Moby Dick (Einaudi) di Hermann Melville: la balena è si l'animale che ha mutilato Achab ma è qualcosa di assoluto. quasi incocepibile. <<Ma non abbiamo ancora risolto l'incantesimo di questa bianchezza nè trovato perchè abbia un così potente influsso sull'anima; più strano e molto più portentoso, dato che, come abbiamo veduto, essa è il simbolo più significativo di cose spirituali, il velo stesso, anzi della Divinità Cristiana, e pure insieme la causa intensificante nelle cose che più atterisconol'uomo!>> Si legge nel romanzo.
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mercoledì 3 gennaio 2024
TUTTI I VOLTI DELLA BALENA
CORPO A CORPO CON MOBY DICK
Il capolavoro di Hermann Melville quando venne pubblicato nel 1851 fu un clamoro insuccesso. Eppure nessuno ha saputo fondere l'epopea avventuroa con i grandi temi esistenziali, il rapporto con la divinità, con il male, il confronto con il testo biblico. leggere <<Moby Dick>> significa immergersi in uno dei più grandi libri della letteratura mondiale.
All'apparenza è una semplice (per quanto grandiosa) epopea marina: il racconto dello scontro tra il capitano Achab e la balena bianca Moby Dick. Achab ha giurato di vendicarsi del grosso cetaceo che in un viaggio precedente gli ha tronacato una gamba. La vicenda è narrata dal giovane Ismaele, anch'egli imbarcato sulla baleniera <<Pequod>>, capitanata da Achab.
Il libro più celebe di Herman Melville nasce, come primo spunto, da due eventi realmente accaduti: l'affondamento nel 1820 della baleniera Essex di Nantucket, dopo l'urto con un enorme cetaceo e l'uccisione del capodoglio albino Mocha Dick nelle acque al largo dell'isola cilena di Mocha. Eppure leggere Moby Dick (con o senza trattino, la questione filologica è piuttosto discussa) significa immergersi in uno dei più grandi libri della letteratura mondiale, affrontare un corpo a corpo con un mastodonte che apre a tutte le interpretazioni, mostrando di tutte l'assoluta inadeguatezza. La carica simbolica che il romanzo, zeppo di citazioni di storie bibliche e di echi shakesperiani, porta con sè, autorizza a vedere di volta in volta, Dio o il Male, alternativamente in Achab o nella balena, mentre la vastità del mare è il campo aperto dell'irrazionalità del mondo ma anche la ricerca della sfida assoluta con l'infinito.
Come ha scritto Pietro Citati, Moby Dick <<non è un romanzo ma un'enciclopedia>>, enciclopedia di animali (si propone di distinguere e classificare tutte le balene e i capodogli), di uomini e dèi. E' un Leviatano per moderni che nessuno ha potuto imitare che inchioda il lettore fin dalla prima riga: <<Chiamatemi Ismaele>> per chi è legato all'imprecisa, poetica traduzione italiana di Cesare Pavese (Adelphi); <<Chiamatemi Ismaele>> come preferisce la nuova, filologica versione firmata Ottavio Fatica (Einaudi).
Il manoscritto ha una storia lunga e tormentata e arriva alla prima pubblicazione, nel 1851, in due versioni diverse. La pubblicazione parto febbrile di una creatività espansa, fu un clamoroso insuccesso: quando melville morì nel 1891 (era nato nel 1819), senza essersi mai ripreso dalla delusione, il libro aveva venduto poco più di tremila copie e ottenuto il plauso di pochi amici, tra cui Nathaniel Hawthorne.
Eppure nessuno ha saputo fondere l'epopea avventurosa con i grandi temi esistenziali, il rapporto con la divinità, con il male, il confronto con il testo biblico. Vagamente paragonabile all'impresa di Melville c'è forse soltanto Horcynus Orca del siciliano Stefano D'Arrigo, pubblicato nel 1975 dopo vent'anni di lavoro. Un impervio canto epico di oltre milleduecento pagine, dissertazione grandiosa intorno al tema della morte e della vita dove si racconta l'odissea del giovane 'Ndrja Cambria, marinaio della Regia Marina durante la Seconda guerra mondiale, destinato a morire in mare. Un animale, l'Orca, la più grande delle fere, rapace mostro degli abissi marini, annunciato dal fetore della propria carne guasta, causata da un'orribile ferita, portatore di morte e di forza vitale, demone guida, è l'intermediario tra i due regni. Affascinante groviglio di miti arcaici e realtà storiche, per il grande critico George Steiner il romanzo di D'Arrigo non può essere che <<la risposta europea a Moby Dick>>.
martedì 2 gennaio 2024
Amare, perdere. Poi scivere.
Amare, perdere. Poi scivere.
La fine di un legame e il dolore dell'abbandono sono materia letteraria per eccellenza. Con una moltitudine di variazioni che seguono l'evoluzione dei sentimenti. Quali romanzi sono casi esemplari?
DOMANDE SUL ROMANZO "IL GIOVANE HOLDEN" DI J. D. SALINGER
1. C'erano scrite delle poesie su tutte le dita ed il palmo e dappertutto. Quali aspetti del carattere di Allie vengono messi in luce da questo fatto?
2. Era di un'intelligenza fantastica: con quale significato è usato qui l'aggettivo fantastica?
3. Quali sono le caratteristiche positive di Allie?
4. Come reagisce Holden alla morte del fratello?
5. Prova a raccogliere alcune espressioni che mostrano come il linguaggio di Holden rispecchi quello del parlare comune. Come le scriveresti tu in una forma più elegante?
6. Quali sentimenti prova Holden per la sorellina Phoebe?
7. Elenca le qualità che rendono Phoebe una ragazza tanto carina e sveglia.
8. In che cosa si assomigliano e in che cosa differiscono Allie e Phoebe?
9. Prova a informarti sulla diffusione del gioco del baseball in Italia.
Review N.2 "IL GIOVANE HOLDEN" DI J. D. SALINGER, EINAUDI
Il giovane HoldenEinaudi2014 - Supercoralli
pp. 264 - € 18,00 In una nuova traduzione, il libro che ha sconvolto il corso della
letteratura contemporanea influenzando l'immaginario collettivo e
stilistico del Novecento. Il libro «E poi non mi metto certo a farvi la mia stupida autobiografia o non so
cosa. Vi racconterò giusto la roba da matti che mi è capitata sotto
Natale, prima di ritrovarmi cosí a pezzi che poi sono dovuto venire qui a
stare un po’ tranquillo. Ovvero quel che ho raccontato a D. B., che
però è mio fratello, non so se mi spiego. Lui sta a Hollywood, quindi
non lontanissimo da questo schifo di posto, e infatti viene a trovarmi
praticamente ogni weekend. Dice che mi riaccompagna in macchina quando
il mese prossimo torno a casa, forse. Si è appena comprato una Jaguar.
Uno di quei gioiellini inglesi che fanno anche i trecento all’ora. L’ha
pagata una sberla tipo quattromila dollari. È sfondato di soldi, adesso.
Prima no. Prima, quando stava a casa, era solo uno scrittore normale».
Holden Caufields, il giovane protagonista del primo fortunato romanzo di Jerome David Salinger, è un ragazzo nordamericano di carattere aspro e diffidente, insoddisfatto e non integrato nel conformismo della società in cui vive. Anche il suo linguaggio è disadorno, tutto <<parlato>> e intriso di riflessioni e risentimenti immediati, con una sintassi e un vocabolario volutamente trasandati ma solo efficaci. Nel racconto che Holden fa della sua vita studentesca acquistano particolare rilievo i ritratti dei suoi fratelli, Allie e Phoebe, abbozzati con approssimazioni successive.
Il primo, Allie, è morto giovane: il ricordo di lui affiora e si impone quando Holden dedica un tema scolastico al guantone da baseball del fratello. Le caratteristiche di Allie si ingigantiscono nella memoria di Holden che lo ammira come un ragazzo intelligente, bravo, destinato al successo, brillante nella scuola e nello sport. Un ragazzo in gamba, insomma, la cui rievocazione suscita nel fratello senimenti di ira e ribellione perchè tutte quelle promesse sono state stroncate dalla morte.
Diverso è l'atteggiamento con cui Holden si rivolge alla sorella Phoebe, tutto protettivo, delicatamente affettuoso, stimolato sempre da un vivo desiderio di comunicare con lei. Phoebe è una ragazzina deliziosa e sveglia, piena di buon senso, intuitiva e appassionata, tipicamente femminile in ogni sua manifestazione. Holden la pensa come un'isola di serenità e freschezza quando più è irrequieto e turbato: trova in lei la ragazza moderna, spregiudicata, ma emotiva ed amabile, che sa ballare, ma anche scrivere bene e prendere decisioni responsabili.
Holden sente di essere diverso e più irrequieto, tuttavia si accorge che i fratelli con la loro spiccata personalità sono due vivide figure che rappresentano bene i valori positivi della gioventù.
IL MANOSCRITTO RITROVATO
Il ritovamento di un manoscritto cruciale per la conoscenza di un autore - fino a cambiarne le fortune - è un evento frequente. Pensiamo ai codici medievali, spesso miscellanee di autori anche molto diversi tra loro che solo l'attenta lettura degli studiosi può districare. Un ritrovamento gustoso (e relativamente recente, del 2006) è quello che ha portato alla luce tra i manoscritti della Biblioteca Ambrosiana un codice con gli Epigrammi del poeta latino Marco Valerio Marziale: ma, attenzione, la scoperta non riguarda Marziale, nè la sua opera già ben nota ai critici, bensì il fatto che le note e i disegni del codice fossero di Giovanni Boccaccio. Le riflessioni dello scrittore annotate a margine, i disegni, le allusioni alla propria opera, hanno gettato nuova luce sul legame tra Bocaccio e il più <<boccaccesco>> degli antichi, e sulla consapevolezza <<filologica>> dell'autore del Decamerone.
In generale, le carte sparse ritrovate dagli eredi, i lasciti a Fondazioni e biblioteche, gli archivi passati al vaglio degli studiosi hanno cambiato la sorte di molti scrittori. A fine Ottocento, un nome fino a quel momento sconosciuto comparve all'improvviso nell'empireo della grande letteratura: era Emily Dickinson (1830-1886), morta quasi nell'anonimato e oggi considerata la più grande poetessa americana. La sua fama, postuma, si deve appunto a centinaia e centinaia di manoscritti ritrovati, visto che in vita Dickinson pubblicò solo 7 poesie. Dopo la sua morte, però, la sorella Vinnie trovò in una scatola centinaia e centinaia di foglietti piegati e cuciti a mano: erano poesie. Altre 300 opere furono ritrovate da parenti e amici cui erano state offerte in regalo negli anni, altre ancora furono reperite in biglietti d'auguri o lettere personali. L'opera omnia uscita negli stati Uniti nel 1955 potè censire, alla fine, quasi 1.800 componimenti.
Altro esempio clamoroso, ma nel Novecento, è quello di un oscuro impiegato che al momento della morte era noto come esordiente d'ingegno, ma in un paio d'anni, grazie a una quantità di manoscritti ritrovati, fu riconosciuto come uno dei più grandi autori del secolo: Franz Kafka (1883-1924) aveva pubblicato in vita pochi racconti (come La metamorfosi, nel 1915) e in punto di morte chiese all'amico Max Brod di bruciare il resto (dopo aver distrutto personalmente molti lavori). Per fortuna l'amico ignorò l'ordine e rese giustizia al genio, pubblicando molti racconti e i tre romanzi (Il Castello, Il processo e America). La bibliografia di kafka attende però altre sorprese: ancora si cercano i manoscritti rimasti a Brod e approdati con lui in Palestina dopo l'ascesa del nazismo; scomparsi anche 20 taccuini affidati all'amica, mentre migliaia di carte, tuttora inedite (scritti privati e racconti), sono oggetto di controversie legali tra vari enti culturali e gli eredi della segreteria di Brod.
E poi c'è il caso di Raymond Carver (1938-1988). Tutti gli scrittori lavorano come editor, un redattore editoriale o un altro scrittore, che legge e ripulisce il loro lavoro: La terra desolata di T. S. Elliot fu ampiamente corretta dall'amico Ezra Pound - anche se non furono i manoscritti ritrovati a rivelarlo. Le carte sparse invece sono centrali nel <<caso>> di Carver. Eccolo: per molti anni il grande editor Gordon Lish raccontò negli increduli ambienti letterari americani di aver rimaneggiato in modo sostanziale il lavoro di carver. Ma fu quando Lish cedette alla prestigiosissima Lilly Library (la biblioteca di rarità dell'Indiana University) alcuni manoscritti dei racconti con le pesanti correzioni apportate, che i critici ebbero davanti agli occhi l'evidenza: nel 1998 uscì sul <<New York Times Magazine>> un articolo divenuto celebre, in cui si analizzavano i manscritti della Lilly Library e i tagli pesanti di Lish ai racconti. Ci fu chi criticò Carver, ma ci fu chi (come Stephen King) criticò Lish per l'ingerenza. Il caso comunque aiutò a comprendere l'evoluzione di Carver negli ultimi anni: dopo aver accettato i tagli alle prime raccolte, lo scrittore si era ribellato al regime del suo editor, e alla fine aveva prodotto, senza interventi esterni, capolavori come la raccolta Cattedrale, del 1983 (Einaudi l'ha riproposta nel 2014 nella traduzione di Riccardo Duranti). E per ritrovare la densità della vera prosa di Carver, Tess Gallagher, seconda moglie dello scrittore, pubblicò nel 2009 la versione originale della raccolta Di cosa arliamo quando parliamo d'amore, senza le <<intromissioni>> di Lish, uscita in Italia con il titolo Principianti, per Einaudi, sempre nella traduzione di Duranti.




