venerdì 7 aprile 2017

NON FA PIU' RUMORE DI ELISA GIOIA


Titolo: Non fa più rumore
Autore: Elisa Gioia
Editore: Self Publishing
Prezzo ebook: €2.99
Genere: Romanzo contemporaneo


SINOSSI  

 Ogni favola nasconde dei fantasmi. Riuscirò a lasciare andare il passato?
A volte la vita è scandita da alcune scelte. Io ho passato la mia a pagarne le spese per l’abbandono di mio padre. Se n’è andato che avevo solo sette anni, mandando tutto in frantumi e lasciando dietro di sé strascichi e tante domande senza risposta. Mi sono ripromessa di non permettere più a nessun uomo di interferire con la mia vita. Sono diventata la cattiva ragazza, non sono una principessa da salvare e tantomeno ho voglia e tempo da perdere in relazioni serie. Le mie regole sono semplici: una notte, nessuna replica, nessun coinvolgimento. Fino a quando non ho incontrato Filippo e le ho infrante tutte. Ognuno ha una storia da raccontare, questa è la mia.


 

RECENSIONE 

Bea è una donna in fuga dai propri demoni. Non crea rapporti stabili e duraturi, da molto tempo, ma solo legami dettati da un desiderio fugace o dalla comodità, che gli consentono di preservarsi da qualunque emozione e turbamento. L’assenza della figura paterna ha profondamente segnato la sua vita. Il passato, è evidente, è tornato a bussare alla sua porta, e Bea non può più fingere di ignorarlo. Deve finalmente affrontarlo.

Si trova al cospetto di un uomo che, inaspettatamente, vuole sapere tutto delle sue esperienze, costringendola a confrontarsi con gli eventi che hanno reso la sua vita una lunga fuga dai propri demoni: sempre la sua esistenza.

È qui che si aprono le pagine più toccanti del romanzo di Elisa Gioia che ritrae uno dei personaggi femminili meglio riusciti della narrativa contemporanea. La vita vera, coi suoi sogni e le sue disillusioni, i suoi trionfi e le sue cadute, i suoi «misteri della mente e del cuore», irrompe nella letteratura attraverso la figura di Bea.

Una profonda perlustrazione della vulnerabilità dell’animo umano.

La ragazza narrava le sue vicissitudini, le difficoltà insorte, l’abbandono che l’aveva colta e dalla quale stava cercando di districarsi, appigliandosi a ciò che ancora sentiva essere vivo in lei; Filippo, nel vederla sofferente, si colpevolizzò per la propria miopia emotiva e un intenso sentimento di compassione lo colse.

 Eppure, sarebbe stato falso negarlo, non riusciva a scindere un groviglio di sensazioni che, provenienti da quel passato che sembrava ormai sepolto, intervenivano a inquietare anche quella conversazione, turbandola per via dell’egoismo che sentiva in agguato. Erano giunti con gradualità a quella ritrovata confidenza, superando barriere reciproche, tanto che lui, in questo stupendosi per una certa audacia che non riteneva di possedere, le aveva anche proposto di aiutarla ad elaborare un “percorso”, per superare certe sue paure stantie. Lei aveva accettato e arricchito la sua vita così lontana dai vecchi tentativi di ricordi di cicatrici della sua anima.

Questo, che di per sé all’inizio era parso a Filippo solo una stimolante revisione per opera di una mente femminile, adesso nutriva riflessioni non facili da organizzare, che attenevano al rapporto tra lui e Bea, che non era corretto definire solo un’amica, dal momento che tuttora gli destava pensieri lascivi, forse ancora di più rispetto a quando,  si era invaghito di lei in maniera sin troppo idealistica. Ne avevano parlato, lui le aveva ricordato quanto soffrisse nell’essere destinato al ruolo di confidente, quando lei gli raccontava le sue peripezie sentimentali o, peggio ancora ,quando lei non raccontava, ma lasciava intuire.

Da lì la situazione era degenerata, perché lui si era dimostrato incapace di gestire le proprie emozioni, sebbene fosse cauto nel giudicare le sue sensazioni, in perenne e caotico divenire. Non si riteneva più ingenuo, aveva svelato a sé stesso il proprio lato lascivo, ma era difficile stabilire, con certezza, quali sarebbero state le sue reazioni qualora si fosse ritrovato, ora, immerso nelle medesime situazioni del trascorso di Bea. Di sicuro il pensiero del sesso, pure per lui faccenda tutt’altro che risolta, non “sporcava” alcun fantomatico amore romantico, e non si sentiva più così ferito nell’ascoltare Bea accennare a storie che, comunque, implicavano l’idea del suo corpo toccato da altri uomini, eventualità che un tempo gli avrebbe procurato, oltre all’invidia, fitte al suo stomaco già traballante.

Filippo si  allontanava, ma non tanto perché non sopportavo quell’idea, alla quale si era persino rassegnato, quanto piuttosto perché odiava quel continuo indagare sul perché non potessi piacerti, su cosa volevi dire quando sostenevi che con certe persone non si può andare oltre una bella amicizia. Mi sentivo ferito e ingannato da te.

Al tempo stesso, però, provava per lei una forte compassione, e questo miscuglio di sensazioni gli appariva assurdo. Ascoltava, assorbiva quanto poteva per aiutarla, in alcuni casi provava a dirle qualcosa che potesse lenire quel dolore riaffiorante, eppure si sentiva, a tratti, estremamente egoista nel farlo, incapace di donarsi in modo incondizionato, travolto dal dubbio che lo stesse facendo solo perché, nonostante tutte le improbabilità del caso, voleva soddisfare con lei fantasie che gli si proponevano in maniera dirompente. Non le nascondeva più nulla, anche se non era facile spiegarle certi anfratti della sua mente, spalancare il proprio intimo, ma sentiva che doveva farlo, che non poteva dissimulare. 

In lui, era subentrata la consapevolezza che in un uomo possono convivere istanze così apparentemente slegate. Se la figurava Bea, piangente e sorridente, malinconica e sarcastica, casta e impudica, e ciò che più lo stupiva era che queste qualità coesistevano, tanto che una sera, fantasticò a lungo, immaginò un’unione tra i due corpi all’insegna della lascivia e della gioia. Si sentì invaso dal desiderio, ma al tempo stesso un’aura di malinconia inestirpabile sembrò disegnarsi attorno a lui.
Bea dovrà curare una volta per tutte questo blocco del suo passato, pensò cercando di porre un distacco ironico tra sé e quello nello specchio, ma l’ironia non funzionò, non più. Ora affrontava la vita con più consapevolezza. 
Non fa più rumore di Elisa Gioia, ci ricorda in un modo fresco e potente che: Una bella storia piena di poesia. Un romanzo che piacerà davvero a tutti. 
Elisa Gioia Autrice, sa mescolare una profonda perlustrazione della vulnerabilità dell’animo umano con una trama commovente. Il  suo talento sta nel riempire d’incanto l’assenza e il desiderio struggente grazie a un’eccezionale capacità di descrizione.

 


              CITAZIONI DEL LIBRO



“Ho promesso a me stesso, soprattutto a te, di aiutarti, ma mi manca poco, così poco, Bea, per mandare tutto a fanculo, perché non ho mai desiderato nulla nella mia vita come desidero te.”

“Hai ragione su una cosa, non devi avere aspettative in amore. Sarai sempre impreparata, perché l’amore non è ordinario o semplice. È qualcosa di inaspettato, di… di folle. E non è vero che non vuoi fiori o cene a lume di candela. Un giorno ti innamorerai e troverai un uomo da cui vorrai un mazzo con il tuo fiore preferito, vorrai avere una canzone d’amore solo vostra, e vorrai guardare con lui uno di quei film strappalacrime durante il quale lui non smetterà di abbracciarti e di asciugarti le lacrime. Non sai di volere queste cose, solo perché non hai ancora trovato finora l’uomo per cui valga la pena venire fuori dall’angolino in cui ti sei nascosta.”

È scattato qualcosa dentro di me. Ho permesso alle mie emozioni di prendere il sopravvento, dopo anni in cui sono riuscito a tenermi alla larga da tutte le stronzate infiocchettate sull’amore. Ma non con lei, non quando l’unica cosa che voglio fare è stringerla a me e farla diventare un’estensione del mio corpo solo per poterla proteggere sempre.

Non sono in cerca del principe azzurro, né ho tempo per stupidi giochetti come messaggini, fiori e cena…Il sesso è l’unica cosa che offro, i giochetti da è l’Uomo Giusto li lascio alle altre… Non seguo la Regola dei Tre Appuntamenti. Entro in un bar, adocchio qualcuno che non sembri uscito da Jersey Shore e, dopo qualche drink e qualche battuta indecente sussurrata all’orecchio, mi concedo una scopata. Alcune donne sanno gestire il sesso occasionale e io sono una di queste. Non mi interessano le farfalle nello stomaco, la casa con la staccionata bianca, né tantomeno le promesse che poi non vengono mantenute.“

Eccitante. Seducente. Affascinante… Faccio scivolare lo sguardo sulle sue spalle larghe e possenti, sui bicipiti flessi, sulle linee dei muscoli scolpiti dell’addome. Mi mordo le labbra, con una irrefrenabile voglia di passare la lingua su quelle linee e sulla V che intravedo e che indica verso sud il jackpot, come la freccia luminosa che mi ritrovo sulla maglia… Ora, sotto la luce del neon, riesco a vederlo meglio. Ha i capelli castani corti fino alle orecchie, un po’ più lunghi sulla nuca dove immagino già scorrere le mie dita mentre la sua testa è sprofondata tra le mie gambe. Sento i suoi occhi penetrarmi intanto che continuo a studiare il suo volto squadrato, la mascella punteggiata da un leggero accenno di barba. La pelle sembra baciata dal sole, e gli zigomi pronunciati e quella bocca che vorrei mordere tra i miei denti fanno da cornice perfetta agli occhi più incredibili che abbia mai visto. Caldi, color whiskey, ombreggiati da lunghe ciglia nere. Sono così intrappolata nel suo sguardo da vacillare sullo sgabello.

Ma la speranza, seppur supportata dall’amore incondizionato, in un mare di inquietudine e di disperazione basterà?

Sono diventata la cattiva ragazza, non sono una principessa da salvare e tantomeno ho voglia e tempo da perdere in relazioni serie. Le mie regole sono sempre state semplici: una notte, nessuna replica, nessun coinvolgimento. D'altronde non ho mai cercato il Principe Azzurro e non mi sento nemmeno la Cenerentola di turno da salvare entro mezzanotte. La vita non è un cartone dove basta cantare una canzoncina sui sogni. Non la mia.

"Pensi di poter tenere in pugno l'amore, invece lui fa a pugni con il cuore ed è quasi sempre quest'ultimo a vincere."

Ognuno di noi ha cicatrici sparse per il corpo. Il più delle volte sono le chiavi per capire come funziona la nostra testa, rendono la nostra pelle come una vecchia mappa di ferite da decifrare. Quasi sempre le ferite si rimarginano e diventano cicatrici, ricoperte di un tessuto insensibile, indolore. Ma alcune no. Ci sono ferite che non cicatrizzano mai.

 “Lo sai che stai parlando di te e dell’orgasmo come se foste una coppia?” “Ne abbiamo passato così tante assieme”

“É sfiancante alla lunga tenere tutti a distanza.” Mi stacco subito da lui, come se mi stessi scottando. “Non lo è” ribatto.

 Chi l’avrebbe mai detto che dietro la sua corazza sexy e sfacciata si nasconda in realtà una ragazza ferita, dal cuore danneggiato. E che io sia dannato, ma voglio cercare di rammendarlo. Perché quando è entrata nel locale non ho sentito gli angeli cantare. No, ci ho visto l’inferno, ma sono disposto a sfidare le fiamme pur di farla mia.

Solo che Filippo é Shake e Shake é Filippo.

Sento il mio corpo rilassarsi e abbandonarsi tra le sue braccia. Chiudo gli occhi e assaporo questo istante di pura felicità, questo momento in cui tutte le emozioni non fanno più rumore.

“Ma so solo che ci si rialza, anche quando ti manca la terra sotto i piedi e sei completamente a pezzi. Non so come si fa a uscirne, però concediti di non essere invincibile, Bea. Arrabbiati, piangi, non fingere che vada tutto bene e di essere imbattibile. Sei forte, tesoro. Sei una delle donne più coraggiose che io conosca. Aver bisogno di qualcuno non ti rende meno forte, ma solo umana.

E devi imparare a fidarti. Hai dimostrato che puoi vivere senza di lui, ma vuoi davvero vivere senza di lui?”





 

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