Saperti amante e non poterti avere,
star lontano da te quando in cor m’ardi,
aver la lingua e non poter parlare
Umberto Saba
Saperti amante e non poterti avere,
star lontano da te quando in cor m’ardi,
aver la lingua e non poter parlare
Umberto Saba
Il poeta, nella sua matirità, rievoca l'immagine del mare dalmata, simbolo del suo passato di solitaria ricerca. Egli sente ancora il desiderio di spingersi lontano, nella terra di nessuno, nello spazio infinito dove poter esplorare nuovi significati della vita che ama, pur nella consapevolezza del dolore e della solitudine che comporta il farne una lunga e inesausta esperienza.
Guida al testo della poesia
Quando ... annullava: quando l'alta marea e il buio della notte li facevano scomparire allo sguardo.
terra di nessuno: gli scogli deserti ed evitati dall'uomo.
1) Individuate le espressioni riferite ai luoghi descritti, che alludono anche ad aspetti della vita.
2) Il titolo della lirica rievoca il mitico navigatore Ulisse: quale identità trovate fra l'eroe antico e il poeta?
3) Illustrate l'espressione il porto accenda ad altri i suoi lumi. Dite cioè che cosa simboleggia il porto e perchè il poeta non naviga più per raggiungerlo.
4) Definite ora il significato dell'incessante ricerca che il poeta continua a condurre, ancora in tarda età.
5) Illustrate la concezione di vita che emerge dalla lirica, soffermandovi sull'espressione della vita il doloroso amore.
In brevissime notazioni, felicemente cristalline per la loro chiarezza, è riprodotta l'atmosfera essenziale di Milano: nebbia, palazzi, piazza del Duomo: di notte, insegne fluorescenti. E nell'animo del poetabsi schiude un distensivo sentimento di vacanza, proprio perchè Milano è una città fervidamente viva e non di ozio contemplativo.
Guida
1. Hai visto ancora, sia pure in fotografia, il Duomo di Milano? Ne sai descrivere lo stile architettonico?
2. Di questa poesia quali immagini ti piacciono di più? Sai spiegare il motivo?
3. Quattro versi hanno uguale numero di sillabe. Che versi sono?
Ma prima del progetto, l'epistolario ha avuto nel Novecento una difficile storia, con l'impresa di una mancata edizione integrale a lungo preparata e poi accantonata (ne scrisse Nunzia Palmieri in L'epistolario di Umberto Saba, nella rivista <<Paragrafo>>, 2007).
Poeta della vita difficile, carattere complesso, Saba attraversò i traumi del suo tempo, oltre ai dolori personali: autore di un corpus di poesie Il Canzoniere, riconosciuto come pietra miliare del Novecento, Saba era un'anima desiderosa di espressione ma anche di contatto umano e culturale, e consapevole dell'urgenza di incidere nel pensiero e nella letteratura con nuove idee. Ad esempio l'idea della poesia <<onesta>>, vicina alla vita quotidiana e alla sua semplicità profonda.
Le missive sono datate dal 1901 al 1957: quasi un <<romanzo>> composto dallo scrittore giorno dopo giorno.
Le lettere di Saba sono una finestra aperta su quel momento del Novecento, ma anche sull'anima di Saba, in cui vita interiore, vita esteriore e opera collimano perfettamente. Perciò sono illuminanti, quasi imprescindibili per capire la sua poesia: offriranno una luce nuova, con conferme e sorprese. Pur complementari a ciò che ha scritto, sono opere a sè, scritti magnifici.
Nelle lettere emerge nel dettaglio il percorso del poeta, del suo peregrinare per l'Italia, le difficoltà economiche, il suo sentirsi incompreso, le conferme degli ultimi anni. La sua produzione fu copiosa. Le ragioni sono legate al suo tentativo di connettersi con il mondo della cultura.
Saba diceva che nascere a Trieste era come nascere 50 anni prima nel resto d'Italia; si sentiva un pò ai margini della cultura, anche se ne è stato uno dei grandi protagonisti. Raccontarsi agli altri, connettersi, era un modo di <<appartenere>> nonostante la distanza. Alcuni lo ricordano burbero; eppure sapeva coniugare la scontrosità, e una certa asprezza, a una grandissima dolcezza d'animo e lealtà nei confronti dei propri amici e interlocutori.
In storia e cronistoria del Canzoniere (cit). Saba scrive a proposito di questa lirica: <<La poesia provocò, appena conosciuta, allegre risate. Pareva strano che un uomo scrivesse una poesia per paragonare sua moglie a tutti gli animali della creazione. E' la sola del nostro che abbia suscitato un po' di scandalo>>. Che questa lirica abbia suscitato scandalo non ci stupisce certo: la donna amata, nella tradizione poetica, è cantata con toni <<alti>>, paragonata a creature superiori, angeliche o comunque eteree: è questo probabilmente il primo caso di una lirica in cui la donna sia paragonata ad animali umili, di cui il poeta coglie, con annotazioni minute e precise, i comportamenti quotidiani: il raspare, il muggire, il rintanarsi nella gabbia.
In una struttura semplice come quella di un'antica lauda religiosa (e del resto Saba sottolineò il carattere "religioso"di questa lirica), in una lingua in cui le parole più quotidiane si mescolano armoniosamente con altre (poche, per la verità) più letterarie, Saba coglie il contrasto tra la serenità delle <<femmine di tutti i sereni animali che avvicinano a Dio>> e il dolore, che è pure una condizione esistenziale comune a tutti gli esseri viventi: dolore che il rapporto affettivo (<<il dono>>) può addolcire, se non cancellare.
1 - La lirica che qui ti ho presentato assume la scelta del poeta a <<materiale>> di immagini della vita quotidiana e di descriverle con linguaggio semplice e quotidiano: questa scelta, si presenta come un allargamento del linguaggio della poesia, in cui la vita entra non sublimata, ma nella sua quotidianità e con il linguaggio che le è proprio: il linguaggio quotidiano si accompagna tuttavia a elementi letterari (lessicali, sintattici, metrici), riutilizzati dal poeta con nuove intenzioni ed effetti. Esempio:strofe: 1
immagini: la pollastra: beve, raspa a terra, cammina superba.
lessico colloquiale: pollastra; raspa;
lessico letterario: incede
Ora prova tu:
- le galline: emettono tristi voci quando fa sera.
2 - la giovenca gravida: volge la testa festosa; muggusce triste, tanto che le porgi un ciuffo d'erba.
3 - la cagna: guarda con amore il padrone e lo difende con gelosia da chiunque si avvicini.
4 - la coniglia paurosa: aspetta il cibo che il padrone le porta; si strappa il pelo per costruire il nido per i suoi piccoli.
5 - la rondine dal volo leggero: torna in primavera e riparte in autunno.
6 - la formica previdente (di cui parlano nonna e bambino); l'ape.
2 - Come avrai notato, nella lirica di Saba prevale un lessico colloquiale; esamina ora la struttura sintattica e ritrova:
a) i casi in cui la costruzione e l'ordine delle parole sono diversi da quelli usuali (ad esempio: come una giovane, una bianca pollastra; il collo china per bere).
b) i casi in cui sono usati funzionali propri del linguaggio letterario (ad esempio: onde).
3 - Della seguente ipotesi sulla scelta linguistica complessiva del poeta condividi?
Saba utilizza una sintassi "marcata", vicina a quella della tradizione poetica, sia per dare un andamento più armonioso ai versi e alle strofe e creare nuove corrispondenze attraverso le rime, sia come "cifra stilistica" che "avverte" il lettore che, nell'insieme del testo, anche il linguaggio quotidiano ha un significato più "ricco" di quello usuale.
4 - Nella struttura della lirica di Saba sono numerose le ripetizioni e i parallelismi che, dicevamo nell'introduzione, danno al testo l'andamento di una lauda o di una preghiera tradizionale.
a) Ritrova alcune di queste ripetizioni, sia di singole parole sia di interi versi.
b) Secondo te queste ripetizioni sono significative per cogliere il tema della lirica? In particolare, ti sembra che esse rafforzino la seguente ipotesi interpretativa della lirica?
La donna amata condivide, con le femmine degli animali, la serenità che avvicina a Dio (e che è legata alla vita che si rinnova, alla primavera che ritorna), ma anche la tristezza e la sofferenza propri di ogni essere vivente.
Per comprendere il significato particolare ed eccezionale che la poesia di Umberto Saba è venuta via via assumendo nel panorama letterario italiano del nostro secolo bisogna tener presenti alcuni aspetti della sua condizione di vita. Saba nacque a Trieste nel 1883: la sua formazione letteraria e le sue prime, fondamentali esperienze poetiche avvengono quindi negli anni antecedenti la prima guerra mondiale, in cui Trieste, ancora provincia dell'Impero austriaco, era un punto d'incontro di influenze culturali diverse, protesa spiritualmente e linguisticamente verso il mondo italiano, ma vicina anche alla società mitteleuropa e germanica ed a quella slava.
Come avviene per l'altro grande autore triestino, Italo Svevo, Saba non appare direttamente influenzato dalle contemporanee svolte letterarie italiane, sviluppa un suo discorso personale rivolto ai temi della vita circostante della sua città e della sua gente, in forme semplici e lineari, in versi di fattura classica, ben lontani dalle innovazioni futuristiche ed ermetiche.
Per questo la sua poesia ha tardato ad affermarsi e solo negli ultimi decenni la critica ha riconosciuto in lui una delle voci più grandi e genuine dell'esperienza poetica italiana ed europea del Novecento.
La sua vita fu povera di avvenimenti esteriori, trascorsa quasi sempre nella sua città e nella sua regione tranne quando, negli anni della seconda guerra mondiale, subi persecuzioni razziali (la madre era ebrea) e dovette trovare rifugio in varie città, specie a Firenze: ma anche in seguito visse appartato, curando una piccola libreria antiquaria e componendo brevi libri di poesie che furono raccolte nel 1947 nell'edizione del Canzoniere.
A questo fece seguire nel 1948 Storia e cronistoria del Canzoniere, opera di commenti e notizie sulle proprie poesie. Morì a Gorizia nel 1957.
Lontano dalle forme chiuse ed elitarie dell'avanguardia e dell'ermetis mo, Sabaè un grande poeta popolare che si confronta con la realtà della vita che lo circonda soprattutto negli aspetti più comuni, umili e quotidiani, in una costante ricerca di un dialogo, di un rapporto di comprensione.
Accanto a Trieste, temi della sua poesia sono il mare, come simbolo di fuga e di avventure spirituali, e gli affetti personali e familiari, attraverso cui si legano passati e presente, le memorie dell'infanzia e le riflessioni sull'attualità. Pur così appartato, Saba appare infatti, profondamente legato e sensibile alla vita del suo tempo, che egli contempla con assoluta libertà ideologica e con costante e coerente tensione morale, in uno spirito di piena solidarietà con gli aspetti più veri e sinceri della vita degli altri uomini.
La migliore traccia per capire questa notissima poesia viene da Saba stesso, nel suo singolare libro Storia e cronistoria del Canzoniere, dove egli si pone come critico distaccato di tutta la sua opera.
<<Trieste - scrive - è la prima poesia di Saba che testimoni della sua volonta precisa di cantare Trieste proprio in quanto Trieste, e non solo in quanto città natale>>.
Saba infatti le va incontro dal suo cantuccio come ad un personaggio umano, la ama per le sue caratteristiche riassunte nella <<scontrosa grazia>>, che la pervade. Per questo, meglio di una descrizione visiva della città egli offre atmosfere che ne mostrino le affinità con il suo stato d'animo inquieto e schivo, anche se carico di vitalità.
Guida
1. Esponi con tue parole il paragone tra il ragazzaccio e Trieste.
2. S'aggrappa che immagine produce in te questo verbo che ha per soggetto una casa?
3. Perchè Saba parla di sassosa cima? Com'è l'altipiano carsico che sovrasta Trieste?
4. Cita i versi in cui ti sembra meglio espressa l'affinità tra il poeta è la sua città?