendo dai primi incontri nel 1943 per arrivare alla nascita della City Lights Books e poi al reading della Six Gllery nel 1955, che è un po' la nascita ufficiale del movimento, cui Snyder partecipa.
Nato a
San Francisco nel 1930, Snyder cresce poi in realtà al nord, nello stato
di Washington dove vita quotidiana e ambiente sono strettamente
intrecciati e in particolare lo sono per la cultura degli indiani
Salish, con cui entrerà in contatto, scoprendone l'intatto spirito
originario.
Inizia a scrivere poesie attorno ai venti anni, ma
le prime escono in volume nel 1959 col titolo ''Riprap e poemi delle
Cold Mountain, legati alla sua esperienza di lavoro al Yosemite Park.
Sono versi che risentono della sua formazione, degli incontri che hanno
segnato la sua crescita. Il tono è quello affabulatorio, colloquiale
nel verso libero e senza rime, con echi della poesia orale e dello stile
diretto di William Carlos William, ma con più libertà e influenze
visionarie e immaginifiche che qualcuno ha accostato ai caratteri di
molti canti tribali degli indiani d'America.
La sua ultima raccolta è del 2015, ''The present moment'', mentre l'edizione di tutti i suoi versi ''Collcted poems'' è dello scorso anno. Con ''Tartle island'' nel 1975 vinse il Premio Pulitzer, portando avanti la sua idea per cui gli americani solo con un profondo contatto con la natura possono abbandonare il ruolo di distruttori delle culture indiane e dell'ambiente e riuscire da essere davvero nativi americani. La sua poesia indica sempre un percorso, una liberazione, un recupero, e si potrebbe considerare come ''una manifestazione in versi della pratica, una sorta di piccolo passo sulla via del Dharma, l'anima del cosmo'', come annota Allegrezza.
Quanto alle poesie appena edite in
italiano, ''la struttura sintattica è ridotta la minimo, così pure l'uso
dei connettivi, ai quali sono preferiti i segni d'interpunzione o il
distanziamento grafico. Sono estranee a Snyder modalità com e il ritmo
cantilenato, il monologo fiume, l'invettiva, il racconto visionario,
praticate da Ginsberg, Corso e Ferlinghetti''. la sua è una scrittura
''argomentativa e ,a suo modo, filosofica, in questo senso ascrivibile
all'avanguardia'', con echi della amata e studiata poesia giapponese.
RECENSIONE: "BUCANEVE" DI MELISSA DA COSTA, RIZZOLI
Melissa Da Costa, rinascere è possibile? Bucaneve "avrà un seguito che uscirà l'anno prossimo" annuncia.
Tra i dieci autori più venduti in Francia, esce Bucaneve
MELISSA DA COSTA
BUCANEVE
RIZZOLI
pp 480, Euro 19
Il libro
Ambre ha vent’anni e la vita davanti a sé, ma non la vede. Da un anno è
l’amante ragazzina di un quarantenne, Philippe, professionista
affermato, padre di famiglia. Vive nell’appartamento che lui le ha messo
a disposizione, ma è un amore asfissiato che si nutre di scampoli di
tempo. Quando Ambre, sopraffatta dal vuoto, tenta di farla finita,
Philippe è già distante da quell’amore nuovo e salva il proprio
imbarazzo offrendole una via di fuga: le trova una sistemazione ad
Arvieux, un paesino delle Alte Alpi francesi, come cameriera stagionale
in un albergo. In questa valle azzurra, dove la montagna si presenta
allo stato puro e le vetrine dei bar sono appannate dai fumi della
cioccolata, Ambre scopre un micromondo di sogni, fragilità, entusiasmi,
delusioni. Le persone che incontra hanno, come lei, dolori che pesano e
solitudini schierate come scudi. Persone come Tim, l’aiuto cuoco,
ventiduenne gay rifiutato dalla sua famiglia; come Rosalie, madre single
di una bambina di quattro mesi, che soffre di fobia dell’abbandono.
Come Wilson, che preferisce il rumore del vento tra i pini alla
compagnia degli uomini. Giorno dopo giorno, tra un turno in sala e una
ciaspolata nei boschi di larici, tra incomprensioni e risate leggere,
Ambre mette piede nei loro silenzi ed esce dal suo. Come accade quando,
sulla superficie di neve invernale, protettiva e muta, riaffiora la vita
nei petali di un bucaneve. Racconto delicato e sincero sull’amicizia,
sulle seconde possibilità, sulle intermittenze del cuore, immerso in un
paesaggio potente e benefico, Bucaneve è, soprattutto, un inno al
coraggio di ricominciare.
Recensione
La possibilità di ricominciare, sempre.
"Ho dovuto scrivere quattro libri per capire che in ogni mio romanzo c'è un dramma che porta a un nuovo inizio. Ci sono migliaia di persone che decidono di fare una vita altrove, di andarsene. Si può fare questa scelta ed è un diritto" racconta Da Costa della quale Rizzoli ha pubblicato nel 2021 I quaderni botanici di Madame Lucie e nel 2022 Tutto il blu del cielo.
"Il cambiamento geografico, dell'ambiente che ci circonda, delle persone e degli amici ci consente di mettere da parte i nostri demoni, tutte quelle parti di noi che non amiamo.
Coincide con questo desiderio il momento in cui si decide di fuggire. C'è la possibilità di reinventarsi, di creare una nuova immagine" spiega.
Racconto sull'amicizia e sulle seconde possibilità, dove il paesaggio ha una forza potente e benefica, Bucaneve è un romanzo a cui la Da Costa è molto legata, il primo che ha scritto. "Avevo più o meno l'età della protagonista e mi ponevo lo stesso tipo di domande. Quando lo ho ripreso in mano, dieci anni dopo, mi ha fatto un certo effetto. Ci ho lavorato oltre un anno, ho modificato e aggiunto alcune parti, ma l'anima della storia è rimasta la stessa" dice la scrittrice. Ambre per un anno è stata l'amante ragazzina di Philippe, un quarantenne, professionista affermato e padre di famiglia.
Sopraffatta da quell'amore che le offre pochi scampoli di intimità e dal vuoto che porta con se, tenta di farla finita.
Philippe, già distante da lei, le offre una via di fuga trovandole una sistemazione ad Arvieux, sulle Alte Alpi francesi, come cameriera stagionale in un albergo. E' qui che conoscerà Tim, aiuto cuoco gay che la famiglia rifiuta; Rosalie, giovane madre single che soffre di fobia dell'abbandono e Wilson che preferisce la natura agli umani. Con loro Ambre riuscirà, come un bucaneve che esce dalle superfici innevate, a uscire dalla sua solitudine e rinascere.
"Ho iniziato a immaginarmi, a figurarmi come vivono le persone che lavorano come stagionali, che di sei mesi in sei mesi cambiano tutto e non hanno sicurezze. Sono arrivata a scegliere di fingere di essere in quel modo. Ero tentata di cambiare alcune cose del comportamento di Ambre, ma poi ho pensato che rispondevano in modo più veritiero ai sentimenti di una giovane donna di quell'età" dice la scrittrice che durante la pandemia, per un anno, non è riuscita a scrivere. "Mi sembrava di soffocare" afferma.
Bucaneve "avrà un seguito che uscirà l'anno prossimo" annuncia.






