lunedì 1 novembre 2021

RECENSIONI DI: L'IRIS SELVATICO E DI AVERNO by LOUISE GLUCK - IL SAGGIATORE



LOUISE GLUCK

L'IRIS SELVATICO

IL SAGGIATORE

pagine: 176
€ 14,00
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il libro

È il tramonto e noi, a occhi aperti, guardiamo un giardino, verde e rigoglioso. Ascoltiamo il suono del vento che agita un campo di margherite. Osserviamo le foglie rosse di un acero: cadono persino in agosto, nel primo buio. Guardiamo laggiù: un bocciolo di rosa selvatica comincia a schiudersi, come un cuore protetto. Nel New England di Louise Glück, l’estate è breve e ogni  ore ha la sua voce, dolce e discreta; la stessa della poetessa, che qui canta caducità ed eternità, bellezza e morte, cura e indifferenza: il  flusso del tempo che scorre, il  flusso delle emozioni che scorrono sulla nostra pelle, in ogni giorno, in ogni attimo sfuggente della nostra vita.


Louise Glück è autrice di dodici libri di poesie e due raccolte di saggi. Ha vinto il premio Nobel per la Letteratura nel 2020 «per la sua inconfondibile voce poetica che con austera bellezza rende universale l’esistenza dell’individuo». Tra gli altri premi ricordiamo la National Humanities Medal, il premio Pulitzer, il National Book Award, il premio Bollingen, il Wallace Stevens Award conferito dall’Academy of American Poets e la Gold Medal for Poetry dell’American Academy of Arts and Letters. Insegna a Yale e Stanford e vive a Cambridge, nel Massachusett.


 


Louise Glück

Averno

IL SAGGIATORE

pagine: 196
€ 14,00
 
 

 

 

 

Il libro

È di nuovo inverno, è di nuovo freddo. Il lago Averno, dove gli antichi credevano si trovasse la porta dell’aldilà, è scuro come il cielo sopra le nostre teste. Ad aguzzare gli occhi, riusciamo appena a distinguere la migrazione notturna di uno stormo di uccelli. All’alba, le colline brillano di fuoco, ma non è più il sole di agosto: i nostri corpi non sono stati salvati, non sono sicuri.

In Averno, Louise Glück canta la solitudine e il terrore per l’ignoto, lo splendore della notte e l’amore, il desiderio: perché, sembra dirci, anche quando tutto è muto e spento, capita a volte di sentire musica da una  finestra aperta, in una mattina di neve, e allora il mondo ci richiama a sé, e la sua bellezza è un invito.


Louise Glück è autrice di dodici libri di poesie e due raccolte di saggi. Ha vinto il premio Nobel per la Letteratura nel 2020 «per la sua inconfondibile voce poetica che con austera bellezza rende universale l’esistenza dell’individuo». Tra gli altri premi ricordiamo la National Humanities Medal, il premio Pulitzer, il National Book Award, il premio Bollingen, il Wallace Stevens Award conferito dall’Academy of American Poets e la Gold Medal for Poetry dell’American Academy of Arts and Letters. Insegna a Yale e Stanford e vive a Cambridge, nel Massachusett.

 

RECENSIONE 

I due libri qui proposti nella recensione sono accomunati dalla capacità di fare conti con l'esistenza, mettendo a nudo una intimità vulnerabile. Louise Gluck è la vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura.

Entrambi i volumi sono raccolte di poesie. I due libri sono: L'iris selvatico e Averno, pubblicati entrambi dal Saggiatore nella traduzione di Massimo Bacigalupo. A partire da queste raccolte ci si chiede quale siano i principi riconosciuti di questa poetessa e quali i tratti distintivi in rapporto alla contemporanea poesia nordamericana, in cui non mancano sicuramente le eccellenze.

Si delinea nelle poesie della Gluck la durezza della visione della vita e dell'umano destino, a cui subito si affianca un'integrità, una fortezza morale, una capacità di comprensione e di giudizio, che tengono lontana la sua voce, pur così intima, così introspettiva, da qualsiasi autocompiacimento. Per la Gluck la parola deve passare per l'esperienza personale, dunque per i rovelli, i traumi, gli snodi più delicati di una vicenda privata incisa nella psiche come nel corpo.

Li tratta, appunto, di una confessione che viene messa in scena, della confidenza più esclusiva fatta però in pubblico. Si tratta del diario lirico, di un soggiorno in una casa del New England, più precisamente del Vermunt, tra la primavera inoltrata e l'incedere della stagione estiva.

Tra la personalità della dizione poetica e l'universalità dei temi trattati: quali il marito John e il figlio Noah, le tante piante e soprattutto i fiori del suo giardino, il bucaneve, il giglio, il papavero rosso, il trifoglio, le margherite, e accanto a loro, Dio in persona.

Non si deve pensare che questo poema sia solamente una scrittura naturalistica, in realtà, è un contrasto di voci, una sorta di poema in cui sono in gioco il diritto e la dignità della creazione stessa, la giustizia o l'inpunità del ciclo di morte e rinascita, la possibilità della condivisione, dell'amore, della felicità. 

Il giardino è in realtà lo specchio della nostra vita. Dopo 25 anni di distanza, Averno riprende i canoni o meglio il filo dell'Iris selvatico, anche se la situazione appare molto diversa. Alla pluralità delle voci, si intravede un territorio aspro e desertificato. Diverso è l'andamento descritto, non più il giardino, ma bensì, l'aridità del lago vulcanico, non la stagione estiva ma la sterilità invernale, non la vita che morde nel passato, il confronto con le proprie ombre.

Averno è appunto il lago presso Napoli in cui secondo gli antichi si trova l'ingresso nell'oltretomba. E' una raccolta di pezzi sulla <<storia di Persefone>>. Lo schema narrativo raccoglie, i passaggi decisivi della propria esistenza: l'infanzia, il rapporto con i genitori, l'amicizia, l'amore, il sesso e tant'altro. Rispetto a L'Iris Selvatico, Averno è un libro ossessivo, cupo, univoco.

 

 

 

 

 


venerdì 29 ottobre 2021

RECENSIONE "NELLA QUIETE DEL TEMPO" by OLGA TOKARCZUK - BOMPIANI

Il cuore a Est si affida alle frontiere. Realtà ancestrali e lacerazioni di un'immensa provincia. 

Che cosa succede nella provincia profonda di questo nostro vicinissimo Oriente, negli innumerevoli villaggi e cittadine che compongono quell'idea cangiante che è l'Europa dell'Est? 

La sintesi più profonda l'ha realizzata forse la Nobel polacca Olga Tokarcuk: Prawiek, epicentro e vera protagonista di Nella quiete del tempo, ripubblicato da Bompiani, è una città ora terragna ora eterea, sballottata tra occupanti tedeschi e russi ma in realtà appartenente a una dimensione tanto ancestrale da trascendere la storia. 

Cittadina-crocevia e cittadina-confine, è più di una <<ur-provincia>> polacca, una provincia primaria ed elevata al quadrato: potrebbe essere <<l'ur-provincia>> di ogni Europa dell'Est.

Caterina Buttitta

Narratori stranieri
Nella quiete del tempo


Il libro

Prawiek è un villaggio sospeso nel tempo, “un luogo al centro dell’universo”: percorso dai fiumi Bianca e Nera, punteggiato da alture come la Collina dei Maggiolini, ha quattro arcangeli a vegliare i suoi confini e un Tempo scandito dalle consuetudini più semplici. Le guerre e gli eventi della storia portano scompiglio anche qui, come nel resto del mondo, ma a Prawiek le giornate ruotano attorno alle preghiere, al mulino e al macinacaffè, alle nascite e alle morti, alle piccole storie degli eccentrici personaggi che lo abitano: Spighetta, che si nutre di ciò che resta dopo la mietitura; il castellano Popielski, che dedica la vita a un misterioso gioco da tavolo; Ruta, che ama i funghi più delle piante e degli animali; l’Uomo Cattivo, rimasto solo così a lungo da dimenticare la sua natura umana. Una fiaba dal passo solenne e rarefatto sulla stretta inesorabile del tempo e sul rapporto sublime e grottesco tra uomo e mondo.

“Olga Tokarczuk ci ricorda perché leggiamo romanzi: per entrare in un mondo immaginario, del tutto estraneo e infinitamente familiare allo stesso tempo.” The Prague Post

PRESENTAZIONE "MEMORIA DELLA MEMORIA" by MARIJA MICHAJLOVNA STEPANOVA - BOMPIANI

 UNA GEOMETRIA DI DIALOGO E INCONTRO

Lo scrigno della memoria di Marija Michajlovna Stepanova, <<fonde>> in una voce unica e ammaliante che ripercorre vicende umanissime della grande Storia. Al centro c'è una famiglia di:medici, architetti, bibliotecari, commercialisti e ingegneri che hanno cercato di condurre una vita tranquilla, e che pur vittime di violenze e persecuzioni sono riuscite a sopravvivere agli orrori del XX secolo. Com'è stato possibile? A questa domanda Stepanova ha attinto ad una biblioteca perduta e ritrovata di ricordi e li ha messi in dialogo con un linguaggio che segna l'evoluzione della forma narrativa contemporanea.

Caterina Buttitta


 Narratori stranieri

Memoria della memoria

Marija Michajlovna Stepanova

Marija Stepanova è nata a Mosca nel 1972, ha pubblicato racconti in riviste, dodici raccolte di poesia e due raccolte di saggi. Il suo medagliere comprende tutti i maggiori premi di poesia e letteratura europei e russi, tra cui il Pasternak nel 2005, il Big Moskow Score Prize nel 2009, il Bol’šaja Kniga Award nel 2018, il NOS Award nel 2019. Nel 2007 ha fondato la rivista indipendente online OpenSpace.ru.

mercoledì 27 ottobre 2021

RECENSIONE: PAPYRUS. L'INFINITO IN UN GIUNCO by IRENE VALLEJO - BOMPIANI


Questo libro è stato pensato e scritto, come un'opera di consapevole spessore con la storiografia letteraria cartacea. Passando quindi in rassegna lo scritto di Papyrus. L'infinito in un giunco di Irene Vallejo, Bompiani - non a giudicarlo sul metro del nostro gusto o dei nostri principi di estetica, ma a comprenderlo nel suo contesto socio-culturale, nel suo rapporto con la storia dalla quale di volta in volta sono scaturiti sforzi per la salvaguardia e con il pubblico al quale tale rassegna è diretta, nell'influenza che hanno esercitato sulla letteratura posteriore. 

Il consenso che il testo ha ottenuto, come testo da proporre nella scuola, garantisce che esso venga incontro a un'esigenza diffusa: un'esigenza di storicità e concretezza.

Nessun altro libro ha saputo raccontare la Storia vera dei libri. In un crescendo di <<viaggi>> che tradisce una genuina e irresistibile <<gioia di raccontare>>. Nessun'altra opera è stata infatti altrettanto capace di porre le basi di un genere letterario particolarmente fortunato in epoca moderna, quello dei viaggi fantastici nella storia del libro a partire dai papiri e di costituire per esso un inesauribile magazzino di tòpoi e situazioni.

Papyrus. L'infinito in un giunco

Questo è un libro sulla storia dei libri: libri di fumo, di pietra, di argilla, di giunchi, di seta, di pelle, di alberi e, ultimi arrivati, di plastica e di luce. Ma è anche un libro di viaggio che percorrendo le rotte del mondo antico fa tappa tra i canneti di papiro lungo il Nilo, sui campi di battaglia di Alessandro, tra le stanze dei palazzi di Cleopatra, nella Villa dei papiri di Ercolano prima dell’eruzione del Vesuvio, sul luogo del delitto di Ipazia, e poi nelle scuole più antiche dove si insegnava l’alfabeto, nelle prime librerie e nei laboratori di copiatura manoscritta, fino ad arrivare davanti ai roghi dove sono stati bruciati i libri proibiti, ai gulag, all’incendio della biblioteca di Sarajevo e ai sotterranei labirintici di Oxford.
Papyrus è un racconto personalissimo, dove l’esperienza autobiografica si intreccia a evocazioni letterarie e a storie antiche, e dove un filo invisibile collega i classici con il frenetico mondo contemporaneo e i dibattiti più attuali: Erodoto e i “fatti alternativi”, Aristofane e i processi agli umoristi, Tito Livio e il fenomeno dei fan, Saffo e la voce letteraria delle donne, Seneca e la post-verità. Ma questo libro è soprattutto una favolosa avventura collettiva che ha come protagoniste le migliaia di persone che nel corso del tempo hanno salvato e protetto i libri: cantori, scribi, miniatori, traduttori, venditori ambulanti, insegnanti, maestri, spie, ribelli, suore, schiavi, avventurieri... lettori al riparo delle montagne o di fronte al mare in tempesta, nelle grandi capitali dove l’energia si concentra o nelle comunità più remote dove il sapere si rifugia quando infuria il caos.

“L’amore per i libri e per la lettura è l’atmosfera in cui si snodano le pagine di questo capolavoro.”
Mario Vargas Llosa

“Una delle cose più belle, divertenti, istruttive e ben scritte che si sono lette da molti anni a questa parte.”
Fernando Aramburu
 

Irene Vallejo

Irene Vallejo (Saragozza, 1979) è una filologa e scrittrice spagnola. Nel 2007 ha conseguito il dottorato europeo in due università, quella di Saragozza e quella degli Studi di Firenze, con una tesi sul canone letterario grecolatino. Svolge un’intensa attività di divulgazione sul mondo classico tenendo corsi e conferenze e ha una rubrica settimanale su El País.

 

martedì 26 ottobre 2021

PRESENTAZIONE: LE CURE DELLA CASA by STEFANIA BERTOLA, EINAUDI, 2021 I coralli.

La filosofia ha dimenticato lo spazio domestico a cui è legata molto più di quanto pensiamo. 

Noi <<facciamo casa>>  ma al contempo la casa <<ci fa>>: lampada, sedie, tavoli, oggetti, e tavoli esercitano un effetto su di noi. 

Che cos'è oggi <<casa>>?

Caterina Buttitta


Stefania Bertola
Le cure della casa
Einaudi
2021
I coralli
pp. 248
€ 17,50
 
Un romanzo irresistibile, una miscela perfetta di grazia e umorismo.

«A noi due, casa. Siamo sole, adesso. Una di fronte all'altra, come Gary Cooper e quell'altro in Mezzogiorno di fuoco».
 
 

Il libro

Tutti la chiamano Lilli e il suo sogno segreto, incomprensibile agli occhi del marito e della madre, è fare la casalinga. Ora che la sua colf si è licenziata potrà finalmente dedicarsi a esplorare a fondo i misteri delle faccende domestiche. Perché gli aspirabriciole non aspirano né le briciole né nient’altro? Cosa si nasconde nella Jungla Nera del frigorifero? A queste e altre domande Lilli cerca di rispondere in un quaderno destinato alla figlia. Ma c’è una domanda a cui non riesce a trovare la risposta: dov’è finita la sua amica delle elementari, la bambina con cui aveva condiviso l’organizzazione domestica dei Cicciobello? Noemi sembra scomparsa nel nulla, e Lilli s’improvvisa detective con l’aiuto di vecchie compagne, contesse, giornalisti e altri alleati estemporanei. Un romanzo magnetico, con tanto d’istruzioni per l’uso (della casa e della vita).

 

Lilli ha quarantotto anni, ha appena perso il lavoro ma per fortuna zia Mariangela le ha lasciato un’insperata fonte di reddito. Quale momento migliore per realizzare il sogno inconfessabile di dedicarsi anima e corpo alle cure della casa? Il marito Francesco non si capacita, l’amica Cecilia alza le spalle, la figlia Iris ride, la madre inorridisce, ma Lilli osserva beata se stessa pulire la cucina, ammucchiare spugnette multicolori, inventare definitive sistemazioni di quel mondo a parte e sempre provvisorio che è la dispensa. E perché tutto questo sapere ballerino non vada perduto, annota su un quaderno i consigli pratici da tramandare alla figlia in forma di schede. Come evitare che gli spaghetti una volta aperti scappino da tutte le parti? Per quale arcano motivo nel cambio di stagione dell’armadio è indispensabile la naftalina? Perché le pattine sono improvvisamente scomparse dalla circolazione? Lilli, però, ha anche un marito con un progetto pericoloso, una figlia che da un giorno all’altro minaccia di abbandonare gli studi per darsi all’uncinetto, un’amica che rischia di diventare madre di tre figli complicati. Ma soprattutto non fa che chiedersi: dov’è finita Noemi? La sua compagna delle elementari che le ha fatto scoprire le meraviglie della Maglieria Magica sembra scomparsa senza lasciare traccia. Ma Lilli è un osso duro e non si dà per vinta: la troverà. Perché è una casalinga guerriera, e tutti se ne accorgeranno.

 
 

domenica 24 ottobre 2021

PRESENTAZIONE: LA FELICITA' DEL LUPO by PAOLO COGNETTI - EINAUDI

Mentre leggevo il romanzo La felicità del lupo di Paolo Cognetti ho provato qualcosa di primitivo e primordiale dentro di me. Ho perso un pò della mia domesticazione. Ci sono così tante piccole ricompense che ci incoraggiano a fingerci morti, ora più che in qualsiasi altro momento della storia umana. La più alta ambizione dell'arte è liberarci dal nostro addestramento e ricordarci le nostre vere identità.

Caterina Buttitta

 

PAOLO COGNETTI

LA FELICITA' DEL LUPO

EINAUDI - 2021 Supercoralli

pp. 152
€ 18,00
 
«Silvia rise. E di cosa sa gennaio? Di cosa sapeva gennaio? Fumo di stufa. Prati secchi e gelati in attesa della neve. Il corpo nudo di una ragazza dopo una lunga solitudine. Sapeva di miracolo».

Fausto si è rifugiato in montagna perché voleva scomparire, Silvia sta cercando qualcosa di sé per poi ripartire verso chissà dove. Lui ha quarant'anni, lei ventisette: provano a toccarsi, una notte, mentre Fontana Fredda si prepara per l'inverno. Intorno a loro ci sono Babette e il suo ristorante, e poi un rifugio a piú di tremila metri, Santorso che sa tutto della valle, distese di nevi e d'erba che allargano il respiro. Persino il lupo, che mancava da un secolo, sembra aver fatto ritorno. Anche lui in cerca della sua felicità.
 

Il libro

Arrivato alla fine di una lunga relazione, Fausto cerca rifugio tra i sentieri dove camminava da bambino. A Fontana Fredda incontra Babette, anche lei fuggita da Milano molto tempo prima, che gli propone di fare il cuoco nel suo ristorante, tra gli sciatori della piccola pista e gli operai della seggiovia. Silvia è lí che serve ai tavoli, e non sa ancora se la montagna è il nascondiglio di un inverno o un desiderio duraturo, se prima o poi riuscirà a trovare il suo passo e se è pronta ad accordarlo a quello di Fausto. E poi c’è Santorso, che vede lungo e beve troppo, e scopre di essersi affezionato a quel forestiero dai modi spicci, capace di camminare in silenzio come un montanaro. Mentre cucina per i gattisti che d’inverno battono la pista e per i boscaioli che d’estate profumano il bosco impilando cataste di tronchi, Fausto ritrova il gusto per le cose e per la cura degli altri, assapora il desiderio del corpo e l’abbandono. Che esista o no, il luogo della felicità, lui sente di essere esattamente dove deve stare. Di Paolo Cognetti conosciamo lo sguardo luminoso e la voce limpida, il dono di osservare le relazioni umane nel loro dialogo ininterrotto con la natura, che siano i boschi di larici dei duemila metri o il paesaggio di roccia e ghiaccio dei tremila. Con le loro ferite e irrequietezze, quando scappano e quando poi fanno ritorno, i suoi personaggi ci sembrano amici che conosciamo da sempre, di quelli rari. È per questo, forse, che tra le pagine vive di questo libro purificatore abbiamo l’impressione di attraversare non le stagioni di un anno, ma di una vita intera.

 


SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2021. LIBRI ACQUISTATI.

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Voland, 2021

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«Cronorifugio è un innesto esondante d’invenzione su fatti storici, è l’esplorazione nostalgica e ironica di un secolo andato» - Nadia Terranova, Robinson

 
 
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