lunedì 4 aprile 2022

RECENSIONE: INFANZIA DI TOVE DITLEVSEN - FAZI EDITORE

ARMATA DI PAROLE E TUTTA SOLA CONTRO GLI ADULTI

LA POESIA SVELA LA POTENZA DELLE PAROLE

Caterina Giuseppa Buttitta 

 

Tove Ditlevsen

Infanzia

FAZI EDITORE

Titolo originale: Barndom 
Collana: Le strade
Numero collana: 502
Pagine: 124
Prezzo cartaceo: € 15
Prezzo eBook: € 8.99
Data pubblicazione: 24-03-2022
Traduzione di Alessandro Storti
 
 
 
Il libro
 

Nella sua prima traduzione italiana Infanzia, il volume che inaugura la trilogia di Copenaghen di Tove Ditlevsen: tre romanzi autobiografici riscoperti di recente e giustamente celebrati a livello mondiale come capolavori.
La piccola Tove vive con i genitori e il fratello maggiore in un quartiere operaio di Copenaghen. Il padre, uomo schivo dalle simpatie socialiste, si barcamena passando da un impiego saltuario all’altro. La madre è distante, irascibile e piena di risentimento: non è facile prevedere i suoi stati d’animo e soddisfare i suoi desideri. A scuola Tove si tiene in disparte, dentro di sé è convinta di essere incapace di stabilire veri rapporti con i coetanei; fa però amicizia con la selvaggia Ruth, una bambina del suo quartiere che la inizia ai segreti degli adulti. Eppure anche con lei Tove indossa una maschera, non si svela né all’amica né a nessun altro. La verità è che desidera soltanto scrivere poesie: le custodisce in un album gelosamente nascosto, soprattutto da quando il padre le ha detto che le donne non possono essere scrittrici. Sempre più chiara, in Tove, è la sensazione di trovarsi fuori posto: la sua capacità di osservazione, lucida, inesorabile, ma al tempo stesso sensibilissima, le fa apparire estranea l’infanzia che sta vivendo, come se fosse stata pensata per un’altra bambina. Le sta stretta, quest’infanzia, eppure comincerà a rimpiangerla nell’attimo stesso in cui se la lascerà alle spalle.
Tove Ditlevsen, impeccabile ritrattista di una femminilità punteggiata di chiaroscuri, ci ha generosamente aperto le porte delle molte stanze da lei abitate negli anni, lasciandoci delle pagine indimenticabili, destinate a restare.

«I tre volumi della trilogia di Copenaghen formano un tipo particolare di capolavoro, il tipo che arriva a riempire un vuoto. È un po’ come scoprire che Lila e Lenù, le eroine di Elena Ferrante, sono reali… La strada di Istedgade è pungente (e pericolosa) quanto lo stradone della Ferrante».
«The New York Times Book Review»

«Come si annuncia la grande letteratura – quella di serie A, quella con la L maiuscola? Annuncio la trilogia di memorie di Tove Ditlevsen con l’emozione tipica di quando ho davanti un capolavoro».
Parul Sehgal, «The New York Times»

«La trilogia è un vero tour de force. Questi libri sono sfavillanti, come mi aspettavo. Straordinariamente intensi ed eleganti».
Lucy Scholes, «The Paris Review»

«La trilogia di Copenaghen di Tove Ditlevsen, poco ma sicuro, è uno dei più importanti eventi letterari dell’anno».
Sophie Wennerscheid, «Süddeutsche Zeitung»

«La sua evocazione della battaglia di una donna della classe operaia con padroni, guinzagli e i suoi stessi demoni ne fa un vero capolavoro».
Liz Jensen, «The Guardian»

«Ciò che autrici come Annie Ernaux stanno facendo oggi, Tove Ditlevsen l’ha fatto più di cinquant’anni fa. Scrittura autobiografica a cui inchinarsi. Finalmente, finalmente!».
Emilia Von Senger, «She Said»

«Vado dritto al punto: questi sono i migliori libri che ho letto quest’anno. Infanzia ha le frasi chiare e semplici di Natalia Ginzburg ma anche l’orrore pervasivo di una bella favola».
John Self, «New Statesman»

 BIOGRAFIA

Tove Ditlevsen


È stata una celebrata poetessa e romanziera danese. I suoi libri autobiografici, Infanzia, Gioventù e Dipendenza, compongono la trilogia di Copenaghen. In queste pagine, con una chiarezza e una sincerità cristalline, l’autrice racconta la sua vita tormentata: eterna outsider del mondo letterario, quattro matrimoni e quattro divorzi alle spalle, per tutta la sua vita adulta ha avuto problemi di dipendenza da alcol e droghe ed è morta suicida nel 1976.

 

 

  

RECENSIONE 

Natrrazione, riflressione, ricordo personale, storia sociale e materiale. Sono tante le radici che rendono solido e rigoglioso Infanzia, opera letteraria di Tove Ditlevse. <<La tristezza del giorno, del luogo e dell'anima - mi conciliò con quell'arte ingenua e mi suggerì l'idea di questo studio>>. La storia dell'Infanzia <<Figure elementari rispondono a leggi non scritte>>.

Si può riconoscere un fluido magma narrativo, si può riconoscere nella storia lo spunto reale e doloroso - ma anche una surreale trasfigurazione che viene a nutrire un immaginario denso di ossessioni, un teatrino in cui si agitano i demoni più scatenati. 

A raccontare la sensibilità e il candore della bambina cresciuta in una casa priva di amore popolata da <<piccola creatura destinata ad un apprendistato intervallato da momenti di grave pericolo, alla piaga segreta che per anni gli ha ammorbato l'anima. Un'esistenza segnata da un lacereante senso di emarginazione e da un altrettanto sordo e malcelato rancore verso il prossimo: ecco il triste carcere infantile. Un padtre cupo, tetro, altezzoso, superbo che <<preferisce commettere  una crudeltà che esprimere con parole il proprio cuore>>. E' lui a dare voce ai fantasmi della figlia <<schifosissima infanzia tradita>>.

A redigere Infanzia è Tove Ditlevsen in cui narra il <<faticoso viaggio dall'infanzia della nostra cattolicissima provincia>>. La polvere dell'infanzia che si deposita sul penoso apprendistato alla vita e diventa cenere della vecchia, tra le nefandezze di una casa fredda dove la bambina impara i primi rudimenti del leggere e dello scrivere. E' la stessa Tove a spiegare come gli esseri umani si siano sempre divisi tra <<ordinari>> e <<straordinari>>; e sono solo questi ultimi che, sono ingrado di cambiare il mondo; sono loro a sottomettere le persone comuni, ridisegnare i confini geografici.

La famiglia lacerata, l'infanzia in bilico, la solitudine come orizzonte minimo dove l'amore, anche quello materno, è un aggrapparsi disperato all'altro. Manca sempre qualcosa ai  nuclei che la Tove ritrae in questa sorta di galleria dei fallimenti familiari nella stanza delle parole. La Tove raccoglie la sua testimonianza. Misurare le colpe, scavare, dimenticare è questa la lezione raccolta senza empatia, trattandola come un <<minore>> e non come una bambina. Racconta della frustazione, della paura e della debolezza.

In non pochi momenti la corrispondenza tra Tove e il romanzo è precisa: per esempio, nel delineare il rapporto indagatore, quanto della bambina fosse in un lontano passato nel proprio cuore. E poi c'è l'attrazione dell'universo femminile. Tra il pensare e il dire c'è una ferita: parllare, scrivere per mettere fine all'incubo, per lasciare quella stanza. Sono le parole della paura e della vergogna che la società vuole da lei per ripristinare l'ordine, prima di mandarla via con in tasca altre parole: sttress emotivo, elaborare, percorso di analisi.

Forte di uno stile che maneggia con assoluta padronanza, di una voce capace di raccontare le crepe della vita da diverse angolature, pedine di un gioco <<nelle mani di un Dio solitario e malinconico che ha bisogno diegli ultimi/personaggi per la sua reggia celeste sempre vuota e deserta.

<<E' triste trovarsi adulti senza essere cresciuti>>.

Ma sono le privazioni i <<responsabili della morte prematura della mia innocenza>>, <<gli artefici del mio folle e precoce desiderio che tradisce anche sè stesso>>.

 Nel romanzo Infanzia di Tove Ditlevsen, non ci sono nè <<superuomini>> nè <<eroi del popolo>>, mentre il vecchio Dio si è ritirato in qualche piega del cosmo che i fisici del nuovo secolo indagheranno con la loro matematica e con i loro strumenti.

“Mi sembrava che i miei versi coprissero le crepe della mia infanzia, come pelle nuova e bella sotto una crosticina non ancora staccatasi dalla fe­rita”.

Con uno stile capace di incidere in profondità,  Tove Ditlevsen, costruisce un romanzo sul desiderio e la passione, affondando nell'intimità di un caso di cronaca andando al cuore di una questione dolorosa. La <<guerra>> della bambina, sola contro il mondo (fallibile) degli adulti, anche quelli che dovrebbero proteggerla perchè la amano o perchè è il loro compito, procede posizione su posizione. Il muro che, inconsapevolmente, i grandi hanno costruito è invalicabile perchè impedisce loro di vederlo davvero.

RECENSIONE: PUNTO DI FUGA DI MIKHAIL SHISHKIN - 21LETTERE

IN FUGA VERSO UN NUOVO INIZIO 
O VERSO LA FINE
 
Caterina Giuseppa Buttitta 
 
 

MIKHAIL SHISHKIN

Punto di fuga 

21LETTERE

€ 19,50

 

 

 

 


MIKHAIL SHISHKIN

Figlio di un’insegnante di letteratura e di un ingegnere civile, cresciuto nel centro di Mosca, dissidente, oggi vive in Svizzera.

I suoi libri sono tradotti in oltre 30 lingue. Suoi articoli sono comparsi per il New York Times, il Wall Street Journal, il Guardian, Le Monde… tra gli altri


Dall’autore di fama mondiale, vincitore di tutti e tre i maggiori premi letterari 

russi (Russian Booker Prize, Russian National Bestseller, Big Book Prize) dopo  

Capelvenere (Grinzane-Cavour 2007) ecco l’ultima opera di Mikhail Shishkin.

 

Una donna, un uomo, lettere d’amore. Una casa estiva, il primo amore. Due persone 

che si scrivono di tutto. Cosa potrebbe esserci di più semplice e normale? Fino a 

quando scopriamo che le cose non sono come sembrano.

 

Romanzo sui misteri della vita e sull’accettazione della morte, che mette tutto in 

prospettiva. La parola scritta è la chiave, così come l’amore.

“Per esistere devi vivere, non nella tua mente, che è così inaffidabile… ma in 

quella di un’altra persona, e non una persona qualunque, ma quella che ha a cuore 

la tua esistenza”.

 

 

"Non restava che scegliersi una guerra. Ma per questo chiaramente non ci voleva 

molto. La nostra patria invitta ne ha a bizzeffe, basta aprire il giornale che 

i regni amici sono già lì a baionettare bambini e stuprare vecchie. Chissà perché 

fa tanta tristezza l’assassinio dell’innocente zarevič in tenuta da marinaretto. 

Donne, vecchi e bambini non fanno più notizia, invece quel vestitino alla 

marinara…

L’assolo dell’ultimo dei tamburini, nuvole nere sopra il campanile, la madre 

patria chiama.

Al centro di leva ci ammonivano: a ciascuno la sua Waterloo! E in effetti…

Alla visita il medico militare, enorme cranio calvo e bernoccoluto, mi ha detto 

guardandomi dritto negli occhi Tu disprezzi tutti. Sai, anch’io ero come te. 

Avevo la tua età la prima volta che ho fatto pratica in ospedale.”

(…)

"Mia dolce Sašen’ka!

Vorrà dire che numererò le lettere per sapere quale è andata persa.

Scusa se mi vengono delle letterine striminzite, non ho proprio tempo per me. 

E dormo male e poco, che voglia di chiudere gli occhi e addormentarmi fosse 

anche in piedi! Cartesio fu ucciso a furia di levatacce antelucane alle cinque 

del mattino per impartire lezioni di filosofia alla regina Cristina di Svezia. 

Ma io reggo ancora.

Oggi sono stato al quartier generale e all’improvviso mi sono visto allo specchio 

bardato da capo a piedi. Strano, che mascherata è? Sono rimasto di stucco: ero 

proprio io quel soldato?

Sai, eppure c’è qualcosa in questo vivere in riga allineati ai compagni.

Ti racconto la storia del berretto. È breve. Me l’hanno fregata, la bustina 

intendo dire. E mettersi in riga senza bustina è infrazione al regolamento, 

insomma un crimine.

Il nostro capo dei capi e comandante dei comandanti ha pestato i piedi e giurato 

che avrei pulito i cessi fino alla fine dei secoli.

Te li farò lustrare con la lingua, carogna!

Così ha detto.

Be’, nel gergo militare c’è qualcosa che ispira. Da qualche parte ho letto che 

Stendhal ha imparato a scrivere in modo semplice e chiaro studiando gli ordini 

di Napoleone.

Quanto ai cessi, mia lontana Sašen’ka, meglio che ti spieghi cosa sono qui. 

Immagina dei buchi in un pavimento lurido. No, meglio che non te lo immagini! 

E tutti, come a farlo apposta, depositano la propria montagnetta non dentro, 

ma sul bordo. È un vero lago. Comunque, lo stato di stomaco del tuo devoto e 

dell’allegra sua combriccola è argomento a sé. In questi luoghi remoti chissà 

perché ci sono sempre complicazioni intestinali, né si capisce com’è possibile 

consacrarsi all’arte di vincere se stai tutto il tempo accovacciato su un abisso 

senza verso di tenerla.

Insomma gli faccio E dove vado a prenderla la bustina?

E lui Se te l’hanno fregata, fregala anche tu!

Così sono andato a rubare la bustina. Ma non è facile. Anzi, è piuttosto difficile 

perché ci provano tutti.

E vagavo qua e là come un’anima in pena.

Poi all’improvviso ho pensato — chi sono? Dove sono?

E ho deciso di andare a pulire i cessi. E tutto al mondo mi è apparso più leggero.

Bisognava arrivare fin qui per imparare a capire cose elementari.

Sai, nella merda non c’è nulla di sporco."

RECENSIONE 

<<Per molto tempo - forse per il resto della vita - il pensiero di quella donna 

sensuale,del suo comportamento, sarebbe venuto fuori sistematiamente, in maniera 

ossessiva, e non mi avrebbe lasciato vivere in pace.>> E' come se all'improvviso 

lei pensasse quello che ha pensato lui. Come fa una sconosciuta a rubargli i pensieri, 

e perchè poi gli si avvinghia addosso e lo bacia in bocca? Perchè Punto di fuga, 

dello scrittore russo Mikhail Shishkin, è uno straordinario romanzo.

Un inizio che ricorda la fuga del protagonista che va incontro a un ignoto destino 

dal quale poi poter fuggire. Sta cercando di sopravvivere allo scorrere dei giorni, 

ma le strade sono buie, deserte, e sembra che tutte debbano condurre solo all'inferno. 

La pioggia è incessante, la casa chissà da che parte rimane, gli sembra di avere 

perso ogni orientamento. 

 

<<Come farà, sempre ammesso che trovi questa casa, a tornare indietro?>>

 

Quanto ci vuole per arrivarci. Ci andrebbe anche a costo di scorticarsi mani e piedi.

Ma ogni spostamento intrapreso da questo protagonista è destinato a non raggiungere 

altro che sperdimento, notte, buio, a volte una passeggera felicità fatta solo del 

momentaneo dimenticarsi di esistere.


E' un romanzo dove il desiderio feroce resta tale perchè non consumato, o perchè 

consumato ma non con l'oggetto del desiderio. La cità è soffocante, pericolosa, 

insistente. Lui vuole fuggire. 

<<Ci sarà da qualche parte una stazione per prendere un treno?>>

Ecco, a questo punto l'idea del ritorno è invece solo una partenza. La casa 

diroccata che ha abbandonato involontariamente non è pèiù un punto di riferimento, 

ha trovato la città e da quel misterioso inferno vuole fuggire. E' un romanzo di 

attese e di sospetti. La città è pericolosa. 


Canta la lingua che accompagna questo onirico e allusivo romanzo, perchè sontuosa 

e assonante. Visiva e olfattiva. Si sentono gli odori forti dei corpi sporchi che 
hanno camminato nel fango,i loro fiati, il sudore acre. Ci si chiede a che gioco
si stia giocando, e quali siano le regole. Tra scale e corridoi senza luce un uomo 
cerca una donna che non trova. E' una donna labirinto. Cercandola sa di esere in 
pericolo, di dover fuggire, prendere un gtreno, uno qualsiasi. ogni informazione è 
menzogna. Mai credere. Solo sbrigarsi. Non hai bisogno di un punto di arrivo, 
gli basta quello di partenza. Mescolato ad altri uomini stipati nel vagone di un 
treno che parte a notte fonda da un'inverosimile stazione, sembra felice del 
nuovo i nizio. E se fosse la fine? Che importa, è fuga.


RECENSIONE: GE'NIE LA MATTA DI INE'S CAGNATI - ADELPHI

 QUALCUNO SGUALCISCE LA FANCIULLA DEL VILLAGGIO
E, IINTORNO IL MONDO DEGLI ADULTI
Caterina Giuseppa Buttitta

Inès Cagnati

Génie la matta

Traduzione di Ena Marchi
Fabula, 375
2022, 2ª ediz., pp. 184
Temi: Letteratura francese
€ 18,00 
 
 
 
 
 
 
 
Il libro 
 
Questo romanzo è la storia dell’amore, lancinante e assoluto, di una figlia, Marie, nata da uno stupro, per la madre, Eugénie detta Génie, che, ripudiata dalla famiglia e respinta dalla comunità dopo che ha generato una bastarda, si è murata nel silenzio e nella lontananza. Una madre che sa dirle soltanto: «Non starmi sempre tra i piedi», che raramente la abbraccia; una che tutti, in paese, bollano come matta e sfruttano facendola lavorare nei campi e nelle fattorie in cambio di un po’ di frutta, di un pezzo di carne. Ma l’amore di Marie è impavido, indefettibile – va oltre il tempo. Con una scrittura di assoluto nitore, laconica e bruciante, a tratti intensamente lirica, Cagnati ci racconta una vicenda in cui, sullo sfondo di una terra aspra e inclemente, si intrecciano brutalità e tenerezza, strazio e rancore, lutto e incantamento, riuscendo a raggiungere un’essenzialità trasognata che sembra dissolvere la tragicità degli eventi.  
RECENSIONE

Una storia fatta di sguardi, atmosfere, sensazioni: che rende il tormento e l'incanto, il desiderio e l'innocenza dell'adolescenza. L'autrice sonda l'insondabile, procede per sottrazione: riduce al minimo le parole e i gesti, moltiplica i dettagli e segna il ritmo dei giorni che passano con gli indizi che Gènie raccoglie osservando Marie. 
 
Gènie al mttino si veste per uscire:<<Dovevano succedere un sacco di cose durante la giornata, perchè la sera i vestiti da bambina/scolara  di Marie, non avevano più la freschezza che Gènie aveva notato la mattina.>>
 
Gènie è il centro del pettegolezzo/sorpruso del villaggio, il centro di tutto. Se il nome di Gènie, diminutivo di Eugènie, ripudiata dalla famiglia e respinta dalla comunità, dopo che ha governato una bastarda, si è murata nel silenzio e nella lontananza, le atmosfere del villaggio, - con il bar, l'emporio, i sentieri di pietra calcarea, i muretti attorno ai giardini, le case che ad un certo punto della giornata sembrano vuote, le campane della chiesa che suonano e raccontano i riti.
 
C'è in Gènie, una carnalità soffusa, fatta di corpi- quelli spiati o visti sulle pagine delle riviste o alla televisione, quello di lei flessuoso e scoperto - ma anche una materialità di elementi naturali: l'acqua del fiume, l'umidità e il calore di un'estate torrida. <<Una strana vita che la lasciava in un bagno di sudore e privazioni, accecata, in un odore di fatica e sorprusi.>>
 
Una sinestia di olfatto, colori, luci e ombre che si percepiscono anche là dove non sono detti, evocati in modo sottile da una scrittura talentuosa ed essenziale. Per Gènie, Marie è una ragazza, ma ancora anche una specie di bambina, con sentori di sapone, morchia, terra, rami tagliati. E' una breccia sul conformismo del villaggio e talvolta qualcuno vorrebbe trattenerla, ma lei Gènie, non si lascia prendere e torna semprre a casa.C'è qualcosa che rimane celato in lei, un segreto nascosto nel suo nome per intero. Gènie la matta e Gènie la sconosciuta. 
 
<<Chi è vermante quella ragazza che non viene chiamata con il suo nome?>>
 
A raccontare il gioco di avvicinamento e allontanamento, di timidezza e audacia, e quello di Cagnati. Gènie gli sfugge, senza di lei il villaggio è una noia. Il tempo sembra sfuggire alla misura, mancano elementi che permettono di collocare gli eventi precisamente, non ci sono universi virtuali a duplicare la realtà. Ci sono mattine, campi, cucine da rassettare, notti che si succedono in attesa che accada qualcosa. Ma la miccia brucia lenta e Inès Cagnati e abile ad amministrarne la combustione e a costruire un romanzo breve, trattenuto e denso, conciliando l'erotismo con il riserbo perchè l'innocenza può turbare tanto quanto la sfrontatezza.
 
<<Sono quei frammenti di un discorso amoroso a comporre il loro ideale di libertà.>> 
 
Un romanzo che ricorda le grandi storie di formazione, soffia su questo racconto, fino a ciò che il lettore si aspetta, e che si compie una mattina all'alba: 
 
<<Marie si era avvicinata come una vela, se n'era andata come una mareggiata. Impossibile impadronirsi delle onde.>> 
 
Sembra un finale scontato, ma il vero risveglio è brutale, e la fine, dolente, arriva dopo. Quello che termina davvero, per Marie, che è entrata nell'adolescenza.

 

domenica 3 aprile 2022

NESSUNO NE PARLA DI PATRICIA LOCKWOOD - MONDADORI

LE EMOZIONI AL POTERE PER ELETTORI EMOTIVI. 

LE TRAPPOLE MENTALI INGABBIANO LA RAGIONE.

LA SOLITUDINE E' UN'EPIDEMIA. LA CURIAMO CON LA RETE, CON I SOCIAL NETWORK. LA SENSAZIONE DI NON AVERE LEGAMI INTACCA IL TESSUTO SOCIALE ED ECONOMICO, CHE DIVENTA PERMEATO DI INDIVIDUALISMO. 

Caterina Giuseppa Buttitta

 

NESSUNO NE PARLA 

Patricia Lockwood
pubblicato da Mondadori

Generi Romanzi e Letterature » Romanzi stranieri

Editore Mondadori

Collana Scrittori italiani e stranieri

Pubblicato 19/04/2022

Pagine 168

Lingua Italiano

Traduttore Manuela Faimali

                                                  Euro 18,00

 

 Il libro

Una giovane donna recentemente balzata alla ribalta per i suoi post virali sui social media viaggia in tutto il mondo per incontrare i suoi fan adoranti. La sua esistenza è ormai un'immersione totale nella navigazione online, nel nuovo linguaggio e negli usi e costumi di quello che lei chiama "il portale". Nemmeno l'incombere di minacce esistenziali di enorme portata (il cambiamento climatico, il dilagare della precarietà economica, l'ascesa di un dittatore senza nome e un'epidemia di solitudine) è in grado di arrestare la valanga di immagini, dettagli e riferimenti che si accumulano per formare un paesaggio che è post-senso, post-ironia, post-tutto. "Siamo all'inferno?" si chiedono gli abitanti del portale. "Continueremo a fare questo fino alla morte?" Improvvisamente, due messaggi di sua madre bucano questa densa cortina di chiacchiericcio digitale: "Qualcosa è andato storto" e "Tra quanto riesci ad arrivare?". Mentre la vita reale e la sua posta in gioco si scontrano con la crescente assurdità del portale, la protagonista si ritrova alle prese con un mondo che sembra contenere sia un'abbondanza di prove dell'esistenza di bontà, empatia e giustizia nell'universo, sia un diluvio di prove del contrario.

EFFIMERI DI ANDREW O'HAGAN - BOMPIANI - domande

L'ESUBERANZA DEI GIOVANI RACCONTATA IN EFFIMERI.  

Il confronto con il passato non è l’esercizio di una curiosità, ma rivela ciò di cui siamo fatti. Un virtuosismo dalla temperata regolarità, e un’acutezza nella caratterizzazione che genera immagini a cui il lettore è costretto a tornare, quasi in stato di febbrile necessità: “Pensa alle sere dove si manifestano crudeltà giovanile o inganni, o quando la passione erotica deraglia le vite, o la solitudine, le illusioni incenerite producono smarrimento e dolore. Il racconto, prende il volo in quel frangente di verità in cui, nella vita dei personaggi, “l’eccitazione iniziale finisce, e comincia il dolore”, ma anche dove affiorano le possibilità di riscatto.

Caterina Giuseppa Buttitta

 

Effimeri

 BOMPIANI

In libreria da Marzo 2022
Pagine 288
Traduttore Marco Drago
Euro 18,00

 

 

Il libro

“Dicono che a diciotto anni non sai niente. Ma ci sono cose che sai a diciotto anni e che non saprai mai più.” Glasgow, estate 1986. Tra il carismatico Tully e il sensibile James, detto Noodles, c’è un legame fortissimo, un’amicizia fondata sulla musica, sui film, su un comune, luminoso spirito ribelle. Insieme agli amici Tibbs, Limbo e Hogg partono per un finesettimana destinato a non tradire le attese: andranno a Manchester, dove ci sono negozi di dischi, locali, un festival da leggenda, musica dappertutto (e alcol, e altro). Sono anni lividi, il grande sciopero dei minatori è un ricordo recente, vivere in provincia vuol dire rischiare di non andarsene mai. James, che ama i libri, e Tully, operaio saldatore, si promettono una cosa: che la loro vita sarà diversa. Trent’anni dopo squilla il telefono a casa di James. Tully deve parlargli. È malato, di una malattia inguaribile, chiede il suo aiuto per andarsene con dignità. Solo James può accompagnarlo lungo la strada più difficile. Un romanzo di memoria e verità, un tributo alla leggerezza dell’essere giovani e alla capacità di cambiare insieme, scoprendo le gioie e il prezzo dell’affetto quando è vero.  

Domande all'Autore

1.   Un eroe errante che va incontro al proprio destino come spinto da stelle sbadate. Andrew O'Hagan racconta il mistero e la meraviglia che si nascondono sotto la superficie dell’esistenza. E con lucida ironia e impareggiabile eleganza ci rivela che, nel caos del mondo, è possibile rinunciare a ogni certezza e cominciare finalmente a vivere.

A wandering hero who goes to meet his destiny as if driven by careless stars. Andrew OHagan tells the mystery and wonder that lurks beneath the surface of existence. And with lucid irony and incomparable elegance he reveals to us that, in the chaos of the world, it is possible to renounce all certainty and finally begin to live.

 2.  E' un romanzo ammaliante che brilla di humour e di malinconia. Andrew O'Hagan racconta una Glasgow, fatta di superstizioni e violenza, di coraggio e fiducia, dove si celano i fantasmi di un mondo che sta per estinguersi, ma anche il segreto che trasforma le storie in leggende.

It is a bewitching novel that shines with humor and melancholy. Andrew O'Hagan tells of a 
Glasgow, made of superstitions and violence, of courage and trust, where the ghosts of a 
world that is about to become extinct are hidden, but also the secret that transforms 
stories into legends.
 
3. the book to those who recommend it to read?
 
4.Glasgow, dove i bambini crescono in fretta e gli adulti cercano le tracce dell’innocenza 
perdut, Effimeri  è una storia amara e commovente, in cui con memorabile saggezza Andrew 
 O'Hagan,  mostra la tenace ambiguità delle passioni familiari, e le precarie linee di 
confine tra l’amore e la violenza. Un romanzo per chi per chi respirando la speciale energia 
dell’alba ha sognato a occhi aperti un futuro di insolite meraviglie.
 
Glasgow, where children grow up fast and adults look for traces of lost innocence, 
Ephemeris is a bitter and moving story, in which Andrew O'Hagan, with memorable wisdom, 
shows the tenacious ambiguity of family passions, and the precarious lines of border 
between love and violence. A novel for those who, breathing the special energy of dawn, 
daydreamed about a future of unusual wonders. 
 
5.  Racconta il momento, doloroso e liberatorio, in cui degli adolescenti decidono di 
deviare il corso della propria vita, lasciandosi alle spalle quella voce
 interiore che nasce dal rapporto col materno. Come moderni Ulisse, 
i suoi protagonisti si ritrovano in un mondo che non ha i tratti 
familiari del passato, ma non per questo rinunciano a seguire la natura 
profetica delle loro fantasie, infiniti corridoi da percorrere senza 
paura di trasgredire le regole e dare l’autorità.
It tells of the painful and liberating moment when teenagers decide to
divert the course of one's life, leaving that voice behind
 interior that arises from the relationship with the mother. Like modern Ulysses,
its protagonists find themselves in a world that does not have the traits
family members of the past, but this does not mean they give up following nature
prophetic of their fantasies, infinite corridors to go without
fear of breaking the rules and giving authority.

 


 
 


 

sabato 2 aprile 2022

FAME BLU DI VIOLA DI GRADO - LA NAVE DI TESEO

 LA MUSA FATALE. INQUIETA, SEDUCE, PROTEGGE E INGANNA

"Sbatto le palpebre per la stanchezza e le mie ciglia emettono un suono minuscolo, impercettibile, sul bianco dell'alto cuscino."

E' la più ossessiva delle notti, specchio del vuoto e delle morte, incapace di portare tregua nè consolazione; al contrario, crudelmente ingrandisce ogni minimo rumore, tormentando l'orecchio e torturando il cervello. Notte da incubo, insomma, simile a certe infinite e terrorizzanti notti d'infanzia. <<Sento cadere il tempo, goccia a goccia, e nessuna goccia che cade si sente cadere ... Avverto la mia testa posata materialmente sul cuscino nel quale essa affonda. L'epidermide della fodera ha con la mia epidermide un contatto di persona nell'ombra. Perfino l'orecchio sul quale poggio mi si stampa matematicamente contro il cervello. Sbatto le palpebre per la stanchezza e le mie ciglia emettono un suono minuscolo, impercettibile, sul bianco sensibile dell'alto cuscino. Respiro sospirando e il mio respiro ha luogo: non è mio. L'orologio della casa, luogo sicuro là nel fondo delle cose, scocca la mezza, secca e nulla. Tutto è tanto, tutto è così buio e così freddo!>>.

Caterina Giuseppa Buttitta 

VIOLA DI GRADO

FAME BLU

LA NAVE DI TESEO

Collana Oceani

Formato Brossura

Pubblicato 31/03/2022

Pagine 192 

Euro 18,00

 

 

 

 

Fame blu

Dopo aver perso il fratello gemello, un’italiana solitaria lascia Roma e si trasferisce a Shanghai, la città dove lui sognava di vivere e aprire un ristorante. Lì, mentre insegna italiano ai cinesi, incontra una ragazza enigmatica: Xu. Anche Xu è in fuga da un passato turbolento: un padre violento, una madre evanescente, una famiglia numerosa che la voleva maschio. Accomunate da una solitudine che somiglia a una fame implacabile, le due ragazze si avvicinano sempre più l’una all’altra, divise tra il bisogno di affetto e la tentazione oscura di superare il limite oltre il quale il linguaggio si disgrega e l’eros diventa divoramento. Tra fabbriche tessili abbandonate e mattatoi degli anni ’30 scoprono una dimensione estrema in cui mordersi, appropriarsi dell’altra, è parte essenziale del rito amoroso.
In una Shanghai tentacolare e aliena che contiene ogni altra città e ogni altra storia, in cui le culture e i simboli dell’Asia si mescolano all’Europa, la ricerca dell’amore diventa un percorso vertiginoso in se stessi che annienta ogni tabù, ricordandoci i nostri sogni più bizzarri e potenti.
 
 
Viola Di Grado (1987) è l’autrice di Settanta acrilico trenta lana (2011, vincitore del premio Campiello Opera Prima e del premio Rapallo Carige Opera Prima) e Cuore cavo (2013, finalista al PEN Literary Award e all’International Dublin Literary Award). Con La nave di Teseo ha pubblicato Bambini di ferro (2016) e Fuoco al cielo (2019, vincitore del premio Viareggio Selezione della giuria). Vive a Londra, dove si è laureata in Filosofie dell’Asia Orientale. I suoi libri sono tradotti in diversi paesi.

 

venerdì 1 aprile 2022

STALINGRADO di VASILIJ GROSSMAN - ADELPHI

Quando pensiamo alla storia come ad un susseguirsi di date e fatti concatenati da un rapporto di necessità, ci dimentichiamo che dietro ci sono persone con azioni non sempre coerenti. Un duro generale prussiano vede prossimo il naufragio nazista (c'erano stati Stalingrado, lo sbarco in Normandia, il fallito attentato a Hitler). Ma proprio quando tutto sembra deciso e l'orribile piano sta per scattare, appare l'imprevisto, l'incidente che cambia la storia, nelle vesti di un uomo elegante che conosce i segreti e incanta con l'immagine di un futuro più umano. 

Un racconto epico dove si gioca una partita fatale tra libertà e responsabilità individuali, grandi temi che non perdono di attualità. Un nuovo affondo nella storia e ulteriori verifiche della capacità del fiume della Storia, che sta per esondare e che travolgerà tutto e tutti. 

Ma soprattutto i ritratti di uomini che indossano l'anima e lo spirito del tempo, che hanno contribuito a plasmare la storia, ponendo le basi per la ricostruzione dell'Europa. Nel libro diVasilij Grossman "Stalingrado" Adelphi, si racconta una delle notti cupe e segrete della Seconda guerra mondiale. Ma è anche un esercizio di dialettica, uno scontro verbale nient'affatto virtuale perchè c'era in gioco con la sua storia: l'immagine di un futuro più umano. "Mai alba fu più attesa dopo l'afa della notte con l'aria fresca del riscatto e della libertà."

Caterina Giuseppa Buttitta

Vasilij Grossman

Stalingrado

Traduzione di Claudia Zonghetti
A cura di Robert Chandler, Jurij Bit-Junan
Biblioteca Adelphi, 731
2022, pp. 884, 3 cartine in b/n
Temi: Letterature slave
€ 28,00
 
 
 
 
 
 
Il libro

Quando Pëtr Vavilov, un giorno del 1942, vede la giovane postina attraversare la strada con un foglio in mano, puntando dritto verso casa sua, sente una stretta al cuore. Sa che l’esercito sta richiamando i riservisti. Il 29 aprile, a Salisburgo, nel loro ennesimo incontro Hitler e Mussolini lo hanno stabilito: il colpo da infliggere alla Russia dev’essere "immane, tremendo e definitivo». Vavilov guarda già con rimpianto alla sua isba e alla sua vita, pur durissima, e con angoscia al distacco dalla moglie e dai figli: «...sentì, non con la mente né col pensiero, ma con gli occhi, la pelle e le ossa, tutta la forza malvagia di un gorgo crudele cui nulla importava di lui, di ciò che amava e voleva. Provò l’orrore che deve provare un pezzo di legno quando di colpo capisce che non sta scivolando lungo rive più o meno alte e frondose per sua volontà, ma perché spinto dalla forza impetuosa e inarginabile dell’acqua». È il fiume della Storia, che sta per esondare e che travolgerà tutto e tutti: lui, Vavilov, la sua famiglia, e la famiglia degli Šapošnikov – raccolta in un appartamento a Stalingrado per quella che potrebbe essere la loro «ultima riunione» –, e gli altri indimenticabili personaggi di questo romanzo sconfinato, dove si respira l’aria delle grandi epopee. Un fiume che investirà anche i lettori, attraverso pagine che si imprimeranno in loro per sempre. E se Grossman è stato definito «il Tolstoj dell’Unione Sovietica», ora possiamo finalmente aggiungere che Stalingrado, insieme a Vita e destino, è il suo Guerra e pace.