domenica 5 novembre 2023

IL NATALE SI COLORA DI REGALI.

 IL NATALE SI COLORA DI REGALI

Che cosa sogni per questo Natale? Forse un cappotto all'ultima moda e accessari scintillanti per impreziosire il tuo look da festa? Qualunque sia il tuo desiderio, puoi realizzarlo. E se non sai da dove iniziare, lasciati ispirare dai must-have della stagione.

Diptyque candles Christmas 2023

NATALE - CHE COSA MANCA A QUESTO NATALE? PERCHE' QUALCOSA MANCA ...

 

Che cosa manca a questo Natale? Perché qualcosa manca: lo si avverte nelle strade e nel livello di energia delle persone. Lo si avverte, però, come si può avvertire qualcosa che non c’è.

“Mancano le luci per le strade”

mi ha detto l’altro giorno il titolare di una lavanderia. Ed è vero: ci sono meno luci, ma non è solo questo. Le persone per strada, di corsa tra negozi e pacchetti, sembrano tutte un po’ in ritardo e sottotono. Sembra quasi che ce le abbiano mandate, a fare acquisti.

Manca, ecco: manca l’attesa. Anche per chi non crede o non festeggia, questa stagione ha sempre segnato qualcosa di diverso, che arrivava insieme alle Feste per iniziare subito dopo, ed era l’attesa del nuovo. L’attesa, la speranza di qualcosa di nuovo e di bello che sarebbe arrivato perché lo meritavamo. E sarebbe arrivato perché lo aspettavamo.

Poi, un Natale dopo l’altro, la pandemia ha creato un periodo di sospensione dall’attesa. Prima, infatti, che qualcosa di nuovo e di bello potesse arrivare, qualcosa di imprevisto e di brutto doveva per tutti finire. Aspettavamo dunque il segnale di fine pandemia, e forse il Natale sarebbe stato il momento per celebrare e guardare di nuovo al futuro con attesa e aspettativa. Ma il segnale non è arrivato, anzi. Nel corso degli anni, le incertezze si sono moltiplicate e l’imprevisto è tornato a colpire, di nuovo su scala globale: la guerra nel cuore dell’Europa. Le cose che prima succedevano sempre agli altri stanno succedendo o minacciando di succedere, una dopo l’altra, anche a noi.

La sensazione che serpeggia, e che il Natale mette in luce – come fanno tutte le date simboliche del calendario, che hanno proprio la funzione di dare un significato al tempo che passa – è che aspettare sia diventato sciocco e inutile: il bello non verrà più. Non sapevamo, prima, di essere in un’era spensierata, all’oscuro della possibilità di una pandemia: non sapevamo che essere coraggiosi era facile, allora che già tutto sembrava veloce e complesso, ma molto meno incerto. L’aria di questo Natale è l’aria di una depressione che fatichiamo a definire, perché in fondo stiamo ancora più o meno tutti bene, usiamo il bancomat per comprare i regali, abbiamo in programma pranzi e cene. Come i criceti che girano nella ruota, stiamo facendo anche questo giro di giostra: ma questa volta, ecco, senza attesa.

Le cose, però. non succedono perché le aspettiamo: succedono perché le immaginiamo. L’assenza di attesa di oggi è il segnale di un malessere profondo, che ha colpito il nostro senso della possibilità: la nostra percezione di poter essere agenti, autori delle nostre vite. Ci sembrava che le cose belle dovessero arrivare da qualche mano invisibile, ma era la nostra capacità di desiderarle a renderle possibili: a farci disegnare e seguire i percorsi che ci avrebbero portati proprio da loro. Fuori dalla ruota del criceto, o nella ruota di un criceto che però sente di aver scelto la sua ruota, proprio quella.

Se l’interruzione nel flusso invisibile del tempo causata dalla pandemia ha alterato un disegno di lungo termine che dava significato a tutto, tutto quello che siamo e che facciamo, non c’è mano invisibile che metterà a posto questa storia. Ha ragione, quindi, chi oggi piange senza sapere perché. Ma ha ragione anche chi si sente improvvisamente libero di scrivere una storia totalmente nuova. Anche se vuol dire scriverla su una mappa che ancora non c’è: dover rompere le righe per trovare il foglio.

Come se, nelle strade, una musica misteriosa iniziasse a suonare. E quelli che la sentono, folli e incoscienti, si mettessero a ballare.

GIU' NELLA VALLE DI PAOLO COGNETTI, EINAUDI

 La natura sa decifrare il segreto di una  famiglia

  #domenicaincipit #5novembre #Libri #labibliotecadikatia @Einaudieditore

Paolo Cognetti
Giú nella valle
 Einaudi
2023 Supercoralli
pp. 128 - € 16,00
 
Ci sono animali liberi, cupi e selvatici, altri che cercano una mano morbida e un rifugio. In mezzo, tra l'ombra e il sole, scorre il fiume. I due fratelli sono Luigi e Alfredo, un larice e un abete: a dividerli c'è una casa lassú in montagna, ad avvicinarli il bancone del bar. E poi Betta, che fa il bagno nel torrente e aspetta una bambina. In questo romanzo duro e levigato come un sasso, Paolo Cognetti scende dai ghiacciai del Rosa per ascoltare gli urti della vita nel fondovalle. La sua voce canta le esistenze fragili, perse dietro la rabbia, l'alcol e una forza misteriosa che le trascina sempre piú giú, travolgendo ogni cosa. Lungo la Sesia come in tutto il mondo, a subire il dolore dell'uomo restano in silenzio gli animali e gli alberi.

Il libro

Un padre ha piantato due alberi davanti alla sua casa, uno per ogni figlio. Il primo, un larice, è Luigi, duro e fragile, che in trentasette anni non se n’è mai andato dalla valle. Lui e Betta si sono innamorati facendo il bagno nelle pozze del fiume, tra le betulle bianche: ora non succede piú cosí di frequente, ma aspettano una bambina e nell’aria si sente il profumo di un nuovo inizio. Lui ha appena accettato un lavoro da forestale, lei viene dalla città e legge Karen Blixen. L’altro albero è un abete: Alfredo è il figlio minore, ombroso e resistente al gelo, irrequieto e attaccabrighe. Per non fare piú guai ha scelto di scappare lontano, in Canada, tra gli indiani tristi e i pozzi di petrolio. Ma adesso è tornato. Alfredo e Luigi in comune hanno due cose. La prima sta in un bicchiere: bere senza sosta per giorni, crollare addormentati e riprendere il mattino dopo, un bianco, una birra, un whisky e avanti ancora un altro giro, bere al bancone dove si scommette se l’animale che uccide i cani lungo gli argini sia un lupo, un cane impazzito o chissà cosa. Oltre all’alcol però c’è la casa davanti a quei due alberi. Adesso che il padre se n’è andato, Alfredo è tornato in valle per liberarsi dei legami rimasti: lui non lo sa, ma quella stamberga da un giorno all’altro potrebbe valere una fortuna. Col passo rapido e la lingua tersa dei grandi autori, Paolo Cognetti ha scritto il suo Nebraska.

 #domenicaincipit #5novembre #Libri #labibliotecadikatia @Einaudieditore

GIU' NELLA VALLE DI PAOLO COGNETTI, EINAUDI - NATURA MADRE E MATRIGNA

Bisogna aver coraggio a stare in montagna, il buio scende presto, la neve copre tutto e non bastano le lotte fra galli forcelli, che annunciano l’inizio della primavera, a scacciare l’idea che la montagna non è solo luce, come troppo spesso siamo portati a pensare. La montagna è faticosa, lo sottolinea Cognetti che usa le parole come bisturi, pochi aggettivi e tanta sostanza, disseminando le pagine di piccole ricompense che ci incoraggiano, ora più che in qualsiasi altro momento della storia umana. La più alta ambizione dell'arte è liberarci dal nostro addestramento e ricordarci le nostre vere identità. Ognuno si radica lassù, si fa albero perché «Un albero vive dov’era caduto il suo seme, e per essere felice doveva arrangiarsi lì».





REVIEW DI: GIU' NELLA VALLE DI PAOLO COGNETTI, EINAUDI

Quassù le parole si fanno rare, come le relazioni umane. E il dissolversi dei suoni come lo spazio fra creature, che sembra allontanarle, dà senso al vivere. Lo sa bene Paolo Cognetti, nel suo nuovo romanzo parla del rapporto tra la natura e gli esseri umani. I protagonisti sono due fratelli Luigi e Alfredo rappresentati da due alberi: un larice e un abete, divisi da una casa in montagna, ma uniti al bancone del bar. La loro storia si intreccia con quella di Betta, una ragazza in attesa di una bambina. Attraverso un linguaggio duro, l'autore esplora la connessione e il silenzio che caratterizzano le voci della natura. Anche questa volta lo scrittore ci porta sulle Alpi nord-occidentali in un mondo di piccole cose, che emergono potenti grazie a una scrittura essenziale e pulita. Quassù ho perso un pò della mia domesticazione. Ci sono così tante piccole ricompense che ci incoraggiano ad una più alta ambizione dell'arte è liberarci dal nostro addestramento e ricordarci le nostre vere identità.

Domande all'autore: Paolo Cognetti:

- In quale bosco ci porta la vicenda di questo romanzo?

- Si è portato delle domande nel bosco? Ha qualcosa da chiedere agli alberi?

- La scrittura non l'ha abbandonata. Un regalo della vita? O di una nuova infanzia?

- Il bosco non è un rifugio dalla violenza dell'uomo?

- Come è possibile <<parlare - a>> lettrici e lettori così lontani dal suo bosco?

- Natura, Madre e Matrigna?


Paolo Cognetti
Giú nella valle
 Einaudi
2023 Supercoralli
pp. 128 - € 16,00
 
Ci sono animali liberi, cupi e selvatici, altri che cercano una mano morbida e un rifugio. In mezzo, tra l'ombra e il sole, scorre il fiume. I due fratelli sono Luigi e Alfredo, un larice e un abete: a dividerli c'è una casa lassú in montagna, ad avvicinarli il bancone del bar. E poi Betta, che fa il bagno nel torrente e aspetta una bambina. In questo romanzo duro e levigato come un sasso, Paolo Cognetti scende dai ghiacciai del Rosa per ascoltare gli urti della vita nel fondovalle. La sua voce canta le esistenze fragili, perse dietro la rabbia, l'alcol e una forza misteriosa che le trascina sempre piú giú, travolgendo ogni cosa. Lungo la Sesia come in tutto il mondo, a subire il dolore dell'uomo restano in silenzio gli animali e gli alberi.

Il libro

Un padre ha piantato due alberi davanti alla sua casa, uno per ogni figlio. Il primo, un larice, è Luigi, duro e fragile, che in trentasette anni non se n’è mai andato dalla valle. Lui e Betta si sono innamorati facendo il bagno nelle pozze del fiume, tra le betulle bianche: ora non succede piú cosí di frequente, ma aspettano una bambina e nell’aria si sente il profumo di un nuovo inizio. Lui ha appena accettato un lavoro da forestale, lei viene dalla città e legge Karen Blixen. L’altro albero è un abete: Alfredo è il figlio minore, ombroso e resistente al gelo, irrequieto e attaccabrighe. Per non fare piú guai ha scelto di scappare lontano, in Canada, tra gli indiani tristi e i pozzi di petrolio. Ma adesso è tornato. Alfredo e Luigi in comune hanno due cose. La prima sta in un bicchiere: bere senza sosta per giorni, crollare addormentati e riprendere il mattino dopo, un bianco, una birra, un whisky e avanti ancora un altro giro, bere al bancone dove si scommette se l’animale che uccide i cani lungo gli argini sia un lupo, un cane impazzito o chissà cosa. Oltre all’alcol però c’è la casa davanti a quei due alberi. Adesso che il padre se n’è andato, Alfredo è tornato in valle per liberarsi dei legami rimasti: lui non lo sa, ma quella stamberga da un giorno all’altro potrebbe valere una fortuna. Col passo rapido e la lingua tersa dei grandi autori, Paolo Cognetti ha scritto il suo Nebraska.

venerdì 3 novembre 2023

Mercatini di Natale 2023.

 

Mercatini di Natale 2023: ecco i 9 più belli da visitare subito

Luci, addobbi e artigianato locale: qui trovi i miei consigli per programmare qualche giorno alla scoperta delle più belle tradizioni natalizie. Dei veri tesori nascosti, dalla Puglia all’Austria.

Mercatini di Natale 2023: mancano ancora quasi due mesi al 25 dicembre, ma l’atmosfera del periodo più magico dell’anno sta già per arrivare. Per questo ho raccolto le mete più particolari, in Italia ma non solo, per un weekend in pieno clima natalizio. 

La piazza di Borgo Egnazia ospita il Mercatino di Natale. 

Il mercatino della Neuer Platz di Klagenfurt, in Carinzia

Il Mercatino di Merano, uno dei più antichi d’Italia. 

Polvere di Stelle, il mercatino di Lana 

Il Mercatino di Natale in piazza Walther a Bolzano 

L'albero e il presepe in legno di Bolzano. 

 L’Albero dei Desideri realizzato grazie alla Fondazione Lene Thun

Il Mercatino di Natale sotto la neve 

Il Trenatale di Renon, tra musica e tradizioni. 

 

Piemonte, nel Magico Paese di Natale

Il castello Reale di Govone, location de Il Magico Paese di Natale.

Praga: tour nella città mitteleuropea

 Piazza delle città vecchia e la Torre dell’Orologio Astronomico di Praga.

Zurigo, l’eleganza delle tradizioni

Christkindlimarkt alla Stazione Centrale di Zurigo.

Wiehnachtsdorf, di fronte all’Opera House,Zurigo.

Hotel Baur au Lac di Zurigo. 

Wiehnachtsdorf, di fronte all’Opera House,Zurigo.

Il Mercatino di Natale a Borgo Egnazia

 STEINTHALER GERT

Il Mercatino di Merano

Il Mercatino di Natale di Bolzano

Il Magico Paese di Natale di Govone

Il Mercatino di Natale di Praga

Il Natale a Zurigo

 

 

POST DELLO 03/11/2023 - IL SENSO DELLE DONNE PER LA CITTA' DI ELENA GRANATA, EINAUDI

Così dimentico sempre l'idea principale, mi perdo per strada, mi scompongo giorno per giorno ed è vano, tentare qualsiasi ritorno.


Elena Granata
Il senso delle donne per la città

Curiosità, ingegno, apertura
 
2023
Passaggi Einaudi
pp. X - 190 - € 17,00
 
Se esiste un pensiero e un inconsapevole istinto delle donne per gli spazi, unito a una incisiva capacità d'azione, dovrà presto farsi largo e prendere forma. Le città ne hanno un disperato bisogno.

Il libro

Non potendo costruire hanno scritto. Di case, di città, di quartieri in trasformazione. Tenute lontane dall’architettura si sono dedicate alla fotografia, trovando mille modi per raccontare le persone e gli spazi della città. Escluse dalla pianificazione urbanistica si sono dedicate alla scala minuta, granulare, del design dell’abitare e della vita quotidiana, progettando spazi di prossimità e di benessere. Sono state piú giardiniere che progettiste, piú pedagogiste che ingegnere. Quando hanno potuto hanno generato pensiero e visioni lungimiranti, presto dimenticate; hanno osservato da vicino le città – nelle loro pratiche quotidiane – con il distacco che solo chi è escluso dai giochi può avere. Le donne, in forme varie e sempre eclettiche, hanno maturato un pensiero pratico sulla città che oggi non possiamo trascurare e di cui peraltro loro stesse non sono ancora pienamente consapevoli. Oggi che dobbiamo ripensare la relazione tra spazi e vita, tra tempi quotidiani e aspettative di benessere, tra natura e città, la prospettiva da cui guardano il mondo appare cruciale.