venerdì 28 gennaio 2022

RECENSIONE: TOMAS NEVINSON by JAVIER MARIAS - EINAUDI, SUPERCORALLI

Javier Marías, il nuovo romanzo è il seguito di «Berta Isla» 

Uscito in Spagna per Alfaguera e in arrivo in Italia a febbraio 2022 per Einaudi, «Tomás Nevinson» prosegue le vicende di quello che fu libro dell’anno 2018 de «la Lettura»

Le ultime parole del romanzo esprimono un dubbio, assegnano ulteriore incertezza al futuro: «Questo può essere. Potrebbe essere». Non rivelerò chi le dice e la ragione per cui vengono dette, accompagnate da un contenuto gesto di tenerezza. Termina così Tomás Nevinson (Alfaguara), il romanzo più lungo di Javier Marías, prosecuzione di Berta Isla, pubblicato in Spagna cinquanta anni dopo il suo esordio giovanile, I territori del lupo. Mentre quella frase rimane nell’aria, sospesa tra le ambiguità delle esistenze, bisogna raccogliere le forze per chiudere il libro: le mani tremano, non vogliono ubbidire. Ma prima di ricominciarlo, eventualmente, si impone l’obbligo dei paragoni. La cosa migliore è riaprire Vite scritte — insuperabili ritratti di mostri sacri della letteratura raccontati come personaggi — per attribuire al suo autore il posto che merita tra i grandi a lui cari. Sarà — lo anticipo — un posto di eccezione.

Caterina Buttitta

Romanzo «ironico, comico, severo, romantico» («Babelia»), Tomás Nevinson è una profonda riflessione sui limiti di ciò che è lecito fare, sulla macchia che quasi sempre accompagna la volontà di evitare il male peggiore, e soprattutto sulla difficoltà di determinare quale sarà quel male.

«Tomás Nevinson è il miglior romanzo tra tutti quelli che Javier Marías ha pubblicato finora».
«El País»

Javier Marías
Tomás Nevinson

 EINAUDI
2022
Supercoralli
pp. 600
€ 22,00
 
Traduzione di
 

 

 

Il libro

Tomás Nevinson, marito di Berta Isla, cede alla tentazione di tornare nei servizi segreti dopo esserne uscito: gli viene proposto di andare in una città del nord-ovest della Spagna per identificare una persona che dieci anni prima aveva preso parte ad alcuni attentati dell’Ira e dell’Eta. «Ho avuto un’educazione all’antica, e non avrei mai creduto che un giorno mi si potesse ordinare di uccidere una donna».

«Ho avuto un’educazione all’antica, e non avrei mai creduto che un giorno mi si potesse ordinare di uccidere una donna». Due uomini, uno nella finzione e uno nella realtà, ebbero la possibilità di uccidere Hitler prima che questi scatenasse la Seconda guerra mondiale. A partire di qui, Javier Marías esplora il rovescio del comandamento «Non uccidere». Quegli uomini avrebbero fatto bene a sparare al Führer: è forse lecito fare lo stesso contro qualcun altro? Come dice il narratore di Tomás Nevinson, «uccidere non è un gesto cosí estremo se si ha piena nozione di chi si sta uccidendo». Tomás Nevinson, marito di Berta Isla, cede alla tentazione di tornare nei servizi segreti dopo esserne uscito: gli viene proposto di andare in una città del nord-ovest della Spagna per identificare una persona che dieci anni prima aveva preso parte ad alcuni attentati dell’Ira e dell’Eta. Siamo nel 1997. L’incarico reca la firma del suo ambiguo ex capo Bertram Tupra, che già in precedenza, grazie a un inganno, aveva condizionato la sua vita. Tomás Nevinson è una profonda riflessione sui limiti di ciò che è lecito fare, sulla macchia che quasi sempre accompagna la volontà di evitare il male peggiore, e soprattutto sulla difficoltà di determinare quale sarà quel male. Sullo sfondo di episodi reali del terrorismo europeo, Tomás Nevinson è la storia di ciò che succede a un uomo al quale è già successo di tutto e al quale, apparentemente, non poteva succedere piú nulla. Ma, finché la vita non finisce, tutto può accadere…

«Vorrei davvero essere nei panni di qualcuno che non ha ancora letto l’ultimo romanzo di Javier Marías e lo sta attendendo davanti a una libreria. Che festa ti aspetta!»
«The Objective»

«Marías scrive, come sempre, come nessun altro. Perché sta scrivendo per elevarci, per fare con noi – perché no – ciò che Shakespeare ha fatto con le persone del suo tempo».
«El Confidencial»

«Vale la pena ribadirlo: Tomás Nevinson è un romanzo colossale».
«HuffPost»

 RECENSIONE

Sfogliamo Vite scritte alla ricerca degli esempi, accennando alle affinità. Pensiamo a Joseph Conrad, «che era un uomo di grande ironia», ricorda Marías (scrittore). Oppure a Vladimir Nabokov, «irritato da chi credeva che la validità dell’arte dipendesse dalla sua semplicità e sincerità». Come e forse più di loro (peraltro unici anch’essi nella seducente «riconoscibilità» di quanto hanno pubblicato), l’autore di Un cuore così bianco ha creato con i suoi romanzi un vero e proprio «sistema», non solo affidato alle presenze ricorrenti dei personaggi, ai loro collegamenti palesi e nascosti, ai rimandi concettuali tra un libro e l’altro, ai riferimenti storici, artistici, cinematografici. C’è ancora di più. I «dilemmi morali» che la vita ci presenta costantemente rappresentano sempre il nucleo delle trame. La voce di quello che è stato chiamato il «pensiero letterario» si propaga fermando o allungando a sua discrezione i tempi del raccontare. L’intreccio si consolida organizzando tutti gli strumenti e le cifre possibili della finzione. La struttura sfrutta l’ ambiguità della convivenza tra prima e terza persona esaltando gli sdoppiamenti tra i narratori — protagonisti e i quasi alter ego di chi «mette la firma sulla copertina». Nessuno si sarebbe probabilmente stupito, per esempio, se Tomás Nevinson (che è anche il «prequel» — per così dire — di Il tuo volto domani), uscito sette anni dopo Così ha inizio il male, si fosse intitolato «Così si nasconde il male». Vedremo perché.

«Non bisognerebbe raccontare mai niente», è forse il più famoso degli incipit di Marías. Questo avvertimento intellettuale, legato in realtà alla percezione di quanto sia «rara» la «fiducia che prima o poi non si tradisca», si può forse estendere al modo con cui si deve parlare dei suoi libri. Non è opportuno rovinare la sorprese, togliere il piacere dell’assistere all’invenzione, scalfire quella tensione inaudita che domina storie in cui il «nocciolo della questione», come direbbe Graham Greene, è sempre un laico interrogativo etico. D’altra parte la stessa contrarietà di Marías a rivelare o a veder rivelato ciò che accade nei suoi romanzi è un segnale eloquente del grande ruolo che in essi svolge la categoria complessa del «romanzesco». È una conferma, poi, di quanto lo scrittore spagnolo sia legato ad un «processo creativo» nel quale, ha notato Elide Pittarello in La imagen heurística en las novelas de Javier Marías (Oxford, Keble College), «si presenta a se stesso come un soggetto coinvolto». Non è un caso che inuna intervista alla vigilia del suo arrivo a Milano per ritirare il premio de «la Lettura», Marías annunciò per la prima volta l’intenzione di «proseguire» da dove si era fermato, spiegando di essere «curioso di sapere» che cosa fosse stato di Tomás Nevinson dopo il suo ritorno a Madrid, «troppo giovane (anche se vecchio e quasi morto nello spirito) per rimanere il resto della sua vita a contemplare gli alberi davanti alla casa di Berta, sua moglie». Curioso di sapere. Come i lettori.

È da lì, in effetti, da quel ritorno a Madrid, che tutto inizia nuovamente. Il giovane a cui era stata annullata la vita normale, la spia inviata sui fronti più pericolosi, il marito scomparso che non veniva ormai più aspettato, decide di accettare un’altra missione segreta, tentato dalla possibilità di interrompere la monotonia tranquilla della sua esistenza ritrovata. «Risulta insopportabile — pensa — restare fuori una volta che si è stati dentro». A convincerlo è ancora una volta Bertram Tupra, il grande burattinaio dei servizi segreti britannici e l’organizzatore delle loro frange più oscure: l’«esperto di calunnie», l’uomo dai molti nomi che lo aveva reclutato con un subdolo inganno a Oxford, in Berta Isla, e che qualche anno dopo, in Il tuo volto domani, dirigerà a Londra il gruppo incaricato di indovinare e rovesciare le vite degli altri. Ma, al contrario del protagonista di quel romanzo, Jaime Deza, e diversamente anche dalla giovane Patricia Pérez Nuix (che qui ritroviamo, persuasa che «nella lotta antiterrorista ci sono cose che non si devono fare, che se si fanno non si devono dire e che se si dicono bisogna negarle»), Tomás ha il dono delle lingue, sa imitare gli accenti, è in grado di infiltrarsi dovunque ma non riesce a vedere «con nitidezza» il male che le persone possono tenere dentro. Sa valutarne però la portata, tanto da riflettere sul fatto che «uccidere non è tanto estremo né difficile né ingiusto se si sa chi, che crimini ha commesso o si prepara a commettere, quante malvagità si risparmieranno alla gente, quante vite innocenti si preserveranno con un solo sparo…».

Gran parte dell’azione si snoda in una nebbiosa città del nord est della Spagna, in parte immaginaria, chiamata fittiziamente Ruán. L’ex ragazzo prodigio degli anni oxfordiani si nasconde sotto l’identità del professore di inglese Miguel Centurión. Il suo incarico, difficile e rischioso, è smascherare una terrorista, metà irlandese metà spagnola, che vive sotto falso nome dopo aver collaborato dieci anni prima ad attentati dell’Ira o dell’Eta e in particolare ai massacri compiuti nel 1987 dai nazionalisti baschi all’Hipercor di Barcellona e nella caserma della Guardia Civil di Saragozza. «La mia infanzia e la mia prima gioventù sono state afflitte dal franchismo. La mia seconda gioventù e la maturità dall’Eta, che non ha ammazzato tanto come la dittatura, ma molto e gratuitamente, erede del franchismo in questo», ha detto lo scrittore spagnolo a Juan Gabriel Vásquez in un colloquio pubblicato da «El País». Quell’epoca oscura è rievocata con fermezza, la missione voluta da Tupra per «fare un favore» ai colleghi di Madrid si carica di sfumature impreviste e, come dicevamo, di interrogativi morali. Ma né Tomás né Marías perdono la strada. «È innegabile — osserva ancora l’autore di Tutte le anime — la somiglianza tra la spia e il romanziere. Se non altro perché il romanziere scopre e dipana la storia che scrive nel momento in cui lo sta facendo». E in questa storia, meravigliosamente, ci sarà ancora tempo per essere guardati, con limpida malinconia, dagli «occhi pensanti» di Berta.

 

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