giovedì 9 febbraio 2023

VIDEO RECENSIONE 09/02/2023 "L'ULTIMO UOMO BIANCO" DI MONSHIN HAMID - EINAUDI

 



RECENSIONE "L'IDIOTA" DI ELIF BAUTUMAN - EINAUDI



Il libro

Selin ha diciotto anni e grandi aspettative, ma non è una diciottenne come tutti, o almeno cosí crede. Lei è la ragazza prodigio che ha letto sempre un libro piú degli altri, e pensa di aver già fatto ogni esperienza possibile attraverso le pagine dei romanzi che ama. Ma al primo anno di università scoprirà che purtroppo le persone non sono personaggi e forse le certezze dei libri non sono poi cosí certe. Scoprirà che l’amore è piú strano, banale eppure complesso di quanto si potrà mai leggere. Scoprirà di essere un’idiota, come tutti.

Nel 1995, mentre il mondo impara a usare le email e a comunicare via internet, Selin è una matricola a Harvard. Per lei comunicare, con o senza internet, è sempre stato un problema. Il suo rapporto con il mondo passa soltanto attraverso i romanzi: e cosí tutto della vita universitaria le pare assurdo. Il cavo Ethernet della connessione di dipartimento serve per impiccarsi? Se si compra tequila per la festa, come mai anche il sale? E perché nessuno si rende conto di desiderare solo ciò che non può avere? Quando però incontra Ivan tutto cambia. E per la prima volta capisce quanto è bizzarro e doloroso il desiderio e quanto è difficile ottenere ciò che si vuole davvero. Elif Batuman fa, con una grazia e un umorismo davvero unici, qualcosa di straordinario: il racconto della giovinezza. Di quel tempo, cioè, in cui ogni esperienza ci viene incontro come se fosse la prima volta, di quell’epoca della vita (l’unica) in cui impariamo tutto, sempre, in ogni momento. Ma anche di quell’età di cui, come diceva Proust, non ripeteremmo nulla, di quei giorni che rivisti oggi, per quanto offuscati dal filtro della nostalgia, ci appaiono come una lunga e disperante sequela di errori, passi falsi, malintesi. Di idiozie. Un tempo pieno di noia e giri a vuoto, ma che allora ci sembrava pieno di senso, decisivo, eccitante (domanda: quindi cos’è che rende significativi certi fatti della vita e altri meno? Non sarà forse il modo in cui li raccontiamo, dice Batuman, il modo in cui ne facciamo letteratura?) Batuman è una delle scrittrici piú intelligenti, taglienti e argute che ci siano in circolazione. L’idiota è il suo primo romanzo ed è stato inserito in praticamente tutte le liste dei libri migliori dell’anno, oltre a essere stato finalista al Pulitzer, al Women’s Prize for Fiction e ad altri premi. Ma c’è una cosa che questa lista di riconoscimenti non dice: L’idiota è il libro piú divertente che potrete leggere quest’anno. Riassumendo, in questo libro il lettore appassionato e curioso troverà: i mixtape e le cassette musicali come accettabile forma di comunicazione sentimentale; l’emozione di un nuovo mezzo di comunicazione: l’email; una riflessione su come trasformiamo l’esperienza in romanzo; la semiotica e René Girard; Björk e Flaubert; il racconto di un amore infelice, quello con Ivan, e di un amore felice, quello con la letteratura; un’elegia per gli anni Novanta; la struggente, dolcissima nostalgia per la giovinezza e la gioiosa incredula constatazione che, grazie a Dio, alla giovinezza siamo sopravvissuti.

RECENSIONE

L’Idiota è l’esordio letterario di Elif Batuman, americana profondamente ancorata alle sue radici turche. Un romanzo a metà tra la formazione e l’autobiografia, che si pone in diretta continuità rispetto alla precedente raccolta di saggi I Posseduti. Due titoli che rimandano all’amore per la letteratura russa, nella fattispecie a Dostoevskij, anche se la parabola della giovane Selin ne L’Idiota trova più spesso riscontro – in maniera sicuramente meno tragica- nella figura di Anna Karenina di Tolstoj.

Il romanzo è ambientato negli anni ’90 e ammantato da una patina di nostalgico ottimismo: su tutta la narrazione incombe la radiosa prospettiva dell’avvento di internet, la magia della posta elettronica e delle nuove forme di comunicazione. La protagonista è l’alter-ego dell’autrice: Selin, figlia di turchi trapiantata in America, è una matricola curiosa e impulsiva, con una tenace predisposizione all’indagine letteraria. Questa tendenza si manifesta seguendo due traiettorie diverse. Da una parte, Selin ripone fiducia nello studio della linguistica come scienza applicata, possibile chiave di comprensione dei meccanismi del linguaggio. In seconda istanza, la studentessa è fatalmente attratta dalla letteratura russa, densa di domande senza risposta e di questioni morali elettrizzanti quanto disturbanti.

Batuman conduce il racconto di formazione sottolineando proprio tale necessità: Selin esige soluzioni concrete dai romanzi, vuole trovare una corrispondenza esatta nelle forme della letteratura. La protagonista concepisce le grandi storie come esperienze a sé: è inorridita dagli accademici che ne praticano la dissezione individuando le matrici storico-politiche, aspira a rilevare il mistero che esiste nel rapporto tra linguaggio e mondo. Questa visione fatalista e naif della ragazza si incrina grazie all’incontro-scontro col mondo reale e ingarbugliato delle relazioni umane. I due personaggi principali che Batuman fa incontrare alla sua “eroina” sono complementari e opposti. Svetlana è l’amica onnipresente, che colma Selin della sua vitalità e dinamicità; Ivan rappresenta invece l’assenza, l’alimentazione delle speranze e delle illusioni. Entrambi sono funzionali al racconto di formazione e partecipano all’esperienza delle idiozie, necessarie per l’arduo praticantato dei sentimenti di Selin.

La patina vintage che pervade il romanzo crea un’atmosfera ovattata: lo scambio via mail di Ivan e Selin è lento, procede a singhiozzi e tra molte crisi di nervi. In questo senso, Batuman è brava a collegare il suo personaggio a tutta quelle categorie di donne della letteratura, russa e non, sedotte e perdutamente innamorate. La scrittrice tratteggia un amore fisiologico, che scava nelle viscere e provoca dolori reali. Un’immagine tragica, rapportata ironicamente a quella di una teenager che sperimenta una semplice infatuazione fatta di errori, esitazioni, vibrazioni di desiderio. Tra una lezione di fonetica russa e la lettura di un romanzo, si intreccia un rapporto che è sia concreto che letterario, esaltante e terrificante.

Proprio su questa duplicità Batuman tesse il percorso di Selin, che mette in discussione ciò ha appreso dalla letteratura sulla vita. È un apprendistato continuo e a volte fallace, in cui la giovane rivede la propria autostima, la percezione di sé come possibile oggetto di desiderio, il senso della bellezza. La seconda parte del romanzo ha un respiro più ampio: la protagonista esce dalle aule universitarie per un’esperienza di volontariato estiva nelle campagne ungheresi, a contatto con le diversissime comunità locali. Il gioco dell’amore si riduce allora a una partita a scacchi in cui Ivan e Selin cercano la mossa migliore, in bilico tra la finzione letteraria e l’incapacità di comunicare i sentimenti.

Batuman solleva una serie di interrogativi che ogni giovane appassionato di letteratura si è posta. Lo fa con umorismo, seguendo le gaffes dell’ingenua matricola con la tenerezza e l’indulgenza dello sguardo adulto. Selin e Svetlana che provano a guardare La Corazzata Potemkin, lo sforzo inutile nel conformarsi al consumo di alcool, gli interrogativi linguistici, il seminario di “Mondi Costruiti” in cui ciascuno può mettere in scena ciò che vuole: la galassia di Star Wars o un albergo tutto rosa. La narrazione è accompagnata da uno stile fluido, elegante, venato da ironia e goffaggine.

L’Idiota non è un romanzo nuovo, o quantomeno non è il primo romanzo di educazione letteraria e sentimentale che ci capiterà di leggere. Tuttavia, ha l’innegabile pregio di essere un romanzo vero, nella misura in cui è vera e in carne ed ossa una matricola a Harvard nel 1995, col suo bagaglio di pulsioni adolescenziali. Quello che ci regala è forse uno sguardo nuovo sul passato, o meglio, sulla nostra maniera di rielaborare gli errori commessi, di conferire loro una sorta di letterarietà. Forse proprio in questa nostra esigenza di costruire costantemente una narrazione di vita si annida il senso ultimo della letteratura, nonché il suo inesauribile mistero.

mercoledì 8 febbraio 2023

RECENSIONE "LA PIUMA DEL GHETTO" DI ANTONELLO CAPURSO - GALLUCCI

La piuma del ghetto. 

Leone Efrati, dalla gloria al campo di sterminio.

Antonello Capurso
pubblicato da Gallucci Bros

pp.304 - 15.67 euro

 

 

 

Il libro

Leone Efrati è stato un campione del pugilato italiano. Un peso piuma di grande cuore e temperamento. Nel 1938 sfiora il titolo mondiale negli Stati Uniti, mentre in patria viene cancellato dagli annuari sportivi fascisti e dai giornali. Rimosso perché ebreo. Restare in America sarebbe la scelta più sicura, ma dopo la promulgazione delle leggi razziali decide di tornare a Roma per essere vicino alla moglie Ester e alla famiglia. Ed è in Italia che viene tradito e consegnato ai nazisti. Lo deportano ad Auschwitz e poi a Ebensee/Mauthausen, dove una squadra di kapò e di SS lo massacra di botte per aver difeso il fratello. Nel 1947 sarà un bambino a rendergli per primo giustizia. Romoletto, dieci anni, il figlio di Leone.

RECENSIONE

Ebreo, marito, padre, campione di pugilato e partigiano: è stata una vita di coraggio, generosità e determinazione quella vissuta da Leone Èfrati e oggi raccontata da Antonello Capurso nel libro "La piuma del Ghetto", in uscita con Gallucci per il Giorno della Memoria. 

Capurso, che ha ricostruito la vicenda di Èfrati in anni di ricerche documentarie e interviste (e a lui ha dedicato uno spettacolo teatrale prodotto dalla Fondazione Museo della Shoah), ne racconta la biografia, svelandone la passione sportiva e la dedizione alla famiglia. Giovane promessa del pugilato italiano, Èfrati nel 1938 arrivò a un passo dal titolo mondiale negli Stati Uniti, ma fu dimenticato in Italia perché cancellato dagli annuari sportivi fascisti e dai giornali in quanto ebreo. Deportato ad Auschwitz, dopo essere tornato a Roma per stare vicino alla famiglia negli anni delle leggi razziali, fu costretto dagli aguzzini del lager a combattere con pugili molto più pesanti di lui e fu ucciso per aver cercato di difendere il fratello. Una storia tragica, chiusa però con un lampo, seppur troppo tardivo, di giustizia: al processo del 1947 la testimonianza del figlio di Leone, di soli sette anni, consentì infatti di condannare i cacciatori di ebrei che avevano fatto arrestare il padre.

 

martedì 7 febbraio 2023

ARTICOLO PER GIORNALE O RIVISTA. FARE LO/LA CHEF, OGGI CONVIENE?


Buongiorno. Fare lo/la Chef, oggi conviene?

La ristorazione è uno dei pochi settori dove l'occupazione femminile supera quella maschile, ma le donne ai vertici sono ancora poche. Sono tanti gli esempi, anche di donne straniere che, hanno portato iol loro savoir faire al mondo, reinterpretando l'antica arte della cucina, che proprio grazie al genere femminile staconoscendo una nuova rinascita. Allora come si spiega che ancora oggi ci sono poche donne che occupano posti nella ristorazione?

ARTICOLO PER GIORNALE/RIVISTA. IL CORAGGIO DELLE DONNE IN IRAN.

 

Siamo tutti migranti. In cerca di porte da cui uscire per una vita degna di essere vissuta.

In Iran è scattata l'ora X al grido di "donna, vita, libertà"

Inizia una rivoluzione che riguarda un popolo intero, spiegano i giovani iraniani di Torino, che assistono da lontano alla mobilitazione dei loro coetanei con trepidazione ma anche con ottimismo. E ragazzi e ragazze non hanno più paura di nulla.

Una generazione intera che invade le piazze di tutto il Paese al grido di “Donna, vita e libertà”. Un incendio che da quattro mesi divampa nonostante i ragazzi impiccati, le ragazze stuprate e la repressione violenta di ogni manifestazione, rendendo possibile quello che sembrava impensabile: una ribellione di massa contro la dittatura di Khamenei, accesa proprio dalla parte più debole e oppressa. Le donne.

Mentre l’Iran brucia sotto il vento della rivoluzione, molti giovani hanno lasciato il Paese per vivere all’estero: ragazzi cresciuti bene e istruiti, partiti con visti studenteschi come lasciapassare verso la normalità. Qui in Italia, hanno cominciato a scendere in piazza vivono divisi a metà, tra la voglia di fare la propria parte e il senso di colpa per essere lontani. E così hanno iniziato a far rete con altri expat per dar voce a chi rischia la vita. «Fuori dall’Iran, nessuno può toglierci la libertà di parlare». «Organizziamo manifestazioni e incontri, e abbiamo aperto un profilo Instagram, iranianiditorino. Il mondo deve capire e indignarsi». La rete ha fatto cadere gli ultimi tabù. "Prima non avevamo idea di come vivessero le persone nel resto del mondo. Il punto da capire è proprio questo: in Iran nessuno è libero.

Il popolo iraniano non è arretrato né indottrinato: la sua cultura è vicina a quella occidentale, e nemmeno 40 anni di dittatura hanno saputo cancellarla". E infatti il movimento femminile oggi incarna i bisogni di tutta la popolazione. "Questo non è il MeToo iraniano: la miccia l’hanno innescata le donne, ma la ribellione riguarda diritti di tutti". E ora, indietro non si torna. "Il 70 per cento della popolazione ha meno di 35 anni e chiede un futuro con un vigore e un’incoscienza che ai genitori mancava. Il regime per la prima volta ha paura e questo genera una specie di coraggio irrazionale. Puoi reprimere una piazza, non centinaia di focolai sparsi in tutto il Paese. Alla fine, dovranno arrendersi".